Qualche mese fa il sito EmpowHER, sito dedicato alla salute e al

benessere delle donne, ’ stato scritto un articolo, firmato da Jody Smith,

che ricorda quali sono le 10 cose principali da non dire a chi ha la

CFS, sulla base di quelle che si ’ sentita dire negli anni lei.

Indichiamo di seguito le frasi scelte, sintetizzando e parafrasando

sulle motivazioni per cui si raccomanda di non dire una determinata

frase. Tutti noi ce le siamo sentite dire, prima o poi. E per tutti noi

’ difficile conviverci. Viene da arrabbiarsi anche solo a leggerle, in

alcuni casi. Speriamo che qualcuno che fosse tentato di pronunciarle,

nel leggerle, si ravveda: un buon proposito per l’anno nuovo. E da

malati, le prendiamo come una occasione in più per vederci accomunati e

per riflettere sulla nostra situazione ed esperienza.

Ecco le dieci cose da non dire a chi ha la CFS:

1.   

Anch’io mi stanco. E’ sacrosanto. Tutti si stancano, e anche

pesantemente, ma il nome penalizza la malattia. ’Siamo più che stanchi.

Questo va al di l’ della fatica. Al di l’ dell’essere esausti. In

qualche modo al di l’ dei confini dell’esaurimento delle proprie

risorse fisiche. Giusto al limite, sembra, dell’annichilimento.’

2.   

Non sembri malato. Ci si sente negata la propria esperienza. Uno

sguardo fugace e un colpo di bacchetta magica che dice ’stai bene’ e la

malattia ’ messa da parte.

3.    Se solo facessi

dell’esercizio fisico’  Se solo facessimo esercizio fisico,

crolleremo a terra e staremo anche peggio di come stiamo. Per molti con

la CFS ’ un dato di fatto. Il rischio del peggioramento ’ forte.

4.   

’ evidentemente depressione. Quello di cui soffriamo non ’ depressione.

Se gli antidepressivi ci facessero stare bene saremmo felici di

prenderli, ma la CFS non ’ depressione e ci sono troppi altri sintomi

che non vengono spiegati dalla depressione.

5.    Non

può essere così male. Questa ’ un’espressione degradante che sminuisce

e banalizza quanto soffriamo. ’Non vogliono essere seccati al punto da

non  riconoscere nemmeno che potremmo soffrire. In questo modo ci

dicono semplicemente che non stiamo soffrendo.’

6.   

Un/a mio/a amico/a ha avuto la stessa cosa, ma non ’ stato male così a

lungo. ’Questo sorprendente commento ci mette contro un’altra persona

che  stata male e’ perdiamo. Traete le vostre conclusioni su

perché non bisognerebbe dire questo a qualcuno che ha la CFS. O

qualunque altra malattia cronica.’

7.    Sei sicuro

di non fare così solo per ricevere attenzione? Non ’ divertente. E poi

quale attenzione? La maggior parte di noi non ha mai ricevuto meno

attenzione di così.

8.    Se pregassi di più non

saresti malato. Un commento semplicemente egoista, privo di qualunque

gentilezza umana e ben poco spirituale.

9.    Se

veramente volessi stare meglio’ Non solo le nostre intenzioni sono

sospette, siamo pure stupidi. Di sicuro ci piace star male, essere

ignorati, soli e spaventati dal futuro, una frazione di quello che

eravamo prima. Vorremmo stare meglio.

10.    Niente.

Qualunque cosa diciate, evitate di non dire niente. Molti di noi hanno

un contatto molto limitato con il resto del mondo e anche una piccola

conversazione ’ come una boccata d’ossigeno. E non cambiate discorso

quando facciamo riferimento alla nostra malattia. Troppe persone lo

fanno, ma ’ un argomento importante. Le parole che una persona con la

CFS scambia con voi potrebbero essere le sole che ha scambiato in una

giornata, in una settimana o anche per periodi di tempo più lunghi.

’Avete la possibilità di fare la differenza per queste persone. Per

piacere. Fate s’ che conti.’.

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Come

già abbiamo avuto modo di scrivere, alla fine dello scorso anno si ’

tenuto un incontro del CFSAC, il Comitato di Consulenza sulla CFS

americano. In quell’occasione ci sono stati diversi interventi. Uno dei

più apprezzati ’ stato quello del dottor Coffin, esperto retrovirologo,

professore di Biologia Molecolare e Microbiologia alla Tufts

University, a Boston, negli USA. Per questo, anche se ’ già passato

qualche tempo, così come abbiamo fatto per la presentazione del dottor

Peterson, anche in questo caso, riportiamo la trascrizione tradotta del

suo intervento, che trovate nella sua interezza in originale, su

YouTube.

Di seguito la trascrizione:

Prima forse un

piccolo disclaimer: sono qui dopo essere stato avvisato un po’

all’ultimo momento. Penso che Wanda mi abbia mandato una e-mail ieri,

meno di 24 ore fa,  per invitarmi a parlare. Ero effettivamente

piuttosto interessato a farlo. Sfortunatamente sono riuscito a

ritagliare un po’ di tempo dalla mia agenda di impegni, ma non riuscir’

a fermarmi dopo mezzogiorno.

 Come seconda cosa, dovrei

probabilmente presentarmi un po’ a voi. Ho lavorato nel campo dei

retrovirus per moltissimi anni. Pi’ di 30 anni, effettivamente. Pi’ di

quarant’anni a dire il vero. E i miei interessi sono stati nella

retrovirologia di base, per capire in particolare la co-evoluzione dei

virus e degli ospiti.  I retrovirus hanno delle propriet’ molto

speciali che ci permettono di guardare all’evoluzione in modi in cui

non possiamo di per s’ con nessun altro virus e infezione.  Pi’

recentemente, nel corso degli ultimi 10 o 12 anni, mi sono interessato

ai vari aspetti della epidemia di HIV e alla comprensione

dell’interazione fra l’HIV e l’ospite, in particolare anche sulle

questioni di evoluzione relative a quel virus. Mi sono associato, a

dire il vero sono stato il direttore che ha fondato il programma di

resistenza all’HIV per il NCI [National Cancer Institute] al Frederick

a circa 50 miglia da qui. E ho avuto quella posizione per circa 10 anni

e ora sono un consulente per loro e infatti capita che sia en route fra

i due luoghi di lavoro. Perci’ quello che voglio fare ’ dare una mia

prima reazione a questa notevole scoperta. E reiterare un certo numero

di punti salienti appena indicati dal dottor Peterson.  Penso sia

importante ri-enfatizzarli. E poi parlare un po’ di quello che

significa essere ’xenotropico’, perché diversi di voi potrebbero essere

effettivamente curiosi a proposito di questo particolare punto. E poi

discutere alla fine un po’ su quello che abbiamo ancora bisogno di fare

rispetto a questo virus.

L’XMRV – avete già sentito molte di

queste cose, ma procedo mettendovi la mia prospettiva -, l’XMRV ’ stato

riportato per la prima volta in campioni di cancro alla prostata,

particolarmente quelli con una mutazione, come ’ stato evidenziato,

nell’RNASE-L nel 2005. Penso che fosse il 2005, forse mi sbaglio su

questo. In un recente articolo ’ stato riportato che questo virus ’

risultato presente, usando un test immunologico, in circa un quarto di

biopsie di cancro al seno, scelte casualmente, e in una frazione molto

più piccola di biopsie alla prostata non maligne. E naturalmente, come

tutti sappiamo essere stato riportato nella letteratura pubblicata,

nell’articolo che ’ apparso la scorsa settimana,

nel 67% dei casi

con la CFS; e il dottor Peterson ha appena presentato alcuni dati che

suggeriscono che questo può forse essere un grossolano understatement,

che ci potrebbe ben essere una associazione molto più vicina al 100% e

sarebbe molto interessante vedere come questo si sviluppa, naturalmente.

Il

virus può essere individuato e clonato dai cancri alla prostata. Non

credo che un virus infettivo sia mai stato isolato dai cancri alla

prostata o dai pazienti, almeno nella letteratura pubblicata. E questo

in larga parte perché quasi tutti quegli studi erano basati

sull’amplificare il DNA da blocchi di paraffina. E c’’ del dibattito su

questo punto, nei due articoli che sono stati pubblicati, su in quali

cellule si trova il virus, se ’ nelle cellule stremali e nelle cellule

tumorali. Questo rimane da risolvere.

Anche l’associazione con

l’RNASE-L come abbiamo già sentito deve ancora essere risolta. Pu’

essere che la mutazione dell’RNASE-L non sia collegata necessariamente

alla infezione con il virus, ma la presenza della mutazione la rende

più facile da identificare nei pazienti. Questa ’ certamente un’ipotesi

che possiamo prendere in considerazione a questo punto. Nel caso della

CFS l’associazione ’ in molti casi più chiara che non nel cancro alla

prostata perché possiamo avere del virus vivo.  Noi ’ loro a dire

il vero, io non ho mai lavorato con la Stanchezza Cronica, non l’ho mai

fatto’ Ma  loro possono ricavare virus vivo dalle PBMC (Cellule

Mononucleari del Sangue Periferico) o anche dal plasma, cosa che ’

piuttosto notevole, poich’ ’ infatti piuttosto difficile isolare virus

vivo dal plasma dei pazienti infetti con HIV.  Tende ad essere

ricoperto con anticorpi, i virioni non sono in una buona forma e così

via. Sembra quasi che sia più facile farlo con la CFS (sebbene ai

virologi che stanno effettivamente lavorando su questo potrebbe non

piacere la caratterizzazione di essere facile). E almeno dei PBMC

attivati ’ presente in una frazione molto alta. [Il virus] si ’ trovato

in una frazione piuttosto impressionate di cellule che erano state

isolate dal sangue, dopo che sono state attivate. Non mi ’ chiaro a

questo punto, se non attivi le cellule, quale sia la effettiva frazione

di cellule contagiate nel sangue.  Cosa che chiaramente, poich’

l’attivazione stessa può essere causa del virus, potrebbe permettere al

virus di diffondersi nei globuli del sangue a cui stai guardando. Lo fa

quasi sicuramente, direi. Il virus che isoli ’ infettivo per un certo

numero di linee cellulari umane. ’ particolarmente infettivo per le

linee cellulari del cancro alla prostata, come ’ stato menzionato, e

anche per le linee cellulari derivate dalle cellule-B e dalle cellule-T

e per le PBMC attivate di fresco, che sono in pratica un miscuglio di

cellule-B e di cellule-T.

Una delle cose che mi ha colpito di

più ’ stata questa apparente possibilità di individuare il [virus in]

4% dei campioni di controllo, sebbene sia importante indicare che in

questo momento questi non sono campioni privi di bias, in entrambi i

casi. Nel caso del cancro alla prostata, i campioni erano da biopsie

alla prostata che erano non-maligne ma erano iperplasiche e potrebbe

esserci qualche associazione con il virus e questo potrebbe creare

pregiudizio nella possibilità di vedere il virus. Nel caso della CFS i

controlli non erano familiari, come ’ già stato detto, o operatori

sanitari o nient’altro, ma erano locali e perci’ se la distribuzione

dell’infezione ’ molto irregolare, questo potrebbe essere un bias

locale.

Tutto ci’ deve essere risolto naturalmente e questa ’ una

cosa estremamente critica da fare, riuscire ad afferrare qual ’

l’effettiva diffusione nel Stati Uniti e nel mondo. C’’ qualche

proposta, c’’ una relazione, non ancora pubblicata al momento, che ’

stata presentata nell’incontro agli inizi dell’anno, di una scarsa

percentuale di incidenza nei campioni di sangue che sono stati ottenuti

dalla Croce Rossa giapponese e in qualche modo una più alta prevalenza

nei campioni dei pazienti di cancro alla prostata in Giappone. E così

c’’ qualche prova di una qualche associazione a livello mondiale. Siete

probabilmente a conoscenza del fatto che c’’ stato un recente articolo

che non ha trovato nessun virus, nessun tipo di infezioni in, credo,

600 e qualcosa pazienti di cancro alla prostata in Germania. Perci’

tutto questo rimane da risolvere.

Una delle cose che

colpiscono di più ’ la relazione molto stretta che c’’ [nella

configurazione genetica dei virus fra persona a persona], e il dottor

Peterson ve lo ha mostrato e ce l’ho anch’io sulla slide fra un minuto,

e quanto vicini sono questi virus uno all’altro. E la coppia che si

distanzia di più effettivamente, dove entrambe venivano dal cancro alla

prostata, si differenziano solo per lo 0.3%.  Ora, un paziente che

’ stato contagiato con l’HIV da una o due settimane ha una più grande

varietà di popolazione virale di quanto non abbia un virus isolato in

diversi anni, diverse parti del Paese, differenti malattie di questo

virus. ’ notevole questa vicinanza e ha anche una importante

implicazione. Non ’ che il virus ha un tasso di mutazione più basso

dell’HIV. Questi virus hanno probabilmente tutti circa lo stesso tasso

di mutazione. Ma suggerisce nei fatti che ci sono molti pochi cicli di

replicazione che separano i virus che ci sono in una persona dai virus

che ci sono in un’altra.  E in qualche maniera le implicazioni di

questa cosa portano sia buone che cattive notizie. La cattiva notizia ’

che suggerisce che il virus non sta avendo attivamente delle costanti

replicazioni  durante il corso dell’infezione di un singolo

individuo e questo non sarebbe una buona notizia se uno stesse cercando

di usare una terapia antivirale. Non significa che non dovrebbe essere

testato, ma riduce l’ottimismo rispetto al fatto che quel tipo di

regime di trattamento (lo stesso genere di cosa che facciamo per l’HIV)

possa funzionare per questo problema. Ma sarebbe una buona notizia se

uno stesse sviluppando un vaccino, perché significherebbe che il

problema della variazione genetica non sarebbe probabilmente un

ostacolo significativo nel modo in cui ci si aspetta che sia per l’HIV.

