La

CFIDS Association of America ha lanciato, i primi di ottobre, una nuova

campagna di sensibilizzazione sulla CFS: SolveCFS, Risolvete la CFS.

Gli obiettivi sono quelli di rendere la CFS ampiamente capita,

diagnosticabile, curabile e prevenibile. Per questa ragione, insieme a

un nuovo sito web dedicato a questo, ha varato una serie di iniziative.

1.    Ha messo a disposizione una serie di documenti

scaricabili (in inglese) con delle indicazioni di base sulla malattia.

2.  

 Ha pensato di creare un album fotografico molto speciale. Ogni

paziente ’ considerato un tassello di un grande puzzle. A ciascuno

viene chiesto di farsi una fotografia con una cartello che dice ’Io

sono parte del puzzle. RISOLVETE LA CFS.’ Sotto c’’ una riga su cui

scrivere il proprio nome e la citt’ da cui si proviene. La fotografia

poi va caricata online dove, appunto, ’ stata realizzata una galleria.

3.  

 Chiede a chi vuole di condividere la propria storia, così come

molti hanno fatto sul sito: si può cliccare sul nome di ciascuno per

leggerne la testimonianza.

4.    Chiede a tutti di condividere un video

che abbiamo sottotitolato in italiano.

Sotto, quello che dice: 

Pensa alla peggior influenza che tu abbia mai avuto (2) moltiplicala

per 10 (3) senza fine

Stanchezza incessante

Il corpo indolenzito e forte dolore

Tremendi mal di testa

Sudorazioni notturne, poi brividi. (2) Brividi, poi febbre.

Arti addormentati

Debole e pieno di vertigini quando stai in piedi

Sonno che non ti ristora

Sintomi che si intensificano dopo il più piccolo sforzo.

Gola infiammata e ghiandole gonfie

Una mente che non riesce a trattenere un pensiero, a ritenere una

piccola lista o a seguire una semplice trama

Giorno dopo Giorno.

Mese dopo mese.

Anno dopo anno.

Questa ’ le Sindrome da Fatica Cronica, o CFS.

E’ un nome ridicolo per una malattia seria (2) E milioni di persone nel

mondo soffrono ogni giorno.

Ad agosto, abbiamo chiesto a migliaia di pazienti con la CFS:

’Che cosa faresti domani se stessi completamente bene?’

Ecco quello che ci hanno detto che sognano di essere in grado di fare’

Fare una lunga passeggiata.

Salire fino alla cima di una montagna,

assorbire la vista per ore e ridiscendere.

Andare a Disneyland

E fare una corsa sulle montagne russe

Fare un viaggio per la strada.

Caricare la jeep

E andare a fare surf.

Passare tutto il giorno

Con i miei nipoti

 A giocare nell’acqua.

Ritornare alla carriera che amo.

Ottenere  il lavoro che ho sempre voluto.

Sostenere la causa di maggiori fondi per la ricerca.

Ballare di gioia.

Correre in bicicletta.

Star fuori fino a tardi con gli amici,

ascoltando musica dal vivo.

Correre. Per miglia.

Salire su un aereo per andare a trovare i familiari che abitano

distanti.

Inseguire il mio cane.

Prendermi la laurea.

Fare un’escursione.

Mollare la mia sedia a rotelle.

Fare sport. Competere duramente.

Coltivare altre cose viventi.

Fare una passeggiata nel bosco.

Pulire la mia casa da cima a fondo.

Viaggiare

Nel

Vasto

Mondo.

Rimanere incinta.

Dar lode a Dio.

Ringraziare per la giornata.

Essere di più del guscio della persona dentro di me.

La maggior parte di queste attività vengono date per scontate, ma la

CFS deruba le persone dei piaceri più semplici della vita.

Oggi, ti chiediamo: ’Che cosa faresti oggi, se sapessi che domani hai

la CFS?’

Puoi essere parte della soluzione.  Aiutateci a risolvere la CFS.

www.solveCFS.org (fatela girare).

La

CFIDS Association of America ’ determinata a far s’ che la CFS sia

ampiamente capita, diagnosticabile, curabile e prevenibile. 

www.solvecfs.org

di Giada Da Ros ’ Presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

Una

importante scoperta ’ stata annunciata dal Ministero della Sanit’

americano insieme ai ricercatori che sono stati artefici della

scoperta: ci sono prove di un collegamento fra la CFS e un

gammaretrovirus chiamato Xenobiotic Murine Retrovirus (XMRV).

