BIOMARCATORI E SPERANZE TERAPEUTICHE PER LA SINDROME DA FATICA CRONICA
A
lungo la comunità scientifica si ’ disinteressata o ha comunque
prestato poca attenzione al problema della Sindrome da Fatica Cronica,
ma si stanno facendo grandi passi avanti nella comprensione della
malattia. In tempi recenti si ’ preannunciato più di un possibile
biomarcatore.
1. Hornig et al: uno studio ampio
e con un gran numero di controlli che fa capo alle università di
Harvard, della Columbia e di Stanford e che ’ firmato dal gotha degli
studiosi sulla CFS/ME avrebbe trovato ’una firma immunitaria distintiva
nel plasma” che distinguerebbe anche diversi livelli di gravità. Ci
sarebbe una iperattivazione di citochine per chi ’ malato da meno di
tre anni, un ipofunzionamento per chi ’ malato da più di tre
anni.
2. La Griffith University
(Queensland, Australia). Il NCNED (National Centre for Neuroimmunology
and Emerging Diseases ’ Centro Nazionale per la Neuroimmunologia e le
Malattie Emergenti) e il Menzies Health Institute del Queensland
(Australia) hanno annunciato di aver trovato un biomarcatore nei
globuli bianchi. Il team sta cerando dei partner con compagne
diagnostiche per sviluppare un test del sangue che potrebbe essere
disponibile addirittura per fine anno. La professoressa Marshall ’
Gradisnik ha rilasciato un’intervista in proposito (qui). Questa stessa
università, agli inizi di giugno ha pubblicato un comunicato stampa in
cui informano di aver identificato un recettore precedentemente ignoto
su specifiche cellule immunitarie, il recettore TRPM3, importante per
il movimento del calcio all’interno delle cellule. Uno studio dimostra
che questo sarebbe significativamente ridotto nei pazienti di CFS/ME.
3.
Russell et al, nel marzo 2016, su BCM Immunology concludono che ’le
IL-1α, 6 e 8, fatti gli aggiustamenti per la durata della malattia,
possono servire come robusti biomarcatori, indipendenti dall’et’, nello
screening per la ME/CFS’.
4. Petty at al,
anche loro nel marzo 2016, su Plos One, dimostrano ’alterata
espressione del microRNA nelle cellule mononucleari del sangue
periferico dei pazienti con la CFS/ME, che sono potenziali biomarcatori
diagnostici. Il grado maggiore di disregolazione del miRNA ’ stato
identificato nelle cellule NK con bersagli coerenti con l’attivazione
cellulare e la funzione degli effettori alterata’.
E questi non
sono i soli studi promettenti. Anche senza tenere in considerazione un
rinnovato interesse dei National Institutes of Health, gli Istituti
Nazionali di Sanit’ americani, che hanno incaricato l’esperto di neuro
immunologia Avindra Nath (qui un webinar sul progetto), l’impegno del
Bateman Horne Center o dell’Institute for Neuro-Immune Medicine, un
soggetto di grande importanza ’ entrato in campo e sta svolgendo
ricerca in modo forte: la Open Medicine Foundation. Co-fondatore ’
niente meno che il famoso scienziato Ron Davis, professore di
Biochimica e Genetica alla Facolt’ di Medicina dell’Universit’ di
Stanford e direttore dello Stanford Genome Technology Center. Suo
figlio Whitney ’ gravissimamente malato di CFS/ME e ha perci’ anche un
interesse personale a risolvere il puzzle di questa malattia. Il
comitato di consulenza scientifica [figura B] messo in piedi dalla
Fondazione comprende tre premi Nobel e diversi membri dell’Accademia
Nazionale delle Scienze. Uno degli studi lanciati proprio con
l’obiettivo di individuare dei marcatori, il ME/CFS Severely Ill ’Big
Data’ Study ’ inusuale perché da un lato ’ molto piccolo, solo 20
pazienti e 10 controlli, ma sta raccogliendo un’enormit’ di dati: due
miliardi. (Si veda qui, per capire come vengono analizzati tenendo
conto della deviazione standard). E si sta concentrando sui pazienti
ammalati in modo molto severo, in considerazione del fatto che la loro
biologia mostra le maggiori differenze rispetto agli individui sani,
cosa che in passato non era mai stata fatta perché i soggetti malati
erano sempre stati considerati troppo difficili da studiare. La
biologia dei pazienti viene esaminata sotto vari aspetti incluso quello
della immunologia, della proteomica e dell’emergente settore della
metabolomica che avrebbero già mostrato come il ciclo dell’acido
citrico nei mitocondri, e quindi il motore metabolico principale per la
produzione di energia, e la glicolisi non funzionino bene nei pazienti.
Sui mitocondri si concentra il modello della Cell Danger Response, la
risposta di pericolo delle cellule ’ e per saperne di più si legga qui.
In effetti Davis ha dichiarato in un’intervista, che hanno trovato ben
193 parametri alterati nei pazienti (e alcuni di questi potrebbero
interessare anche in altre malattie) e che il suo laboratorio, grazie
alle donazioni di privati, ’ riuscito a fare più progressi di quanto
non si fosse riuscito a fare negli ultimi 30 anni.
Il presente
articolo, firmato dalla presidente della CFS Associazione Italiana,
Giada Da Ros, ’ stato pubblicato qui.