Ed ’ importante notare che ci sono sul mercato dei vaccini contro un

virus strettamente collegato, e cio’ il virus della leucemia felina,

che ’ stato approvato per l’uso e non ha il 100% di efficacia, ma una

qualche efficacia ce l’ha. Perci’ se si arriva a questo, ’ una cosa

molto distante ancora naturalmente, ma la vaccinazione sarebbe [meno

problematica].

Poi, l’altra cosa straordinaria ’ la relazione

molto stretta di questo virus con l’MLV xenotropico, un virus endogeno

dei topi avuti dall’accoppiamento di soggetti consanguinei. Come ’

stato notato, la patogenicit’ dell’MLV xenotropico non ’ stata studiata

nei topi, per un’ovvia ragione, e cio’ per il fatto che questo virus

non contagia i topi. Ma virus strettamente collegati sono stati modelli

patogenici molto importanti nella virologia del cancro, per le malattie

di immunodeficienza e per una varietà di malattie neurologiche. Perci’

la potenziale patogenicit’ di questo virus, almeno in un ospite che può

venire contagiato, non deve essere sottostimata. Perci’ l’MLV

Xenotropico ’ ereditato come un provirus endogeno, cosa che significa

che ’ nella linea germinale – circa 10-20 copie – in tutti i topi avuti

dall’accoppiamento di soggetti consanguinei, e in un numero di copie di

gran lunga superiore in alcuni topi selvatici. La maggior parte dei

provirus che vengono ereditati in questa maniera sono difettosi, non

portano alla crescita di una virus completo, ma alcuni di questi sono

nei fatti capaci di replicarsi. Ce n’’ uno chiamato BXV1 che ’ intatto

e contagioso; se lo tiri fuori dal DNA di un topo puoi farne uscire del

virus contagioso. E questi virus possono contagiare virtualmente tutti

i mammiferi, e penso anche alcune specie di uccelli ad eccezione di

alcune specie di MUS, e quello che ’ successo in questi topi  ’

che dopo che il virus ’ diventato endogeno (si ’ integrato nella linea

germinale del topo), il topo ne ha perso i recettori. Probabilmente per

pressione selettiva che ’ stata messa in atto dallo stesso virus.

Come

ho detto, questi non sono direttamente patogenici nei topi, ma se

isolate dai topi dei cancri patogenici che causano dei virus, avranno

una sequenza, una sequenza molto importante che ’ la Ripetizione

Terminale Lunga (LTR), che contiene tutti i segnali di attivazione dei

geni per dirigere la sua trascrizione e per attivare oncogeni che

causano il cancro e quella LTR viene dal virus xenotropico ed ’ molto

simile, non proprio identica, c’’ qualche piccola differenza, ma ’

molto simile nella sequenza al virus nell’XMRV.

Una delle grandi

preoccupazioni in questo genere di studio, negli anni, ’ che questo

genere di virus sono di fatto comuni contaminanti delle linee cellulari

umane. Contagiano le linee cellulari del cancro alla prostata molto

bene, e queste sono spesso isolate attraverso il passaggio attraverso

topi nudi. Una volta che i topi nudi hanno questo provirus contagioso,

questo virus può poi contagiare il tumore. E ci sono ripetuti

resoconti, presentati molte volte, in cui le linee cellulari tumorali

umane hanno raccolto questo virus in questo modo, e così quando uno lo

vede per la prima volta questa ’ una grande preoccupazione.  A

dire il vero, la relazione filogenetica, come il Dottor Peterson ha

indicato, ’ una argomentazione molto forte contro quel genere di

contaminazione dai topi di laboratorio. E ho già sottolineato questo

ultimo punto, i virus collegati alla Leucemia Murina possono causare

una gran varietà di malattie.

Questa ’ una piccola vignetta

che ho pubblicato nella mia ’prospettiva’ che accompagnava l’articolo

di Judy Mikovits che descriveva il virus nella CFS, e che mostra

semplicemente che il virus veniva originariamente da un virus esogeno,

un virus contagioso che infettava gli antenati del topo che poi ’

capitato che contagiassero la linea germinale, così ’ rimasto fisso

come un fossile nella linea germinale. In seguito a questo il recettore

si ’ mutato e così il virus può ancora contagiare, ma non può

contagiare i topi perché non hanno il recettore e in qualche modo si ’

trasmesso agli umani.

Il gruppo e il rapporto molto stretti

suggeriscono che questa trasmissione possa essere capitata piuttosto

recentemente e di fatto non lo sappiamo ma non ’ impossibile che

succeda sempre, che ci sia una qualche topo nel mondo selvatico che ha

questo come virus endogeno e il mio laboratorio ha appena cominciato a

vedere se questo ’ vero. E che il virus può essere trasmesso sia da

topo a umano che da umano a umano, tutto ’ ancora vedere, ma penso che

sia un’area di studio molto importante per rendersi conto da dove venga

questo virus, quando ’ entrato negli esseri umani e naturalmente come

si trasmette fra persone.

Sulla destra mostro lo stesso tipo

di relazione filogenetica e voglio solo indicare ancora la similarit’

molto sorprendente dei virus isolati dalla fatica cronica e dal cancro

alla prostata. Non c’’ nessuna ovvia divisione di virus che sono

isolati da una malattia o dall’altra. I due virus più distanti che ci

sono l’ sono in effetti entrambi dal cancro alla prostata. E quello che

mostra ’ una relazione veramente molto stretta fra questi provirus

endogeni e i virus xenotropici contagiosi isolati dai topi, e poi la

più grande relazione distante da altri virus topini ben noti. Se

dovessi mettere l’ sopra l’HIV penso che dovreste andare fin laggià a

quell’altra parete e tornare, per cogliere la relazione. Questi virus

sono molto, molto distanti. Sono tutti retrovirus, ma ’ molto difficile

anche solo vedere la relazione, quando cerchi di trovare un modo di

allineare le sequenze, devi cercare in certe aree molto, molto

specifiche. Perci’ ’ importante tenere a mente che si tratta di un

gruppo di virus molto diversi. Un gruppo di virus molto diffuso,

particolarmente nei mammiferi, e anche in qualche uccello isolato. Ma

mai prima d’ora, eccetto che in alcune applicazioni di terapia

genetica, si ’ saputo che questi virus contagiassero gli esseri umani.

Ed ’ stato nei fatti fatto uno sforzo per guardare a questo problema

specifico nel caso del virus della Leucemia Felina, già negli anni 70

quando questo virus ’ stato scoperto,  c’’ stato un certo

ammontare di preoccupazione che i gatti potessero trasmettere il virus

ai propri padroni.

E questa ’ effettivamente la mia ultima slide

e voglio solo enfatizzare quello che non sappiamo a proposito del

virus. Questo ’ molto, molto importante. Sono i primissimi giorni in

questa cosa.  Abbiamo un articolo sulla Sindrome da Fatica Cronica

associata, due articoli sull’associazione con il Cancro alla Prostata,

che non sono completamente in accordo l’uno con l’altro. L’articolo

sulla CFS ’ secondo me il meglio che si possa avere per un primo

articolo sull’argomento, ma ’ ancora il primo articolo.  C’’ molto

che deve essere fatto. 

Primo ’ naturalmente stabilire qual ’

il vero ruolo del virus in questa malattia. E non ’ necessariamente

facile stabilire una causalit’. Ci si ’ messo un bel po’ con l’HIV,

nonostante le vere prove evidenti che si avevano. E’ abbastanza facile

da stabilire in alcuni tipi di cancro perché puoi proprio vedere la

specificità del sito di integrazione che lo indicherebbe, ma nel caso

di altre malattie, sia che il virus sia una causa della malattia o un

passeggero, o solo una coincidenza geografica dell’infezione con la

malattia, tutto questo resta da stabilirsi. L’NCI in particolare sta

davvero mettendo in piedi un grande sforzo, almeno all’interno delle

proprie mura, per sviluppare questa cosa. Non conosciamo l’incidenza e

la prevalenza nella popolazione umana.

Voglio enfatizzare che per

fare questi studi ’ molto importante avere test standardizzati,

uniformi, ben validati e affidabili. Questo ’ davvero il punto critico

qui. E i gruppi immunologici sono particolarmente difficili in questo

caso. Perfino con l’HIV i ben stabiliti test-HIV avevano lo stesso una

certa gamma di falsi positivi, perci’ ’ davvero critico che conosciamo

esattamente qual ’ il test, che sia stato ben validato con esemplari

ben standardizzati e che tutti siano d’accordo, idealmente usando gli

stessi test per questi studi. E questo ’ quello su cui stiamo lavorando

piuttosto intensamente alla Frederick in questo momento, e altri

potrebbero fare altrettanto. Potremmo avere la meglio noi, potrebbero

avere la meglio loro, ma qualunque cosa succeda, prima che possiamo

veramente afferrare la questione questi test sono estremamente

importanti. Dobbiamo conoscere la distribuzione della popolazione umana

naturalmente, se ci sono gruppi, se ci sono possibili gruppi di

infezione o se ’ semplicemente generalmente diffusa. Non abbiamo idea

di quale sia il modo di trasmissione, nonostante alcune cose che

possiate aver letto, e secondo me semplicemente non lo sappiamo. La

capacità di isolare facilmente il virus dai globuli del sangue e dal

sangue certamente implica che quella trasmissione possa avvenire per

via sanguigna. Al di l’ di quello, non riesco nemmeno a indovinare da

che cosa possa essere trasmessa. Da fluidi corporali? Probabilmente non

si trasmette con l’areosol. Questi virus non si trammettono molto

facilmente a quel modo, in generale, ma non lo sappiamo per certo con

questo virus. E non conosciamo l’origine di questo virus. La stretta

relazione di questo virus significa che ’ quasi necessario che venga

dai topi, non riesco a visualizzare nessun altro scenario. Ma sta

succedendo oggi? Succede sempre? ’ come lo scoppio di un hantavirus o

qualcosa del genere? O ’ capitato una volta molto, molto tempo fa e si

’ poi trasmesso a un certo livello nella popolazione umana e

naturalmente se ’ la causa della malattia non sappiamo quale sarà la

percentuale di attacco, non sappiamo quale frazione di persone ’

contagiata da questo virus. Tutti quelli contagiati dall’HIV alla fine

muoiono, quasi tutti moriranno, il 99 e qualcosa per cento alla fine

morir’ di AIDS, se non viene curato. Tuttavia per tutti quelli

contagiati da una altro retrovirus umano, l’HTLV1, solo una piccola

frazione avrà effettivamente la malattia, perci’ non sappiamo queste

cose per questo virus. Voglio dire, questa lista potrebbe andare avanti

e avanti. Voglio dire una cosa sui test per’. Mi ’ giunta

all’attenzione con orrore ieri una pubblicit’ sul web di un test per

l’XMRV per quello che ne so completamente indefinito, non verificato,

non standardizzato. Qualcuno in un qualche laboratorio, credo nella

Carolina del Sud, vuole 400 dollari da voi per fare il test a una

goccia di sangue e questo penso che sia’probabilmente non dovrei dire

quello che penso in proposito, ma’ ’ davvero una cattiva idea fare il

test. Non sappiamo che cosa sia, non sappiamo quanto buono sia’ sono

sicuro che le persone dei CDC e dell’FDA  faranno eco su questa

questione, e io spingerei fortemente chiunque stia ascoltando a non

farlo. Non avrei idea di quale sarebbe il risultato.

Come

sempre, alla presentazione ’ seguita una sessione di domande e

risposte. Un primo quesito posto si chiedeva se siano possibili

spiegazioni alternative per una associazione così forte fra la CFS/ME e

l’XMRV (al di l’ della possibilità che ne sia la causa) e se potrebbe

essere che magari chi ha la CFS/ME ’ più predisposto a prendere questo

virus. Il dottor Coffin ha risposto che pensa sia una possibilità, così

come c’’ una forte possibilità di causa ed effetto, ma non c’’ niente

di conclusivo, per il momento. Potrebbe essere una coincidenza, anche

se ’ improbabile. Potrebbe essere che ’ un virus diffuso e solo persone

con un sistema immunitario in qualche modo più debole o compromesso

vengono contagiato e questa ’ proprio l’ipotesi originaria a cui si era

pensato con il cancro alla prostata. Coffin per’ pensa, con i dati

attuali, che questo sia meno probabile. Un’ultima probabilità ’ che

tutti siano contagiati, ma che sia più facile da trovare in pazienti

con questa malattia. 

