NUOVI
CRITERI PER LA SINDROME DA FATICA CRONICA (leggi qui)
Giugno
2016
UNDICESIMO
CONVEGNO DI INVEST IN ME (IIME11)
Di
seguito trovate una via di mezzo fra un sunto e una traduzione di
quanto scritto a questo link,
ovvero una sintesi delle presentazioni fatte al convegno sulla CFS/ME
organizzato da ’Invest in ME’.
Si ’ tenuto l’undicesimo convegno di Invest in Me (IINC11) agli inizi
di giugno. C’’ stata una rappresentanza di 18 Paesi.
1.
Dott. IAN GIBSON ’ Ex rettore di Scienze Biologiche, University of East
Anglia (UK): 10 ANNI ’ GUARDARE INDIETRO, GUARDARE AVANTI.
Ha
notato che l’atmosfera ’ cambiata. Ha ammesso che il Gibson
Report ’
stato compromesso e ha spiegato il perché. Ha suggerito 5 temi politici
sui cui focalizzarsi come parte di una ’Tessera di Impegni’:
collaborazione europea e internazionale, istruzione, finanziamenti
sostanziali, Nazioni Unite, centro di eccellenza.
2.
Dott.ssa VICKY WHITTEMORE ’ Direttore di Programma, Istituto Nazionale
dei Disturbi Neurologici e dell’Infarto, National Institutes of Health
(USA): UNA NUOVA INZIATIVA DI RICERCA SULLA ME AI NIH
Gi’ la sua
presenza era importante. Ha riconosciuto i problemi finora presenti
come i livelli di finanziamento ’scioccanti e deludenti’, cosa che ’
sua speranza e impegno cambiare in modo sostanziale nel giro di due
anni. Ha indicato i piani dei NIH (Gli Istituti Superiori di
Sanit’ americani) a breve, medio e lungo termine. Fra questi la
rivitalizzazione del Gruppo di lavoro sulla
ME/CFS Trans-NIH.
3.
Prof. OLLI POLO ’ Primario del Dipartimento di Medicina Polmonare,
Tempere University Hospital (Finlandia): DIAGNOSI CLINICA DELLA
ENCEFALOMIELITE MIALGICA
Si ’ focalizzato sull’importanza di
identificare segnali clinici per stabilire la credibilit’ per quei
medici che devono ’vedere per credere’. Ha presentato esempi dalla sua
esperienza come esperto di apnea del sonno che vede molti pazienti di
CFS/ME nel corso del suo lavoro. Facendo un elenco di sintomi, ha
osservato che colpiscono l’intero tronco simpatico, cosa che rende la
ME/CFS una patologia di tutto il cormo, fatto che non si adatta bene al
prevalente modello della medicina. Ha attirato l’attenzione su un
articolo del dottor Peter Rowe che
ha concluso che un sottogruppo di pazienti con la ME/CFS e
l’Intolleranza Ortostatica ha anche la Sindrome di Ehlers-Danlos. Ha
proposto l’idea che disturbi del tessuto connettivo fan s’ che le vene
si distendano eccessivamente causando accumuli e problemi con il flusso
sanguigno con la conseguenza di una varietà di sintomi. Il colpo
di frusta o l’ipermobilit’ possono interferire con il ’tono simpatico
centrale discendente’ e l’eccessiva generazione di impulsi di fibre-C
danneggiate causa un’eccessiva ’attivazione di salvataggio del
simpatico ascendente periferico’; entrambe queste cose possono turbare
il ciclo sonno-veglia. In questo modo, vene o arterie elastiche possono
portare a fasi di sonno prolungato seguiti da fasi di insonnia, ha
concluso.
4. Prof.ssa CARMEN
SCHEIBENBOGHEN ’ professoressa di Immunologia e vice-presidente,
Istituto di Immunologia Medica, Berlin Charite (Germania):
AUTOANTICORPI AI RECETORI ADRENERGICI E DELL’ACETILCOLINA NELLA CFS/ME
La
professoressa Scheibenbogen e il suo team hanno cercato di identificare
autoanticorpi nella ME/CFS. Ha ricordato l’ipotesi della patologia come
malattia autoimmune e ha spiegato che per questo un ovvio punto di
partenza erano gli anticorpi ai recettori dei neurotrasmettitori,
supportato dalle scoperte di uno studio giapponese del 2003.
