Quale tipo di stanchezza stai vivendo?

La stanchezza non è sempre uguale. Può avere cause, caratteristiche e significati diversi. Conoscere le principali forme di stanchezza aiuta a orientarsi e a capire quando è opportuno approfondire con il proprio medico.

STANCHEZZA IN GENERALE

Si calcola che un terzo delle persone che si recano dal medico lo faccia per un problema di stanchezza. Quali sono le cause più frequenti di questa stanchezza?

Difficile stilare una lista di frequenza di cause, ma prima di tutto bisogna escludere la presenza di infezioni, sia batteriche che virali o parassitarie. 

Subito dopo vanno prese in considerazione la depressione o le malattie psicosomatiche, senza dimenticare che anche i tumori, più frequentemente linfomi e leucemie, possono essere alla base di questa stanchezza. 

Tra le cause più frequenti e spesso sottovalutate vi è l’assunzione di farmaci quali sedativi, ipnotici, tranquillanti, analgesici, steroidi e betabloccanti, specialmente quando assunti in quantità eccessiva o comunque non controllata. 

È ovvio poi che l’anemia, il diabete mellito e l’insufficienza surrenalica o gli squilibri del calcio e del sodio vanno ricercati ed esclusi. Inoltre una delle cause più frequenti e che devono essere escluse in presenza di questo sintomo, è l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo, in altre parole una tiroide che non funziona bene. 

Non va dimenticato peraltro che nella maggior parte dei casi la stanchezza è transitoria e si spiega con cause ben conosciute quali l’iperlavoro o lo stress e basta un po’ di riposo per migliorarle, e comunque non determina molta preoccupazione. Tutti noi andiamo incontro durante l’anno a periodi di stanchezza più o meno severa che però è quasi sempre di breve durata. Una volta che il medico ha escluso o sa di poter già escludere queste cause può essere preso in considerazione anche una diagnosi di sindrome da fatica cronica (CFS).

STANCHEZZA DA CAUSE ORGANICHE

Condizioni organiche di stanchezza che dovrebbero essere individuate con una visita medica e con gli esami standard
Quando ci si reca dal medico e ci si lamenta di essere stanchi, il medico chiede una descrizione dettagliata del problema, fa un esame clinico e ordina una serie di testi di laboratorio. Questi test quasi sempre includono un conteggio dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine e una serie di esami che si possono chiamare SMAC, abbreviazione del nome di una macchina che esegue molti test con un singolo prelievo di sangue. Spesso, ma non sempre , il medico richiede anche la VES, un test del sangue per la tiroide, l’analisi delle urine, l’RX torace, un elettrocardiogramma e una valutazione della funzionalità respiratoria.
Gli esami di laboratorio danno una quantità straordinaria di informazioni sui vari organi del corpo. La stanchezza organica dà luogo solitamente a risultati alterati in uno o più di questi test, anche se va subito detto che certe piccole anormalità possono non avere importanza pratica. Di norma il medico fa ripetere gli esami per ricontrollare gli esiti o per verificare un eventuale errore di laboratorio. Purtroppo questi esami di base non rivelano alcune cause organiche di stanchezza; anche le malattie che questi test solitamente scoprono possono non essere riconosciute in determinate circostanze. Pertanto non si deve concludere che tutto va bene dal punto di vista organico se i test sono nella norma. Ad esempio una tiroide iperfunzionante può non causare le solite alterazioni dei test standard T3, T4 E TSH.
Le più comuni cause organiche di stanchezza che si evidenziano con un esame medico e con i test di laboratorio sono anemia, infezioni, malattie del fegato, malattie del rene, disordini della tiroide, diabete, anormalità del metabolismo dei minerali e acido base, certi tumori e molte malattie del cuore e del polmone.

Condizioni organiche che possono non essere evidenziate dai test standard
Tra le diverse malattie non facilmente identificabili con i test clinici normali, vi sono quelle che hanno a che fare con il sistema endocrino.
Una deficienza della ghiandola cortico-surrenalica, , la malattia di Addison, è rara ma importante causa di stanchezza cronica. Molti casi iniziali di questa malattia sono erroneamente diagnosticati come psicologici. Uno degli elementi chiave per sospettare una inadeguatezza della ghiandola surrenalica è lo scurirsi della pelle, sintomo che è presente in circa il 90% dei casi.
Altri sintomi tipici includono perdita dell’appetito, nausea, dolori allo stomaco, perdita dell’equilibrio, bassa pressione sanguigna, bassi livelli dello zucchero e del sodio, e alti livelli di potassio nel sangue. Comunque, casi precoci possono dare pochi sintomi oltre quelli della stanchezza cronica. Sono persone ad alto rischio per una insufficienza surrenalica coloro che hanno preso per un lungo periodo di tempo degli ormoni steroidi, come il prednisone e coloro che hanno una tubercolosi. In caso si sospetti una malattia di questo genere, la cosa migliore è consultare un endocrinologo e farsi prescrivere test in grado di evidenziare il funzionamento delle ghiandole surrenali.
Anche una iperfunzionalità delle ghiandole surrenali può causare stanchezza. Questa situazione porta dei sintomi noti come sindrome di Cushing: aumento di peso, specialmente nella parte alta della schiena, aumento della peluria facciale, acne, un gonfiore al viso, un leggero aumento della pressione sanguigna, un notevole cambiamento della personalità e difficoltà nella concentrazione.
Se vi sono dei sintomi che suggeriscono una sindrome di Cushing, si può giungere facilmente alla diagnosi effettuando una misurazione dei livelli degli ormoni corticosurrenali nel sangue e nell’urina.
E’ importante tener prsente anche una rara forma di iperfunzionalità della ghiandola surrenale, il feocromocitoma che causa una abnorme produzione di adrenalina, altro ormone della ghiandola surrenale. Questo fatto puo’ stimolare una forma di iperfunzionalità che conduce alla stanchezza. I sintomi più importanti, e spesso drammatici, sono improvvisi attacchi di cefalea, sudorazione, aumento rapidissimo del battito del cuore, palpitazioni, crisi di panico, nausea, dolori addominali o del torace, disturbi della vista, e un aumento notevole della pressione sanguigna. Tra un attacco e l’altro le persone con un feocromocitoma possono stare bene o avere soltanto una stanchezza cronica, una diminuzione del peso e una ipertensione. In caso di frequenti attacchi dei sintomi predetti, specialmente se associati a un’alta pressione sanguigna, bisogna senz’altro accertarsi di non essere in presenza di un feocromocitoma, che puo’ essere evidenziato da un semplice esame delle urine.

