Gli

scienziati al National Institute of Allergy and Infectious Diseases

(NIAID ’ Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive) degli

Istituti Nazionali di Sanit’ americani, hanno identificato una

potenziale anormalit’ genetica collegata a molti dei sintomi della

CFS/ME. La triptasi, una proteina nel sangue, ’ spesso associata a

reazioni allergiche e alcuni pazienti con sintomi simil-CFS/ME hanno

elevati livelli di triptasi nel sangue. Questi elevati livelli

potrebbero essere causati da copie multiple del gene alfa triptasi.

Cosa significativa per i pazienti di CFS/ME, anche i pazienti con

problemi di POTS (Sindrome di tachicardia ortostatico posturale) hanno

alti livelli di triptasi.  (Fonte: qui)

RESI PUBBLICI

DI DATI DEI TRIAL PACE 

Quanto segue ’ la traduzione di quanto scritto a questo link.

La

Queen Mary University of London (QMUL) ha reso pubblici i dati PACE ai

pazienti che lo hanno richiesto sulla base del Freedom of Information

Act, come ordinato da un recente tribunale, nell’ultimissimo giorno

possibile per presentare un appello contro l’ordine della corte.

La

mossa segue la pubblicazione tre giorni prima di una lettera aperta da

parte di un gruppo di scienziati inclusi il dottor Ron Davis, Vince

Racaniello e Jonathan Edwards, che sollecitava il preside della QMUL,

il professor Simon Gaskell, a non appellarsi alla decisione del

tribunale.

I dati sono stati richiesti nel marzo del 2014 da

Alem Matthees, per permettere il calcolo dei principali risultati del

trial e i tassi di guarigione secondo i metodi specificati

nell’originario protocollo del trial. Gli originali metodi di analisi

sono stati abbandonati  una volta che il trial era in corso e

rimpiazzati da altri, inclusa un’analisi in cui i pazienti potevano

diventare più invalidi e nonostante ci’ essere classificati come

fossero ’guariti’.

Tom Kindlon, un paziente la cui critica

delle analisi dei PACE ’ stata pubblicata in riviste mediche, ha detto:

’Questo ’ un gran giorno per i pazienti. Lo abbiamo aspettato per anni.

Finalmente, sarà possibile per parti indipendenti esaminare i dati e,

in particolare, scoprire quali sarebbero stati i risultati senza tutti

i cambiamenti ingiustificati al protocollo dello studio. Sar’ anche

molto interessante guardare a come i dati obiettivi si relazionano agli

esiti soggettivi’.

Ha aggiunto, ’Questo ’ un trial finanziato

da fondi pubblici ed ’ costato 5 milioni di sterline di tasse dei

contribuenti ’ i dati non sarebbero mai dovuti essere tenuti segreti’.

’ molto deludente che sia gli investigatori del trial PACE che la QMUL

abbiano litigato il caso così duramente, costringendo Alem Matthees a

dedicarci così tanto lavoro quando lui stesso non sta bene e

respingendo altre richieste su informazioni di base’.

Il

giorno prima che i dati fossero resi pubblici, gli autori del PACE

hanno pubblicato online i risultati principali del trial usando i

metodi specificati per il protocollo originario. I nuovi risultati

mostrano che solo un terzo dei pazienti indicati erano migliorati

secondo l’analisi definita secondo il protocollo, comparata ai numeri

riportati su The Lancet nel 2011.

I risultati confermano i

sospetti a lungo avuti dai pazienti e gli scienziati che hanno studiato

in modo critico il trial che se gli investigatori del PACE fossero

rimasti legati al loro stesso protocollo di analisi originario, il PACE

sarebbe apparso un trial di successo molto minore.

(Immagine)

I

nuovi risultati mostrano che solo il 21% dei pazienti sono stati

classificati come ’miglioranti’ nel gruppo di terapia dell’esercizio

graduato, comparati al 61% dichiarato nell’articolo di the Lancet

usando un’analisi sviluppata dopo che il trial era in corso. Il 10% dei

pazienti nel gruppo che non ha ricevuto alcuna terapia erano

’miglioranti’, cosa che indica che, anche con le misurazioni soggettive

usate, solo un paziente su dieci riportava un miglioramento

dall’addizionale terapia dell’esercizio graduato. I risultati per il

gruppo della CBT erano simili a quelli per il gruppo dell’esercizio

graduato.

Questi risultati re-interpretati sono stati resi

pubblici senza fanfara sul sito web della QMUL. Nonostante il

drammatico crollo dei tassi di miglioramento, gli autori dello studio

hanno detto che gli esiti erano ’molto simili a quelli riportati

nell’articolo principale dei risultati PACE’ e hanno sostenuto le loro

conclusioni del Lancet che la CBT e l’esercizio graduato, aggiunti alla

cura medica standard, ’migliorano moderatamente’ i risultati per i

pazienti di CFS.

Ma il dottor David Tuller, della 

University of California, Berkeley, giornalista e esperto di salute

pubblica, che ha criticato il trial in dettaglio, ha detto.’Siamo

chiari. Queste scoperte sono molto peggio di quelle presentate negli

articoli ’peer-reviewed’ pubblicati. Se queste sono state le migliori

scoperte per 8 milioni di dollari, allora veramente i PACE non

sopravvivranno un legittimo esame minuzioso’.

Ma ora, con i crudi dati originali che vanno a Alem Matthees, ’ sicuro

che seguir’ una revisione più indipendente.

Nel

corso degli scorsi mesi, a seguito del primo degli articoli critici del

dottor Tuller, i pazienti e gli scienziati si sono uniti insieme in

tutto il mondo per fare pressione sulla QMUL perché rendesse pubblici i

dati. Una petizione guidata da #MEAction  con oltre 12.000 firme ’

apparsa sul Wall Street Journal, ed ’ stata presentata in tribunale

come prova del livello dell’interesse pubblico che i dati venissero

resi pubblici; e 24 organizzazioni di ME/CFS in 14 Paesi, in

rappresentanza di decine di migliaia di pazienti, hanno scritto lettere

aperte all’università. L.A. Cooper, capo del #MEAction Network UK ha

detto: ’I nostri ringraziamenti vanno a Alem Matthees, che ha lavorato

incredibilmente duro per ottenere che venissero resi pubblici i dati

PACE a quello che ’ stato quasi certamente un enorme costo fisico.

Grazie, Alem!’.   

Agosto 2016 

CARATTERISTICHE

METABOLICHE DELLA SINDROME DA FATICA CRONICA 

Ron Davis: ’Questo ’ a oggi lo studio più importante e rivoluzionario

sulla  ME/CFS’

Da Ron Davis:

’La

Pubblicazione ’Caratteristiche Metaboliche della Sindrome da Fatica

Cronica’ di Naviaux RK et al, ’ una pietra miliare nella ricerca sulla

ME/CFS. ’ a oggi lo studio più importante e rivoluzionario sulla

ME/CFS.

Estendendo recenti indicazioni di alterazioni metaboliche

nella ME/CFS, questo studio fornisce la prima comprensiva dimostrazione

quantitativa delle deficienze metabolomiche che caratterizzano questa

malattia. Definiscono una chiara ’firma’ metabolica che accuratamente

distingue i pazienti dagli individui sani.

Questa firma era costante

anche fra pazienti con sintomi o eventi di esordio della malattia

differenti. Queste scoperte sono una notizia eccitante sia per i

pazienti che per i ricercatori. Non solo confermano la realtà biologica

di questa stigmatizzata malattia, ma puntano al più promettente

candidato biomarcatore della ME/CFS che il campo abbia visto. Un

biomarcatore della ME/CFS ’ a lungo atteso dagli scienziati ’

permetterebbe la precisa e obiettiva diagnostica che non ’ mai stata

possibile per questa malattia. Inoltre, accelererebbe la ricerca per

dei trattamenti.

Lo studio del dottor Naviaux suggerisce che

entrambe queste imprese potrebbero essere progettate in uno modo che

beneficer’ tutti i pazienti, indipendentemente dai loro sintomi e dagli

eventi d’esordio (che non sempre sono noti). Oltre a una comune

risposta metabolica, i pazienti mostrano una varietà di risposte

individuali. Queste risposte individuali possono contribuire alle

differenze sintomatiche, e possono essere causate in parte da

differenze genetiche. Similarmente, trattare in modo efficace la ME/CFS

può richiedere due componenti: un trattamento comune per tutti i

pazienti e un trattamento personalizzato. Cosa interessante, questo

potrebbe spiegare la pletora di trattamenti che hanno aiutato singoli

pazienti ma solo raramente funzionano in altri pazienti.