Lettera del Dr. Derek Enlander membro del direttivo dell’ESME (European

Society for ME/CFS) al Primo Ministro . (Leggi testo)

di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Anche l’Italia, attraverso la figura del dottor Umberto Tirelli,

primario della

divisione di Oncologia Medica A

del

Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN), fa parte dell’ESME

(European Society for ME ’ La società Europea per l’ME), la cui

missione ’ quella di creare un think tank con i maggiori scienziati di

vari campi con l’obiettivo discutere su quello che si sa sulla CFS/ME

’in modo da determinare la direzione più cruciale per la ricerca

futura, e in modo da fornire una fonte attendibile di informazioni

all’avanguardia sulla ME che l’ESME incorporer’ nella formazione del

personale medico’.

Ne fanno parte 10 scienziati di fama

internazionale, leader in questo campo di ricerca, che si sono

incontrati per la prima volta in Norvegia lo scorso 13 giugno. 

Molti pazienti rimangono senza una diagnosi per anni e non ricevono

alcun tipo di trattamento con un costo socio-economico per l’Europa

stimato intorno ai 20 miliardi di euro all’anno. Dice il professor De

Meirleir, del Belgio: ’Ci sono più di 5000 articoli di ricerca che la

ME ha una base organica con anormalit’ nei sistemi immunitario, nervoso

e gastrointestinale e che ’ influenzata da fattori genetici e

ambientali’. ’Nonostante queste scoperte, ’ stato quasi impossibile

dare il via a una ricerca su larga scala per verificare questi fatti e

osservazioni. Non saremo mai in grado di curare la ME in modo

appropriato se non diamo il via a questo tipo di ricerca.’ Di qui la

creazione di questa organizzazione, sul cui sito si possono trovare

informazioni essenziali, risorse e novit’ in materia.

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Il

dottor David S. Bell, che esercita la professione a Lyndonville, New

York, ’ da anni uno dei maggiori esperti di CFS/ME, con numerose

pubblicazioni in proposito, fra cui ’A Disease of A Thousand Names’

(Una malattia dai Mille Nomi, del 1988) e ’The Doctor’s Guide to

Chronic Fatigue Sindrome’ (La Guida per il medico alla Sindrome da

Fatica Cronica, del 1990). Di casi nella sua carriera Bell ne ha visti

moltissimi. Ha un suo sito, e pubblica periodicamente ’Lyndonville

News’, una newsletter (a cui ’ possibile anche abbonarsi) in cui, di

volta in volta, fa il punto della situazione sulla CFS e dove in alcuni

casi risponde anche alle domande dei pazienti.

’Cavolacci!

Proprio quando voglio andarmene in pensione si presenta questa cosa’,

ha scherzosamente esordito in ottobre (Volume 6, numero 2) rispetto

alla scoperta dell’XMRV, ’come farà ad avere un po’ di pace e

tranquillit’?’. Pi’ seriamente poi, dopo essersi congratulato con

coloro che hanno effettuato la scoperta, di cui si ’ moto rallegrato,

ha ribadito la necessità di mettersi al lavoro, ora. ’Per molti anni la

ME/CFS ’ andata avanti, anche se zoppicando, sulla complessa scienza

che punta ai meccanismi della malattia che molti medici hanno ignorato.

’ andata avanti, anche se zoppicando, con specialisti scettici, con

l’establishment medico, con le agenzie governative. ’ andata avanti,

anche se zoppicando, nonostante gli attacchi delle compagnie che

dovevano valutare l’invalidit’. Ora possiamo metterci al lavoro.’ E,

dopo aver fatto un sunto di quello che ha rivelato da ricerca

annunciata, ha espresso un suo commento valutativo in proposito che

riportiamo tradotto qui sotto:

         Commento Personale:

l’XMRV come ’Virus Burattinaio’

La

CFS ’ una singola malattia o ’ una collezione eterogenea di malattie

che causano la fatica? Questa domanda ’ stata importante per 25 anni ed

’ necessario che sia affrontata all’inizio dell’era dell’XMRV. Per

certi versi, tutte le malattie sono ’eterogenee’. C’’ l’agente virale e

c’’ l’ospite. Non ci sono due ospiti identici,  perfino due

gemelli identici hanno differenze ’epigenetiche’. Per questo ’

inevitabile che i fenotipi (il modo in cui una malattia si manifesta in

una persona) possa variare. Il virus della polio ’ un buon esempio. Un

agente causa una blanda infezione simile all’influenza in una persona e

la paralisi in un’altra. Ma la poliomielite non deve essere pensata

come una malattia eterogenea.

L’XMRV potrebbe ’causare’ la CFS

perché permette ad altri agenti (EBV, Lyme, enterovirus, eccetera) di

esprimersi diversamente. Dopotutto, l’XMRV ’ un retrovirus e guardate

alle variazioni in fenotipo negli altri retrovirus umani conosciuti. I

linfociti che esprimevano l’XMRV erano ’attivati’, cosa che implica che

questo agente non se ne stava solo quietamente nascosto nelle cellule

come fanno alcuni agenti.

La Teoria dei ’Due Colpiù circola da

vent’anni. Il primo colpo ’ un colpo silenzioso che altera il sistema

immunitario, e il secondo ’ un herpesvirus o qualche altro agente.

Effettivamente gli herpesvirus possono portarsi dietro i retrovirus,

così ecco altro lavoro da fare per il Whittemore-Peterson Insitute.

John Coffin ha scritto ’Un Nuovo Virus ’ Quante Vecchie Malattie?’

Penserei

all’XMRV come al ’burattinaio’. ’ noto per essere collegato al cancro

alla prostata; si nasconde nell’ombra e tira certi fili facendo s’ che

certe cellule diventino maligne. Forse tira un altro filo per causare

l’EBV a essere più attivo, o la Lyme, o l’enterovirus? Un altro filo

per alterare l’RNAse L? Si aprono molte, molte domande.

Ma

sappiamo già molte cose. Primo, la ME/CFS non ’ come la solita

infezione media, la polmonite per esempio. Questa ’ una malattia

veramente complicata. Ma l’AIDS era complicato e adesso ’ capito

piuttosto bene. Secondo, conosciamo gli aspetti clinici della ME/CFS,

mettendo da parte le discussioni su che definizione si utilizza. E la

buona notizia: dopo aver seguito pazienti per venti anni, non molti

stanno sviluppando il cancro. Ma c’’ una cattiva notizia; il cancro ci

mette molto tempo per mettersi in movimento.

Ma la notizia veramente

buona ’ che se l’XMRV ’ il burattinaio della ME/CFS, ’ concepibile che

sia molto curabile. In teoria più curabile dell’HIV. Molto lavoro da

fare.

La politica della ME/CFS intimidisce. Ma ora potrebbe essere

il momento di avanzare rapidamente e far s’ che qualcosa venga fatto.

Di nuovo congratulazioni agli autori e agli Whittemore. E’ ora che il

CDC (i Centri di Controllo sulle Malattie) e l’NIH (L’istituto

Superiore di Sanit’ americano) siano costruttivi e facciano della

scienza.’

Nella newsletter successiva (Volume 6, numero 3) si

sofferma in modo più approfondito sulla scoperta, riportando anche le

teorie del meccanismo che ne sarebbe sotteso, e annuncia che in seguito

al grande interesse dimostrato globalmente nei confronti dell’XMRV,

terr’ una conferenza in proposito il 6 Dicembre 2009. Rispetto alla

scoperta di cui ’ co-autore il dottor Peterson, che Bell spiegher’

nell’incontro, ha commentato: ’E’ mia personale opinione che stiamo

assistendo alla storia. Lo dir’ il tempo.’

E fa una considerazione

anche sul nome della malattia, su cui da sempre si discute. ’Sindrome

da Fatica Cronica ’ un nome miserabile. Penso che l’XMRV si riveler’

essere il burattinaio che tira i fili delle malattie variamente

chiamate CFS, ME, fibromialgia, sclerosi multipla atipica, mononucleosi

cronica’ E se ’ così, il nome dovrebbe essere XAND, per Xmrv Associated

Neuroimmune Disease (Malattia Neuroimmunitaria Associata all’Xmrv). Ho

sentito la signora Annette Whittemore usare questo termine e suona

giusto. Storia.’ Come ha detto lui stesso, lo dir’ il tempo.

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Il

Chronic Fatigue Syndrome Advisory Commettee (CFSAC, cio’ il Comitato di

Consulenza sulla CFS) ’ un organismo che si propone di dare consigli e

fare raccomandazioni al Ministro della Sanit’ americano, attraverso

l’intermediazione della figura di un vice-ministro della sanit’, su una

vasta gamma di argomenti relativi alla CFS/ME, incluso: lo stato

attuale delle conoscenze e della ricerca sulla epidemiologia e i

fattori di rischio; le diagnosi correnti o proposte e i metodi di cura;

lo sviluppo e l’implementazione di programmi di informazione. Il

comitato ’ costituito da 11 membri che durano in carica 4 anni. Il

presidente del CFSAC ’ nominato dal Ministro della Sanit’ o da un suo

sostituto, 7 devono essere scienziati che fanno ricerca in campo

biomedico e che hanno esperienza con la CFS, e 4  devono essere

esperti in campo sanitario rispetto alla CFS. Inoltre, vi sono altri 5

membri ex officio senza diritto di voto, un per ciascuna delle seguenti

agenzie: Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Food and

Drug Administration (FDA), Health Resources and Services Administration

(HRSA), Istituto Superiore di Sanit’ – National Institutes of Health

(NIH), Social Security Administration (SSA), oltre ad altri che

dovessero ritenersi eventualmente necessari per lo svolgimento dei

lavori del comitato.

Gli scorsi 29 e 30 ottobre il comitato si

’ riunito in un intenso incontro di due giorni, che ’ stato possibile

seguire anche in diretta sul web. La prima giornata si ’ parlato per

quasi 7 ore, la seconda giornata per poco più di 5 ore. Uno dei momenti

clou ’ stata la presentazione da parte del dottor Daniel Peterson della

scoperta relativa al retrovirus XMRV, presentazione che trovate anche

su YouTube divisa in una prima, seconda e terza parte.

Di seguito,

anche con l’ausilio delle slide da lui utilizzate, riportiamo la

trascrizione tradotta di quella presentazione. Una avvertenza:

l’incontro prevedeva una sottotitolazione simultanea in originale.

Purtroppo per’ detta sottotitolazione ’ piena di errori, anche gravi, e

omissioni. Per questa ragione, nel fare la traduzione non ci siamo

basati su quella, ma sulla presentazione orale, su quello che insomma ’

stato detto.  Naturalmente i collegamenti ipertestuali sono nostri

e non del dottor Peterson. Inoltre, in chiusura, trovate una sintesi

del dottor Bell che ha fatto una analisi di questa presentazione

sottolineandone i punti fondamentali da ricordare.

PRESENTAZIONE DEL DOTTOR PETERSON

Ringrazio

tutti per l’opportunit’ di parlare al comitato, soprattutto come medico

che pratica da molti anni, e per l’opportunit’ di condividere le

eccitanti nuove scoperte, per quanto ancora preliminari, che siamo

stati in grado di realizzare all’Istituto (il Whittemore Peterson

Institute, ndt). In questa breve e necessariamente ampia presentazione

cerco di iniettare nuovo materiale scientifico in questo campo della

CFS, che ne ha molto bisogno.

Per cominciare, c’’ una sorta di

rappresentazione grafica del virus XMRV di fronte a voi sulla sinistra,

e a destra un’immagine naturale presa al microscopio elettronico da uno

dei pazienti, che dimostra la presenza di un retrovirus.

Facciamo

un ripasso del ciclo di vita dei retrovirus. Ricordate tutti che i

retrovirus possono essere latenti, ma possono anche essere attivi, e le

tecniche per valutare se sono latenti o attivi sono di tipo diverso e

sono disponibili anche per questo specifico retrovirus. Naturalmente

quello presentato l’ ’ un modello per l’HIV.

Per l’XMRV era

importante fare una differenziazione rispetto a tutti gli altri

retrovirus topini che fanno parte della famiglia dei gammaretrovirus, e

questo albero filogenetico, che ’ stato sviluppato nel fare la sequenza

dei geni, dimostra che questo specifico XMRV che abbiamo isolato nei

pazienti con la CFS ’ simile, ma non identico, all’XMRV dei pazienti

con il cancro alla prostata, che sono rappresentati dai VP-62 e VP’25.

Notate anche che da un punto di vista filogenetico questo particolare

gruppo di XMRV ’ piuttosto diverso dai retrovirus dei topi. Quello che

significa, detto in un modo anche semplicistico, ’ che c’’ stata una

deviazione genetica dei retrovirus degli altri topi, in modo tale per

cui ’ estremamente improbabile che questo rappresenti una

contaminazione da topi nel laboratorio. Secondo, potete vedere che ci

sono differenze genetiche nelle stringhe di cui ’ stata fatta la

sequenza, che ’ quello che uno si aspetta da retrovirus che sorgono in

luoghi diversi e da differenti infezioni.

Questo lavoro ’

stato condotto da una inusuale collaborazione del settore privato, il

Whittemore Peterson Institute, e il National Cancer Insitute e la

Cleveland Clinic. Sollevo l’argomento per far vedere che cosa si può

raggiungere in un periodo di tempo relativamente limitato, con delle

risorse economiche relativamente limitate, combinando l’expertise, che

nessuna di queste entit’ da sola avrebbe avuto.