Malattie cardiocircolatorie
Quando pensiamo alle malattie cardiache, solitamente consideriamo come sintomi tipici il dolore al torace, la fatica a respirare, la ritenzione di liquidi o l’edema, le palpitazioni, cioè le irregolarità del battito cardiaco. Invece, la stanchezza cronica puo’ essere uno dei segni premonitori più precoci di una malattia di cuore, prima ancora che si presentino i sintomi più tipici. Molti casi di problemi cardiaci, polmonari o circolatori possono essere individuati dalla storia clinica e dall’esame medico generale, specialmente se questo include una radiografia del torace, un elettrocardiogramma e i test di funzionalità respiratoria. Spesso però questo non avviene e in molti casi la stanchezza segnala che un problema serio è alle porte. Per esempio l’angina pectoris o un attacco cardiaco possono avere come unico evidente sintomo premonitore la stanchezza.
Pertanto la stanchezza potrebbe essere correlata con una malattia cardiaca se: è cominciata recentemente, cioè da alcune settimane o mesi; se sa già di avere una malattia di cuore; l’età è superiore ai 50 anni e si soffre di uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiache: dolore o pressione al torace, spalle, collo, mascella o braccio che tendono a manifestarsi con l’esercizio fisico e che migliorano con il riposo; battiti cardiaci rapidi, irregolari o inusualmente lenti; una storia familiare di arteriosclerosi, attacco di cuore o morte improvvisa prima dei 55 anni; fumo; ipertensione arteriosa; alto livello di colesterolo; diabete.
Anche nel caso di anormalità delle valvole cardiache la stanchezza puo’ essere l’unico sintomo rivelatore. Sebbene molte forme di malattie delle valvole cardiache siano chiaramente segnalate dal rumore o dal murmure provocati dal sangue sopra la valvola deformata, certe alterazioni possono essere molto difficili d diagnosticare, per esempio la stenosi mitralica.
Lo stesso dicasi per gli emboli del sistema cardiopolmonare, che possono presentarsi come una stanchezza inspiegabile, cosi’ come la ipertensione arteriosa che può provocare spossatezza, mal ti testa e altri sintomi. Pertanto la pressione arteriosa dovrebbe essere sempre controllata nella valutazione generale di una sindrome da stanchezza, anche se è vero che in molti casi ci si sente bene nonostante una pressione elevata mentre si sta malissimo, in particolare si è sfiniti, con una pressione sanguigna normale.
Una percentuale abbastanza elevata di persone sane hanno delle pressioni sistoliche a 100 o 90 o anche meno, quando la normalità è circa 120. Solitamente questa bassa pressione sanguigna non è un problema, anzi, può comunque contribuire a una stanchezza cronica. Bisogna sospettare dell’ipotensione arteriosa se l’attuale pressione è costantemente al di sotto delle precedenti rilevazioni se quando ci si alza dal letto o si rimane a lungo in piedi o se si fanno degli esercizi fisici si hanno delle sensazioni di svenimento. I diuretici sono una delle piu’m frequenti cause di ipotensione sintomatica.

Malattie polmonari che provocano stanchezza
La stanchezza può essere sintomo di malattie polmonari, specie se associata a tosse cronica, difficoltà di respiro, pallore bluastro, e fatica esacerbata da un esercizio anche minimo. Bisogna essere molto sospettosi sia che si abbia a che fare con un fumatore di sigarette o che si trovi in presenza di enfisema, bronchiti ricorrenti o asma bronchiale. Non si è in presenza di malattie polmonari se i sintomi non peggiorano con l’esercizio fisico e se non si ha alcuno dei sintomi prima menzionati. La radiografia del torace è fuori dalla norma in molte, ma non in tutte le persone colpite da malattie polmonari, e per sicurezza quindi bisognerebbe eseguire il test della funzionalità polmonare.
Se il problema consiste soprattutto nella difficoltà di fare un lungo respiro, l’asma o l’enfisema potrebbero essere la causa. Comunque a volte si tratta di una reazione da stress. Lo stress infatti può essere alla base della non coordinazione del diaframma, un muscolo tra il torace e l’addome che agisce come un mantice quando si respira. E’ necessario riconoscere i segni dello stress, fare degli esercizi di rilassamento e di controllo del respiro.
La sindrome iperventilatoria può essere messa in luce da un’anomalia della funzionalità polmonare da stress.
Le persone che iperventilano, respirano molto più frequentemente fino al punto da provocare uno sbilanciamento chimico del sangue. Questo puo’ causare una serie di sintomi: difficoltà nella funzionalità mentale, mancanza del respiro, sensazione di crampi alle mani, dolori al torace, palpitazioni cardiache, nervosismo, fatica a sopportare la luce, e anche svenimenti. Se questi attacchi sono frequenti la stanchezza è quasi sempre presente.
L’iperventilazione puo’ essere difficile da diagnosticare perche’ né il medico né il paziente si rendono conto di un aumentato ritmo respiratorio. Il miglior test per l’iperventilazione, cioè la misurazione dei livelli di ossido di carbonio nel sangue durante un attacco, non è un esame molto pratico. L’alternativa è una respirazione forzata per tre o quattro minuti con inspirazioni rapide: se si diventa estremamente stanchi, agitati e se si ha la sensazione di svenire, la diagnosi è probabilmente di iperventialzione. Se la funzionalità del polmone è normale, lo stress è la causa piu’ frequente di iperventilazione.
Alcune persone possono iperventilare per anormalità metaboliche o neurologiche che rendono il loro sistema respiratorio particolarmente vulnerabile.