Un’altra

importante scoperta da questo studio ’ che la risposta metabolomica

osservata nella ME/CFS ’ l’opposto del pattern visto in infezione acuta

e sindrome  metabolica. Questo risultato supporta la controversa

idea che mentre l’infezione ’ spesso un evento che fa iniziare la

ME/CFS, non contribuisce alla continuazione della malattia. Quello che

’ importante notare ’ che in assenza di prove di una infezione attiva,

’ plausibile che i trattamenti antimicrobici a lungo termine spesso

usati per la ME/CFS facciano più danno che bene.

Questo studio

rivoluzionario perci’ presenta diverse nuove scoperte di grande

importanza per le comunità dei pazienti di ME/CFS, medica e di ricerca

’ e forse cosa più importante per la ricerca per i trattamenti. Perch’

queste scoperte abbiano un impatto nella cura dei pazienti, ulteriori

investigazioni e validazione attraverso studi indipendenti sono

cruciali. A causa di questo, la Open Medicine Foundation ha finanziato

il prossimo studio su un gruppo di pazienti più ampio, in cui il dottor

Naviaux valider’ la firma metabolomica della ME/CFS in un campione più

ampio, geograficamente diverso e io esplorer’ il ruolo della genetica

nelle risposte individuali. Questi studi sono già in corso. Abbiamo

nominato il dottor Naviaux al Comitato Scientifico di Consulenza della

OMF in precedenza quest’anno, e siamo riconoscenti per il suo expertise

nell’aiutarci a sbrogliare i misteri metabolici di questa debilitante

malattia.

Siamo finalmente sulla strada giusta per capire la

ME/CFS. Noi e molti altri collaboratori stiamo lavorando duro per

tradurre questa nuova comprensione in trattamenti generali e

personalizzati’.

Per donare: qui.  

Per lo studio effettivo: qui.  

Domande e risposte con il dottor Naviaux:

D1:

Alcune persone ancora sostengono che la CFS non ’ una vera malattia ma

’ tutta nella mente. La sua scoperta di una firma chimica aiuta a

infrangere questo mito?

S’, la firma chimica che abbiamo scoperto ’

prova che la CFS ’ un disturbo metabolico obiettivo che ha effetto sul

metabolismo dell’energia mitocondriale, sulla funzione immunitaria, la

funzione gastro-intestinale, il microbioma, il sistema nervoso

autonomo, il neuroendocrino e altre funzioni cerebrali. QuestI sette

sistemi sono tutti collegati in un network che ’ in costante

comunicazione. Sebbene sia vero che non si può cambiare uno di questi 7

sistemi senza produrre cambiamenti compensatori degli altri, ’ il

linguaggio della chimica e del metabolismo che li interconnette tutti.

D2: Come si conforma la sindrome da fatica cronica con gli altri stati

ipometabolici o sindromi?

Tutti

gli animali hanno modi di rispondere ai cambiamenti delle condizioni

ambientali che minacciano la sopravvivenza. Abbiamo scoperto che c’’

una notevole uniformit’ a questa risposta cellulare, indipendentemente

dai molti inneschi che possono produrla. Abbiamo usato il termine

’Risposta della Cellula al Pericolo ’ Cell Danger Responce (CDR)’ per

descrivere le caratteristiche chimiche che sottostanno a questa

risposta. Cambiamenti storici nella disponibilit’ stagionale delle

calorie, patogeni microbici, stress acquatico e altri stress ambientali

hanno assicurato che abbiamo ereditato centinaia di migliaia di geni

che i nostri antenati hanno usato per sopravvivere a tutte queste

condizioni.

Il corpo risponde differentemente alla assenza di

risorse (ad esempio una restrizione calorica o una carestia) che alla

presenza di patogeni e tossine. Possiamo classificare due risposte: una

risposta con un singolo step alla assenza di risorse, e un processo di

due step in risposta alla presenza di una minaccia. Entrambe le

risposte sono completate dal ritorno al metabolismo e alla funzione

normali. Quando le risorse sono severamente ridotte o assenti, la piena

CDR ’ bypassata, e il passaggio dei nutrienti attraverso il metabolismo

’ diminuita per conservare le risorse limitate in uno sforzo di

’sopravvivere’ alla carestia. Questa ’ spesso chiamata una risposta di

restrizione calorica.

D’altro lato quanto una cellula  si

trova davanti una attacco virale, batterico o micotico attivo, o certi

tipi di infezioni parassitarie, trauma fisici severi o anche traumi

psicologici cronici (che producono simili cambiamenti chimici nel

metabolismo), questo attiva la risposta in due step. Il primo step ’ di

attivare in modo acuto la CDR. L’immunit’ innata e l’infiammazione sono

regolati dalle caratteristiche metaboliche della CDR. L’attivazione

della CDR mette in moto una potente sequenza di reazioni che sono

strettamente coreografate per combattere la minaccia. Queste sono fatte

su misura per difendere la cellula contro i patogeni o intracellulari o

extracellulari, per uccidere e distruggere il patogeno, circoscrivere e

riparare il danno, ricordare l’incontro da parte della memoria

metabolica e immunitaria, spegnere la CDR, e per guarire.

Nella

maggior parte dei casi, questa strategia ’ efficace e il metabolismo

normale ’ restaurato dopo pochi giorni o settimane di malattia, e la

guarigione ’ completa dopo poche settimane o mesi. Per esempio, solo

una piccola percentuale di persone che sono acutamente infettate con il

virus Epstein-Barr (EBV) o con l’herpes virus umano 6 (HHV6) o con la

malattia di Lyme finiscono per sviluppare sintomi cronici. Se la CDR

rimane cronicamente attiva, possono capitare molti tipi di malattie

croniche complesse. Nel caso della CFS, quando la CDR si blocca, o ’

incapace di superare il pericolo, si ingrana un secondo step  che

comporta un assedio del metabolismo che diverte ulteriormente le

risposte dai mitocondri e sequestra o espelle metaboliti chiave e

cofattori per renderli non disponibili a un patogeno invasore, o agisce

per sequestrare le tossine per limitare l’esposizione sistemica. Questo

ha l’effetto di consolidare ulteriormente lo stato ipometabolico.

Quando la risposta ipometabolica alla minaccia persiste per più di sei

mesi, può causare CFS e portare a dolore cronico e disabilit’. La

metabolimica ci d’ ora un modo per caratterizzare questa risposta

obiettivamente, e un modo per seguire la risposta chimica a nuovi

trattamenti in trial clinici sistematici.

D3. Lei parla della

firma chimica come simile a uno stato di ibernazione. Che tipi di

animali mostrano una simile firma in ibernazione?

Non userei il

termine ibernazione per descrivere la sindrome da fatica cronica. Gli

esseri umani non vanno in ibernazione. L’ibernazione ’ solo uno di una

manciata di stati ipometabolici che sono stati studiati in differenti

animali. Ce ne sono molti altri conosciuti con i nomi di dauer,

diapausa, torpore, estivazione, restrizione calorica, eccetera. Molti

stress ambientali innescano l’ipometabolismo degli umani. Nella nostra

esperienza, la firma metabolica del dauer ’ più simile alla CFS che

altri stati ipometabolici che sono stati studiati. Uno dei punti

principali del nostro studio di metabolomica della CFS era di dare ad

altri scienziati uno strumento nuovo per analizzare tutti questi stati

ipometabolici, stadi di sviluppo., e sindromi così che le similarit’ e

le differenze possono essere obiettivamente studiate, e sviluppate

nuove terapie razionali.

D4. Gli uomini e le donne sono veramente diversi nella CFS?

S’.

Circa il 40-50% di tutti i metaboliti che misuriamo nel nostro metodo

hanno una differente normale concentrazione in maschi e femmine. Questo

non ’ tutto collegato al testosterone e all’estrogeno. Letteralmente

centinaia di metaboliti sono regolati in differenti concentrazioni

negli uomini e nelle donne. A livello di pathway, abbiamo trovato che

gli uomini e le donne condividono 9 (45%) dei 20 pathway biochimici che

erano disturbati nei pazienti di CFS. Undici pathway (55%) erano

maggiormente preminenti nei maschi o nelle femmine. Sappiamo che per

fare metabolomica propriamente bisogna avere un adeguato numero di

controlli accoppiati per et’ e sesso. Se i maschi o le femmine sani

sono raggruppati insieme come controlli, il potere di vedere differenze

metaboliche nella CFS e molte altre malattie ’ molto ridotto.