Il gruppo

utilizzato nello studio di cui si ’ parlato in Science viene dal

deposito nazionale del WPI. Abbiamo collezionato campioni per un certo

numero di anni in condizioni di ’80’F, e i campioni del deposito

includevano campioni da Nevada, California, Oregon, Florida, Carolina

del Nord e New York, così come anche campioni di pazienti

internazionali. I criteri per l’inclusione nel deposito erano molto

semplici: una diagnosi di CFS, la fascia d’et’ andava fra i 19 e i 75

anni, e i pazienti erano costituiti dal 67% da donne, cosa che

rappresenta la generale incidenza di gender per i pazienti con la CFS,

con un’et’ mediana di 55 anni. Questo dato ha persone lievemente più

vecchie di altri studi e questo ’ probabilmente dovuto al fatto che

sono state prese da ambulatori clinici, come il mio, che hanno seguito

i pazienti per un periodo di tempo molto lungo. C’erano 320 campioni di

controllo che erano pressappoco associati per et’, sesso e

distribuzione geografica. Specifico che questi campioni di controllo

non sono stati controlli che avessero qualche tipo di contatto, gente

che lavorava nel laboratorio, membri della famiglia eccetera, cosa che

potenzialmente poteva influenzare fortemente i risultati rispetto ai

soggetti di controllo.

Si sono sollevate molte domande quando

abbiamo fatto questa scoperta: quali fossero le cellule contagiate,

quali i tipi di tessuti, se il sangue era il posto in cui guardare, o

se si dovesse guardare al midollo osseo, al cervello, al fluido

spinale, eccetera. La domanda immediata che ’ sorta nella mia mente ’

stata ’come si trasmette?’ e questo naturalmente ’ una grande

preoccupazione per questioni come le riserve di sangue. Poi la domanda

cruciale ’: le persone contagiate hanno nei fatti una risposta

immunitaria, e se ce l’hanno, possiamo misurarla e alla fine possiamo

manipolarla a beneficio dei pazienti? Naturalmente c’’ la domanda

ovvia: ci sono interazioni far questo particolare retrovirus e il

sistema immunitario? Ci siamo posti di nuovo quelle domande che sono

state poste nell’HIV molti anni fa. Un’altra domanda che naturalmente ’

pertinente riguarda il fatto ’ molto ben noto che i retrovirus topini

causano linfomi, la leucemia eccetera’ può la versione umana di questo

retrovirus, l’XMRV, essere associata anche a uno sviluppo del cancro? E

infine, date le scoperte, ci siamo chiesti se questo ci desse alcune

idee e direzioni per ideare terapie più specifiche di quanto non siamo

riusciti ad fare per la CFS in passato.

Perci’ di nuovo, i

criteri del CDC sono ben noti a tutti e voglio sottolineare come nella

definizione clinica già addirittura nell’ ’88, e nel ’94, con la

revisione [della definizione], c’era un’enfasi su una malattia simile

all’influenza, su sintomi che suggeriscono la possibilità di un inizio

e di un perpetuarsi della sindrome di origine virale.

Naturalmente

ci ha creato problema il fatto che sia chiaramente una malattia

eterogenea, altamente dipendente dalla definizione clinica, altamente

dipendente dall’osservatore per poter trovare i gruppi che sono stati

studiati, ed ’ stato detto molte, molte volte che questo deve essere

reso più chiaro, in tutti gli studi che sono stati fatti, e il concetto

di lavoro di network-clinico ’ assolutamente critico, credo, da

percepire, particolarmente se abbiamo un agente come questo, che può

essere studiato al di l’ dei confini regionali. Quello che mi ha

intrigato per molti anni ’ il fatto che, se studi la letteratura sui

pazienti severamente colpiti dalla sindrome da fatica cronica, certe

cose spiccano, per esempio la disfunzione dell’RNLASE L e il pathway

antivirale ’ stato riportato dai ricercatori in tutto il mondo. Le

stesse scoperte sul basso numero e funzionamento delle cellule natural

killer: ricercatori molto affidabili come la dottoressa Klimas hanno

riportato questo dato molte e molte volte, e ci sono anormalit’ nel

sistema immunitario naturale con cellule-T attivate e la produzione di

citochine infiammatorie e la maggior parte ha cercato di riprodurre

quelle specifiche scoperte. Perci’ la domanda ’ stata: in che modo

queste nuove scoperte dell’XMRV hanno impatto su quello che sapevamo

già?

Bene, questo particolare tipo di gammaretrovirus ’ un

retrovirus piccolo e semplice. Si codifica solo per le proteine

strutturali, e per questo potrebbe presentare problemi differenti

rispetto alla terapia, ad esempio. Potrebbe essere molto più difficile

dell’esistente terapia per l’HIV. I farmaci esistenti potrebbero o non

potrebbero essere efficaci. Ancora, sappiamo che i retrovirus non sono,

nei fatti, ubiquitari e non sono benigni. E questo gruppo di retrovirus

in particolare ’ conosciuto per non essere benigno e direi che anche

l’HIV e HTLV-1 pure non sono benigni nella popolazione umana.

Ho

giusto selezionato alcuni pezzi rappresentativi del lavoro scientifico

in modo che possiate cogliere quello che stiamo facendo e come si

presenta. A sinistra vedete 11 pazienti rappresentativi che sono stati

testati per la gag (gene del retrovirus che codifica per le proteine

strutturali, ndt) e vedete che 68 dei 101 pazienti che sono stati

testati sono risultati positivi ’ positivi con uno schema molto pulito

e chiaro. Sul lato destro vedete un campione di 11 soggetti di

controllo, dove un soggetto di controllo ’ risultato positivo,

utilizzando la stessa tecnica. Quando lo estrapoli per i 320 [soggetti

di controllo], scopri che c’erano 12 soggetti di controllo positivi,

per una percentuale di circa 3.75%, e come medico che esercita la

professione questo ’ un dato di grave preoccupazione per me perché

questo significa approssimativamente, se questo dato tiene con gli

altri gruppi di controllo, che approssimativamente il nel 4% della

popolazione c’’ una prova di questo virus e lo abbiamo saputo solo

facendo i controlli. Per cui si apre un’intera area di preoccupazione

con rispetto allo sviluppo della malattia, alle malattie associate o la

sicurezza delle scorte di sangue, ad esempio.

’ sorta la

domanda: in quali cellule possiamo trovare questo specifico XMRV? E

questo ’ un po’ complesso, ma in pratica abbiamo preso cellule-B e

cellule-T stimolate e siamo stati in grado di dimostrare la presenza

del virus sia nelle cellule-B che nelle cellule-T. Questo rappresenta

un solo paziente, ma ’ stato replicato anche negli altri pazienti.

Poi

si ’ sollevata la domanda: possiamo trasmettere questo virus, l’XMRV,

dai globuli bianchi dei pazienti alle linee cellulari e la linea

cellulare selezionata ’ stata la linea cellulare del cancro alla

prostata umano e infatti in questa slide rappresentativa vedete che i

globuli bianchi di tre pazienti sono stati in grado di contagiare le

linea cellulare della prostata. I controlli non erano in grado,

perci’… E questo ’ stato replicato in un certo numero di pazienti.

Pi’

affascinante probabilmente ’ stata la capacità di dimostrare attraverso

il plasma ultracentrifugato che possiamo trasmettere l’infezione con

fluido privo di cellule e per i novizi nella virologia questo

significherebbe che ci sono virus attivi nel plasma di questi pazienti

che potrebbero infettare le linee cellulari.

E infine abbiamo

guardato alla microscopia elettronica e noterete in questa particolare

linea cellulare infettata, sulla destra, l’ovvio ’germogliare’ di una

particella di retrovirus, e sulla sinistra vedete una pletora di

particelle virali in vari stati di maturit’.

La successiva

domanda che ’ sorta ’ stata sulla risposta degli anticorpi e se

potevamo dimostrare una risposta degli anticorpi a questo virus.

E

di nuovo, questa ’ una slide piuttosto complicata, con varie linee

cellulari e anticorpi dell’envelope e quello che indica ’ che in una

porzione significativa di pazienti – un esempio nell’angolo in basso a

destra – era presente un dimostrabile anticorpo dell’envelope.

E

questi numeri non si vedono chiaramente come dovrebbero per qualche

ragione, mi scuso per questo, ma essenzialmente, quello che abbiamo

fatto qui ’ stato cercare l’XMRV nei pazienti che erano negativi alla

PCR e abbiamo dimostrato che una significativa porzione di quei

pazienti avevano in effetti gli anticorpi, 19 su 33, e 30 su 33 avevano

virus trasmissibile nel plasma con la tecnica che ’ stata descritta, e

10 su 33 hanno dimostrato una espressione della proteina. Perci’ se

prendete uno di questi test, dei tre test che ho indicato, e lo

applicate al gruppo di pazienti, scoprite che il 99% di 101 pazienti ha

qualche prova di una attività di questo retrovirus.

Ora, in

seguito all’articolo su Science, sono stati fatti ulteriori studi

all’NCI [National Cancer Institute, ndt] e alla Cleveland Clinic 

usando dei gruppi senza alcun tipo di collegamento, in un altro

laboratorio. Questo ’ stato ovviamente un iniziale studio di

validazione e i risultati di quello studio sono stati recentemente

analizzati e 9 su 15 di quei pazienti erano positivi secondo la

tecnologia del PCR; 13 su 15, o circa 87%, positivi attraverso la

tecnica della co-coltura, e il plasma era positivo in

approssimativamente il 53% secondo quella tecnica. Per cui questa ’

stata una validazione indipendente al di fuori del laboratorio del WPI.

Volevo

mostrare un altro paio di aree interessanti a cui stiamo guardando,

perché chiaramente uno non vuole confinare la propria ricerca su un

retrovirus a un piccolo gruppo di pazienti, e abbiamo avuto un caso

interessante in Nevada di una famiglia che ha gemelli che hanno

contratto la Malattia di Niemann Pick o Alzheimer infantile, e la

famiglia ha raccontato di una brutta malattia simile all’influenza e i

genitori sono entrambi positivi agli anticorpi per l’XMRV e, cosa

interessante, entrambi i gemelli sono positivi alla infezione attiva.

Perci’ penso che questo lasci molto su cui riflettere, come minimo.

Perci’

naturalmente abbiamo deciso che dovevamo guardare in modo ampio alle

XMRV Asssociated Neuroimmune Diseases (XAND) ’ Malattie Neuroimmuni

Associate all’XMRV ’ e ci sono molti, molti candidati per questo.

Questa  ’ chiaramente una enorme area di ricerca che per me ’

straordinariamente eccitante e in effetti ho avuto collaboratori in

tutto il mondo che hanno detto ’per piacere, studiate i miei pazienti

con l’artrite reumatoide, per piacere guardate ai miei pazienti con il

Lupus’, e penso che sia molto interessante. Abbiamo in effetti guardato

alla Sclerosi Multipla atipica, perché un sacco di neurologi adesso

stanno categorizzando un certo gruppo di pazienti come persone che

hanno una Sclerosi Multipla atipica. Ci sono un sacco di disturbi

neurologici ma non incontrano bene i criteri per la Sclerosi Multipla,

per cui abbiamo preso tre di quei pazienti che, di nuovo, erano

positivi alla tecnica PCR. La Fibromialgia ’ una malattia ovvia a cui

guardare. Abbiamo preso dei pazienti con una fibromialgia ben

caratterizzata, un numero relativamente piccolo, 20 di quelli, di cui

il 60 per cento erano positivi. Come sapete, c’’ una significativa

sovrapposizione fra quelle sindromi, soprattutto dal punto di vista dei

sintomi. L’autismo ’ stata una malattia ovvia a cui guardare, dove c’’

un’altra grande ondata di richieste dai genitori rispetto alla

eziologia e alla patogenesi di quel disturbo. Un numero molto piccolo

di persone sono state testate oggi con una approssimazione del 40% di

positivit’. E naturalmente la lista potrebbe andare avanti e avanti e

avanti con stati di varie malattie che probabilmente dovrebbero venire

investigate da appropriate agenzie che dovrebbero fare la stessa cosa.

La

riorganizzazione clonale delle cellule gamma-T ’ stata interessante per

me perché molti anni fa l’ho trovato in modo costante nel tempo in un

sotto-gruppo di pazienti nel gruppo del Nevada. E questa ’ una slide

piuttosto complicata, ma se guardate alla linea gialla, il gruppo di

soggetti corrispondenti usati come controlli ’ un controllo che ’

positivo per la riorganizzazione clonane delle cellule gamma-T e le

riorganizzazioni clonali delle cellule gamma-T si vedono nei

pre-linfomi e in alcune infezioni virali. E in questo gruppo di

pazienti sulla destra, vedete che avevano una anormalit’ molto forte,

che si sviluppa molto rapidamente. E quello ’ un gruppo di pazienti di

cui sono particolarmente preoccupato e che volevo studiare

ulteriormente.