Di seguito trovate la traduzione del comunicato stampa ufficiale del

Ministero della Sanit’ americano:

’Gli

scienziati hanno scoperto un potenziale retrovirus collegato alla

sindrome da fatica cronica, conosciuta come CFS, una malattia

debilitante che colpisce milioni di persone negli Stati Uniti. I

ricercatori del Whittemore Peterson Institute (WPI), che si trova

presso l’Universit’ del Nevada, Reno, il National Cancer Institute

(NCI), parte del National Institutes of Health (il Ministero della

Sanit’ americano) e la Cleveland Clinic riportano la loro scoperta

online nel numero di ’Science’ dell’8 ottobre 2009.

’Abbiamo ora

le prove che un retrovirus chiamato XMRV ’ frequentemente presente nel

sangue dei pazienti con la CFS. Questa scoperta può essere un passo

significativo nella scoperta di opzioni di trattamento vitali per

milioni di pazienti’, dice Judy Mikovits, Ph.D., direttore della

ricerca per il WPI e leader del team che ha scoperto questa

associazione. I ricercatori hanno tuttavia messo in guardia sul fatto

che questa scoperta mostra che c’’ un’associazione fra l’XMRV e la CFS,

ma non prova che il XMRV causa la CFS.

Gli scienziati forniscono una

nuova ipotesi per un collegamento del retrovirus con la CFS. Il virus,

XMRV, ’ stato per la prima volta identificato da Robert H. Silverman,

Ph.D., professore nel Dipartimento di Biologia del Cancro, al Cleveland

Clinic Lerner Research Institute, in uomini che avevano uno specifico

difetto del sistema immunitario che riduceva la loro capacità di

combattere le infezioni virali.

’La scoperta dell’XMRV in due

importanti malattie, il cancro alla prostata e ora la sindrome da

fatica cronica, ’ molto eccitante. Se viene stabilita una

causa-ed-effetto, ci sarebbe una nuova opportunit’ per la prevenzione e

il trattamento di queste malattie’, ha detto Silverman, un coautore

dell’articolo sulla CFS.

Una comunanza di un difetto del sistema

immunitario nei pazienti con la CFS e con il cancro alla prostata ha

portato i ricercatori a cercare il virus nei loro campioni di sangue.

In questo studio, gli scienziati del WPI hanno identificato l’XMRV nel

sangue di 68 pazienti con la CFS su 101 (il 67 per cento). Al

contrario, hanno trovato che otto su 218 delle persone sane (3,7 per

cento) contenevano DNA  XMRV. La squadra di ricerca non solo ha

scoperto che le cellule del sangue contenevano XMRV, ma anche che

esprimevano proteine XMRV ad alti livelli e producevano particelle

virali infettive. In questo momento si sta sviluppando un test validato

clinicamente per individuare gli anticorpi XMRV nel plasma dei

pazienti.

    Questi risultati sono anche

supportati dalle osservazioni delle particelle di retrovirus nei

campioni dei pazienti quando vengono esaminate usando la microscopia

elettronica a trasmissione. I dati dimostrano il primo isolamento

diretto dell’XMRV infettivo negli esseri umani.

’Questi

convincenti dati permettono lo sviluppo di una ipotesi che riguarda la

causa di questa complessa e  incompresa malattia, dal momento che

i retrovirus sono casule note di malattie neurodegenerative e del

cancro nell’uomo’, dice Francis Ruscetti, Ph.D., del Laboratorio di

Immunologia Sperimentale, NCI.

Si ’ anche dimostrato che i

retrovirus come l’XMRV attivano un certo numero di altri virus latenti.

Questo potrebbe spiegare perché così tanti differenti virus, come il

virus Epstein-Barr, che ’ stato collegato casualmente al linfoma di

Burkitt e ad altri linfomi negli anni Settanta, sono stati associati

alla CFS. E’ importante notare che i retrovirus, come l’XMRV, non sono

trasportati dall’aria.