Ha descritto il suo
lavoro con Gerd Wallukat e un suo studio pubblicato nel
Febbraio 2016
in cui ha trovato che gli anticorpi contro i recettori Beta-2
andrenergici e muscarinici M3 e M4 dell’acetilcolina erano
significativamente elevati del 29,5 % dei pazienti. Ha trovato anche
una correlazione fra questi elevati livelli di anticorpi e
l’attivazione immunitari, e ha notato sintomi sorprendentemente
familiari come risultato di una acuta stimolazione di Beta-2 e M3.
Questi due recettori sono complementari e uno si aspetterebbe di vedere
effetti opposti in individui diversi e anche effetti opposti fluttuanti
nel singolo paziente. La ricerca ha anche trovato che quei pazienti che
rispondevano la Rituximab avevano ridotti livelli di questi anticorpi,
mentre quei pazienti che non rispondevano al farmaco non li avevano. In
conclusione, ha suggerito possibili trattamenti per chi avesse elevati
trattamenti di questi autoanticorpi: gammaglobuline in intravena,
terapia di immunoassorbimento (e a Berlino hanno appena cominciato un
trial in proposito) e il Rituximab.
5.
Dottoressa Jo Cambridge – Ricercatore Responsabile, Infiammazione,
Divisione di medicina, Facolt’ di Scienze Mediche, UCL (UK):
IMMUNOREGOLAZIONE NEI PAZIENTI CON ME
Ha spiegato di aver fatto
parte di un gruppo che ha introdotto l’idea dell’esaurimento dei
linfociti B come trattamento per l’artrite reumatoide una decina d’anni
fa. Ha ’accettato pienamente che la ME sia una malattia organica’ e ha
esplorato i possibili meccanismi che rendono efficace nella ME/CFS il
Rituximab, visto il successo avuto da Fluge e Mella con questa
terapia. Si vede che il Rituximab si lega ai linfociti B che
esprimono il recettore CD-20 e li uccide e ha spiegato che i linfociti
B memoria e i linfociti B in certi tessuti (e soprattutto nel midollo
spinale) sono più resistenti, cosa che potenzialmente spiega la
variabilit’ di risposta al trattamento. Ha poi mostrato come la
risposta varia fra le diverse malattie autoimmuni, a seconda della
prevalenza degli autoanticorpi nel processo della malattia. Anche il
tasso e la velocit’ di risposa sono variabili, e di norma ci vuole
almeno qualche mese prima che si cominci a vedere un effetto. Il timore
che i pazienti muoiano per infezione una volta che il sistema
immunitario ’ messo KO ’ risultato infondato nella pratica. E ha
chiarito che quando i linfociti B tornano una volta passato l’effetto
del Rituximab, potrebbe o meno causare una ricaduta. Per alcune persone
non c’’ ricaduta e diventa una cura definitiva. Le ipotesi principali
su come funziona il Rituximab sono che potrebbe fermare i linfociti B
dal differenziarsi in cellule plasmatiche o potrebbe fermare
l’interazione dei linfociti B con altre cellule (ad esempio le T-reg).
’
stato presentato il dottorando Fane Mensah che sta studiando nei
pazienti di CFS/ME una sottopopolazione di fenotipi di linfociti B
memoria e linfociti B naive. Ritengono di aver confermato una
disregolazione dei linfociti B associata al marker CD24. Stanno ora
investigando l’interazione fra i linfociti B e T nei pazienti usando un
sistema in vitro per esplorare fattori di siero solubile, e guardando
alla massa mitocondriale, alla proliferazione, alla differenziazione
del CD23 e alla produzione di anticorpi.
6.
Professor Tom Wileman ’ Professore di Infezione e Immunit’ alla
University of East Anglia, Norfolk (UK): IL VIROMA INTESTINALE NELLA ME
Ha introdotto il concetto di viroma enterico: la popolazione virale
dell’intestino, che ha un suo proprio sistema immunitario, con una
omeostasi fra i microbi intestinali e il sistema immunitario
dell’ospite. Le interazioni fra il sistema immunitario e il microbiota
possono stabilire una soglia infiammatoria che può influenzare la
malattia. Ha discusso come i virus che infettano i batteri ’ fagi ’
possono avere un effetto su queste interazioni, e ha spiegato che solo
di recente ’ diventato possibile studiarle. Negli USA, alcuni hanno
proposto l’Ipotesi del Virotipo
per cui
sarebbero queste interazioni e ad avere effetto sulla soglia
infiammatoria e causare malattia. Il laboratorio di Wileman ha studiato
questo fenomeno nella Sindrome dell’Intestino Irritabile a ha scoperto
che quando l’intestino ’ turbato, i batteri si spostano nel sistema
immunitario, creano infezione e turbano la soglia infiammatoria,
caratterizzata da una diminuzione della diversit’ dei virus
nell’intestino.