Per cui dalla pubblicazione dell’articolo su

Science abbiamo infatti guardato a quel gruppo di pazienti, così come

al gruppo di pazienti che ha sviluppato un linfoma o la leucemia o un

disturbo collegato che venivano dal gruppo di pazienti con la Sindrome

da Fatica Cronica che ho seguito per 25 anni. E, cosa interessante,

vedrete che non solo tutti avevano la riorganizzazione clonale delle

cellule-T, ma tutti quelli che sono stati testati sono risultati

positivi all’XMRV.

Su questo particolare paziente voglio fare

diverse osservazioni. Questo paziente ’ una specie di ’paziente indice’

per me per il fatto che ha avuto una diagnosi nel 1984 e in effetti

l’ho mandato al NIH (National Institute of Health ’ Istituto Superiore

di Sanit’) per studi nel 1988 a causa della severit’ dei suoi sintomi.

Ed ’ stato seguito all’NIH per molti, molti anni per una varietà di

ragioni. Alla fine ha fatto una splenectomia e gli ’ stata fatta la

diagnosi di linfoma mantellare, 16 anni dopo aver vissuto con la sua

malattia molto disabilitante. E’ stato trattato in modo molto

aggressivo con la terapia delle cellule staminali e con il trapianto di

midollo osseo e nonostante questo ’ morto a causa di una crisi finale

della leucemia mieloide cronica. Quello che ’ interessante ’ che siamo

stati in grado di sviluppare linee cellulari clone da questo paziente,

linee cellulari-B, e infatti quando lo abbiamo analizzato, nella figura

di mezzo,  troverete livelli estremamente alti di XMRV nella sua

linea cellulare-B. Quelle che ’ anche più interessante per me ’

l’immagine sulla destra. Quello che questo rappresenta ’ che siamo

stati in grado di prendere del siero che era stato congelato nel 1984,

al tempo in cui avevo chiesto aiuto ai CDC con questo disturbo,

scongelarlo e infettare le cellule. E questo ’ veramente spettacolare

per me e apre anche opportunit’ per studi in altri luoghi dove hanno

raccolto e conservato siero. Spesso le cellule PBMC (cellule

mononucleari del sangue periferico) non sono raccolte e conservate, ma

molti ricercatori hanno fatto una banca di siero. E in una qualche

maniera fa anche paura pensare che si può ottenere sangue che stato

congelato per 25 anni e ottenere virus attivi e infettivi.

Abbiamo

guardato alle variazioni genetiche nelle cellule dell’RNA che sono

state riportate nei pazienti con cancro alla prostata. ’ una anormalit’

genetica piuttosto comune nella popolazione in generale e infatti non

abbiamo trovato nessuna correlazione con i pazienti che erano positivi.

Ci sono molti differenti genotipi di cellula RNA e probabilmente uno

dei progetti a cui dovremmo guardare ’ ai differenti genotipi dei

pazienti che ne sono colpiti.

Ancora, ci si ’ domandati se

forse le cellule NK avessero un ruolo critico da interpretare qui.

Questa ’ proprio una rappresentazione di una famiglia di cui ha

riferito Paul Levine che aveva una disfunzione delle cellule NK in

molti membri della famiglia con lo sviluppo di cancro e sindrome da

fatica cronica.

Perci’ si può generare un’ipotesi, in modo molto

simile a come si ’ fatto per l’ipotesi dell’HIV, e cio’ che si sviluppa

una infezione acuta, si sviluppa una riposta degli anticorpi, alla fine

sin ha un fallimento del sistema immunitario e postuliamo qui che forse

c’’ una irregolarit’ nel numero e nella funzione di cellule NK con il

risultato di una malattia prolungata e molto significativa. Questo ’ un

modello che potrebbe essere testato in modo abbastanza semplice, e

penso che sia qualcosa che dovremmo fare rapidamente e con giudizio.

E vi ringrazio per la vostra attenzione e sono disponibile alle

domande.

Dopo

prolungati applausi il presidente ha commentato che erano molto

meritati. Ha preso la parola, lo ha ringraziato e ha esordito dicendo

che quello che aveva appena sentito gli ricordava quello che era

successo molti anni prima con l’infezione dell’HIV perinatale e che gli

studi di follow-up nell’HIV pediatrico hanno fatto s’ che si

conservassero 87.000 campioni di plasma e cellule che sono state

congelate dai pazienti e si potrebbe guardare a questi campioni per

possibili infezioni retrovirali. Ha poi aggiunto che lui si trovava in

quella commissione per aver riportato alcuni casi di sindrome da fatica

cronica pediatrica e che come pediatra aveva trovato anche spaventoso

sentire quello che era stato spiegato, ma ora che si ’ aperta la

finestra alla possibilità di infezioni perinatali, questo sarà molto

utile sia per i bambini che per gli adulti.

Sono seguite alcune

domande. Chi ha preso la parola ha ringraziato molto  il WPI per

l’apertura dimostrata nei confronti dell’esterno, per il modo in cui

stanno mettendo a disposizione della comunità scientifica le

informazioni e per essersi resi disponibili a collaborazioni. Si ’

chiesto di rispondere per’ a un commento del dottor Reeves, fatto

subito dopo la pubblicazione dello studio, in cui questi lamentava il

fatto che, secondo lui, la ’popolazione’ studiata non era ben

caratterizzata. Peterson, visibilmente infastidito dalla osservazione

negativa,  ha risposto che, come prima cosa, pubblicare su Science

dovrebbe parlare da s’ e, come seconda cosa, la popolazione era ben

caratterizzata e che il loro non era un articolo clinico e perci’ non

parlavano dei singoli pazienti che presentavano l’XMRV, ma questi

pazienti sono stati comunque studiati in modo estensivo prima.

Il

dottor Leonard Jason ha poi fatto due domande.  Una riguardava le

scorte di sangue. Ha chiesto se, ora che si sa di questo retrovirus, ci

siano delle linee guida in proposito da parte del National Cancer

Institute, e quali siano le potenziali implicazioni legali per qualcuno

che dovesse ricevere una trasfusione e che dovesse poi risultare

positivo al retrovirus. Ha anche chiesto se si sia mai verificato

fin’ora. Peterson ha risposto che era già stato contattato da due

avvocati che sono specializzati nell’HIV contratto in seguito a una

trasfusione di sangue proprio perché guardavano a possibili situazioni

di trasmissione dell’XMRV in seguito a trasfusioni ed erano molto

desiderosi di intraprendere possibili eventuali azioni legali. Ha poi

aggiunto di aver avuto dei gruppi di pazienti che si sono ammalati con

una trasfusione. C’’ n’’ uno in particolare dove hanno localizzato i

donatori di questa trasfusione ed era molto ansioso di fare a loro il

test. Hanno campioni di sangue pre- e post-trasfusione per quel

paziente per cui si sapr’ qualcosa di più preciso in futuro. Al momento

presente si sentiva di fare una raccomandazione molto più forte che non

la semplice cautela. Ha dichiarato di dire sempre hai propri pazienti

di NON donare sangue. Gli ’ per’ capitata una paziente che aveva

insistito per farlo ugualmente, motivata da una sorta di dovere civico.

Immaginava che se lo faceva quel genere di pazienti, lo facevano

sicuramente anche altri, senza contare quei pazienti che pure sono sani

e non sanno di avere il virus, come ’ capitato alle persone nel loro

gruppo di controllo.

Leonard Jason ha anche chiesto un commento a

proposito della collaborazione con i CDC riguardo ai campioni di

sangue. Voleva in particolare sapere se i CDC avevano campioni di

sangue del loro istituto e capire la natura della collaborazione.

Peterson ha preferito che fosse Annette Whittemore a rispondere a

questa domanda e le ha lasciato la parola. Costei  ha risposto che

lei stessa aveva dovuto porre quella domanda quando lo aveva saputo

perché era stata una sorpresa anche per lei; sperava fosse così e che

quello probabilmente veniva trattato dalla dottoressa Mikovits. Quindi

non poteva rispondere, ma sperava che le persone coinvolte lavorassero

congiuntamente perché accadesse e ha aggiunto che la sua preoccupazione

era che venissero utilizzate le tecniche giuste visto che loro erano

disposti a condividere i campioni.

Con questo si ’ chiuso

l’intervento in quella sede del dottor Peterson. Il dottor David Bell,

nel focalizzarsi sui punti fondamentali illustrati da Peterson in

questa presentazione nel suo ’Lyndonville News’ (Volume 6, Numero 3-

Novembre 2009) ha sintetizzato tre elementi fondamentali da tenere a

mente:

1. Il DNA dell’XMRV ’ stato trovato in 68 su 101 pazienti.

Questo lascia fuori 33 pazienti con la CFS che sono risultati negativi.

Ma ulteriori esami hanno fatto rilevare che 19 di questi 33 erano

positivi agli anticorpi all’XMRV, 30 di questi 33 avevano virus

trasmissibile nel plasma, e 10 di questi 33 avevano l’espressione

proteica, con il risultato finale di 99 pazienti su 101 con prove di

infezione da XMRV.

2. Ne consegue che in futuro, quando ci saranno

maggiori conoscenze, sarà magari possibile procedere in modo più

semplice e avere un test unico per conoscere il proprio status rispetto

all’XMRV, ma al momento attuale sono necessari diversi test, e

specificatamente di: a.DNA attraverso la PCR; b. infettivit’ virale; c.

ricerca delle proteine virali; d. anticorpi all’envelope dell’XMRV.

Bell in proposito ha espresso cautela e ha invitato a fare le cose per

bene dall’inizio. Gi’ c’’ sufficiente dubbio intorno alla CFS. Non si

possono fare le cose pressappoco.

3. La presentazione fornisce una

versione aggiornata della teoria del meccanismo di messa in funzione

della CFS che un tempo era chiamata la ’teoria dell’X Factor’,

espressione che ora Bell ritiene perfino ironica visto che il

retrovirus messo in campo si chiama XMRV. La teoria, divisa in tappe, ’

questa: I. infezione dell’XMRV; II. Infezione delle cellule B, dei

linfociti T e delle cellule NK; III. Deperimento del numero e

dell’attività delle cellule NK; IV. Riattivazione di altri agenti

patogeni. Notava Bell come i pazienti con l’AIDS si sentono meglio con

la soppressione delle infezioni secondarie. E questo spiegherebbe

perché il trattamento con antibiotici, antivirali, gammaglobuline e

altri agenti fa sentire meglio alcuni pazienti con la CFS/ME. 

Novembre 2009 

INTERVISTA AL DOTTOR LEONARD JASON SUL ’NEW YORK TIMES’

A cura di Giada  Da Ros, presidente della CFS Associazione

Italiana di Aviano (PN)

Traduciamo di seguito una intervista rilasciata dal dottor Leonard

Jason al New York Times alla fine di novembre.

Imparare a capire la CFS di prima mano

di DAVID TULLER

Leonard

Jason ’ professore di psicologia alla DePaul University a Chicago e

direttore del Centro per la Ricerca di Comunit’ dell’università. Fa

parte del Comitato di Consulenza sulla CFS al Department of Health and

Human Services ed ’ un membro del direttivo della Associazione

Internazionale per la CFS/ME, un gruppo di pressione.

Domanda.

Che cosa c’’ nella Sindrome d Fatica Cronica così difficile per molte

persone ’ per i pazienti stessi, i medici, i familiari?

Risposta.

La fatica ’ una esperienza umana universale, e in effetti la maggior

parte delle persone lavora duramente e si sente stanca la maggior parte

delle volte. E una severa fatica ’ uno dei disturbi più comuni di cui

la gente si lamenta con i propri medici. Perch’ molte persone hanno una

fatica generale e continuano ad andare avanti, e pensano ’Che così’

’sta cosa? Quella non ’ una malattia, ’ un fatto della vita’. Cos’ c’’

una percezione sia fra il personale medico che fra i profani che ’

qualcosa che puoi superare da solo, la gestisci. C’’ una tendenza a

pensare, ’Va bene, sei stressato, cerca di dormire meglio, prendi degli

antidepressivi.’

Con le malattie cardiache o il cancro o l’AIDS, hai

una immediata sensazione da parte della tua famiglia, i tuoi associati

al lavoro, i tuoi amici che questa ’ una cosa per cui devono avere

compressione, per cui abbiamo necessità di fare degli accomodamenti.

Quello che ’ differente in modo forte riguardo a questa malattia ’

che  la maggioranza delle persone non solo deve avere a che fare

con un problema di salute particolarmente debilitante, ma deve anche

avere a che fare con lo stigma e la reazione sociale e l’incredulit’ e

l’illegittimit’ e questo ’ devastante. I tuoi colleghi di lavoro dicono

che fingi di star male, il personale medico dice che non riesce a

trovare niente e ti inviano a uno psichiatra, e i tuoi amici cominciano

a lamentarsi che non li chiami mai, li hai respinti. Cos’ questa

persona si trova nel vortice di un terreno di incredulit’ che in

qualche modo ’ probabilmente unico.  

Domanda. La percezione della CFS ’ cambiata negli anni?

Risposta.

Ho trascorso molto del mio tempo a fare discorsi a un pubblico di

persone che non conosco, e sento che oggi ’ molto diverso ’ ampiamente

diverso da 20 anni fa. A quell’epoca, nessuno ne aveva sentito parlare

e c’era una pressoch’ universale incredulit’. Oggi, questo c’’ molto,

molto meno. Non voglio suggerire che non sia rimasto dello scetticismo.