Infezioni “nascoste”
La stanchezza puo’ derivare da un’infezione nascosta, perche’ priva di febbre o portatrice soltanto di una leggera alterazione in certi momenti della giornata. Molte persone che soffrono di epatite possono diventare profondamente stanche, anche senza avere febbre o diventare itteriche.
Una mononucleosi infettiva puo’ causare stanchezza, mal di gola e ingrossamento delle ghiandole del collo, che possono durare per mesi.
Alcune infezioni batteriche presentano sintomi che possono essere cronici, facilmente ignorati o sottovalutati.
Il risultato in alcuni casi è una stanchezza cronica. In particolare va ricordata la tubercolosi, che si presenta con febbre, sudorazione notturna e tosse, ma che puo’ anche provocare una semplice febbricola; le infezioni della prostata, che solitamente si presentano con dolori al livello del retto, bruciori, necessità di urinare spesso, possono anche essere associate solo a stanchezza.
L’AIDS non è quasi mai una causa di stanchezza cronica non riconosciuta, in quanto i pazienti affetti da questa malattia presentano, oltre alla stanchezza, sintomi molto evidenti quali febbre, sudorazione notturna, perdita di peso, diarrea, infezioni e tumori.
Se una persona ha le ghiandole del collo ingrossate, oltre a una stanchezza cronica, dovrebbe prendere in considerazione un test per l’AIDS specie se sa di essere esposta a comportamenti a rischio per l’acquisizione dell’infezione da HIV, in particolare rapporti sessuali promiscui e scambio di siringhe infette.

Allergie
Anche se alcune allergie sono ben conosciute, in particolare quelle primaverili, gli allergeni provenienti dall’inquinamento atmosferico o dagli animali possono essere difficili da riconoscere e possono determinare una stanchezza cronica. Vi è una stretta correlazione tra le malattie che colpiscono la cavità nasale e la stanchezza. Nel caso di una congestione nasale dovuta ad allergia, infezione, al tabacco o all’inquinamento atmosferico oppure a un’ostruzione fisica come un polipo, si sviluppa a volte anche una stanchezza che può perdurare a lungo. La situazione va approfondita dopo aver trattato la congestione nasale con antibiotici in presenza di un’infezione, o con antistaminici o decongestionanti se vi e’ una allergia.

Malattie del sistema immunitario
Molti pensano che malattie come l’artrite reumatoide siano confinate alle articolazioni. Invece le malattie cosiddette autoimmuni, cioè provocate da una specie di reazione allergica verso se stessi, affliggono l’intero organismo. La stanchezza ne è un sintomo alla pari del dolore alle articolazioni. Fortunatamente le medicine che controllano le infiammazioni articolari migliorano anche la stanchezza. La classica artrite reumatoide è facile da riconoscere perche’ le articolazioni sono infiammate, dolenti e arrossate. Invece vi sono malattie autoimmuni piu’ oscure che possono essere i primi sintomi di queste patologie. Bisogna considerare la possibilità di una malattia infiammatoria autoimmune se la stanchezza è accompagnata da dolori ed edema delle articolazioni, e febbricola. Solitamente, ma non sempre, le malattie autoimmuni attive causano una anormalità della VES o della proteina C reattiva. Queste anomalie, insieme ai sintomi organici, dovrebbero portare a ulteriori approfondimenti, che includono il test per gli anticorpi antinucleo.
Le malattie autoimmunitarie che causano stanchezza rispondono solitamente a farmaci antinfiammatori e a un giusto bilanciamento tra riposo ed esercizio fisico.

Tumori occulti
Le persone affette da tumori possono essere stanche e questo non sorprende. Comunque molti oncologi ritengono che la stanchezza possa esser il primo segnale di un tumor3 ancora occulto. La stanchezza puo’ essere specialmente predittiva di un tumore di organi difficili da esaminare come il pancreas o l’intestino.
Lo screening periodico per i tumori è consigliabile anche se si sta bene. In particolare se si hanno piu’ di 45 anni e se si è stanchi per più di un anno senza una causa apparente, è consigliabile un esame completo per la ricerca di un tumore, specialmente se si ha una storia familiare positiva per i tumori, e se vi sono delle modifiche recenti nelle abitudini intestinali, perdita di peso, dimi8nuzione dell’appetito. Un esame per i tumori dell’intestino dovrebbe includere un esame rettale, un test chimico per la ricerca di sangue occulto nelle feci e/o un esame dell’intestino con radiografia o con retto sigmoidoscopia. Non esiste invece un test specifico per la scoperta precoce del tumore del pancreas, per diagnosticare il quale è necessario tuttora ricorrere a una TAC dell’addome.

Vertigini e problemi neurologici
Persone cronicamente stanche spesso hanno sintomi che fanno pensare a malattie del cervello e del sistema nervoso, per esempio vertigini, difficoltà nella concentrazione, problemi della memoria, formicolii alle estremità, difficoltà nella visione, stanchezza dei muscoli o un tipo particolare di cefalea. Vi è sempre la paura di una malattia di Alzheimer, di una sclerosi multipla, di un tumore del cervello o di un ictus cerebrale. Avere le vertigini puo’ significare una sensazione di perdita di equilibrio, un senso di rotazione tipico, la sensazione di essere sul punto di svenire od i perdere conoscenza, una sensazione di oscuramento mentale. La vera vertigine è il risultato di un’anomalia dei centri dell’equilibrio dell’orecchio interno e delle sue connessioni con il cervello. Si ha la sensazione che la propria testa o l’ambiente circostante si muova. Ci si può sentire come su una nave in mare aperto. La nausea alle volte domina al punto che la sensazione di vertigine puo’ essere minimizzata. Se la vertigine è cronica, è necessario senz’altro consultare uno specialista otorinolaringoiatra o un neurologo.
Moltissime condizioni fisiche e psicologiche possono stimolare sintomi del genere. Le comuni patologie includono: sindrome da iperventilazione; iperventilazione; problemi associati allo stress; ansietà e depressione; ictus cerebrale e altre condizioni neurologiche; problemi della vista; ipotensione; anomalie del ritmo cardiaco e altre forme di malattie cardiache. Risolvere i problemi correlati con la vertigine solitamente risolve anche l’associata stanchezza.