Maureen Hanson ha trovato una simile riduzione della
diversit’ del microbioma nella ME/CFS. C’’ ora bisogno di un’analisi
bioinformatica per esaminare i dettagli, cosa che sta facendo il
dottorando Daniel Vipond sui campioni di 16 pazienti con una CFS/ME
moderata. L’analisi delle feci potrebbe rivelarsi una biomarcatore
facile e veloce. Wileman, insieme al prof. Simon Carding e al
dottorando Navena Navaneetharaja e altri hanno pubblicato una
panoramica delle evidenze.
7.
Professor Don Staines ’ NCNED, Griffith University, Australia:
AGGIORNAMENTO DAL NCNED: INDENTIFICAZIONE DEI RECETTORI E SEGNALAZIONE
INTRACELLULARE
Il prof Staines ha presentato il lavoro del suo
gruppo alla Griffith University mostrando prove di una canalopatia nei
linfociti B ’ specificatamente una canalopatia del calcio. Lo scorso
anno la dottoressa Sonya Marshall-Gradisnik ha presentato le loro
scoperte di SNP
(mutazioni genetiche in un singolo punto) che hanno effetto sulla
funzione TRP (Transient Receptor Potential) e cambiano come funziona la
segnalazione cellulare. In seguito hanno cercato di capire che così’ di
questa segnalazione che fa s’ che le cellule Natural Killer del sistema
immunitario non riescano a svolgere il loro ruolo di uccidere le loro
cellule bersaglio. Cinque dei 15 SNP che hanno trovato erano collegati
al recettore TRPM3. Guardando alle cellule immunitarie dove si
esprimeva questo recettore, hanno scoperto una riduzione nella
espressione di quel recettore su isolate cellule B (CD19) e cellule
Natural Killer (CD56+ bright). Se questi SNP si traducono in recettori
danneggiati, ha detto Staines, questo in se stesso potrebbe danneggiare
il sistema immunitario, ma le vie di segnalazione del calcio
all’interno della cellula possono pure essere compromesse. Ha
aggiunto che il suo gruppo sta preparando altre ’nove o dieci’ articoli
che esplorano i cambiamenti che ne conseguono all’interno delle
cellule. Hanno scoperto che la protein-chinasi p38MAPK ’ sovraregolata,
cosa che a sua vota sovra-regola varie citochine infiammatorie ’
notabilmente TNA-alpha e INF-gamma, cosa che può aprire la barriera
sanguigna al cervello e causare una sostenuta risposta infiammatoria.
Hanno anche visto una sottoregolazione del ERK 1 e 2, che potrebbe
avere effetto sul come le cellule NK e i granzimi migrano lungo il
citoscheletro e compromettono la loro abilit’ di svolgere il loro
lavoro. Guardando al calcio all’interno della cellula, hanno visto
riduzioni dei livelli di calcio nel citoplasma e accumuli di calcio bel
reticolo endoplasmatico. La loro conclusione: ’La funzione dei
recettori TPR danneggiata e danneggiata segnalazione e accumulo del
calcio suggeriscono una patologia per la ME’. Fra gli effetti che ci si
aspettano dalla danneggiata espressione del TRPM3 si cono una
danneggiata sensazione e segnalazione del dolore,come anche una
danneggiata regolazione della temperatura corporea, entrambe cose che
calzano a pennello con la sintomatologia della CFS/ME.
8.
Professor Simon Carding ’ Leader, Programma di Salute Intestinale e
Sicurezza Alimentare, Institute of Food Research, Norwich research Park
(UK): ’Il GRUPPO EUROPEO DI RICERCA SULLA ME (EUROPEAN ME RESEARCH
GROUP – EMERG)’
Il prof Carding ha presentato EMERG (European ME
Reasearch Group), un network trans-europeo di gruppi di ricerca che
intendono definire di comune accordo una strategia di ricerca
coordinata. A seguito di un incontro inaugurale tenutosi sul 13 ottobre
2015 a Londra ci si ’ accordati su tre filoni: diagnosi cliniche e
stratificazione dei pazienti (guidato da Alex McGregor); biomarcatori,
natura e validazione (guidato da Carmen Scheibenbogen);
standardizzazione dei campioni (giudato da Luis Nacul, Jonas Bergquist
e Jo Cambridge).