’ ancora presente. Ma ’ mia opinione che le persone che sono scettiche

non hanno realmente guardato alla letteratura.  ’ facile mantenere

il tuo scetticismo quando non ti sei veramente preso la cura di

guardare.

Domanda. Quanto associa lo scetticismo al come

’Sindrome da Fatica Cronica’, che ’ usato negli Stati Uniti, invece di

nomi come ’Encefalomielite Mialgica’ o ’Encefalopatia Mialgica’, che

sono più comuni in altri Paesi?

Risposta. Il nome ’ infelice. ’

un nome terribile, perché il fulcro ’ la fatica e di questa fanno

esperienza diversa le persone sane e le persone che hanno questa

malattia. Penso veramente che se chiamassimo la bronchite o l’enfisema

’sindrome della tosse cronica’, probabilmente si avvenne molto poco

rispetto per quelle persone, ma un nome che suona più medico cambia la

percezione delle persone.

Quando hai un nome che suona-più-medico

stai dicendo che la malattia non ’ qualcosa di vaporoso, da essere

minimizzato o ignorato, e il personale medico pensa che sia più serio,

più debilitante. Spero che ci sia un nuovo nome, ma il problema ’ che

non si cambiano i nomi con leggerezza, anche i nomi cattivi, perché le

persone hanno imparato a riconoscere una malattia con un nome. Penso

che cambiarlo confonderebbe molte persone, perci’ ’ bene che sia un

nuovo nome che ’ accettato in modo più ampio dai pazienti e i

ricercatori.

C’’ un movimento in giro per il mondo di persone che

usano termini differenti, e alcuni stanno usando il termine ME/CFS. I

CDC e la Associazione CFIDS sono due delle ultime grandi associazioni

egli Stati Uniti che non sono salite a bordo.

Domanda. Ci sono

molte persone che pensano che la CFS sia solo una forma di depressione.

Quale ’ il collegamento fra le due?  

Risposta. La risposta

rapida ’, se vuoi fare un rapido test diagnostico, potresti dire, ’Se

domani stessi bene, che cosa faresti?’ E la persona con la CFS ti

darebbe una lista di cose a cui vogliono tornare nella loro vita, e la

persona con una classica depressione probabilmente direbbe, ’Non lo so’.

L’ottanta

per cento delle persone che hanno la depressione hanno fatica, ma non ’

il loro disturbo più serio. Possono avere problemi di sonno, 

alcuni problemi cognitivi che sono comuni, e possono finire per essere

inseriti nella definizione di caso per la CFS. Alcune persone con

questa malattia sono davvero depresse. Se, fondamentalmente, hai una

persone che ti dicono di sentirsi piuttosto bene, poi sono malate, e

poi si deprimono, potrebbero avere la depressione così come la

malattia. Il vero problema critico ’ quando hai una persona che ha solo

la depressione e non ha questa malattia, ma ha la fatica. Per cui [il

problema si pone] se la tua definizione di caso ’ imprecisa e confondi

le categorie, e questo porta all’interno della malattia persone che non

ce l’hanno. Alla fine hai problemi nel fare una stima su quante persone

ce l’hanno.

Domanda. Perch’ ha importanza la stima di quante persone hanno la

malattia?

Risposta.

Questo rimanda alla definizione di caso. Se questa include persone che

non hanno la malattia, alcuni potrebbero dire che ci sono dei vantaggi

perché d’ alla CFS un tasso di incidenza maggiore e più attenzione.

Perci’ se ci sono milioni di persone con questa malattia, potrebbe

risultare nel piano di azione e le persone la prendono più sul serio.

Penso che uno debba essere cauto rispetto a questo, perché se fai

ricerca con questo gruppo di persone più ampio, e alcuni di questi non

hanno la malattia, e la domanda riguarda quali siano i dati biologici,

come li interpreti? Se hai campioni di pazienti che sono diversi, alla

fine quello che succede ’ che sarà molto difficile trovare marker

genetici o biologici perché c’’ una tale imprecisione nel modo in cui ’

stato identificato.  Per cui quello che succede ’ che le persone

dicono, ’Non troviamo nulla, deve essere di origine psichica’.  

Domanda. A lei ’ stata diagnosticata la CFS molti anni fa. Come l’ha

colpita?

Risposta.

Quello ha scatenato il mio interesse. Mi ’ venuta la CFS nel 1990 dopo

aver avuto la mononucleosi, e ho finito per dover lasciare il mio

lavoro per circa una anno e mezzo. Mi sono detto, ’Beh, cavoli, se

questo mi sta colpendo nel modo in cui sta facendo, dovrei provare a

fare della ricerca’. Ne sapevo un pochino, prima, e poi ho cominciato a

leggere la letteratura.  

L’epidemiologia fatta dai CDC era

atroce. Quello che ho letto ’ che era un disturbo estremamente raro che

colpiva meno di 20.000 persone, che era primariamente psicologico, che

colpiva prevalentemente le classi economicamente medio-alte, che aveva

una definizione di caso che era stata messa insieme per consenso e non

con metodi di ricerca, e che aveva un nome che la sminuiva molto. La

ricerca sulla diffusione ’ stata fatta molto male. I test che stavano

usando erano inappropriati e avevano un vero pregiudizio verso la

patologia psichiatrica. Mi sono reso conto che uno aveva bisogno di

fare un lavoro di base nella diagnostica e un lavoro di base nella

epidemiologia. L’ho guardato e ho detto: ’Hey, ho abbastanza lavoro qui

per i prossimi dieci anni’. ’ stata una vera opportunit’ di lavoro per

me.

Domanda. Come ’ guarito?

Risposta. Direi che ’

stato un processo molto lento. Ho avuto una grande fortuna che la

maggior parte delle persone non ha, nel fatto che avevo le risorse. Ero

un professore con una docenza di ruolo a tempo indeterminato con un

buon reddito che aveva persone che facevano il tifo per me, e nessuno

mi ha mai messo in dubbio o mi ha detto te lo stai inventando, o non ’

una cosa seria. Tutti sapevano che ero un gran lavoratore, e mi

rivolevano.  Quante persone che si ammalano di questa cosa hanno

quell’opportunit’? Perci’ mi hanno dato la possibilità di ricostruirmi

di nuovo. Avevo indennit’ e un salario pieno. Avevo un ambiente di

lavoro, e un ambiente di amicizie e un ambiente di supporto che la

maggior parte delle persone non hanno. Per la maggior parte delle

persone, la prima cosa che capita loro ’ che perdono il loro

lavoro,  e poi non hanno abbastanza soldi.  Sono ancora in

qualche modo attento rispetto a quanto faccio e per che cosa mi prendo

un impegno.  Penso a me stesso come qualcuno che ha recuperato dal

70 all’80 per cento, non il 100 per cento.

STUDIO

SUL COSTO DEL CAMMINARE: MAGGIORE PER CHI HA LA CFS

Su 

Disability and Reabilitation (Disabilit’ e Riabilitazione), la rivista

ufficiale della International Society of Physical and Rehabilitation

Medicine (ISPRM, Societ’ Internazionale della Medicina Fisica e della

Riabilitazione), una organizzazione preminentemente scientifica con lo

scopo di migliorare la conoscenza e le competenze nel campo della

riabilitazione, di migliorare la qualità delle vita di coloro che hanno

problemi di disabilit’ e di facilitare l’inserimento della medicina

riabilitativa all’interno delle organizzazioni internazionali sulla

salute, ’ stato pubblicato il risultato di uno studio che ha esaminato

il costo fisiologico del camminare in coloro che soffrono

di CFS/ME.

Lorna

Paul e Rebecca Marshal dell’università di Glasgow e Danny Rafferty

della Glawgow Caledonian University, nel Regno Unito, si sono appunto

proposti di esaminare quanta fatica costa il camminare a chi ha la CFS

rispetto a chi ’ sano, lasciando che le persone con la CFS camminassero

alla velocit’ che preferivano ma associando soggetti sani come gruppo

di controllo che camminavano alla stessa loro velocit’. Prima ’ stato

chiesto di camminare per cinque minuti a 17 persone con la CFS, poi ’

stato chiesto di fare lo stesso, e alla stessa andatura ad altre 17

persone sane che fungevano da controllo. Le osservazioni e le

misurazioni riguardavano la velocit’ di andatura, e l’apporto di

ossigeno. Ai pazienti con la CFS ’ anche stato chiesto di rispondere a

un apposito questionario.

Il risultato ’ stato che: nello

scegliere la propria velocit’ di camminare preferita, il gruppo con la

CFS procedeva ad una velocit’ di  0.84 ’ 0.21 metri al secondo,

contro 1.19 ’ 0.13 metri al secondo delle persone sane usate come

controllo, quindi sceglieva una minor velocit’ nel camminare; alla

velocit’ di cammino preferita, l’apporto d’ossigeno, tanto lordo quanto

netto ’ stato significamene inferiore per coloro con la CFS rispetto

alle persone sane; a pari velocit’ invece, il costo fisiologico

dell’andatura, tanto lordo quanto netto, ’ stato maggiore per il gruppo

con la CFS che non per il gruppo di controllo. Sebbene non se ne

sappiano ancora le ragioni, la conclusione ’ stata che Il costo

fisiologico del camminare ’ più elevato, e in modo significativo, per

le persone che soffrono di CFS, rispetto ai soggetti sani, e si

richiede perci’ un maggiore apporto di energia per lo stesso percorso.

29-30

ottobre 2009

Washington ’ USA  – Congresso  organizzato da Chronic

Fatigue Syndrome Advisory Committee (CFSAC) – US Department of Health

and Human Services sulle nuove scoperte relative retrovirus XMRV (leggi)

Di Giada Da Ros  presidente della CFS Associazione Italiana di

Aviano (PN).

La

recente scoperta di un retrovirus chiamato XMRV collegato alla CFS/ME,

di cui sono stati co-autori insieme ad altri la dottoressa Judy

Mikovits e il dottor Peterson, si ’ avuta anche grazie ai finanziamenti

di Annette Whittemore che ha fondato il Whittemore Peterson Institute

(WPI), un ospedale dedicato alle malattie neuro-immunitarie, in Nevada,

con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per chi soffre di

CFS, fibromialgia e malattie similari. Nel 2005 lo stato ha approvato

un progetto congiunto che coinvolge anche la facolt’ di medicina

dell’Universit’ del Nevada e il Nevada Cancer Institute per realizzare

un centro che fosse lo stato dell’arte per la biologia molecolare con

la costruzione nel campus della facolt’ di una struttura atta alla

ricerca, che sarà completata e inaugurata nel 2010. In attesa che

l’Istituto sia completato la ricerca del WPI si svolge dei laboratori

diretti dalla dottoressa Mikovits e del dottor Peterson, laboratori in

cui appunto ’ stata appena fatta la scoperta dell’XMVR. La Mikovits e

la Whittemore sono elettrizzate del fatto che questo sia avvenuto ancor

prima di aprire i battenti, per così dire, e di quello che potrebbero

ancora realizzare in futuro. Le due donne sono state intervistate in

una trasmissione locale. Sotto trovate in video, in originale, la prima

parte di quell’intervista, dell’8 ottobre 2009:

Di

seguito trovate una trascrizione tradotta di quello che viene detto nel

video. Nel parlato ci si interrompe e si aggiungono parole pleonastiche

che sarebbero pensati nella lettura. Per questa ragione, la traduzione

non riporta parola per parola, ma fa una trascrizione ’pulita’, per

così dire, per quanto comunque molto accurata.

Presentazione

della voce fuori campo: Questo ’ ’Nevada Newsmakers’ con il conduttore

Sam Shed nel forum politico senza regole. Ora, dal centro di

trasmissione di ’Nevada Newsmaker’, ecco a voi Sam Shed’

Sam

Shed: E di nuovo su ’Nevada Newsmaker’ siamo elettrizzati di dare il

benvenuto nel programma ad Annette Whittemore, che ’ presidente e

fondatrice del Whittemore Peterson Institute e a Judy Mikovits,

direttrice della ricerca per il WPI e medico. Non credo di aver mai

fatto una trasmissione più elettrizzante di questa perché quello di cui

stiamo parlando ’ una notizia estremamente importante. Voglio leggere,

se posso, giusto il primo paragrafo del vostro comunicato stampa: ’Gli

scienziati del Whittemore Peterson Institute hanno scoperto un

collegamento significativo fra l’XMRV e la ME/CFS’ – che affronteremo

fra un momento – ’un retrovirus recentemente identificato chiamato XMRV

’ stato collegato a una malattia neurologico-immunologica che colpisce

più di un milione di persone negli Stati Uniti. Gli scienziati del

Whittemore Peterson Institute, che si trova all’Universit’ del

Nevada-Reno e i loro collaboratori al National Cancer Insitute e alla

Cleveland Clinic hanno scoperto un collegamento retrovirale alla

encefalomielite mialgica ’ sindrome da fatica cronica. Hanno

recentemente pubblicato la loro innovativa scoperta sulla rivista

’Science’ una delle principali riviste al mondo di ricerca scientifica

originale, notizie e commentari globali. L’articolo intitolato

’Individuazione del retrovirus infettivo XMRV nelle cellule del sangue

dei pazienti con la CFS’ ’ una grande scoperta nel capire l’origine di

questa malattia. Cominciamo con la cosa più di base, ovvero che così’

un retrovirus’

Mikovits: Ci sono solo altri due retrovirus umani

conosciuti, il virus della leucemia delle cellule T e l’HIV, il

retrovirus che causa l’AIDS. Entrambi questi virus causano il cancro,

malattie neurologiche, deficienze immunitarie e disordini infiammatori

negli esseri umani. L’XMRV ’ solo il terzo retrovirus umano infettivo

dimostrato e questo ’ quello che il nostro lavoro ha fatto.