Allo

stesso modo, il metabolismo di un maschio di 25 anni ’ differente da

quello di un maschio di 35 anni, e categoricamente differente da una

femmina di 25 anni. In ogni decade della vita ci sono molti cambiamenti

metabolici che accadono come parte del normale sviluppo e

dell’invecchiamento. Quando vengono usati appropriati controlli

accoppiati per et’ e sesso, la metabolomica ’ uno dei più potenti nuovi

strumenti disponibili ai medici e agli scienziati per studiare una

malattia cronica complessa.

D5. I cambiamenti metabolici che

avete individuato nella CFS cone si relazionano al recente interesse

nella epigenetica e nei pathway della metilazione?

Tutte le

modificazioni chimiche covalenti del DNA e gli istoni che regolano

l’espressione genetica sono il risultato di cambiamenti metabolici

controllati dai mitocondri. Per esempio, tutto il DNA e la metilazione

degli istoni dipende dalla disponibilit’ della SAdenosilmetion (SAMe).

Reazioni di fosforilazione capitano sulla base della disponibilit’

dell’ATP. L’acetilazione dipende dalla disponibilit’ di Acetil-CoA. La

demetilazione dipende dalla disponibilit’ di ossigeno e

alfa-chetoglutarato. Altre reazioni di demetilazione richiedono la

disponibilit’ di FAD+ e generano perossido. La deacetilazione dipende

criticamente dalla disponibilit’ di NAD+. La ADP-ribosilazione del DNA

pure dipende dalla disponibilit’ del NAD+.

L’attività del

regolatore mastro di carburante chinasi AMP (AMPK) dipende

dall’accumulo di AMP o dalla biosintesi purine de novo

dell’intermediario AICAR (aminoimidazole carboxamide ribotide). L’mTOR

’ un altro barometro chiave dello status di carburante cellulare.

L’attività del mTOR richiede la disponibilit’ di leucina. Tutti questi

metaboliti che regolano l’epigenetica e l’espressione genetica sono

controllati primariamente dal metabolismo mitocondriale. Questo ha

senso perché tutte le attività cellulari devono essere responsive alle

disponibilit’ di risorse locali e rimanere flessibili a rispondere a

potenziali minacce che alterano la salute cellulare, e i mitocondri

sono i primi monitor e regolatori del metabolismo cellulare.

Con

rispetto alle reazioni di metilazione citoplasmatica che coinvolgono il

metabolismo di folato e B12, i mitocondri pure giocano un ruolo chiave

nel regolare il rilascio di formiato, il bilanciamento di NADPH in

NADP+, NADH in NAD+, FADH12 in FAD+, Propionil-CoA in succinil-Coa, e

glicina in serina. Alla fine, tutte queste reazioni mitocondriali

influenzano la marea dei substrati disponibili per il metabolismo di

metionina, cisteina, glutanione e taurina. Gli alti e bassi di questi

metaboliti determinano il bilanciamento fra la sopravvivenza e la morte

della cellula, controllando le modificazioni epigenetiche e

l’espressione genetica. Queste reazioni sono illustrate nella Figura S6

supplementare online del nostro articolo.

D6. In che modo i suoi risultati potrebbero aiutare  con il

trattamento della CFS?

Questo

primo articolo non era focalizzato sul trattamento. Tuttavia, la

metabolomica rivela una nuova finestra sulla biologia sottostante alla

CFS che ci rende molto speranzosi che efficaci trattamenti vengano

presto sviluppati  e testati in trial clinici ben-controllati. La

metabolomica sarà una componente importante di ogni trial clinico di

nuovi trattamenti per la CFS. Giocher’ anche un ruolo importante

nell’analizzare le similarit’ e differenze con classici modelli di

laboratorio di stati ipometabolici come il dauer.

SINDROME DA

FATICA CRONICA: MILIONI DI SCOMPARSI (leggi qui).

A

lungo la comunità scientifica si ’ disinteressata o ha comunque

prestato poca attenzione al problema della Sindrome da Fatica Cronica,

ma si stanno facendo grandi passi avanti nella comprensione della

malattia. In tempi recenti si ’ preannunciato più di un possibile

biomarcatore.

1.    Hornig et al: uno studio ampio

e con un gran numero di controlli che fa capo alle università di

Harvard, della Columbia e di Stanford e che ’ firmato dal gotha degli

studiosi sulla CFS/ME avrebbe trovato ’una firma immunitaria distintiva

nel plasma” che distinguerebbe anche diversi livelli di gravità. Ci

sarebbe una iperattivazione di citochine per chi ’ malato da meno di

tre anni, un ipofunzionamento per chi ’ malato da più di tre

anni. 

2.    La Griffith University

(Queensland, Australia). Il NCNED (National Centre for Neuroimmunology

and Emerging Diseases ’ Centro Nazionale per la Neuroimmunologia e le

Malattie Emergenti) e il Menzies Health Institute del Queensland

(Australia) hanno annunciato di aver trovato un biomarcatore nei

globuli bianchi. Il team sta cerando dei partner con compagne

diagnostiche per sviluppare un test del sangue che potrebbe essere

disponibile addirittura per fine anno. La professoressa Marshall ’

Gradisnik ha rilasciato un’intervista in proposito (qui). Questa stessa

università, agli inizi di giugno ha pubblicato un comunicato stampa in

cui informano di aver identificato un recettore precedentemente ignoto

su specifiche cellule immunitarie, il recettore TRPM3, importante per

il movimento del calcio all’interno delle cellule. Uno studio dimostra

che questo sarebbe significativamente ridotto nei pazienti di CFS/ME.

3.   

Russell et al, nel marzo 2016, su BCM Immunology concludono che ’le

IL-1α, 6 e 8, fatti gli aggiustamenti per la durata della malattia,

possono servire come robusti biomarcatori, indipendenti dall’et’, nello

screening per la ME/CFS’.

4.     Petty at al,

anche loro nel marzo 2016, su Plos One, dimostrano ’alterata

espressione del microRNA nelle cellule mononucleari del sangue

periferico dei pazienti con la CFS/ME, che sono potenziali biomarcatori

diagnostici. Il grado maggiore di disregolazione del miRNA ’ stato

identificato nelle cellule NK con bersagli coerenti con l’attivazione

cellulare e la funzione degli effettori alterata’.

E questi non

sono i soli studi promettenti. Anche senza tenere in considerazione un

rinnovato interesse dei National Institutes of Health, gli Istituti

Nazionali di Sanit’ americani, che hanno incaricato l’esperto di neuro

immunologia Avindra Nath (qui un webinar sul progetto), l’impegno del

Bateman Horne Center o dell’Institute for Neuro-Immune Medicine, un

soggetto di grande importanza ’ entrato in campo e sta svolgendo

ricerca in modo forte: la Open Medicine Foundation. Co-fondatore ’

niente meno che il famoso scienziato Ron Davis, professore di

Biochimica e Genetica alla Facolt’ di Medicina dell’Universit’ di

Stanford e direttore dello Stanford Genome Technology Center. Suo

figlio Whitney ’ gravissimamente malato di CFS/ME e ha perci’ anche un

interesse personale a risolvere il puzzle di questa malattia. Il

comitato di consulenza scientifica [figura B] messo in piedi dalla

Fondazione comprende tre premi Nobel e diversi membri dell’Accademia

Nazionale delle Scienze. Uno degli studi lanciati proprio con

l’obiettivo di individuare dei marcatori, il ME/CFS Severely Ill ’Big

Data’ Study ’ inusuale perché da un lato ’ molto piccolo, solo 20

pazienti e 10 controlli, ma sta raccogliendo un’enormit’ di dati: due

miliardi. (Si veda qui, per capire come vengono analizzati tenendo

conto della deviazione standard). E si sta concentrando sui pazienti

ammalati in modo molto severo, in considerazione del fatto che la loro

biologia mostra le maggiori differenze rispetto agli individui sani,

cosa che in passato non era mai stata fatta perché i soggetti malati

erano sempre stati considerati troppo difficili da studiare. La

biologia dei pazienti viene esaminata sotto vari aspetti incluso quello

della immunologia, della proteomica e dell’emergente settore della

metabolomica che avrebbero già mostrato come il ciclo dell’acido

citrico nei mitocondri, e quindi il motore metabolico principale per la

produzione di energia, e la glicolisi non funzionino bene nei pazienti.