Un secondo Network, EUROMENE
’ stato lanciato a Pasqua del 2016, con lo scopo di costruire in Europa
un network di ricercatori sulla CFS/ME integrato e sostenibile. Ha un
budget di 6 milioni di euro per i prossimi 4 anni. Sono rappresentati
15 Paesi. Per l’Italia ci sono il dottor Lorenzo Lorusso e la
dottoressa Enrica Capelli (i referenti per l’Italia li ho indicati io.
L’originale indica il referente britannico, la dottoressa Eliana
Lacerna ’ al link ci sono tutti in ogni caso).
EMERG ed
EUROMENE si sono incontrati per chiarire i loro diversi ruoli: EMERG si
focalizzer’ sulla infrastruttura e sullo stabilire una agenda di
ricerca europea; EUROMENE stabilit’ un network di ricercatori e di
stakeholder. Riguardo alla ricerca pratica, i primi progetti stanno
indagando origini infettive (alterazioni ambientali e del microbioma),
trial clinici e ricerca di supporto (ad esempio il Rituximab e terapia
basata sui batteri). Si ’ chiuso con una citazione di Henry Ford:
’Trovarsi insieme ’ un inizio; rimanere insieme ’ progresso; lavorare
insieme ’ successo’.
9. Professoressa
Mady Hornig – Professoressa associata, Centro per l’Infezione e
l’Immunit’ (CII), Columbia University Mailman School of Public Health,
New York (USA): SCOPERTA DI PATOGENI NELLA ME
La Hornig ha
cominciato spiegando il programma di ricerca suo e del suo team alla
Columbia University: identificare patogeni e inneschi per la CFS/ME.
Vista la lunga lista di sospetti inneschi virali (molti dei quali già
implicati in disturbi del cervello) e i numerosi e vari fattori
immunitari e di microbi, i problemi maggiori sono: come collegarli
specificatamente alla nostra patologia, come spiegare che più virus
possano innescare una sola patologia, come unire tutto insieme in
modo che abbia senso in termini di diagnosi e trattamento. Il modello
scelto ’ quello di una patologia del cervello
immunologicamente-mediata, con significativi collegamenti con
l’intestino. Quando il microbiota ’ in disordine, una delle molte
conseguenze sono disordini della funzionalit’ del cervello.
Organofosfati, virus e intossicanti possono turbare il microbiota e
portare anche cambiamenti epigenetici negli stessi microbi
dell’intestino, con effetti a lungo termine. Pu’ condurre a cambiamenti
nel metaboloma e può rendere più probabile lo sviluppo di una patologia
autoimmune. Ha perci’ presentato un asse
intestino-microbiota-metaboloma-cervello e quello che stanno cercando
di fare ’ mettere insieme le complesse interazioni fra le parti per
capire che effetto ha in ultima istanza sul cervello. La loro
’strategia per tappe per la scoperta di un patogeno nelle patologie
mediate dal sistema immunitario’ include studi in associazione con i
NIH, la Chronic Fatigue Initiative, il dottor Montoya a Stanford e il
dottor Peterson.
La
Horning ha evidenziato lo studio del suo
gruppo del 1015 ’Analisi dei network delle citochine nel fluido
cerebrospinale nella ME/CFS’ (qui),
in cui hanno trovato l’IL-6 a livelli praticamente impercettibili, e ha
detto che ulteriori studi stanno approfondendo questo aspetto cercando
di connetterlo al microbiota. ’ particolarmente interessata al
potenziale di disturbo alla via di degradazione del triptofano in
risposta alle infezioni e altri agenti stressanti.
Ha
concluso indicando la complessit’ dei modelli di malattia che stanno
emergendo. Dal modello classico ’un microbo, una malattia’, sta
diventando chiaro che si deve rispondere a una serie più complessa di
domande per comprendere le malattie complesse: chi (suscettibilit’
genetica), che cosa (epitopi comuni), quando (inneschi), dove (nella
placenta, nel tratto gastro-intestinale o altrove), perché, come (ad
esempio con la rottura della barriera sangue-cervello). Tutti questi
fattori in combinazioni multiple vanno messi insieme per formare una
profilo di malattia.