Shed:

Che cosa vi ha fatto guardare a questo virus? Lo dico perché ’ stato

originariamente scoperto nei tessuti del cancro alla prostata degli

uomini con specifici difetti genetici del sistema immunitario dal

dottor Silverman della Cleveland Clinic. Perch’ lo avete applicato alla

CFS/ME?

Mikovits: S’ ’ vero, quel link genetico era il gene

ereditario del cancro alla prostata numero 1; ’ un enzima antivirale

che ’ anche un marchio delle anormalit’ dei pazienti con la CFS/ME.

Perci’ abbiamo ragionato che, se questo virus stava contagiando gli

uomini con questo difetto immunitario e causando il cancro alla

prostata, poteva essere in effetti il colpevole della CFS.

Shed: Quali sono stati i suoi pensieri quando avete cominciato a

intraprendere questa strada?

Whittemore:

sapevo che la cosa principale che dovevamo fare era cercare le risposte

e ho sempre creduto che avremmo trovato un agente patogeno sottostante;

non aveva senso che così tanti virus differenti fossero stati chiamati

in causa come cause di questo disturbo. Perci’ sono assolutamente

elettrizzata. Questo ’ esattamente quello che ci siamo attivati per

fare.

Shed: Una delle cose che ’ sempre stata così frustrante

per coloro che soffrono di fatica cronica, fibromialgia e altre

malattie collegate ’ che per un sacco di tempo le persone, i medici

pensavano che fossero pazze per il fatto che i sintomi si manifestavano

in un posto e poi apparivano in un altro, senza che si riuscisse a

tracciare la cosa. 

Whittemore: E’ stato davvero molto,

molto interessante e la cosa elettrizzante ’ che Judy può dirle come il

virus funziona. Tutti i sintomi hanno senso sulla base di quello, per

cui ’ meraviglioso avere questo puzzle in cui tutti i pezzi si stanno

trovando insieme all’improvviso e incastrando così bene. Sono certa che

lei (rivolta alla dottoressa Mikovits) possa dirlo.

Shed: Quello

che stavo per dire, specificatamente, colleghiamolo alle donne. Molti

dei problemi sono stati che le donne ne hanno sofferto e adesso lei ’

stata in grado di individuare il problema in un incredibile lavoro di

investigazione.

Mikovits: Quello che dice ’ corretto. Si

tratta di un semplice retrovirus il che significa che la sua

espressione, il suo essere on e off, ’ controllato – questo lo abbiamo

appena imparato, sono dati ancora non pubblicati ’ solo da tre cose: la

risposta agli ormoni, e la risposta all’elemento infiammatorio, quello

che ’ chiamato l’elemento NF-kB, perci’ il cortisolo, che ’ l’ormone

dello stress, attiva il virus molto rapidamente e continua a tenerlo

espresso, e lo stesso fanno eventi infiammatori causati da altri agenti

patogeni e così succede con altri pro-ormoni come gli androgeni e

progesteroni, cosa che ha pure senso in riferimento al cancro alla

prostata, il cancro alla prostata infiammatorio e il fatto che la

malattia sia più prevalente nelle donne.

Shed: Una delle cose

che sono comuni qui ’ che questa non ’ una malattia che si trasmette

attraverso l’aria, che ’ qualcosa a cui le persone hanno potenzialmente

pensato. Questo ’ qualcosa che c’’ in tutto il mondo. Voglio dire, ’

semplicemente sbalorditivo, ma sono effettivamente fluidi e sangue che

sono stati’

Whittemore: ’ giusto. Penso che, ovviamente,

esaminandolo e descrivendolo in modo più completo, potremo [capire di

più], ma nella storia di questi altri virus questo ’ quello che hanno

scoperto, non si trasmette attraverso l’aria, per fortuna.

Shed:

OK, questa scoperta ha molte più ramificazioni che non solamente per la

CFS/ME. Noi in questo programma siamo stati grandi sostenitori della

comunità dell’autismo e abbiamo cercato di trattare l’argomento il più

possibile. Che effetto può avere sulla comunità dell’autismo questa

ricerca? E le scoperte, voglio dire, non ’ solo ricerca, ma sono

scoperte.

Mikovits: A dire il vero, noi abbiamo’ non ’

nell’articolo e non ’ pubblicato, ma abbiamo effettivamente fatto

alcuni di quegli studi e abbiamo trovato il virus presente in un numero

significativo dei campioni di sangue di persone autistiche che fin’ora

abbiamo esaminato

Shed: Allora c’’ anche un favoloso potenziale che questo possa portare

a delle soluzioni per la comunità dell’autismo.

Mikovits:

Lo abbiamo collegato a un diverso numero di malattie neuro-immunitarie,

incluso l’autismo. Sicuramente non ’ la sola cosa perché ci sono dei

difetti genetici che hanno come risultato l’autismo, ma ci sono anche i

fattori ambientali, c’’ sempre l’ipotesi di, sa, ’il mio bambino, viene

individuato, poi si ammala e poi sviluppa l’autismo’. E’ interessante

notare, su questa nota, se posso fare della speculazione, la questione

del vaccino’ questo può anche spiegare perché il vaccino a volte porta

alcuni bambini all’autismo: perché questi virus vivono, si dividono e

crescono nei linfociti, nelle cellule di risposta immunitaria, le

cellule-B e le cellule-T, perci’ quando fai un vaccino mandi le tue

cellule-B e cellule-T del tuo sistema immunitario in iperattività,

quello ’ il suo lavoro. Se ospiti un virus e ne replichi un intero

gruppo, in questo modo hai rotto l’equilibrio fra la risposta

immunitaria e il virus, perci’ potresti aver avuto il virus sottostante

e lo hai amplificato con quel vaccino e così dai il via alla malattia

in modo tale che il tuo sistema immunitario non può più controllare

altre infezioni e questo ha creato una deficienza immunitaria.

Shed: Facciamo una pausa, altro su questa eccitante scoperta quando

torniamo.

Nella

seconda parte dell’intervista, le due donne hanno sottolineato che

sicuramente sono a favore delle vaccinazioni e che si rendono conto di

quanto siano importanti per la salute dei bambini. Quello che sta loro

a cuore ’ cercare di individuare e capire se qualcuno ’ positivo

all’XMRV all’interno della famiglia, in modo tale da cercarlo anche nei

bambini e fare in modo di proteggere il bambino riuscendo ugualmente a

vaccinarlo evitando l’autismo, anche se nessuna delle due intende in

alcun modo dire che la vaccinazione causa l’autismo, perché ci sono

diversi fattori che ne sono coinvolti.

Hanno poi continuato a dire

che visto che si tratta di un retrovirus e che si ha molta esperienza

nello sviluppare dei farmaci per combatterli, la cosa positiva ’ che si

potrebbero sviluppare delle cure con tempismo. Ci stanno già lavorando.

E magari potrebbero anche riuscire a scoprire anche la causa della

CFS/ME. Quello che per loro ’ fondamentale ’ poter continuare a

lavorare con lo stesso ritmo e per questo hanno bisogno di fondi e si

stanno attivando per cercare di averne il più e il prima possibile.

Sono anche elettrizzate della risposta della comunità scientifica.

Hanno presentato il loro lavoro tre volte (al momento dell’intervista),

due volte in conferenze chiuse e una volta in un  incontro

internazionale e tutti erano attentissimi e la comunità scientifica si

’ messa subito a studiare la scoperta per cui sicuramente riceveranno

molto aiuto. Ugualmente lo studio potrà essere rilevante anche per chi

soffre di fibromialgia. E’ un campo completamente nuovo e ora che hanno

dimostrato che c’’ un patogeno alla base, tutti sono elettrizzati. La

Whittemore, che ha una figlia con la CFS/ME, ha anche mostrato il suo

entusiasmo personale, e anche un pizzico di tristezza per la salute

persa e gli anni persi. Ora guarda al futuro e spera di avere presto

delle cure e anche un vaccino. Per tutto il resto rimandano al sito del

Whittemore Peterson Insitute.

RETROVIRUS XMRV: UN TEST

DIAGNOSTICO ENTRO L’ANNO

Di Giada Da Ros ’ presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

La

notizia della scoperta di un collegamento fra la ME/CFS e il retrovirus

XMRV (xenotropic murine leukemia virus-related virus) ha fatto il giro

del mondo in men che non si dica. Non solo. La dottoressa Judy

Mikovits, direttrice del team di scienziati che ha fatto la scoperta,

ha confermato l’ottimismo dicendo che, in seguito al lavoro pubblicato,

i loro studi sono continuati e che, anche se i risultati in proposito

non sono ancora stati resi pubblici in modo ufficiale, il 95% (contro

l’iniziale 67%) dei pazienti sotto indagine ’ risultato positivo al

retrovirus. Anche alcuni pazienti con la fibromialgia sono stati

testati e anche loro sono risultati positivi allo stesso virus, anche

se il campione era troppo piccolo per riuscire a trarre delle

conclusioni significative, almeno per il momento. E’ stato aggiunto che

alcuni dei pazienti a cui viene diagnosticata la fibromialgia hanno in

realtà la ME/CFS.

Che così’ l’XMRV. L’XMRV ’ un retrovirus

umano ovvero ’ un virus che appartiene alla stessa famiglia di virus a

cui appartiene l’AIDS. Questi virus hanno le informazioni genetiche

nell’RNA anzich’ nel DNA, si inseriscono nel materiale genetico

dell’ospite e ci rimangono per la vita. Fin’ora erano conosciuti solo 3

retrovirus infettivi per l’uomo, l’HIV, l’HTLV-1 e l’HTLV-2, il primo

causa l’AIDS, gli altri due la leucemia delle cellule-T e il linfoma

delle cellule-T. Ora si ’ scoperto che anche l’XMRV può contagiare gli

esseri umani, così come sappiamo può contagiare gibboni, gatti e koala

fra gli animali. ’ stato identificato per la prima volta dal dottor

Robert Silverman mentre studiava i tessuti cancerogeni di uomini che

avevano una forma molto aggressiva di cancro alla prostata e che

avevano uno specifico difetto nel loro sistema di difesa antivirale. Il

collegamento dell’XMRV con la CFS/ME ’ stata per’ per la prima volta

identificato dal Whittemore Peterson Institute, dalla Cleveland Clinic

e dal National Cancer Institute.

Come si trasmette l’XMRV.

Non si conoscono ancora le ramificazioni sanitarie dell’XMRV o della

ME/CFS. Si ritiene che l’XMRV sia trasmesso attraverso fluidi corporei

come il sangue, lo sperma o il latte materno. Pu’ essere perci’

possibile trasmetterlo per contatto sessuale, attraverso la

condivisione di aghi, con trasfusioni di sangue e allattando, ma non si

trasmette per via aerea, e non si sa ancora se si trasmetta in modo più

facile o più difficile degli altri retrovirus umani. Condividere

articoli come spazzolini da denti, rasoi e altri oggetti che possono

venire a contatto con il sangue non ’ raccomandato come misura

precauzionale. La dottoressa Mikovits ha ipotizzato che il virus non si

sia diffondendo molto rapidamente per il semplice fatto che le persone

con la ME/CFS ’sono troppo malate per fare qualunque cosa’. Quello che

sanno ’ che di media alcune persone con la ME/CFS hanno un’aspettativa

di vita minore di coloro che non vivono con questa sindrome.

Che

cosa causa la CFS. I risultati mostrano che si può essere contagiati

dall’XMRV e non per questo avere la ME/CFS. La causa della CFS, per ora

ignota, ’ probabile che sia un processo multi-fattoriale che si

verifica in persone predisposte. LA ME/CFS ’ una complessa malattia

sistemica neuro-immunitaria alla cui patogenesi sembra contribuire

l’XMRV. Ulteriori studi sono per’ necessari per capirne la portata. Il

Whittemore Peterson Institute ha sviluppato un test del sangue per

individuare l’XMRV. Il test al momento sta passando il vaglio della

valutazione e convalida clinica. Il centro sta anche negoziando un

accordo con un laboratorio clinico per permettere delle analisi. Non

possono infatti fare analisi e offrire risultati individuali dal loro

laboratorio di ricerca. Non appena questi servizi saranno disponibili,

e in che modo dovranno essere richiesti, lo faranno sapere. In questo

momento sul loro sito c’’ scritto di tornare periodicamente a

verificare per aggiornamenti, ma fino a qualche giorno fa dicevano che

speravano di avere un test clinico disponibile per il pubblico entro

l’anno.  