Cefalea
Frequenti episodi di cefalea possono lasciare stanchi coloro che ne sono colpiti. D’altra parte, spesso le stesse cause e condizioni che stimolano una cefalea sono anche ragione di stanchezza ricorrente e tra queste vi sono tensioni muscolari, infezioni croniche dentali, infezioni del naso e dei seni paranasali, allergie, malattie autoimmuni, ipoglicemia, depressione, cattiva postura (per esempio rimanere molto tempo al video terminale), alcool, intolleranza al freddo. Se si hanno frequenti cefalee e stanchezza correlata, bisogna cercare le cause della cefalea. Queste sono probabilmente anche le cause della stanchezza.

Malattie muscolari
Molte persone che si sentono stanche hanno un tono muscolare nella norma. Comunque la possibilità di patologia muscolare o del sistema nervoso dovrebbe essere presa in considerazione se per esempio sono presenti difficoltà a sollevare oggetti che prima facilmente si era in grado di sollevare o se si hanno delle difficoltà nell’alzarsi da una poltrona senza usare le mani o se non si riesce a stare sui calcagni o sulla punta dei piedi.

Tra i problemi dei muscoli e del sistema nervoso periferico, oltre alla miastenia gravis, che è una rara ma importante malattia neuromuscolare che spesso si presenta con stanchezza e debolezza muscolare, vanno considerate le malattie della tiroide, il diabete, l’alcoolismo, malattie della ghiandola surrenale, deficienza vitaminica e malattie autoimmunitarie.

Sclerosi multipla
La sclerosi multipla può mascherano un qualsiasi disordine neurologico, causando temporanea stanchezza, strane sensazioni, difficoltà nella coordinazione e anomalie mentali. Spesso la stanchezza è un sintomo preminente. Va però ricordato che le parestesie, sensazioni strane alle mani e ai piedi, sono frequentemente dovute a cause non neurologiche, come ansietà o iperventilazione. Nonostante cio’, la sclerosi multipla, pur essendo una malattia abbastanza rara, va tenuta in considerazione e se sospettata bisogna ricorrere alla risonanza magnetica nucleare.

Problemi della memoria
La malattia di Alzheimer probabilmente è la diagnosi più temuta tra le persone più anziane che si sentono stanche e si accorgono di avere difficoltà nella concetrazione.Sebbene molti pazienti con Alzheimer sviluppino stanchezza e/o depressione, la maggior parte delle persone stanche che perdono la memoria non sono soggette a questa malattia. Molto spesso infatti questi sintomi sono il risltato dell’ansia, oppure effetti collaterali di altre malattie o dell’uso di medicine.

Sindrome del colon irritabile
Circa un terzo della popolazione adulta dei paesi occidentali soffre di colon irritabile, caratterizzato da crampi addominali, diarrea o costipazione. Questa sindrome però puo’ segnalare un problema più ampio di irritabilità e una stanchezza cronica. Infatti se si confrontano le persone con sindrome da colon irritabile e quelle con una funzionalità intestinale normale, si trova nei primi una maggior percentuale di stanchezza cronica, irritazione del tratto urinario, dolori muscolari, apporti sessuali dolorosi nelle donne, cefalea, nausea, difficoltà nel deglutire, difficoltà nel sonno e diversi altri problemi. Si pensa pertanto che la sindrome da colon irritabile sia parte di un problema più generale che colpisce i muscoli di tutto il corpo. Sebbene molti pazienti con colon irritabile siano stressati o affetti da ansia, altri sembrano normali dal punto di vista emozionale, ma soffrono ugualmente di stanchezza e diffusa irritabilità.
Sostanzialmente bisogna ritener il colon irritabile un problema sistemico e non soltanto un problema dell’intestino, e la stanchezza deve essere considerata parte del problema. Sebbene lo stress sia importante, questa non è soltanto una malattia psicologica. Molti pazienti migliorano con farmaci antispastici o con un mutamento nella dieta. Alcuni benefici vengono anche dalla psicoterapia. Spesso con il miglioramento dei sintomi del colon irritabile, anche le energie ritornano alla normalità.

Fibromialgia
Molte persone si alzano dal letto al mattino con dolori muscolari o con rigidità e spesso si lamentano anche di stanchezza cronica, disturbi del sonno e punti dolorosi nei muscoli del collo, delle spalle e della schiena. Hanno la cosiddetta fibromialgia o fibrosità. Alcuni specialisti reumatologi fanno diagnosi di fibromialgia nel 5-10% dei pazienti che ricorrono a loro. Come la sindrome da colon irritabile, anche la fibromialgia è spesso considerata un semplice problema psicosomatico, in altre parole mentale. Gli ortopedici sono spesso riluttanti ad accettare questa diagnosi, mentre i reumatologi e gli specialisti di medicina fisica la diagnosticano e la curano. Fattori che portano alla fibromialgia includono lo stress, la cattiva posizione, il troppo lavoro e la depressione, oppure disturbi del sonno. Interrompendo una specifica fase del ciclo del sonno, anche per una sola notte, si puo’ indurre la sindrome. La fibromialgia contribuisce alla stanchezza se si hanno dolori muscolari, rigidità mattutina o cattiva qualità del sonno, e se tutti i test per le altre forme di malattie muscolari e delle articolazioni sono negativi. Per confermare la diagnosi il medico dovrebbe controllare la sensazione di dolore di specifici punti sopra i muscoli del collo, delle spalle e della schiena, i cosiddetti “trigger points”.
Per trattare la fibromialgia si ricorre a farmaci che riportino a un appropriato ciclo del sonno. Basse dosi di antidepressivi possono avere questo effetto. Rilassanti muscolari possono aiutare, cosi’ come farmaci antidolorifici. Metodi di terapia fisica possono essere utili, compresi agopuntura, massaggi, miglioramento della posizione e anestesia dei punti dolorosi.