10. Professoressa
Maureen Hanson ’ Liberty Hyde Bailey Professor, Dipartimento di
Molecolare e Genetica, Cornell University, New York, USA: LA RICERCA DI
BIOMARCATORI PER LA ENCEFALOMIELITE MIALGICA
La professoressa Hanson
ha inziato spiegando perché ’ così importante trovare dei marcatori per
la ME/CFS: distinguerla dalle altre malattie; fornire misurazioni
obiettive per gli interventi e le terapie farmacologiche; selezionare i
partecipanti per gli studi; fornire informazioni che aiutino a
identificare la causa (o le cause) sottostanti.
Candidati di
lunga data a diventare biomarcatori per la CFS/ME sono un anormale
funzionamento immunologico (come la alterata attivazione delle cellule
NK), misurazioni fisiologiche che variano in modo anormale dopo
l’esercizio, anormalit’ nell’imaging cerebrale, e più recentemente
altri candidati, inclusi i cambiamenti nell’espressione genetica e nei
livelli delle citochine. Insieme a Susan Levine e altri, la Hanson ha
ricevuto un finanziamento di due anni per cercare dei marcatori nel
microbioma batterico. Ha presentato i risultati ottenuti finora dallo
studio svolto su 49 pazienti della Levine e 39 soggetti di controllo.
Focalizzandosi su marcatori infiammatori nel plasma che possono essere
collegati alla funzione intestinale, hanno scoperto un grosso aumento
nel livello dei lipposaccaridi (LPS), così come della LBP (Proteina che
si lega ai polisaccaridi) e del CD14 solubile (che sono naturali
conseguenze degli elevati livelli di LPS). Ha anche guardato alla
complessiva popolazione batterica dei pazienti di ME/CFS trovando una
differenza nel numero dei batteri fra pazienti e controlli. La
differenza complessiva non era sufficiente a distinguere fra pazienti e
controlli, ma questo non sorprende perché ’ lo stesso nella malattia di
Crohn. Tuttavia quando hanno comparato i batteri per diversit’ ’
il numero di famiglie batteriche presenti nell’intestino ’ questa era
molto minore nei pazienti con la ME/CFS. C’era una chiara ’perdita di
ricchezza di specie’ (che ’ comune con la malattia di Crohn). Hanno
anche trovato una associazione di specifici gruppi batterici con la
ME/CFS, distinta da quello dei controlli: hanno scoperto che le specie
batteriche anti-infiammatorie (ruminococcus, che produce il butirrato,
un acido grasso anti-infiammatorio) e specie di bifidobacterium (che
produce acido lattico) erano ridotti nei pazienti di ME/CFS. E con la
combinazione di esami ematici e intestinali riuscivano a classificate
correttamente l’83% dei campioni come provenienti dai pazienti o dai
controlli. Sebbene si tratti di uno studio piccolo, ritiene che l’uso
di questi metaboliti possa distinguere al 100% i pazienti dai controlli
e spera di sviluppare presto questa ricerca in un test che sia un
biomarcatore per la CFS/ME.
11.
Professoressa Elisa Oltra ’ Professoressa di Biologia cellulare e
molecolare, Universidad Cat’lica de Valencia ’San Vicente M’rtir’,
Spagna: BIOMARCATORI MOLECOLARI DELLA ENCEFALOMIELITE MIALGICA
La
professoressa Oltra ha iniziato spiegando come ’ entrata in contatto
con la CFS/ME quando ’ arrivata all’università di Valencia. C’era un
team che trattava da vent’anni la fibromialgia e si assicuravano che
ogni studente in medicina conoscesse la patologia e fosse consapevole
della sofferenza che porta. Dal 2009 sta cercando biomarcatori e
investigando le basi molecolari per la fibromialgia. Finora ha
identificato irregolarit’ nell’espressione del RNAseL e nel profilo dei
microRNA. Ora che ’ professoressa di biologia cellulare e molecolare
continua la sua ricerca di marcatori e in particolare il suo studio del
microRNA (RNA non codificante che regola l’espressione genetica), che
ritiene sia significativo per varie ragioni: sono provati biomarcatori
per altre malattie; sono relativamente stabili comparati ad altri RNA
per cui possono essere analizzati campioni a lungo termine; sono
relativamente facili da implementare in test diagnostici nelle cliniche
una volta che sono stati identificati; sono stati esplorati a stento
nella diagnosi della ME e malattie collegate; sono presenti in tutti i
fluidi corporei. Lo studio della Oltra si ’ concentrato sulla
fibromialgia e su un piccolo gruppo di pazienti con la FM che aveva
anche fatica cronica, che ’ stato malato da più di 10 anni e
diagnosticato da più di uno specialista. Ritiene che il suo lavoro
abbia identificato un profilo di microRNA
(http://journals.plos.org/plosone/article/related?id=10.1371%2Fjournal.pone.0121903)
che, se validato, potrebbe svilupparsi in un biomarcatore. Facendo il
profiling dell’espressione ampia del genoma con un nuovo sequenziatore
giapponese (e validato in PCR in tempo reale) nei pazienti che hanno
studiato, hanno visto che 193 di 1212 miRNA (16%) erano a meno di met’
dei livelli trovati nei controlli, e un pugno di similarmente
sovra-regolati miRNA (3%) erano presenti solo a livelli molto bassi.