Sui mitocondri si concentra il modello della Cell Danger Response, la

risposta di pericolo delle cellule ’ e per saperne di più si legga qui.

In effetti Davis ha dichiarato in un’intervista, che hanno trovato ben

193 parametri alterati nei pazienti (e alcuni di questi potrebbero

interessare anche in altre malattie) e che il suo laboratorio, grazie

alle donazioni di privati, ’ riuscito a fare più progressi di quanto

non si fosse riuscito a fare negli ultimi 30 anni. 

Il presente

articolo, firmato dalla presidente della CFS Associazione Italiana,

Giada Da Ros, ’ stato pubblicato qui

NUOVI

CRITERI PER LA SINDROME DA FATICA CRONICA (leggi qui)

Giugno

2016

UNDICESIMO

CONVEGNO DI INVEST IN ME (IIME11)

Di

seguito trovate una via di mezzo fra un sunto e una traduzione di

quanto scritto a questo link,

ovvero una sintesi delle presentazioni fatte al convegno sulla CFS/ME

organizzato da ’Invest in ME’.

Si ’ tenuto l’undicesimo convegno di Invest in Me (IINC11) agli inizi

di giugno. C’’ stata una rappresentanza di 18 Paesi.

1.   

Dott. IAN GIBSON ’ Ex rettore di Scienze Biologiche, University of East

Anglia (UK): 10 ANNI ’ GUARDARE INDIETRO, GUARDARE AVANTI. 

Ha

notato che l’atmosfera ’ cambiata. Ha ammesso che il Gibson

Report

stato compromesso e ha spiegato il perché. Ha suggerito 5 temi politici

sui cui focalizzarsi come parte di una ’Tessera di Impegni’:

collaborazione europea e internazionale, istruzione, finanziamenti

sostanziali, Nazioni Unite, centro di eccellenza. 

2.   

Dott.ssa VICKY WHITTEMORE ’ Direttore di Programma, Istituto Nazionale

dei Disturbi Neurologici e dell’Infarto, National Institutes of Health

(USA): UNA NUOVA INZIATIVA DI RICERCA SULLA ME AI NIH

Gi’ la sua

presenza era importante. Ha riconosciuto i problemi finora presenti

come i livelli di finanziamento ’scioccanti e deludenti’, cosa che ’

sua speranza e impegno cambiare in modo sostanziale nel giro di due

anni.  Ha indicato i piani dei NIH (Gli Istituti Superiori di

Sanit’ americani) a breve, medio e lungo termine. Fra questi la

rivitalizzazione del Gruppo di lavoro sulla

ME/CFS Trans-NIH.

3.   

Prof. OLLI POLO ’ Primario del Dipartimento di Medicina Polmonare,

Tempere University Hospital (Finlandia): DIAGNOSI CLINICA DELLA

ENCEFALOMIELITE MIALGICA

Si ’ focalizzato sull’importanza di

identificare segnali clinici per stabilire la credibilit’ per quei

medici che devono ’vedere per credere’. Ha presentato esempi dalla sua

esperienza come esperto di apnea del sonno che vede molti pazienti di

CFS/ME nel corso del suo lavoro. Facendo un elenco di sintomi, ha

osservato che colpiscono l’intero tronco simpatico, cosa che rende la

ME/CFS una patologia di tutto il cormo, fatto che non si adatta bene al

prevalente modello della medicina. Ha attirato l’attenzione su un

articolo del dottor Peter Rowe che

ha concluso che un sottogruppo di pazienti con la ME/CFS e

l’Intolleranza Ortostatica ha anche la Sindrome di Ehlers-Danlos. Ha

proposto l’idea che disturbi del tessuto connettivo fan s’ che le vene

si distendano eccessivamente causando accumuli e problemi con il flusso

sanguigno con la conseguenza di  una varietà di sintomi. Il colpo

di frusta o l’ipermobilit’ possono interferire con il ’tono simpatico

centrale discendente’ e l’eccessiva generazione di impulsi di fibre-C

danneggiate causa un’eccessiva ’attivazione di salvataggio del

simpatico ascendente periferico’; entrambe queste cose possono turbare

il ciclo sonno-veglia. In questo modo, vene o arterie elastiche possono

portare a fasi di sonno prolungato seguiti da fasi di insonnia, ha

concluso. 

4.    Prof.ssa CARMEN

SCHEIBENBOGHEN ’ professoressa di Immunologia e vice-presidente,

Istituto di Immunologia Medica, Berlin Charite (Germania):

AUTOANTICORPI AI RECETORI ADRENERGICI E DELL’ACETILCOLINA NELLA CFS/ME

La

professoressa Scheibenbogen e il suo team hanno cercato di identificare

autoanticorpi nella ME/CFS. Ha ricordato l’ipotesi della patologia come

malattia autoimmune e ha spiegato che per questo un ovvio punto di

partenza erano gli anticorpi ai recettori dei neurotrasmettitori,

supportato dalle scoperte di uno studio giapponese del 2003.

Ha descritto il suo

lavoro con Gerd Wallukat e un suo studio pubblicato nel

Febbraio 2016

in cui ha trovato che gli anticorpi contro i recettori Beta-2

andrenergici e muscarinici M3 e M4 dell’acetilcolina erano

significativamente elevati del 29,5 % dei pazienti. Ha trovato anche

una correlazione fra questi elevati livelli di anticorpi e

l’attivazione immunitari, e ha notato sintomi sorprendentemente

familiari come risultato di una acuta stimolazione di Beta-2 e M3.

Questi due recettori sono complementari e uno si aspetterebbe di vedere

effetti opposti in individui diversi e anche effetti opposti fluttuanti

nel singolo paziente. La ricerca ha anche trovato che quei pazienti che

rispondevano la Rituximab avevano ridotti livelli di questi anticorpi,

mentre quei pazienti che non rispondevano al farmaco non li avevano. In

conclusione, ha suggerito possibili trattamenti per chi avesse elevati

trattamenti di questi autoanticorpi: gammaglobuline in intravena,

terapia di immunoassorbimento (e a Berlino hanno appena cominciato un

trial in proposito) e il Rituximab.

5.   

Dottoressa Jo Cambridge – Ricercatore Responsabile, Infiammazione,

Divisione di medicina, Facolt’ di Scienze Mediche, UCL (UK):

IMMUNOREGOLAZIONE NEI PAZIENTI CON ME

Ha spiegato di aver fatto

parte di un gruppo che ha introdotto l’idea dell’esaurimento dei

linfociti B come trattamento per l’artrite reumatoide una decina d’anni

fa. Ha ’accettato pienamente che la ME sia una malattia organica’ e ha

esplorato i possibili meccanismi che rendono efficace nella ME/CFS il

Rituximab, visto il successo avuto da Fluge e Mella con questa

terapia.  Si vede che il Rituximab si lega ai linfociti B che

esprimono il recettore CD-20 e li uccide e ha spiegato che i linfociti

B memoria e i linfociti B in certi tessuti (e soprattutto nel midollo

spinale) sono più resistenti, cosa che potenzialmente spiega la

variabilit’ di risposta al trattamento. Ha poi mostrato come la

risposta varia fra le diverse malattie autoimmuni, a seconda della

prevalenza degli autoanticorpi nel processo della malattia. Anche il

tasso e la velocit’ di risposa sono variabili, e di norma ci vuole

almeno qualche mese prima che si cominci a vedere un effetto. Il timore

che i pazienti muoiano per infezione una volta che il sistema

immunitario ’ messo KO ’ risultato infondato nella pratica. E ha

chiarito che quando i linfociti B tornano una volta passato l’effetto

del Rituximab, potrebbe o meno causare una ricaduta. Per alcune persone

non c’’ ricaduta e diventa una cura definitiva. Le ipotesi principali

su come funziona il Rituximab sono che potrebbe fermare i linfociti B

dal differenziarsi in cellule plasmatiche o potrebbe fermare

l’interazione dei linfociti B con altre cellule (ad esempio le T-reg).

stato presentato il dottorando Fane Mensah che sta studiando nei

pazienti di CFS/ME una sottopopolazione di fenotipi di linfociti B

memoria e linfociti B naive. Ritengono di aver confermato una

disregolazione dei linfociti B associata al marker CD24. Stanno ora

investigando l’interazione fra i linfociti B e T nei pazienti usando un

sistema in vitro per esplorare fattori di siero solubile, e guardando

alla massa mitocondriale, alla proliferazione, alla differenziazione

del CD23 e alla produzione di anticorpi.  