’Le prove scientifiche che un retrovirus ’

implicato nella CFS apre un nuovo mondo di possibilità per così tante

persone’, ha detto Annette Whittemore, fondatrice e presidente del WPI

e madre di una paziente con la CFS. ’Gli scienziati possono ora

cominciare l’importante lavoro di tradurre questa scoperta in cure

mediche per le persone con malattie collegate all’ XMRV’.

       

Dan Peterson, M.D.,  direttore medico del WPI ha aggiuto, ’I

pazienti con la CFS hanno a che fare con una miriade di problemi di

salute mentre la loro qualità delle vita diminuisce. Sono eccitato

dalla possibilità di fornire ai pazienti, che risultano positivi

all’XMRV, una diagnosi inequivocabile, e, si spera molto presto, una

gamma di opzioni di trattamento efficace’.’

Questo ’ 

il comunicato. Un abstract dell’articolo di ricerca ’ disponibile

online sul sito di Science, mentre l’intero articolo ’ disponibile per

gli abbonati (Reference: Lombardi VC, Ruscetti FW, Gupta JD, Pfost MA,

Hagen KS, Peterson DL, Ruscetti SK, Bagni RK, Petrow-Sadowski C, Gold

B, Dean M, Silverman RH, and Mikovits JA. Detection of Infectious

Retrovirus, XMRV, in Blood Cells of Patients with Chronic Fatigue

Syndrome. Online October 8, 2009. Science).

Intervistata

telefonicamente da Reuters, la dottoressa Mikovits  anticipa che

’Si possono immaginare una certo numero di terapie combinate che

possono essere piuttosto efficaci e che potrebbero essere usate da

subito almeno nei trial clinici’. Anticipa che i pazienti potrebbero

ottenere benefici da come quelli usati per l’AIDS, il cancro o le

infiammazioni. Alcuni dei medicinali utilizzati per l’AIDS, come gli

inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa, potrebbero ad

esempio essere usati come potenziali trattamenti per la CFS.

Su

NatureNews poi,  William Reeves, principale ricercatore del

programma di ricerca sulla CFS dei Centers for Disease Control and

Prevention (CDC) ammette che la scoperta ’ ’inaspettata e sorprendente’

e aggiunge che i CDC stanno già cercando di replicare i dati ottenuti

in questi studi.

di Giada Da Ros, presidente della CFS-Associazione Italiana di Aviano

La

CFIDS of America ha lanciato una serie di questionari online a partire

dallo scorso febbraio per cercare di tracciare un profilo dei pazienti

con la CFS. Il questionario di agosto, nello specifico, ha cercato di

ricavare informazioni sulla vita quotidiana dei partecipanti.

Millesettecentoottantaquattro persone hanno risposto. Non sappiamo

nulla dei disegno di ricerca che ha orientato l’indagine, per cui non

siamo in grado di valutarne la scientificit’, ma a livello di sondaggio

ci pare comunque interessante.

Una domanda in particolare

chiedeva: qual ’ la cosa più importante che vorreste che i vostri

familiari/amici capissero veramente della CFS? La risposta doveva

essere data in 100 battute. E’ stata poi compilata una lista con le 10

risposte più frequenti date dai partecipanti, cercando di enucleare

l’essenza delle risposte anche l’ dove erano espresse con termini

diversi. La presidente dell’associazione, Kim McLeary, ha invitato a

condividere questa lista con le persone del cui supporto si ha bisogno

per il proprio benessere. Si augura che sia occasione di dialogo e

aiuto nella comprensione. Sono affermazioni comuni per chi ha la CFS,

sacrosante, ma che non ci si stanca mai di ripetere, perché ’

tragicamente necessario.

Ecco la lista, tradotta, di ci’ che i pazienti hanno considerato più

importante da tenere presente:

1.    La CFS ’ reale.

’Non me la invento’

’I miei sintomi sono reali anche se non li puoi vedere’

’Sono malato di una vera malattia e faccio il meglio che posso.’

2.    E’ molto debilitante e rende disabili.

’La CFS rende disabili come l’HIV, il cancro, la Sclerosi Multipla.’

’Starmene a casa non ’ una ’divertente vacanza dalla realtà.’’

’La CFS ti cambia completamente la vita.’

3.    La fatica ’ molto intensa.

’’ di più che essere stanchi.’