Alla fine dell’analisi preliminare hanno concluso che la firma di
cinque miRNA in particolare, sorprendentemente sottoregolati, potrebbe
essere usata come biomarcatore per la FM/CFS
(http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0078762)
, e uno ’ stato identificato come anormale nel plasma dei pazienti di
CFS
(http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0102783).
Il prossimo passo ’ validare questi risultati in un gruppo di studio
più ampio, cosa che cercheranno di fare in associazione con il dottor
Nathanson (del gruppo della dottoressa Klimas alla Nova University) e
con il gruppo del dottor Alegre al Val D’Hebron Hospital a Barcellona.
Riflettendo sul possibile significato della sottorevolazione del miRNA
nella ME, la Oltra ha notato che i virus possono manipolare i processi
cellulari richiesti per la propria replicazione, prendendo come
obiettivo i meccanismi di RNA interference dell’ospite. Sospetta che
infezioni ricorrenti croniche possano portare a ben-definiti profili di
miRNA, ma ha avvertito che al momento questa ’ solo un’idea
speculativa. Un’altra possibile spiegazione che ha proposto ’ stata che
stress al reticolo endoplasmatico (menzionato anche in precedenza da
Staines), associato con infezioni virali, fattori ambientali e
l’invecchiamento, sia pure collegato al metabolismo del
miRNA.
12. Professor James
Baraniuk ’ Professore di Medicina al Georgetown University Medical
Centre, USA: TEST DELL’ESERECIZIO E TACCHICARDIA ORTOSTATICA
L’intervento
del professor Baraniuk ’ stato provocatorio e punteggiato da momenti
umoristici. Ha cominciato parlando della ’deriva’ storica dei criteri
diagnostici nella fibrosite (in seguito conosciuta come fibromialgia, e
ridotta all’osso da Wolfen el 1990), encefalomielite mialgica benigna
(in seguito ME/CFS) e Malattia della Guerra del Golfo. Ritiene che la
distinzione fra fibromialgia e ME/CFS sia confusa, e ha attirato
l’attenzione sui criteri che ritiene siano ancora i migliori. La
definizione di firbosite del 1981 di RM Bennett
(http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6167073). Ha anche ricordato con un
certo umorismo la Scala Catastrofizzante del Dolore (PCS)
(http://www.physio-pedia.com/Pain_Catastrophizing_Scale) in cui, se hai
un punteggio sopra il 16, si ritiene che tu stia catastrofizzando,
notando come geni sotto regolati o sovra regolati si vedono associati
con alti livelli di ’catastrofizzazione’ in coloro che soffrono di
fibromialgia. Riguardo al nome ’encefalomielite mialgica’, che riporta
alle epidemie di infermieri che si prendevano cura dei pazienti di
polio, ha notato che 5 epidemie negli anni 1920 e 1930 sono state
rivalutate come ’isteria’, una sfortunata eredit’ e ha riconosciuto il
merito a Carruthers nell’aver riportato il giusto nome, lodandolo per
il suo contributo a identificare il malessere post-sforzo come fattore
chiave, e nell’enfatizzare la disfunzione autonomica. Riguardo alla
Malattia della Guerra del golfo (la maggiore focalizzazione della sua
ricerca), ha sorpreso il pubblico asserendo che fra il 25 e il 32 % di
coloro che sono stati l’ impegnati sono ora malati ’ ’se ci fosse un
simile tasso di attacco alla Camera dei Parlamentari, forse ci
sarebbero dei finanziamenti per questo’ ’ e ha descritto alcuni delle
principali agenti chimici a cui sono state esposte le truppe.