STANCHEZZA DA STRESS

Il termine stress deriva originariamente dalla fisica e dall’ingegneria, e indica la capacità di sottostare a un carico, cioè di resistere a una tensione, e come tale è un’entità fisica finita e misurabile. Così un ingegnere che costruisce un ponte o il braccio di una gru è in grado di calcolare il peso che possono sopportare e sa che superando tale peso la struttura si sfascia o si deforma. La scienza delle costruzioni è andata ancora più in là e ha scoperto che sottoponendo preventivamente certi materiali a uno stress, come nel caso del cemento precompresso, si puo’ accrescerne la resistenza.
Sul piano biologico tutti gli esseri viventi sono in lotta costante con il loro ambiente. Le piante devono trarre dal suolo il nutrimento e resistere ai climi oppure adattarsi ad essi. E così gli animali, gli uccelli, i pesci, gli insetti, sono ugualmente impegnati in una lotta continua con il mondo, o meglio con la piccola parte di mondo in cui vivono.
Per l’uomo, nei paesi evoluti, l’ambiente psicosociale o interpersonale è più importante di quello fisico. Ammesso il bisogno di conseguire un ragionevole successo, o di vivere una vita equilibrata, è ovvio che ci sarà un prezzo da pagare per gli insuccessi. Si può ipotizzare che il meccanismo di difesa da un eccessivo stress assuma l’aspetto di una malattia reattiva, il che significa che l’individuo cerca di sottrarsi, ammalandosi, alla situazione stressante. Si tratta tuttavia di una reazione psicologica che si svolge a livello inconscio, anche se poi la malattia e i sintomi risultano del tutto autentici e reali, Questi fenomeni sono noti come reazioni psicosomatiche, e sono alla base di quelle che vengono chiamate malattie da stress.
Solo l’eccesso di stress è dannoso, l’uomo è in grado di vivere in mezzo agli stress e all’ansietà, senza necessariamente rinchiudersi in se stesso.
Vi sono alcuni consigli pratici da dare alla gente “indaffarata” che riguardano il modo di affrontare gli stress.
Il primo è questo: quanto più uno è assorbito dal lavoro, tanto più deve sentire il bisogno di stabilire delle priorità, in modo da poter utilizzare il poco tempo libero e le proprie energie con avvedutezza. Ciò significa anche ammettere che certi problemi non devono essere sopravvalutati, che non si può sprecare troppo tempo su questioni semplici e banali. Questo atteggiamento deve essere esteso anche alla vita quotidiana: succede spesso di vedere persone ridotte letteralmente a pezzi da problemi di nessun conto, tormentate da situazioni sulle quali si possono assolutamente influire.
Il secondo punto: in termini di rapporti interpersonali, sia nella piccola unità familiare sia nel più ampio ambiente di lavoro, l’individuo deve abituarsi a prendere attentamente in considerazione gli effetti che le sue decisioni, le sue azioni, le sue reazioni, possono avere sugli altri. Sia un’eccessiva spensieratezza che un eccessivo autocontrollo possono avere conseguenze stressanti. Un supervisore troppo rigido, un datore di lavoro irascibile, quando sono di cattivo umore, riescono a mettere in crisi un’intera organizzazione, generando incredibili livelli di stress, stati ansiosi, ridotta produttività. Molto spesso queste persone non sono consapevoli del caos che producono, e lo stesso certamente avviene nelle loro famiglie: bisogna che qualcuno li avverta. Perdere la calma è probabilmente il più comune fra i sintomi di stress: indica che il soggetto è incapace di fronteggiare razionalmente la situazione, e cerca di uscirne in maniera esplosiva. D’altra parte è molto meglio esternare l’aggressività piuttosto che soffocarla e andare in giro di malumore , brontolando e recriminando, ma è chiaro che ci sono moltissimi modi per farlo.
La competizione è ed è sempre stata essenziale per la vita, specialmente per l’uomo. Tuttavia non c’è alcun dubbio sul fatto che quelli che vengono comunemente chiamati disturbi mentali oggi sono in costante aumento.
Stando così le cose è lecito supporre che gli stress della vita moderna ne siano in parte responsabili. Il termine stress è diventato rispettabile e di conseguenza spesso desiderabile, tanto che in un certo senso è entrato a far parte degli attributi del successo.
Non vi è dubbio che il livello qualitativo della nostra esistenza, sia a casa sia in ufficio sia in fabbrica, lasci molto a desiderare. Se vogliamo ridurre al minimo i fattori di stress, e fare in modo che ognuno di noi dia il meglio di se stesso, è necessario riorganizzare completamente le funzioni direttive e il criterio di analisi delle motivazioni.
Solo così potremo vedere uomini equilibrati e armonici che lavorano per scopi equilibrati e armonici. La sempre maggior frequenza di stati di malattia è dovuta all’insuccesso di molti di noi a realizzare un equilibrio dell’equazione personalità-ambiente.
La mancanza di soddisfazioni, così come il fallimento degli obiettivi lavorativi, provocano una forma di esaurimento, oggi battezzata sindrome del burn-out, come dire “bruciato dal lavoro”. I sintomi vanno dall’aggressività al totale disinteresse per la propria attività, dall’irritabilità alla depressione, alla stanchezza e all’insonnia.