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

La

dottoressa Nancy G. Klimas, direttrice del dipartimento di immunologia

della University of Miami School of Medicine e direttrice della ricerca

clinica su AIDS/HIV al Miami Veterans Affairs Medical Center, nonché

membro del direttivo della Associazione Internazionale della CFS/ME, ha

risposto ad alcune domande dei lettori di un apposito blog di

consulenza medica del New York Times in merito alla CFS/ME e alle nuova

scoperta di un collegamento con il retrovirus XMRV.

Di

seguito trovate la traduzione delle domande che le sono state rivolte e

delle risposte che ha dato. Il grassetto nelle domande ’ nostro, per

poter individuare a colpo d’occhio l’argomento della domanda.

Domanda: Ho

la CFIDS da 25 anni. Se ’ un virus, ’ contagioso? Come si trasmette?

Ora mi preoccupo di poterlo trasmettere ad altri. Grazie.

Nona

Risposta:

In generale, i retrovirus non si diffondono attraverso l’aria o

goccioline, ma si trasmettono sessualmente, verticalmente (da madre a

feto) o attraverso trasfusioni di sangue. Da quello che abbiamo appreso

da altri retrovirus, ’ chiaro che la quantità di virus conta, e le

persone con un basso quantitativo di virus circolante non sono tanto

contagiose quanto le persone con alti livelli di virus nel sangue. Con

l’XMRV, il retrovirus recentemente trovato in molti pazienti con la

sindrome da fatica cronica, non abbiamo informazioni sufficienti per

valutare quanto infettivo possa essere.

Ogni volta che si solleva

la possibilità di trasmissione sessuale, la gente si preoccupa di

essere in qualche modo responsabile di infettare i partner sessuali.

Sebbene questo sia possibile, ’ importante ricordare che molte

infezioni possono venire dall’esposizione fra trisavoli e vengono

mantenute per generazioni come infezioni latenti o come infezioni da

vecchie esperienze di qualunque partner sessuale in una catena di

partner. Sappiamo che ’ molto inusuale che entrambi i partner

sviluppino la sindrome da fatica cronica, o CFS. E sebbene la CFS

da-madre-a-figlio possa capitare, non ’ comune.

’ chiaro che ci

sono un numero di fattori che aumentano il rischio di CFS: la genetica,

il funzionamento immunitario, la severit’ dell’infezione sollecitante ’

solo per citarne qualcuno. Essere semplicemente esposti a un virus, o

anche contagiati, non significa che la persona si ammali. Non sappiamo

nemmeno se l’infezione con il virus XMRV causi effettivamente la

malattia, o se sia uno dei diversi virus associati che si ’ riattivato

(come l’HHV-6, l’EBV e gli enterovirus).

’ importante non prendere

queste nuove scoperte riguardo al virus XMRV per qualcosa di più di un

elettrizzante nuovo sviluppo. Abbiamo bisogno di studi di conferma, poi

di studi per vedere se il virus contribuisce alla ragione della

persistenza della malattia e dei sintomi. La buona notizia ’ che se

l’XMRV ’ collegato alla CFS, ci sono molti farmaci antivirali che sono

già stati testati con sicurezza nell’HIV che possono inibire la

riproduzione del virus. Cos’ quel genere di studi possono essere

disegnati molto rapidamente.

Domanda: C’’ un’analisi specifica,

del sangue o di altro tipo, per determinare se una persona ’ contagiata

dal virus XMRV?

Beau Brincefield

Risposta:

Il test per l’XMRV di cui si ’ data notizia ’ al momento solo usato in

un setting di ricerca. Si ’ citata la direttrice della ricerca del

Whittemore Peterson Institute, che  stato parte delle recenti

scoperte, che ha detto che stanno sviluppando un test commerciale che

si aspettano sia disponibile ’entro alcune settimane’. Pure diversi

altri laboratori commerciali stanno sviluppando dei test.

Alcuni

punti importanti: primo, le analisi degli anticorpi significano che sei

stato esposto a un virus e non ti dicono che effettivamente hai

un’infezione attiva in corso. Secondo, una tecnica conosciuta come test

PCR misura qualcosa che viene chiamato ’carico virale’, e il test ’

disegnato in modo tale da misurare o il virus attivo che si riproduce o

il virus latente (inattivo). Entrambe le misurazioni sarebbero utili

con questo nuovo virus, ma non vi abbiamo accesso salvo che in un

contesto di ricerca.

Un altro modo di vedere se sei contagiato ’

attraverso le culture virali. Il recente studio pubblicato su Science

ha usato tanto le culture quanto il test PCR.

Domanda.

In passato ero molto attivo e mi piaceva molto praticare degli sport.

Poi sono stato colpito da un qualche tipo di infezione. Alla fine, dopo

essere stato da diversi medici e professionisti nel campo sanitario,

finalmente mi ’ stata diagnosticata la CFS. Ora penso di affrontarla

più facilmente. Cerco di avere un periodo di riposo durante il giorno.

Mi piacerebbe praticare di nuovo degli sport, ma mi sento così male

dopo che ci provo, e i miei muscoli sono tutti così doloranti. Ha

qualche consiglio? Dovrei spingermi e tornare a far sport? Sto trovando

difficoltoso già così com’’ tenermi al passo con il college e con il

normale camminare che uno deve fare. Non voglio mollare l’università.

Pat

Risposta:

La maggior parte dei pazienti con la CFS reagisce meglio se spezza i

propri esercizi in piccoli segmenti, si prende brevi momenti di riposo

e poi prova di nuovo. Certamente spingersi può causare dei ’crolli’ e

delle ricadute che possono durare dei giorni, anche delle settimane.

Per questo dico ai miei pazienti di usare la regola dei 5 minuti: 5

minuti di esercizio, poi 5 minuti di star stesi, poi altri cinque

minuti ’ aumentando i loro esercizi di incrementi di cinque minuti.

Se

riesce già a tollerare più esercizio di così, allora provi ad arrivare

fin dove arriva, faccia una pausa, poi provi per un altro round.

Inoltre, i pazienti con la CFS tollerano gli esercizi di flessibilit’ e

di resistenza (stretching e allenamento con i pesi) meglio degli

esercizi di aerobica. Poich’ i pazienti con la CFS tendono ad avere

delle cadute di pressione sanguigna mentre fanno esercizio, di solito

tollerano meglio gli esercizi di aerobica mentre sono in posizione

distesa ’ nuotare, andare in bicicletta da sdraiati, quel genere di

cose.

Domanda: Vorrei

associarmi al post numero 25 e chiedere quando e come uno può offrirsi

volontario per far parte del trial farmacologico? Per piacere ci aiuti.

Sally

Risposta: Ci sono trial farmacologici e altri

studi in corso, in tutti gli Stati Uniti e il mondo, che guardano a

questa malattia e ai suoi possibili trattamenti. Gli investigatori al

Whittemore Peterson Institute e altrove stanno già pianificando trial

antivirali basati su questo nuovo elettrizzante sviluppo nella ricerca.

Terrei d’occhio tre siti web in particolare ’ l’International

Association for CFS/ME, la CFIDS Association of America, e il

Whittemore Peterson Institute for Neuro-Immune Disease per ulteriori

sviluppi.

Domanda: Gi’ agli

inizi degli anni ’90, la dottoressa Elaine DeFreitas del Wistar

Institute di Filadelfia ha scoperto un nuovo retrovirus umano

(strettamente imparentato all’HTLV 2, con aspetti simili agli

spumavirus) nei pazienti con la CFIDS. Questo ’ stato in seguito

confermato da due altri importanti ricercatori (e da un laboratorio

commerciale). La dottoressa DeFreitas aveva quasi finito di farne la

sequenza dei geni e ha pubblicato un articolo meticoloso su

un’importante rivista specializzata. Poi i Centers for Disease Control

and Prevention e L’Istituto Superiore di Sanit’ americano hanno

intenzionalmente distrutto la sua reputazione perché non si inseriva

nel loro vigorose affermazioni che la CFIDS era psiconevrosi. Nessuno

ha seguito quel cammino per timore che la propria carriera fosse

distrutta allo stesso modo. Tutto questo ’ stato dettagliatamente

raccontato nello straordinario libro ’Osler’s Web’.

Si

tratta dello stesso virus nel ’nuovo’ XMRV?

Justin Reilly

Risposta:

La dottoressa DeFreitas stava svolgendo un lavoro elettrizzate e

bisognerebbe farle le congratulazioni per i suoi iniziali risultati che

suggerivano una infezione virale nella CFS. Da allora, la tecnologia ’

avanzata in modo spettacolare, dando agli investigatori nuovi strumenti

per cercare virus che nel 1990-1992 dovevano ancora esser identificati,

compreso il virus XMRV.

Sono anche stati sviluppati nuovi farmaci

antivirali che potrebbero essere potenzialmente efficaci nel

controllare questo genere di infezioni.  Abbiamo anche un

comprensione molto più forte della tossicit’ di questi farmaci e del

loro uso sicuro.

Mi congratulo con i ricercatori del Whittemore

Peterson Institute per il loro diligente lavoro. Sono anche molto

contenta per Elaine oggi. Vorrei anche chiedere ai pazienti di

pazientare un altro po’ in modo che i ricercatori possano escogitare e

metter in atto quel genere si trial clinici che ci faranno sapere se

questo virus ’ il perno nel continuo della malattia.  

Domanda: Ritengo

che il paragone con l’HIV (solo perché capita che sia un altro

retrovirus) sia allarmista, non necessario e al peggio il genere di

giornalismo sensazionalista con poco fondamento nei fatti che ’ più

tipico dei giornali scandalistici che altro! Da quello che ne deduco’

al meglio il collegamento fra i due ’ debole e generale.

Quello

che mi fa arrabbiare ’ che il paragone con l’HIV ’ completamente fuori

contesto; ci sono molti retrovirus che si sa che non causano per nulla

nessuna patologia ’ paragonarlo a quello che ’ il più conosciuto e

temuto ’ semplicistico e semplicemente sbagliato. Non dovremmo

dimenticare che i retrovirus sono stati comuni lungo la storia umana, e

mentre alcuni non causano alcuna malattia, la maggior parte non si

avvicinano nemmeno all’estremo dell’HIV.

Paragonare

il virus all’HIV ’ creare inutile allarme  e sofferenza a persone

che già hanno a che fare con una difficile malattia. Non solo il

paragone ’ inutile fuori dal contesto, non offre informazioni utili al

lettore.

Chiedo

che lei pensi alle conseguenze morali del suo negligente paragone ’

l’orrore e l’angoscia di quelli che possono aver pensato che possa

essere tanto debilitante quanto l’HIV, così come il terrore al pensiero

di poterlo potenzialmente trasmettere ad un’altra persona.

David

Risposta:

Fa una buona argomentazione. Questo ’ uno studio, i risultati devono

essere validati, poi lo studio successivo guarder’ alle opzioni di

trattamento. E ha ragione, alcuni retrovirus sono apparentemente

benigni, mentre altri sono patogeni.

Ma spero che lei non dica che i

pazienti con la CFS non sono malati tanto quanto i pazienti con l’HIV.

I miei pazienti con l’HIV per la maggior parte sono in piena forma

grazie a tre decenni di intensa ed eccellente ricerca e miliardi di

dollari investiti. Al contrario, molti dei miei pazienti con la CFS

sono terribilmente malati e impossibilitati a lavorare o a partecipare

nella cura delle loro famiglie.

Divido il mio tempo clinico fra le

due malattie e posso dirle che se dovessi scegliere fra le due malattie

(nel 2009) preferirei avere l’HIV. Ma la CFS, che ha un impatto su

milioni di persone nei soli Stati Uniti, ha avuto una piccola frazione

dei dollari per la ricerca che sono stati diretti all’HIV.

Nonostante

questi limiti, c’’ stato un considerevole sforzo nel cercare di capire

la cause e di sviluppare trattamenti efficaci.

Bisognerebbe

congratularsi con il Whittemore Peterson Institute per il loro

fantastico lavoro, svolto in un centro nuovo di zecca pagato attraverso

donazioni private, denaro statale e la collaborazione dell’Istituto

Superiore di Sanit’. Ricerca creativa e finanziamento creativo!

Domanda: Pensa

che il sonno sia un fattore nella CFS? Ha sentito parlare dello Xyrem

(nome commerciale dell’acido gamma-idrossibutirrico, GHB, ndt) usato

per facilitare la Fase 4, il sonno profondo? Quasi tutti quelli con la

fibromialgia e/o la CFS riportano di non essere in grado di dormire

profondamente ’ cio’ di avere un sonno ristoratore. Stiamo tutti

aspettando ansiosamente un aiuto in questa vita. Cos’ tanti anni sono

stati persi a queste malattie.

Abot Bensussen

Risposta:

C’’ un trial clinico in corso per studiare gli effetti dello Xyrem, un

medicinale usato per trattare i disordini del sonno come la

narcolessia, nella fibromialgia. Certamente, avere sonno ristoratore ’

una buona cosa, e onde del sonno lente sono la chiave per avere un

sonno ristoratore. Un esperto del sonno può aiutare con questa parte

del trattamento, ma ’ importante che venga fatto uno studio del sonno

prima di considerare qualunque ipnoinducente.

In uno studio del

mio gruppo, abbiamo trovato che circa met’ dei pazienti con la CFS

sviluppano qualche tipo di apnea nel sonno nel tempo, una condizione

trattabile che può venire peggiorata da alcuni medicinali per il sonno.