Con
FM, ME, CFS, e GWI si vedono una serie di patologie che si
sovrappongono. Possiamo separarle, si ’ chiesto? Guardare alle analisi
di frequenza nelle donne di iperalgesia sistemica (il classico criterio
diagnostico per la fibromialgia) ha presentato un quadro confuso quando
si ’ comparata la distribuzione delle risposte nei pazienti con queste
differenti diagnosi. Le donne con la fibromialgia spiccavano nel
grafico, cosa che non sorprende dato che erano state diagnosticate
proprio sulla base di quello. Baraniuk si aspettava che anche le donne
con la CFS fossero molto sensibili, ma i risultati erano piuttosto
equivoci comparati con i controlli. Il solo gruppo per qui la
misurazione sembrava utile erano del donne con la GWI: la loro
sensibilità al dolore era estrema.
Passando alla sua
ricerca recente, Baraniuk ha menzionato il suo studio sulla risonanza
magnetica al cervello prima e dopo un test di esercizio sub massimale.
Il loro agente stressante non era abbastanza da vedere il 15% di crollo
di VO2max, così come riportato dai test di esercizio massimale, ma ’
abbastanza da vedere cambiamenti nel flusso sanguigno bel cervello,
specialmente dopo un test cognitivo. Sono necessari altri partecipanti
allo studio e si può contattare baraniuklab@georgetown.edu, se
interessati. Circa met’ dei soggetti con la CFS che ha testato ’ e
nessuno dei controlli ’ ha mostrato segni di START (Stress Test
Activated Reversible Tachycardia), ovvero Tacchicardia Reversibile
Attivata da Stress da Sforz : tacchicardia posturale a seguito dello
sforzo dovuto all’esercizio. Stanno ora valutando i dettagli del
variabilit’ del battito cardiaco in questo gruppo e finora vi hanno
visto una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico. Entrano
in modalità ’combatti o scappa’ solo perché stanno in piedi. Lo START ’
contrastato dallo STOPP (Stress Test Originated Phantom Pain –
Dolore Fantasma Orginato dal Test da Sforzo), nella terminologia di
Baraniuk.
In chiusura ha velocemente riassunto: la ’dolenza’ nella
fibromialgia potrà risultare che sia un artefatto; nella Malattia della
Guerra del Golfo potrebbe risultare essere più significativa; i
pazienti di GWI hanno molti sintomi che li distinguono dai pazienti di
ME; e START ci dice che c’’ qualcosa che non va con il midollo spinale
di questi pazienti.
13.
Professor Ron Davis ’ Direttore, Stanford Genome Technology
Center, Palo Alto, California (USA): APPROCCIO CON BIG DATA: GRUPPO DEI
PAZIENTI DI ME MALATI IN MODO SEVERO
La gran parte del
pubblico era consapevole che il professore ’ entrato nell’arena della
ricerca sulla ME/CFS perché ha il figlio severamente malato di questa
malattia. Dopo aver partecipato agli studi dello IOM e aver trascorso
un anno e mezzo a visionare circa 9000 pubblicazioni che menzionavano
la ME/CFS, ’ rimasto scioccato da quanto pochi fossero i dati utili a
identificare un biomarcatore, per cui il suo punto di partenza ’ stato
quello di raccogliere molti dati. La ricerca procede facendo
osservazioni, formulando ipotesi sulla base di esse e poi testandole,
ma se non hai dati adeguati ’ difficile formulare delle ipotesi e le
richieste di finanziamento ai NIH sono state respinti per mancanza di
ipotesi. Si ’ perci’ alleato con la Open Medicine Foundation
(http://www.openmedicinefoundation.org/donate-to-the-end-mecfs-project/)
per raccogliere fondi privati – per ogni paziente si stima una
spesa di 70.000 dollari – e ha promesso di rendere disponibili tutti i
dati agli scienziati, anche prima delle pubblicazione dei suoi
risultati ’ sta lavorando a un software che possa rendere facile
scaricare un simile ammontare di dati. Ci si ’ concentrati su un numero
esiguo di pazienti, ma che fossero severamente malati. Al di l’ del
fatto che non sono mai stati studiati prima, segnali molecolari più
ampi dovrebbero rendere più facile scoprire qualcosa di importante. In
seguito si possono studiare questi segnali su gruppi più vasti di
pazienti. Il progetto di studiare 20 pazienti severamente malati
’ in corso. Sono stati raccolti i campioni e sta facendo molti
progressi nell’abbattere i costi dell’analisi dei dati grazie a favori
dei suoi studenti. Uno ha costruito un classificatore di cellule che
costa 150.000 dollari per dieci centesimi, usando materiali da una
stampante 3D!