STANCHEZZA E DEPRESSIONE

Dai risultati che provengono da diversi studi , si può affermare che circa il 10-30% dei pazienti con CFS ha avuto almeno un episodio di depressione negli anni precedenti l’insorgenza della CFS, mentre un 50-70% ha sviluppato depressione negli anni successivi alla comparsa della CFS. Se si tiene conto che queste cifre sono più elevate rispetto alla prevalenza della depressione nella popolazione generale (circa il 5-10%), si può desumere che una storia passata di depressione può rendere una persona più vulnerabile alla CFS e che una depressione reattiva è spesso una parte importante di una malattia come la CFS. D’altra parte, nonostante la più attenta valutazione psichiatrica, in un sostanziale numero di pazienti non si riscontra alcuna forma di depressione dopo l’insorgenza della CFS, anche quando la qualità della loro vita è stata seriamente compromessa. Queste osservazioni possono suggerire che la CFS non è una semplice forma di depressione.
Un’altra caratteristica della CFS è un vero e proprio sfiancamento post esercizio fisico. Per uno-due giorni dopo anche una modesta attività fisica, i pazienti riferiscono non solo dolori o stanchezza nei muscoli che sono stati sottoposti allo sforzo, ma anche una ripresa di sintomi sistemici quali febbre, adenopatie e disturbi neuropsicologici. Questa sintomatologia non è stata descritta nella depressione o in altre patologie che possono produrre affaticamento. Infine la CFS spesso inizia come una malattia simil-influenzale, con febbre, faringite, adenopatie, difficoltà cognitive, frequenti disturbi gastrointestinali e severo affaticamento. Anche se la febbre e gli altri sintomi solitamente si attenuano, non scompaiono mai completamente per almeno sei mesi e spesso per molti anni. Questo esordio improvviso non è caratteristico della depressione.
Infine anche se la fatica è un comune problema per il quale i pazienti richiedono visite mediche, la maggior parte dei pazienti con fatica cronica soffrono di depressione o di surmenage da eccesso di lavoro. Infatti, soltanto pochi pazienti con fatica ottemperano i criteri della definizione di CFS.
Sostanzialmente anche se le cause della CFS sono sconosciute, ritengo per i motivi su esposti, che la CFS sia differente dalla depressione.

Prof. Umberto Tirelli

STANCHEZZA CRONICA IN AMBITO ONCOLOGICO (CANCER RELATED FATIGUE)

La stanchezza (spesso denominata anche “fatigue” prendendo a prestito il termine anglosassone corrispondente) è una situazione che può accompagnarsi a svariate situazioni sia fisiologiche che patologiche. E’ normale essere affaticati dopo un intenso sforzo fisico o psichico, anche se la qualità della stanchezza nei due casi è diversa. Ma è normale nella misura in cui la persona riesce a recuperare spontaneamente e pienamente la situazione di benessere che precedeva l’episodio “affaticante”. Il recupero, quindi, perché il soggetto sia considerato normale, deve essere completo, raggiunto in tempi rapidi e non deve lasciare alcuna stanchezza residua: si può parlare, in questo caso, di forma “acuta” di stanchezza.
L’accumulo della stanchezza nel tempo è invece segno di cronicizzazione. Fondamentalmente si possono osservare due situazioni paradigmatiche. In un primo caso, probabilmente il più comune, l’accumulo della stanchezza è il segno della cronicizzazione della situazione “stressante” che ne è alla base; è la situazione più frequentemente osservata nella forma di stanchezza cronica che si accompagna all’eccesso di stimoli psicofisici. E’ questa una situazione che si può considerare ancora fisiologica, in quanto il problema è per così dire “esterno”, e rimuovendo l’eccesso di tali stimoli la persona è in grado di tornare alla situazione di benessere precedente. Nel secondo caso la stanchezza si cronicizza in assenza di un significativo stimolo cronico di tipo fisico o psichico; in questo caso la “stanchezza” diventa a pieno titolo il sintomo di una malattia che va sempre attentamente indagata. Ovviamente vanno escluse patologie organiche quali epatiti ed altre infezioni croniche, ipotiroidismo, diabete scompensato, e le patologie tumorali non ancora diagnosticate, che potrebbero essere la causa della stanchezza in questione, anche in persone con già una diagnosi di cancro.
Nel vasto ambito delle persone che sono afflitte da una forma di stanchezza cronica, sono innanzitutto da mettere in evidenza quelle con una forma di depressione più o meno latente, ché sono senz’altro numerose, anche se spesso sovrastimate. Un’altra quota di pazienti, in cui non si riesce a mettere in luce alcuna altra forma di patologia, e che ottemperano ad una classificazione messa a punto dai CDC di Atlanta (vedi Fukuda et al su Annals of Internal Medicine del dicembre 15, 1994) è affetta dalla cosiddetta “sindrome da stanchezza cronica (o CFS, secondo l’acronimo inglese) una patologia di cui non si conosce la causa, debilitante e cronica, ma i cui sintomi possono comunque essere alleviati dalle terapie a disposizione. Presso l’Istituto Tumori di Aviano sono stati osservati oltre 700 casi di CFS ed esiste una clinica settimanale che oltre i casi di CFS osserva anche molti casi di stanchezza dovuta ad altre cause, in particolare al cancro.
Un terzo importante gruppo di pazienti è quello dei pazienti oncologici.
In ambito oncologico la stanchezza può essere alternativamente considerata come parte integrante della sintomatologia del tumore (sia alla presentazione che nel corso delle recidive), come effetto collaterale delle terapie praticate, oppure come espressione di una patologia concomitante, il più delle volte di natura psichiatrica, quale la depressione. In ogni caso, per essere considerata cronica e patologica, la stanchezza deve essere percepita dal paziente come inusuale o anormale, del tutto sproporzionata rispetto al grado di esercizio o di attività della persona, e non in grado di regredire con il riposo né con il sonno.
In effetti, la stanchezza è uno dei disturbi più frequentemente riferiti dai pazienti oncologici. Dal 78 al 96% dei pazienti lamentano stanchezza durante il trattamento oncologico, ma in molti casi il sintomo persiste o comincia anche dopo la fine del trattamento. La percentuale di pazienti che lamentano stanchezza cresce con l’incremento del numero dei cicli di chemioterapia e anche con il numero dei trattamenti concomitanti istituiti. In uno studio statunitense è stata dimostrata la diversa percezione della problematica da parte degli oncologi e dei pazienti, essendo gli oncologi maggiormente preoccupati del sintomo dolore, mentre i pazienti si sentono maggiormente afflitti dalla stanchezza. In un altro studio basato sulla valutazione della stanchezza nei pazienti sottoposti a chemioterapia con o senza radioterapia associata, il 34% dei pazienti ha segnalato la nausea come principale effetto collaterale durante la terapia antineoplastica, contro il 18% che segnalava stanchezza. Tuttavia, al termine della chemioterapia, la stanchezza diventava il sintomo con il maggior impatto sulla qualità della vita dei pazienti, con un 76% che segnalava di aver sofferto di stanchezza almeno una volta alla settimana con notevoli interferenze sulle attività fisiche, mentali, emotive e anche economiche dei pazienti intervistati.
Presso il nostro Istituto Tumori di Aviano sono stati studiati 30 casi con stanchezza cronica associata al cancro comparsa dopo la fine del trattamento oncologico, anche dopo anni. Inoltre, una decina di paziente riportava una sintome astenica cronica anni prima dell’insorgere del tumore, che ritornava poi alla fine del trattamento oncologico e persisteva poi per anni. Vi sono stati casi anche con diagnosi di CFS e successivo sviluppo di tumore maligno. I tumori più frequentemente implicati sono stati i tumori della mammella ed i linfomi maligni.
In assenza di un approfondito chiarimento sulle cause della stanchezza nel paziente oncologico, gli interventi terapeutici sono volti essenzialmente alla migliore gestione della sintomatologia e al supporto emozionale. Sebbene le raccomandazioni di natura generale su un efficace gestione della stanchezza nel paziente oncologico siano piuttosto comuni, spesso, alla prova dei fatti queste generiche raccomandazioni rimangono lettera morta, cui non viene fatto seguire un intervento basato su criteri scientifici, possibilmente nell’ambito di una valutazione multidisciplinare e attraverso la partecipazione a studi controllati. L’inadeguatezza dei trattamenti messi in atto per la stanchezza, è anche suggerita dalla dimostrazione che alcuni dei problemi ad essa associati, come ad esempio la depressione, sono generalmente poco trattati in ambito oncologico. La stessa scarsità di attenzione è stata osservata per l’anemia, che per quanto facilmente riconosciuta risulta spesso inadeguatamente trattata, nonostante la presenza di studi controllati che dimostrano un effetto benefico del trattamento dell’anemia sulla stanchezza e quindi sulla qualità della vita.
In definitiva, la stanchezza costituisce una delle conseguenze di maggiore importanza per i pazienti che hanno concluso con successo il trattamento antineoplastico specifico e risultano liberi da malattia. Considerata l’attenzione cui tali pazienti dovrebbero essere sottoposti, per il rischio di secondi tumori e complicazioni a lunga distanza, una maggior cura da parte dei medici nel ricercare attivamente la stanchezza come sintomo tardivo potrebbe contribuire alla sempre migliore definizione clinica ed epidemiologica di questa problematica. Tutto ciò potrebbe tradursi in breve tempo in una migliore definizione del trattamento, oggi ancora poco considerato e poco risolutivo.