6.   

Professor Tom Wileman ’ Professore di Infezione e Immunit’ alla

University of East Anglia, Norfolk (UK): IL VIROMA INTESTINALE NELLA ME

Ha introdotto il concetto di viroma enterico: la popolazione virale

dell’intestino, che ha un suo proprio sistema immunitario, con una

omeostasi fra i microbi intestinali e il sistema immunitario

dell’ospite. Le interazioni fra il sistema immunitario e il microbiota

possono stabilire una soglia infiammatoria che può influenzare la

malattia. Ha discusso come i virus che infettano i batteri ’ fagi ’

possono avere un effetto su queste interazioni, e ha spiegato che solo

di recente ’ diventato possibile studiarle. Negli USA, alcuni hanno

proposto l’Ipotesi del Virotipo

per cui

sarebbero queste interazioni e ad avere effetto sulla soglia

infiammatoria e causare malattia. Il laboratorio di Wileman ha studiato

questo fenomeno nella Sindrome dell’Intestino Irritabile a ha scoperto

che quando l’intestino ’ turbato, i batteri si spostano nel sistema

immunitario, creano infezione e turbano la soglia infiammatoria,

caratterizzata da una diminuzione della diversit’ dei virus

nell’intestino.

Maureen Hanson ha trovato una simile riduzione della

diversit’ del microbioma nella ME/CFS. C’’ ora bisogno di un’analisi

bioinformatica per esaminare i dettagli, cosa che sta facendo il

dottorando Daniel Vipond sui campioni di 16 pazienti con una CFS/ME

moderata. L’analisi delle feci potrebbe rivelarsi una biomarcatore

facile  e veloce. Wileman, insieme al prof. Simon Carding e al

dottorando Navena Navaneetharaja e altri hanno pubblicato una

panoramica delle evidenze.

7.   

Professor Don Staines ’ NCNED, Griffith University, Australia:

AGGIORNAMENTO DAL NCNED: INDENTIFICAZIONE DEI RECETTORI E SEGNALAZIONE

INTRACELLULARE

Il prof Staines ha presentato il lavoro del suo

gruppo alla Griffith University mostrando prove di una canalopatia nei

linfociti B ’ specificatamente una canalopatia del calcio. Lo scorso

anno la dottoressa Sonya Marshall-Gradisnik ha presentato le loro

scoperte di SNP

(mutazioni genetiche in un singolo punto) che hanno effetto sulla

funzione TRP (Transient Receptor Potential) e cambiano come funziona la

segnalazione cellulare. In seguito hanno cercato di capire che così’ di

questa segnalazione che fa s’ che le cellule Natural Killer del sistema

immunitario non riescano a svolgere il loro ruolo di uccidere le loro

cellule bersaglio. Cinque dei 15 SNP che hanno trovato erano collegati

al recettore TRPM3. Guardando alle cellule immunitarie dove si

esprimeva questo recettore, hanno scoperto una riduzione nella

espressione di quel recettore su isolate cellule B (CD19) e cellule

Natural Killer (CD56+ bright). Se questi SNP si traducono in recettori

danneggiati, ha detto Staines, questo in se stesso potrebbe danneggiare

il sistema immunitario, ma le vie di segnalazione del calcio

all’interno della cellula possono pure essere compromesse.  Ha

aggiunto che il suo gruppo sta preparando altre ’nove o dieci’ articoli

che esplorano i cambiamenti che ne conseguono all’interno delle

cellule. Hanno scoperto che la protein-chinasi p38MAPK ’ sovraregolata,

cosa che a sua vota sovra-regola varie citochine infiammatorie ’

notabilmente TNA-alpha e INF-gamma, cosa che può aprire la barriera

sanguigna al cervello e causare una sostenuta risposta infiammatoria.

Hanno anche visto una sottoregolazione del ERK 1 e 2, che potrebbe

avere effetto sul come le cellule NK e i granzimi migrano lungo il

citoscheletro e compromettono la loro abilit’ di svolgere il loro

lavoro. Guardando al calcio all’interno della cellula, hanno visto

riduzioni dei livelli di calcio nel citoplasma e accumuli di calcio bel

reticolo endoplasmatico. La loro conclusione: ’La funzione dei

recettori TPR danneggiata e danneggiata segnalazione e accumulo del

calcio suggeriscono una patologia per la ME’. Fra gli effetti che ci si

aspettano dalla danneggiata espressione del TRPM3 si cono una

danneggiata sensazione e segnalazione del dolore,come anche una

danneggiata regolazione della temperatura corporea, entrambe cose che

calzano a pennello con la sintomatologia della CFS/ME.  

8.   

Professor Simon Carding ’ Leader, Programma di Salute Intestinale e

Sicurezza Alimentare, Institute of Food Research, Norwich research Park

(UK): ’Il GRUPPO EUROPEO DI RICERCA SULLA ME (EUROPEAN ME RESEARCH

GROUP – EMERG)’

Il prof Carding ha presentato EMERG (European ME

Reasearch Group), un network trans-europeo di gruppi di ricerca che

intendono definire di comune accordo una strategia di ricerca

coordinata. A seguito di un incontro inaugurale tenutosi sul 13 ottobre

2015 a Londra ci si ’ accordati su tre filoni: diagnosi cliniche e

stratificazione dei pazienti (guidato da Alex McGregor); biomarcatori,

natura e validazione (guidato da Carmen Scheibenbogen);

standardizzazione dei campioni (giudato da Luis Nacul, Jonas Bergquist

e Jo Cambridge).

Un secondo Network, EUROMENE

’ stato lanciato a Pasqua del 2016, con lo scopo di costruire in Europa

un network di ricercatori sulla CFS/ME integrato e sostenibile. Ha un

budget di 6 milioni di euro per i prossimi 4 anni. Sono rappresentati

15 Paesi. Per l’Italia ci sono il dottor Lorenzo Lorusso e la

dottoressa Enrica Capelli (i referenti per l’Italia li ho indicati io.

L’originale indica il referente britannico, la dottoressa Eliana

Lacerna ’ al link ci sono tutti in ogni caso). 

EMERG ed

EUROMENE si sono incontrati per chiarire i loro diversi ruoli: EMERG si

focalizzer’ sulla infrastruttura e sullo stabilire una agenda di

ricerca europea; EUROMENE stabilit’ un network di ricercatori e di

stakeholder. Riguardo alla ricerca pratica, i primi progetti stanno

indagando origini infettive (alterazioni ambientali e del microbioma),

trial clinici e ricerca di supporto (ad esempio il Rituximab e terapia

basata sui batteri). Si ’ chiuso con una citazione di Henry Ford:

’Trovarsi insieme ’ un inizio; rimanere insieme ’ progresso; lavorare

insieme ’ successo’.

9.    Professoressa

Mady Hornig –  Professoressa associata, Centro per l’Infezione e

l’Immunit’ (CII), Columbia University Mailman School of Public Health,

New York (USA): SCOPERTA DI PATOGENI NELLA ME

La Hornig ha

cominciato spiegando il programma di ricerca suo e del suo team alla

Columbia University: identificare patogeni e inneschi per la CFS/ME.

Vista la lunga lista di sospetti inneschi virali (molti dei quali già

implicati in disturbi del cervello) e i numerosi e vari fattori

immunitari e di microbi, i problemi maggiori sono: come collegarli

specificatamente alla nostra patologia, come spiegare che più virus

possano innescare una sola patologia, come unire tutto insieme in 

modo che abbia senso in termini di diagnosi e trattamento. Il modello

scelto ’ quello di una patologia del cervello

immunologicamente-mediata, con significativi collegamenti con

l’intestino. Quando il microbiota ’ in disordine, una delle molte

conseguenze sono disordini della funzionalit’ del cervello.

Organofosfati, virus e intossicanti possono turbare il microbiota e

portare anche cambiamenti epigenetici negli stessi microbi

dell’intestino, con effetti a lungo termine. Pu’ condurre a cambiamenti

nel metaboloma e può rendere più probabile lo sviluppo di una patologia

autoimmune. Ha perci’ presentato un asse

intestino-microbiota-metaboloma-cervello e quello che stanno cercando

di fare ’ mettere insieme le complesse interazioni fra le parti per

capire che effetto ha in ultima istanza sul cervello. La loro

’strategia per tappe per la scoperta di un patogeno nelle patologie

mediate dal sistema immunitario’ include studi in associazione con i

NIH, la Chronic Fatigue Initiative, il dottor Montoya a Stanford e il

dottor Peterson. 