Hanno già molti dati da 3 pazienti e 43
controlli. Tre sembrano pochi, ma Davis ha domandato: se state cercando
un biomarcatore e quel segnale non si mostra in quei tre pazienti, che
ve ne fate? E per far capire la portata della raccolta di dati ha
accennato allo studio che ha fatto in precedenza sul trauma, dove sono
stati raccolti 2 miliardi di dati. La sfida ’ visualizzarli,
interpretarli e pubblicarli, e ha spiegato come approccia il problema,
mappando i dati in un modello vecchio 30 anni di noti pathway
biochimici. I risultati con valori alti o bassi in modo anormale sono
colorati rossi o blu su questa mappa e i ricercatori possono zoomare
per ispezionare le vie che hanno disturbo severo per capire che cosa
sta succedendo. E dai dati della metabolomica che hanno finora, ’
chiaro che alcune di queste vie (pathway) sono severamente disturbate –
diversi marker sono distanti 5 deviazioni standard dal normale e uno ’
16 deviazioni standard più basso del livello tipico dei controlli sani.
Un grande tema emergente finora ’ il disturbo del ciclo dell’acido
citrico, all’interno dei mitocondri, fonte di energia per il corpo. Il
corpo ha tre modi di produrre energia, ha spiegato: brucia glucosio,
brucia grassi, o brucia aminoacidi. Nei pazienti che stanno studiando,
sembra che la glicolisi sia fortemente compromessa; il glucosio viene
trasformato in acidi grassi, che poi vengono solo probabilmente
accantonati perché sembra che questi pazienti non siano nemmeno in
grado di bruciare i grassi molto bene. Mangiare aminoacidi perci’
potrebbe essere una utile fonte di energia per alcuni pazienti:
aiutavano suo figlio Whitney.
Davis ha anche trovato una
’incredibile’ deficienza di biotina in Whitney, e ha detto che un
paziente ha aggiunto la biotina al suo trattamento e questo gli ha
fatto fare una svolta. Dalla slide di un altro paziente ha fatto vedere
una deficienza di triptofano (una via evidenziata in precedenza da Mady
Hornig) da cui hanno concluso (correttamente, ’ risultato) che il
paziente doveva avere un’infezione. Cercare agenti infettivi ’
importante, ha detto, ma gli sembra che nei pazienti di ME/CFS in
qualche modo i mitocondri si siano spenti, forse come parte di un
processo protettivo naturale. Ha ipotizzato che questo forse diventa il
modo più efficiente di funzionare una volta che il corpo ha così tante
deficienze che non ’ in grado di riavviarsi. Elettrizzato da questa
possibilità, pensa che se questo ’ corretto, potrebbe risultare
piuttosto facile da risolvere: dobbiamo solo sapere che cosa fare. Il
problema ’ che in passato non abbiamo preso in considerazione questa
malattia in modo serio.
’ stato molto cauto rispetto ai
modelli con le cavie, mostrando come alcuni dati nel suo studio sui
traumi i risultati nei topi erano opposti a quelli sugli esseri umani.
Validare i trattamenti sulle cavie ’ richiesto dalla FDA, ma questo
probabilmente ha fatto s’ che venissero esclusi alcuni trattamenti
efficaci, e di 150 trattamenti validati sui topi, non uno funzionava
sugli umani. Per le malattie complesse questo approccio non funziona.
Quello che intende fare ’ lavorare prendendo delle cellule dai pazienti
con la ME/CFS e usare quelle come modello. Davis ha evidenziato un
altro pathway dove ha osservato dati fortemente anormali nei pazienti
con CFS/ME: il pathway della GTP cicloidrolasi ’ basso e come
conseguenza anche la BH4 sembra essere bassa. La BH4 ’ usata per fare
dopamina e serotonina, e vede anche bassa dopamina nei reni ’ sembra
che i suoi soggetti siano incapaci di fare la secrezione di sale, cosa
che potrebbe avere ogni sorta di effetto, incluso il basso volume
sanguigno e la restrizione dei vasi sanguigni’ cosa che potrebbe
spiegare molti sintomi. Ma si domanda perché il GTP sia basso.
Questa ’ biochimica fondamentale del corpo umano. Ha concluso su una
nota positiva dicendo che potrebbe risultare che tutti i sintomi
abbiamo una origine semplice e comune. Per ulteriori notizie sulla
presentazione di Davis, si veda il rapporto di MEAction
(http://www.meaction.net/2016/06/04/ron-davis-errors-metabolism/)
.