Dr. Marcello Tavio
Prof. Umberto Tirelli
Istituto Nazionale Tumori di Aviano

L’ESERCIZIO FISICO E LA STANCHEZZA
Se ci si sente peggio dopo aver fatto esercizio fisico, o se la tolleranza all’esercizio fisico non migliora dopo diversi mesi di allenamento e un esame medico dimostra che si e’ in buone condizioni di salute, potrebbe essere che si stia eccedendo nell’attività’ fisica.
Per molte persone, un regolare esercizio fisico puo’ migliorare la resistenza e la stanchezza anche se quest’ultima non dipende dall’inattività. I benefici dell’esercizio fisico derivano in parte dalla migliore resistenza dei muscoli, dello scheletro e del cuore, e in parte dall’effetto antidepressivo e tranquillizzante dell’esercizio stesso. Questi ultimi effetti possono essere sia di carattere biochimico che psicologico.
A meno che la stanchezza non sia dovuta a una grave malattia organica, tutti coloro che sono stanchi dovrebbero considerare l’esercizio fisico come un potenziale trattamento. Questo soprattutto se la persona ha avuto benefici dall’esercizio fisico in passato.
La parte piu’ difficile di un’attività sportiva è incominciarla. Una persona fuori forma puo’ non vedere miglioramenti per diversi mesi. Perciò è necessario ripetere l’allenamento per almeno sei o otto settimane, esercitandosi due o tre volte la settimana per 45 minuti circa. Non bisogna iniziare troppo velocemente è consigliabile porsi sotto controllo medico e crearsi un programma bilanciato di riscaldamento, esercizio vero e proprio e rilassamento finale. Per coloro che cominciano, il camminare a passo svelto puo’ essere il miglior esercizio. Piu’ tardi puo’ essere molto utile andare in bicicletta, nuotare e fare jogging. Se l’esercizio fisico non si limita al camminare, è consigliabile ottenere il permesso dal medico curante. Molti suggeriscono un elettrocardiogramma per chiunque abbia superato i 40 anni di età e incominci un programma di esercizi fisici.