’Le mie energie sono molto limitate.’

’Capisco che sei stanco, ma non ’ la stessa cosa della CFS.’

4.    L’apparenza inganna.

’Sto peggio di come sembri.’

’Anche se ho un bell’aspetto, mi sento molto male.’

’Anche se adesso sembra che stia bene, sappi che la pagher’ dopo.’

5.    La CFS ’ imprevedibile.

’Non so da un giorno all’altro come star’.’

’Non ho controllo su come sto.’

’Ho bisogno di essere flessibile nel fare programmi.’

6.    Non ha niente a che fare con l’essere pigri.

’Desidererei riuscire a fare di più di quello che faccio ogni giorno.’

’Anche le cose più semplici spesso sono al di l’ delle mie possibilità.’

’Non sto cercando di sfuggire dal fare qualcosa, quando dico che non

posso.’

7.    Le parole non rendono giustizia alla CFS.

’Non c’’ modo di descrivere accuratamente quanto male mi sento’

’Venti anni dopo sto male tanto quanto il primo giorno’

’Anche quando non ne parlo, continuo  a sentirmi male.’

8.    La CFS isola molto.

’Spesso mi sento solo e sono solo.’

’La vita va avanti senza di me.’

’Nessuno capisce quello che sto passando.’

9.    La tua comprensione ’ importante.

’Sono molto riconoscente per il sostegno della mia famiglia’

’Sono molto fortunato ad avere la loro comprensione. Rendono la mia

vita sopportabile.’

’Ho ancora bisogno di esperienze di vita di qualità e di venire

coinvolto.’

10.     La CFS non ’ una scelta.

’Non voglio essere malato.’

’Mi manca la persona che ero.’

’Sono molto triste di perdermi così tante cose nella vita.’

L’associazione CFIDS of America nei prossimi mesi intende pubblicare

anche i risultati alle altre domande (25 in tutto).

Como –  Aula Magna del Politecnico – Convegno organizzato

dall’Associazione dei malati di fatica cronica di Pavia “Astenia dal

sintomo alla malattia” –vedi programma

GIORNATA

MONDIALE DELLA CFS: comunicato stampa

LA SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA

Nel

dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio sulla Sindrome da

Stanchezza Cronica, del quale ho fatto parte, ha pubblicato sugli

Annals of Internal Medicine, una nuova definizione di caso di CFS che

rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima. Nella nuova

definizione un caso di Sindrome da Stanchezza Cronica ’ definito dalla

presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per

almeno sei mesi che non ’ alleviata dal riposo, che si esacerba con

piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli

precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre

devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi

presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della

concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli

precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori

delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e

delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse;

cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato;

un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura

per almeno 24 ore. Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni

mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio

ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore,

schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche

ed obesit’.

La complessit’ della Sindrome da Stanchezza Cronica e

l’esistenza di diversi ostacoli alla sua comprensione rendono

necessario un approccio integrato per lo studio di questa patologia e

di patologie similari. Il concetto di stanchezza ’ di per s’ non

chiaro, e sviluppare una definizione operativa di stanchezza ’ stato un

problema per gli autori. Comunque nella concezione degli autori, il

sintomo si riferisce a una spossatezza molto grave, sia mentale che

fisica, che si determina anche con uno sforzo fisico minimo, oltrech’

ovviamente, per definizione, non dovuta ad una malattia nota, e che

differisce dalla sonnolenza e dalla mancanza di motivazione.

La

CFS e’ stata riportata in tutto il mondo, compresa l’Europa,

l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Canada, l’Islanda, il Giappone, la

Russia ed il Sudafrica.   In base ai diversi studi condotti

negli Stati Uniti, sia a San Francisco che a Seattle ed in diverse

citt’ americane, si stima che negli Stati Uniti vi siano circa mezzo di

persone che hanno una patologia simile alla Sindrome da Stanchezza

Cronica, pertanto si può calcolare che in Italia vi siano circa

200-300.000 casi di CFS.