La

Horning ha evidenziato lo studio del suo

gruppo del 1015 ’Analisi dei network delle citochine nel fluido

cerebrospinale nella ME/CFS’ (qui),

in cui hanno trovato l’IL-6 a livelli praticamente impercettibili, e ha

detto che ulteriori studi stanno approfondendo questo aspetto cercando

di connetterlo al microbiota. ’ particolarmente interessata al

potenziale di disturbo alla via di degradazione del triptofano in

risposta alle infezioni e altri agenti stressanti. 

Ha

concluso indicando la complessit’ dei modelli di malattia che stanno

emergendo. Dal modello classico ’un microbo, una malattia’, sta

diventando chiaro che si deve rispondere a una serie più complessa di

domande per comprendere le malattie complesse: chi (suscettibilit’

genetica), che cosa (epitopi comuni), quando (inneschi), dove (nella

placenta, nel tratto gastro-intestinale o altrove), perché, come (ad

esempio con la rottura della barriera sangue-cervello). Tutti questi

fattori in combinazioni multiple vanno messi insieme per formare una

profilo di malattia.

10.     Professoressa

Maureen Hanson ’ Liberty Hyde Bailey Professor, Dipartimento di

Molecolare e Genetica, Cornell University, New York, USA: LA RICERCA DI

BIOMARCATORI PER LA ENCEFALOMIELITE MIALGICA

La professoressa Hanson

ha inziato spiegando perché ’ così importante trovare dei marcatori per

la ME/CFS: distinguerla dalle altre malattie; fornire misurazioni

obiettive per gli interventi e le terapie farmacologiche; selezionare i

partecipanti per gli studi; fornire informazioni che aiutino a

identificare la causa (o le cause) sottostanti. 

Candidati di

lunga data a diventare biomarcatori per la CFS/ME sono un anormale

funzionamento immunologico (come la alterata attivazione delle cellule

NK), misurazioni fisiologiche che variano in modo anormale dopo

l’esercizio, anormalit’ nell’imaging cerebrale, e più recentemente

altri candidati, inclusi i cambiamenti nell’espressione genetica e nei

livelli delle citochine. Insieme a Susan Levine e altri, la Hanson ha

ricevuto un finanziamento di due anni per cercare dei marcatori nel

microbioma batterico. Ha presentato i risultati ottenuti finora dallo

studio svolto su 49 pazienti della Levine e 39 soggetti di controllo.

Focalizzandosi su marcatori infiammatori nel plasma che possono essere

collegati alla funzione intestinale, hanno scoperto un grosso aumento

nel livello dei lipposaccaridi (LPS), così come della LBP (Proteina che

si lega ai polisaccaridi) e del CD14 solubile (che sono naturali

conseguenze degli elevati livelli di LPS). Ha anche guardato alla

complessiva popolazione batterica dei pazienti di ME/CFS trovando una

differenza nel numero dei batteri fra pazienti e controlli. La

differenza complessiva non era sufficiente a distinguere fra pazienti e

controlli, ma questo non sorprende perché ’ lo stesso nella malattia di

Crohn. Tuttavia  quando hanno comparato i batteri per diversit’ ’

il numero di famiglie batteriche presenti nell’intestino ’ questa era

molto minore nei pazienti con la ME/CFS. C’era una chiara ’perdita di

ricchezza di specie’ (che ’ comune con la malattia di Crohn). Hanno

anche trovato una associazione di specifici gruppi batterici con la

ME/CFS, distinta da quello dei controlli: hanno scoperto che le specie

batteriche anti-infiammatorie (ruminococcus, che produce il butirrato,

un acido grasso anti-infiammatorio) e specie di bifidobacterium (che

produce acido lattico) erano ridotti nei pazienti di ME/CFS. E con la

combinazione di esami ematici e intestinali riuscivano a classificate

correttamente l’83% dei campioni come provenienti dai pazienti o dai

controlli. Sebbene si tratti di uno studio piccolo, ritiene che l’uso

di questi metaboliti possa distinguere al 100% i pazienti dai controlli

e spera di sviluppare presto questa ricerca in un test che sia un

biomarcatore per la CFS/ME. 

11.   

 Professoressa Elisa Oltra ’ Professoressa di Biologia cellulare e

molecolare, Universidad Cat’lica de Valencia ’San Vicente M’rtir’,

Spagna: BIOMARCATORI MOLECOLARI DELLA ENCEFALOMIELITE MIALGICA

La

professoressa Oltra ha iniziato spiegando come ’ entrata in contatto

con la CFS/ME quando ’ arrivata all’università di Valencia. C’era un

team che trattava da vent’anni la fibromialgia e si assicuravano che

ogni studente in medicina conoscesse la patologia e fosse consapevole

della sofferenza che porta. Dal 2009 sta cercando biomarcatori e

investigando le basi molecolari per la fibromialgia. Finora ha

identificato irregolarit’ nell’espressione del RNAseL e nel profilo dei

microRNA. Ora che ’ professoressa di biologia cellulare e molecolare

continua la sua ricerca di marcatori e in particolare il suo studio del

microRNA (RNA non codificante che regola l’espressione genetica), che

ritiene sia significativo per varie ragioni: sono provati biomarcatori

per altre malattie; sono relativamente stabili comparati ad altri RNA

per cui possono essere analizzati campioni a lungo termine; sono

relativamente facili da implementare in test diagnostici nelle cliniche

una volta che sono stati identificati; sono stati esplorati a stento

nella diagnosi della ME e malattie collegate; sono presenti in tutti i

fluidi corporei. Lo studio della Oltra si ’ concentrato sulla

fibromialgia e su un piccolo gruppo di pazienti con la FM che aveva

anche fatica cronica, che ’ stato malato da più di 10 anni e

diagnosticato da più di uno specialista. Ritiene che il suo lavoro

abbia identificato un profilo di microRNA

(http://journals.plos.org/plosone/article/related?id=10.1371%2Fjournal.pone.0121903)

che, se validato, potrebbe svilupparsi in un biomarcatore. Facendo il

profiling dell’espressione ampia del genoma con un nuovo sequenziatore

giapponese (e validato in PCR in tempo reale) nei pazienti che hanno

studiato, hanno visto che 193 di 1212 miRNA (16%) erano a meno di met’

dei livelli trovati nei controlli, e un pugno di similarmente

sovra-regolati miRNA (3%) erano presenti solo a livelli molto bassi.

Alla fine dell’analisi preliminare hanno concluso che la firma di

cinque miRNA in particolare, sorprendentemente sottoregolati, potrebbe

essere usata come biomarcatore per la FM/CFS

(http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0078762)

, e uno ’ stato identificato come anormale nel plasma dei pazienti di

CFS

(http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0102783).

Il prossimo passo ’ validare questi risultati in un gruppo di studio

più ampio, cosa che cercheranno di fare in associazione con il dottor

Nathanson (del gruppo della dottoressa Klimas alla Nova University) e

con il gruppo del dottor Alegre al Val D’Hebron Hospital a Barcellona.

Riflettendo sul possibile significato della sottorevolazione del miRNA

nella ME, la Oltra ha notato che i virus possono manipolare i processi

cellulari richiesti per la propria replicazione,  prendendo come

obiettivo i meccanismi di RNA interference dell’ospite. Sospetta che

infezioni ricorrenti croniche possano portare a ben-definiti profili di

miRNA, ma ha avvertito che al momento questa ’ solo un’idea

speculativa. Un’altra possibile spiegazione che ha proposto ’ stata che

stress al reticolo endoplasmatico (menzionato anche in precedenza da

Staines), associato con infezioni virali, fattori ambientali e

l’invecchiamento, sia pure collegato al metabolismo del

miRNA.  