DISFUNZIONE DELLA ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE
La normale masticazione, ma anche soprattutto l’abitudine a digrignare involontariamente i denti puo’ infiammare l’articolazione mandibolare all’angolo della mascella.
Questo puo’ causare tensione o dolore che puo’ essere percepito come cefalea, dolore al collo, dolore alla faccia o all’orecchio. La stanchezza puo’ risultare dalla tensione cronica e dal dolore. Lo stress puo’ essere sia una causa che un effetto di questa disfunzione. Lo stress puo’ aumentare la tensione dei muscoli della mascella, mentre il dolore causato dalla disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare puo’ causare stress, iniziando un ulteriore ciclo di tensione dei muscoli della mascella. Pertanto molti dentisti sono concordi nel considerare questa sindrome come una causa reale di tensione facciale e di dolore.

SINDROME PREMESTRUALE
Solo fino a poco tempo fa la sindrome premestruale era considerata immaginaria o psicologica.Ora molti medici concordano nel ritenerla reale e correlata agli ormoni, anche se prove scientifiche per questa supposizione sono difficili da portare. A se la spossatezza e i sintomi correlati compaiono soltanto durante la seconda parte di un ciclo mestruale diminuiscono nei primi giorni del ciclo. La sindrome premestruale puo’ esserne la causa. Il trattamento della sindrome premestruale rimane controverso e bisogna ricordare che anche con un placebo si possono ottenere miglioramenti fino al 40%. Il problema principale è essere sicuri della diagnosi.- Essere stanchi tutto il mese, ma con un peggioramento prima del ciclo, non significa soffrire di una sindrome premestruale. Per valutare correttamente questi aspetti bisognerebbe tenere un diario dei sintomi e correlarli con i giorni del ciclo mestruale, per almeno tre mesi.

MENOPAUSA
Se la stanchezza comincia dopo l’asportazione dell’utero o delle ovaie, oppure quando i cicli mestruali si interrompono spontaneamente, potrebbe essere correlata con la riduzione della produzione di estrogeni e progesterone delle ovaie, con successivo incremento di certi ormoni dalla ghiandola ipofisaria. Mentre la menopausa provoca un miglioramento dei sintomi per coloro che soffrono di una sindrome premestruale, alcune donne incominciano ad avere sintomi di stanchezza proprio in questo periodo della loro vita. Si sa che gli ormoni sessuali femminili influenzano l’umore e il metabolismo. Secondo alcuni le modifiche ormonali potrebbero essere alla base della stanchezza post6-menopaòusale. Le modifiche ormonali sono spesso accompagnate da stress (sensazione di essere sulla soglia della vecchiaia o la perdita del ruolo di madre, in quanto i figli lasciano la casa ecc.). Se la stanchezza è cominciata o e peggiorata con la menopausa, dopo una buona valutazione medica e psicologica, è consigliabile un trattamento ormonale con estrogeni e progestinici.

STANCHEZZA STAGIONALE
E’ a tutti noto che soprattutto in primavera la differente situazione ambientale provoca stanchezza. Il risveglio della natura si accompagna spesso, nella persona predisposta, a maggiore sudorazione, capogiri, disturbi del sonno, mal di testa ecc. E’ una stanchezza che si risolve spontaneamente in breve tempo, quello necessario affinché l’organismo riesca ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali, ma resta comunque utile fare un po’ di esercizio fisico e fare molta attenzione alla dieta, privilegiando verdure e frutta fresca.

STANCHEZZA DA VIDEO
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce “sindrome da video”. Colpisce soprattutto quelle persone che trascorrono gran parte della giornata davanti a un terminale e provoca tensione muscolare alla schiena, bruciore agli occhi e mal di testa. Per prevenirla bisogna assumere una posizione corretta davanti al computer, con la schiena ben appoggiata al sedile della sedia e con le spalle erette. Il video poi deve essere sempre schermato ed è necessario distogliere di tanto in tanto gli occhi dal computer per evitare i tipici bruciori, così com’è necessario concedersi almeno ogni due ore delle pause di relax.
Bisogna anche attenuare le contratture muscolari del collo e delle spalle, eseguendo ogni tanto degli esercizi di rotazione della testa.

STANCHEZZA DA SURMENAGE INTELLETTUALE
E’ la cosiddetta stanchezza del manager, che colpisce coloro che hanno lavori di grande responsabilità. L’ansia di non riuscire a portare a termine i troppi impegni provoca difficoltà di concentrazione con momenti di grande euforia alternati ad altri di depressione. Alla fine, questo malessere si ripercuote a livello fisico con un diffuso senso di stanchezza. Il riposo puo’ essere utile, ma certamente è più utile un’attività fisica di tipo “dolce” oppure un hobby piacevole che possa rilassare.

STANCHEZZA ALIMENTARE
Colpisce coloro che mangiano molto ed e’ causata da un’alimentazione scorretta, troppo ricca di alcool, grassi e dolci. A livello fisico si manifesta con pelle o troppo grassa o eccessivamente secca, con problemi intestinali e difficoltà di digestione, con capelli opachi e facili a spezzarsi.
Porta anche a variazioni di umore, sonnolenza e difficoltà di concentrazione. E’ sufficiente cambiare abitudini alimentari e arricchire la dieta quotidiana di verdure, vitamine e sali numerali.

LA FIBROMIALGIA
La fibromialgia, o sindrome fibromialgica, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. Le possibili cure sono oggetto di continui studi, la malattia è compatibile con l’attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato. Gli indici di infiammazione risultano nella norma. Prevalentemente interessati dal dolore sono: la colonna vertebrale, le spalle, il cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce. Al dolore cronico, che si presenta a intervalli, si associano spesso disturbi dell’umore e in particolare del sonno, nonché astenia, ovvero affaticamento cronico. Inoltre la non-risposta ai comuni antidolorifici nonché il carattere “migrante” dei dolori sono peculiari della fibromialgia. Va segnalato inoltre, come la gran parte dei sintomi è comune ad altre due sindromi imparentate con la fibromialgia: la CFS (Chronic Fatigue Syndrome, cioè sindrome da fatica cronica), e la MCS (o Sindrome da multi-sensibilità chimica). In tutte e tre, in vario grado, è possibile osservare alterazioni in senso auto-immune del sistema immunitario dell’individuo affetto.