Va comunque ben ricordato che la

stanchezza ’ un sintomo frequente che viene riportato da almeno il 20%

dei pazienti che vanno dal medico, spesso associata a stress o a

sindromi ansioso-depressive . Nella maggior parte dei casi per’ la

stanchezza ’ transitoria e si spiega con cause conosciute, ’ migliorata

dal riposo e determina poca preoccupazione. Tutti noi andiamo incontro

durante l’anno a periodi di stanchezza o fatica più o meno severa che

per’ ’ quasi sempre di breve durata. La fatica comunque può essere

anche cronica e debilitante. La stanchezza cronica ’ associata a molte

malattie e condizioni mediche e psicologiche ben conosciute ma ’ anche

la caratteristica principale della Sindrome da Stanchezza Cronica.

Presso

l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, che ’ stato il primo centro che

ha riportato la presenza di un numero consistente di casi di Sindrome

da Stanchezza Cronica in Italia, esiste una unit’ CFS con ambulatorio

settimanale e possibilità anche di ricovero in casi selezionati. Sono

stati compiuti una serie di studi, tra i quali la valutazione delle

alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la valutazione delle

alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi

radiologica, la PET,  l’eventuale rapporto della CFS con i tumori

maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline ad

alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e

acyclovir ed immunomodulatori come timopentina.

I pazienti sono

solitamente giovani e donne con una et’ media di insorgenza intorno ai

30 anni. La CFS ’ rara negli anziani (oltre i 65-70 anni), ma vi ’

qualche caso pediatrico.

E’ difficile guarire questa malattia, e

sono in atto una serie di ricerche nel mondo per scoprire nuovi

trattamenti. Con interventi appropriati e dopo una diagnosi corretta ’

possibile in un certo numero di casi ottenere la guarigione della

malattia ed in altri il miglioramento della stessa, ma purtroppo in un

sostanziale numero la patologia rimane cronica per anni incidendo in

maniera drammatica sulla qualità della vita del paziente. Va detto che

la CFS non ha niente a che fare con la depressione anche se in alcuni

pazienti la depressione si manifesta come reazione alla patologia in

atto. Infine va ricordato che molti pazienti hanno difficoltà’ a veder

riconosciuta la CFS anche dal punto di vista di inabilit’ al lavoro.

L’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive dei

National Institutes of Health statunitensi ha prodotto un volume dal

titolo “Chronic Fatigue Syndrome. Informazione per i medici”.

L’autorevolezza della fonte ed il volume prodotto dal Ministero della

Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora ve ne fossero, sulla

esistenza della sindrome. In Italia la Sindrome da Stanchezza Cronica ’

stata inserita nell’edizione della ’Clinical Evidence’ ’ edizione

italiana, una pubblicazione scientifica importante per il nostro

sistema sanitario nazionale, eseguita su incarico del Ministero della

Sanit’ che ha lo scopo di approfondire le conoscenze sulla reale

efficacia degli interventi medici nelle malattie riconosciute. La

realizzazione di questo volume infatti, ’ stata possibile grazie ad

un’accurata analisi e ad una valutazione critica di informazioni

selezionate derivanti da studi clinici controllati condotti e

pubblicati in tutto il mondo. 

Per decenni le persone

affette dalla sindrome da stanchezza cronica (CFS) hanno dovuto

combattere per convincere medici, datori di lavoro, amici ed anche i

propri familiari che i debilitanti sintomi di cui soffrono non sono

immaginari. Il nome della sindrome ’ purtroppo fortemente penalizzante,

tanto che persone gravemente malate si vedono spesso derise e devono

combattere per avere quel rispetto che ad altri pazienti ’ concesso in

modo scontato. Si ’ a lungo discusso sull’opportunit’ di cambiare il

nome, e per il momento, in mancanza di alternative scientificamente

supportate e per non sprecare l’opera di sensibilizzazione compiuta in

questi anni, si ’ ritenuto opportuno non modificarlo. Tuttavia, sono

molti quelli che di recente si riferiscono alla sindrome come CFS/ME,

dove ME sta per Encefalomielite Mialgica, nome con cui ci si ’ sempre

riferiti alla sindrome in Inghilterra.

Anche in Italia si stanno

facendo importanti passi. Le Associazioni dei pazienti e alcune

commissioni parlamenti  hanno presentato la proposta di legge per

il riconoscimento della CFS quale malattia invalidante e per

l’ottenimento dell’esenzione dalla partecipazione al costo per le

prestazioni di assistenza sanitaria.