12.     Professor James

Baraniuk ’ Professore di Medicina al Georgetown University Medical

Centre, USA: TEST DELL’ESERECIZIO E TACCHICARDIA ORTOSTATICA

L’intervento

del professor Baraniuk ’ stato provocatorio e punteggiato da momenti

umoristici. Ha cominciato parlando della ’deriva’ storica dei criteri

diagnostici nella fibrosite (in seguito conosciuta come fibromialgia, e

ridotta all’osso da Wolfen el 1990), encefalomielite mialgica benigna

(in seguito ME/CFS) e Malattia della Guerra del Golfo. Ritiene che la

distinzione fra fibromialgia e ME/CFS sia confusa, e ha attirato

l’attenzione sui criteri che ritiene siano ancora i migliori. La

definizione di firbosite del 1981 di RM Bennett

(http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6167073). Ha anche ricordato con un

certo umorismo la Scala Catastrofizzante del Dolore (PCS)

(http://www.physio-pedia.com/Pain_Catastrophizing_Scale) in cui, se hai

un punteggio sopra il 16, si ritiene che tu stia catastrofizzando,

notando come geni sotto regolati o sovra regolati si vedono associati

con alti livelli di ’catastrofizzazione’ in coloro che soffrono di

fibromialgia. Riguardo al nome ’encefalomielite mialgica’, che riporta

alle epidemie di infermieri che si prendevano cura dei pazienti di

polio, ha notato che 5 epidemie negli anni 1920 e 1930 sono state

rivalutate come ’isteria’, una sfortunata eredit’ e ha riconosciuto il

merito a Carruthers nell’aver riportato il giusto nome, lodandolo per

il suo contributo a identificare il malessere post-sforzo come fattore

chiave, e nell’enfatizzare la disfunzione autonomica. Riguardo alla

Malattia della Guerra del golfo (la maggiore focalizzazione della sua

ricerca), ha sorpreso il pubblico asserendo che fra il 25 e il 32 % di

coloro che sono stati l’ impegnati sono ora malati ’ ’se ci fosse un

simile tasso di attacco alla Camera dei Parlamentari, forse ci

sarebbero dei finanziamenti per questo’ ’ e ha descritto alcuni delle

principali agenti chimici a cui sono state esposte le truppe.

Con

FM, ME, CFS, e GWI si vedono una serie di patologie che si

sovrappongono. Possiamo separarle, si ’ chiesto? Guardare alle analisi

di frequenza nelle donne di iperalgesia sistemica (il classico criterio

diagnostico per la fibromialgia) ha presentato un quadro confuso quando

si ’ comparata la distribuzione delle risposte nei pazienti con queste

differenti diagnosi. Le donne con la fibromialgia spiccavano nel

grafico, cosa che non sorprende dato che erano state diagnosticate

proprio sulla base di quello. Baraniuk si aspettava che anche le donne

con la CFS fossero molto sensibili, ma i risultati erano piuttosto

equivoci comparati con i controlli. Il solo gruppo per qui la

misurazione sembrava utile erano del donne con la GWI: la loro

sensibilità al dolore era estrema.  

Passando alla sua

ricerca recente, Baraniuk ha menzionato il suo studio sulla risonanza

magnetica al cervello prima e dopo un test di esercizio sub massimale.

Il loro agente stressante non era abbastanza da vedere il 15% di crollo

di VO2max, così come riportato dai test di esercizio massimale, ma ’

abbastanza da vedere cambiamenti nel flusso sanguigno bel cervello,

specialmente dopo un test cognitivo. Sono necessari altri partecipanti

allo studio e si può contattare baraniuklab@georgetown.edu, se

interessati. Circa met’ dei soggetti con la CFS che ha testato ’ e

nessuno dei controlli ’ ha mostrato segni di START (Stress Test

Activated Reversible Tachycardia), ovvero Tacchicardia Reversibile

Attivata da Stress da Sforz : tacchicardia posturale a seguito dello

sforzo dovuto all’esercizio. Stanno ora valutando i dettagli del

variabilit’ del battito cardiaco in questo gruppo e finora vi hanno

visto una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico. Entrano

in modalità ’combatti o scappa’ solo perché stanno in piedi. Lo START ’

contrastato dallo STOPP (Stress Test Originated Phantom Pain  –

Dolore Fantasma Orginato dal Test da Sforzo), nella terminologia di

Baraniuk.

In chiusura ha velocemente riassunto: la ’dolenza’ nella

fibromialgia potrà risultare che sia un artefatto; nella Malattia della

Guerra del Golfo potrebbe risultare essere più significativa; i

pazienti di GWI hanno molti sintomi che li distinguono dai pazienti di

ME; e START ci dice che c’’ qualcosa che non va con il midollo spinale

di questi pazienti. 

13.   

 Professor Ron Davis ’ Direttore, Stanford Genome Technology

Center, Palo Alto, California (USA): APPROCCIO CON BIG DATA: GRUPPO DEI

PAZIENTI DI ME MALATI IN MODO SEVERO

 La gran parte del

pubblico era consapevole che il professore ’ entrato nell’arena della

ricerca sulla ME/CFS perché ha il figlio severamente malato di questa

malattia. Dopo aver partecipato agli studi dello IOM e aver trascorso

un anno e mezzo a visionare circa 9000 pubblicazioni che menzionavano

la ME/CFS, ’ rimasto scioccato da quanto pochi fossero i dati utili a

identificare un biomarcatore, per cui il suo punto di partenza ’ stato

quello di raccogliere molti dati. La ricerca procede facendo

osservazioni, formulando ipotesi sulla base di esse e poi testandole,

ma se non hai dati adeguati ’ difficile formulare delle ipotesi e le

richieste di finanziamento ai NIH sono state respinti per mancanza di

ipotesi. Si ’ perci’ alleato con la Open Medicine Foundation

(http://www.openmedicinefoundation.org/donate-to-the-end-mecfs-project/)

per raccogliere fondi privati  – per ogni paziente si stima una

spesa di 70.000 dollari – e ha promesso di rendere disponibili tutti i

dati agli scienziati, anche prima delle pubblicazione dei suoi

risultati ’ sta lavorando a un software che possa rendere facile

scaricare un simile ammontare di dati. Ci si ’ concentrati su un numero

esiguo di pazienti, ma che fossero severamente malati. Al di l’ del

fatto che non sono mai stati studiati prima, segnali molecolari più

ampi dovrebbero rendere più facile scoprire qualcosa di importante. In

seguito si possono studiare questi segnali su gruppi più vasti di

pazienti.  Il progetto di studiare 20 pazienti severamente malati

’ in corso. Sono stati raccolti i campioni e sta facendo molti

progressi nell’abbattere i costi dell’analisi dei dati grazie a favori

dei suoi studenti. Uno ha costruito un classificatore di cellule che

costa 150.000 dollari per dieci centesimi, usando materiali da una

stampante 3D!  

Hanno già molti dati da 3 pazienti e 43

controlli. Tre sembrano pochi, ma Davis ha domandato: se state cercando

un biomarcatore e quel segnale non si mostra in quei tre pazienti, che

ve ne fate? E per far capire la portata della raccolta di dati ha

accennato allo studio che ha fatto in precedenza sul trauma, dove sono

stati raccolti 2 miliardi di dati. La sfida ’ visualizzarli,

interpretarli e pubblicarli, e ha spiegato come approccia il problema,

mappando i dati in un modello vecchio 30 anni di noti pathway

biochimici. I risultati con valori alti o bassi in modo anormale sono

colorati rossi o blu su questa mappa e i ricercatori possono zoomare

per ispezionare le vie che hanno disturbo severo per capire che cosa

sta succedendo. E dai dati della metabolomica che hanno finora, ’

chiaro che alcune di queste vie (pathway) sono severamente disturbate –

diversi marker sono distanti 5 deviazioni standard dal normale e uno ’

16 deviazioni standard più basso del livello tipico dei controlli sani.

Un grande tema emergente finora ’ il disturbo del ciclo dell’acido

citrico, all’interno dei mitocondri, fonte di energia per il corpo. Il

corpo ha tre modi di produrre energia, ha spiegato: brucia glucosio,

brucia grassi, o brucia aminoacidi. Nei pazienti che stanno studiando,

sembra che la glicolisi sia fortemente compromessa; il glucosio viene

trasformato in acidi grassi, che poi vengono solo probabilmente

accantonati perché sembra che questi pazienti non siano nemmeno in

grado di bruciare i grassi molto bene. Mangiare aminoacidi perci’

potrebbe essere una utile fonte di energia per alcuni pazienti:

aiutavano suo figlio Whitney. 