Il dato più rilevante

della ricerca emerso negli ultimi mesi, ’ quello relativo alla

correlazione con anomalie dei geni nei pazienti con Sindrome da Fatica

Cronica. Prima uno studio inglese ha dimostrato che in 25 pazienti con

CFS confrontati con 25 controlli, 35 geni sono risultati attivati in

maniera anomala nei pazienti con conseguenti modifiche delle funzioni

mitocondriali, sulla produzione di energia e sull’attività del 

sistema immunitario che spiegano in maniera esauriente la

sintomatologia di astenia profonda, e di affaticabilit’ tipiche della

patologia. Un altro studio dei CDC di Atlanta ha identificato un

risultato simile con 26 geni che sono attivati in maniera anomala e che

sono alla base della produzione di energia e del sistema immunitario.

Con questi studi sarà possibile in un futuro non molto lontano, 

poter identificare un sottogruppo di pazienti con CFS nei quali 

queste anomalie geniche potrebbero portare all’identificazione di

proteine prodotte in maniera anomala e quantificabili nel sangue

con  le quali si potrebbe arrivare ad un test diagnostico e ad una

terapia mirata.

L’ AICFS poi, l’Associazione Internazionale per la

CFS, ha tenuto il mese scorso il suo primo convegno e gli studi

presentati sono stati moltissimi e molto incoraggianti anche rispetto

alla possibilità di avvicinarsi alla soluzione dell’enigma medico che ’

la CFS. Un eccellente video-sunto del convegno ’ disponibile (in

inglese) online:

http://progressive.uvault.com/pd1005/CFS091/75/player.HTM.

Presso

l’unit’ CFS della Divisione di Oncologia Medica A dell’Istituto Tumori

di Aviano sono stati osservati ad oggi oltre 1000 casi di CFS con i

criteri dei CDC di Atlanta.   Inoltre presso questo Istituto

’ attiva una associazione di pazienti  denominata CFS Associazione

Italiana (www.salutemed.it/cfs) che si può contattare al numero

telefonico 0434/660277 al luned’, mercoled’ e venerd’ dalle ore 9:00

alle ore 11:00.

Per quanto riguarda invece le prospettive

terapeutiche, purtroppo non vi ’ alcun farmaco in grado di guarire

definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre

dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei,

immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di

vita, portando anche qualcuno alla guarigione  e un discreto altro

numero a miglioramenti significativi della sintomatologia.

 

Prof. Umberto Tirelli

Direttore

Dipartimento di Oncologia Medica

Istituto Nazionale dei Tumori, Aviano (PN)

www.umbertotirelli.it

www.salutemed.it/cfs

www.stanchezzacronica.it

il CDC ha realizzato questo spot

televisivo Missing My Life per la campagna di sensibilizzazione

sulla CFS. E’ una versione sottotitolata in italiano, per quella

originale la pagina web di riferimento e’: http://www.cfsmagazine.it/eventi-e-iniziative/29-altri-eventi/70-missing-my-life

Notizie precedenti:

sotto

ci sono delle notizie del 2007. Per il resto per la notizie precedenti

al 2009, visitate il vecchio sito dell’associazione: salutemed.it/cfs.

Settembre

2007

Risposta

all’On. Crema da parte del Prof. Umberto Tirelli dell’Unit’ CFS del

Centro di Riferimento Oncologico di Aviano

Aviano,

3 settembre 2007

Gent.le On. Crema,

La ringrazio per l’interessamento mostrato per la CFS e per la proposta

di legge per il riconoscimento della Stanchezza Cronica quale malattia

invalidante. Mi auguro che tutto abbia buon fine e i pazienti con CFS

possano essere esentati dalla partecipazione al costo per le

prestazioni del servizio sanitario, come sarebbe giusto, considerando

la severit’ della patologia stessa e l’invalidit’ che ne deriva.

Con

molti cordiali saluti.

Prof. Umberto

Tirelli

Scarica PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa del deputato CREMA

presentata il 30 luglio 2007

Documentario del 2009 diretto da Rick Carlson, che dà voce a un gruppo di pazienti del Vermont.

Dura circa un’ora. Il documentario vero e proprio inizia al minuto 14:50.

Guarda il documentario