Davis ha anche trovato una

’incredibile’ deficienza di biotina in Whitney, e ha detto che un

paziente ha aggiunto la biotina al suo trattamento e questo gli ha

fatto fare una svolta. Dalla slide di un altro paziente ha fatto vedere

una deficienza di triptofano (una via evidenziata in precedenza da Mady

Hornig) da cui hanno concluso (correttamente, ’ risultato) che il

paziente doveva avere un’infezione. Cercare agenti infettivi ’

importante, ha detto, ma gli sembra che nei pazienti di ME/CFS in

qualche modo i mitocondri si siano spenti,  forse come parte di un

processo protettivo naturale. Ha ipotizzato che questo forse diventa il

modo più efficiente di funzionare una volta che il corpo ha così tante

deficienze che non ’ in grado di riavviarsi. Elettrizzato da questa

possibilità, pensa che se questo  ’ corretto, potrebbe risultare

piuttosto facile da risolvere: dobbiamo solo sapere che cosa fare. Il

problema ’ che in passato non abbiamo preso in considerazione questa

malattia in modo serio. 

’ stato molto cauto rispetto ai

modelli con le cavie, mostrando come alcuni dati nel suo studio sui

traumi i risultati nei topi erano opposti a quelli sugli esseri umani.

Validare i trattamenti sulle cavie ’ richiesto dalla FDA, ma questo

probabilmente ha fatto s’ che venissero esclusi alcuni trattamenti

efficaci, e di 150 trattamenti validati sui topi, non uno funzionava

sugli umani. Per le malattie complesse questo approccio non funziona.

Quello che intende fare ’ lavorare prendendo delle cellule dai pazienti

con la ME/CFS e usare quelle come modello. Davis ha evidenziato un

altro pathway dove ha osservato dati fortemente anormali nei pazienti

con CFS/ME: il pathway della GTP cicloidrolasi ’ basso e come

conseguenza anche la BH4 sembra essere bassa. La BH4 ’ usata per fare

dopamina e serotonina, e vede anche bassa dopamina nei reni ’ sembra

che i suoi soggetti siano incapaci di fare la secrezione di sale, cosa

che potrebbe avere ogni sorta di effetto, incluso il basso volume

sanguigno e la restrizione dei vasi sanguigni’ cosa che potrebbe

spiegare molti sintomi.  Ma si domanda perché il GTP sia basso.

Questa ’ biochimica fondamentale del corpo umano. Ha concluso su una

nota positiva dicendo che potrebbe risultare che tutti i sintomi

abbiamo una origine semplice e comune. Per ulteriori notizie sulla

presentazione di Davis, si veda il rapporto di MEAction

(http://www.meaction.net/2016/06/04/ron-davis-errors-metabolism/)

Ci sono una serie di iniziative che, in occasione di questa giornata,

abbiamo piacere di segnalare.

 

1.

Oggi a Pordenone, la CFS Associazione Italiana, in collaborazione con

una gruppo di Fibromialgia del Friuli Venezia Giulia, farà un lancio di

palloncini di sensibilizzazione (blu per la CFS/ME, viola per la FM e

verdi per la MCS e per la Lyme). Ci incontriamo alle ore 20.00 alla

cassa del volontariato a Pordenone in via De Paoli.

 

2.

Giada Da Ros ha tradotto per la sottotitolazione in italiano il più

recente documentario sulla patologia, “Forgotten Plague“.

In teoria dovrebbe essere

disponibile con i sottotitoli proprio da oggi, ma ancora non abbiamo

notizie precise. Appena sarà possibile averlo o vederlo comunque online

sottotitolato, sarà nostra premura informare tutti.

 

3. Segnaliamo con piacere la pregevole iniziativa dell’AMCFS onlus ’adotta una ricercatrice’.

4. Partecipiamo e invitiamo a partecipare alla campagna globale

denominata #millionsmissing.

 Il

senso ’ quello di dire che ci sono milioni di persone “scomparse”

(missing) dalla propria vita a causa della malattia, persone che “si

perdono” (missing) molte cose della propria vita perché stanno troppo

male.

Ci sono varie iniziative legate a questa campagna, come potete

vedere sul sito http://millionsmissing.org/, che culminer’ il 25 maggio

prossimo. Quel giorno in molte citt’ (Washington, DC, Seattle, San

Francisco, Dallas, Atlanta, Boston, Londra, Melbourne) verranno

organizzate delle proteste. Alcuni parteciperanno solo “virtualmente”

inviando al proprio posto (essendo troppo malati per esserci di

persona) un proprio paio di scarpe. Verranno create così delle

“installazioni artistiche” che potranno essere riutilizzate anche in

futuro, per mostrare fisicamente quanta gente non può esserci perché

semplicemente non ’ in grado. Diversi di noi hanno mandato un proprio

paio di scarpe.

Un’altra iniziativa all’interno di questa

campagna, che vi invitiamo a prendere in considerazione, ’ quella di

fotografare delle scarpe messe fuori dall’uscio di casa o al termine

della propria via magari, e di postarle su FB con l’hagtag

#millionsmissing. Un’altra ancora ’ quella di cambiare la propria

immagine di profilo con l’indicazione della campagna. Per farlo, basta

seguire questo link:http://twibbon.com/Support/millionsmissing.

5.

Invitiamo a partecipare, come alcuni di noi hanno fatto, alla sfida

’Undies on the outside’ (sottotitolo sii un eroe per la CFS/ME): 

https://app.etapestry.com/onlineforms/OMF/UOTO.html. Fotografatevi con

la biancheria intima sopra i vestiti e donate a favore della Open

Medicine Foundation (uno dei progetto di ricerca sulla CFS più

importanti degli ultimi anni)! Sembra un’iniziativa bizzarra, ma ’

serissima. Qui maggiori

informazioni in proposito.

Una brutta notizia di cui  ci ’ arrivata oggi comunicazione.

Visti

i nuovi orari di lavoro dei medici del Centro di Riferimento Oncologico

di Aviano (PN), e considerando la disponibilit’ di un solo dirigente

medico del dipartimento di Oncologia Medica per la gestione

dell’ambulatorio per la Sindrome da Fatica Cronica (gioved’

pomeriggio), da mercoled’ primo giugno prossimo venturo, tale

ambulatorio sarà sospeso a data da destinarsi.

Gi’ da oggi non

verranno più presi appuntamenti oltre al primo giugno.  Dopo di

allora non sarà più possibile perci’ fissare appuntamenti ’con la

mutua’ con la semplice ricetta del medico che chiedeva una ’visita

oncologica per sospetta CFS’.

La patologia CFS/ME potrà comunque essere seguita in libera professione

dai medici che vorranno farlo.

CRITERI

E DIAGNOSI della CFS/ME: parla il prof. Leonard Jason (video

doppiato in italiano)

INCONTRO CON

LA CONSIGLIERA REGIONALE BAGATIN

Lo

scorso mercoled’ 20 gennaio alle 20.00 c’’ stato un incontro presso

l’auditorium della Regione a Pordenone fra la consigliera regionale del

Friuli Venezia Giulia Renata Bagatin (Partito Democratico) ’ presente

anche il consigliere Zecchinon ’ e il professor Umberto Tirelli,

primario della divisione di Oncologia Medica A presso il Centro di

Riferimento Oncologico di Aviano (PN), Luciana Spadaro, rappresentante

regionale dell’ANFISC (Associazione Nazionale Fibromialgia e Stanchezza

Cronica) e Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana

onlus. Oggetto della serata ’ stato il possibile riconoscimento da

parte della regione di Sindrome da Fatica Cronica (CFS/ME),

Fibromialgia (FM) e Sensibilit’ Chimica Multipla (MCS) come malattie

croniche e invalidanti. L’incontro ’ avvenuto in seguito a una

petizione promossa dall’ANFISC che raccoglieva oltre 6000 firme.

Con

una modalità da tavola rotonda sono state esposte le esigenze dei

pazienti e le disponibilit’ regionali. L’idea che ’ emersa ’ quella

dell’opportunit’ di creare un tavolo regionale permanente a cui

afferirebbero medici competenti nelle patologie indicate e associazioni

di pazienti. Gli obiettivi primari in questa fase sono nel campo

dell’aggiornamento medico e delle campagne di informazione. La regione,

oltre a promuovere giornate di studio, si farebbe anche promotrice di

iniziative in campo nazionale, compresa quella del riconoscimento su

base nazionale.

La prossima tappa, sentito l’assessore, sarà

quella dell’audizione in seno alla terza commissione sanit’, di cui la

consigliera ’ vicepresidente. C’’ comunque stata soddisfazione da parte

dei malati. Il lavoro da fare tanto, ma le prospettive sono

favorevoli.