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GIORNATA

GIORNATA

MONDIALE DELLA CFS: comunicato stampa

LA SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA

Nel

dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio sulla Sindrome da

Stanchezza Cronica, del quale ho fatto parte, ha pubblicato sugli

Annals of Internal Medicine, una nuova definizione di caso di CFS che

rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima. Nella nuova

definizione un caso di Sindrome da Stanchezza Cronica ’ definito dalla

presenza delle seguenti condizioni: una fatica cronica persistente per

almeno sei mesi che non ’ alleviata dal riposo, che si esacerba con

piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli

precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre

devono essere presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi

presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della

concentrazione così severi da ridurre sostanzialmente i livelli

precedenti delle attività occupazionali e personali; faringite; dolori

delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e

delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse;

cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato;

un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura

per almeno 24 ore. Ovviamente devono essere escluse tutte le condizioni

mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio

ipotiroidismo, epatite B o C cronica, tumori, depressione maggiore,

schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche

ed obesit’.

La complessit’ della Sindrome da Stanchezza Cronica e

l’esistenza di diversi ostacoli alla sua comprensione rendono

necessario un approccio integrato per lo studio di questa patologia e

di patologie similari. Il concetto di stanchezza ’ di per s’ non

chiaro, e sviluppare una definizione operativa di stanchezza ’ stato un

problema per gli autori. Comunque nella concezione degli autori, il

sintomo si riferisce a una spossatezza molto grave, sia mentale che

fisica, che si determina anche con uno sforzo fisico minimo, oltrech’

ovviamente, per definizione, non dovuta ad una malattia nota, e che

differisce dalla sonnolenza e dalla mancanza di motivazione.

La

CFS e’ stata riportata in tutto il mondo, compresa l’Europa,

l’Australia, la Nuova Zelanda ed il Canada, l’Islanda, il Giappone, la

Russia ed il Sudafrica.   In base ai diversi studi condotti

negli Stati Uniti, sia a San Francisco che a Seattle ed in diverse

citt’ americane, si stima che negli Stati Uniti vi siano circa mezzo di

persone che hanno una patologia simile alla Sindrome da Stanchezza

Cronica, pertanto si può calcolare che in Italia vi siano circa

200-300.000 casi di CFS.

Va comunque ben ricordato che la

stanchezza ’ un sintomo frequente che viene riportato da almeno il 20%

dei pazienti che vanno dal medico, spesso associata a stress o a

sindromi ansioso-depressive . Nella maggior parte dei casi per’ la

stanchezza ’ transitoria e si spiega con cause conosciute, ’ migliorata

dal riposo e determina poca preoccupazione. Tutti noi andiamo incontro

durante l’anno a periodi di stanchezza o fatica più o meno severa che

per’ ’ quasi sempre di breve durata. La fatica comunque può essere

anche cronica e debilitante. La stanchezza cronica ’ associata a molte

malattie e condizioni mediche e psicologiche ben conosciute ma ’ anche

la caratteristica principale della Sindrome da Stanchezza Cronica.

Presso

l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, che ’ stato il primo centro che

ha riportato la presenza di un numero consistente di casi di Sindrome

da Stanchezza Cronica in Italia, esiste una unit’ CFS con ambulatorio

settimanale e possibilità anche di ricovero in casi selezionati. Sono

stati compiuti una serie di studi, tra i quali la valutazione delle

alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la valutazione delle

alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi

radiologica, la PET,  l’eventuale rapporto della CFS con i tumori

maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline ad

alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e

acyclovir ed immunomodulatori come timopentina.

I pazienti sono

solitamente giovani e donne con una et’ media di insorgenza intorno ai

30 anni. La CFS ’ rara negli anziani (oltre i 65-70 anni), ma vi ’

qualche caso pediatrico.

E’ difficile guarire questa malattia, e

sono in atto una serie di ricerche nel mondo per scoprire nuovi

trattamenti. Con interventi appropriati e dopo una diagnosi corretta ’

possibile in un certo numero di casi ottenere la guarigione della

malattia ed in altri il miglioramento della stessa, ma purtroppo in un

sostanziale numero la patologia rimane cronica per anni incidendo in

maniera drammatica sulla qualità della vita del paziente. Va detto che

la CFS non ha niente a che fare con la depressione anche se in alcuni

pazienti la depressione si manifesta come reazione alla patologia in

atto. Infine va ricordato che molti pazienti hanno difficoltà’ a veder

riconosciuta la CFS anche dal punto di vista di inabilit’ al lavoro.

L’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive dei

National Institutes of Health statunitensi ha prodotto un volume dal

titolo “Chronic Fatigue Syndrome. Informazione per i medici”.

L’autorevolezza della fonte ed il volume prodotto dal Ministero della

Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora ve ne fossero, sulla

esistenza della sindrome. In Italia la Sindrome da Stanchezza Cronica ’

stata inserita nell’edizione della ’Clinical Evidence’ ’ edizione

italiana, una pubblicazione scientifica importante per il nostro

sistema sanitario nazionale, eseguita su incarico del Ministero della

Sanit’ che ha lo scopo di approfondire le conoscenze sulla reale

efficacia degli interventi medici nelle malattie riconosciute. La

realizzazione di questo volume infatti, ’ stata possibile grazie ad

un’accurata analisi e ad una valutazione critica di informazioni

selezionate derivanti da studi clinici controllati condotti e

pubblicati in tutto il mondo. 

Per decenni le persone

affette dalla sindrome da stanchezza cronica (CFS) hanno dovuto

combattere per convincere medici, datori di lavoro, amici ed anche i

propri familiari che i debilitanti sintomi di cui soffrono non sono

immaginari. Il nome della sindrome ’ purtroppo fortemente penalizzante,

tanto che persone gravemente malate si vedono spesso derise e devono

combattere per avere quel rispetto che ad altri pazienti ’ concesso in

modo scontato. Si ’ a lungo discusso sull’opportunit’ di cambiare il

nome, e per il momento, in mancanza di alternative scientificamente

supportate e per non sprecare l’opera di sensibilizzazione compiuta in

questi anni, si ’ ritenuto opportuno non modificarlo. Tuttavia, sono

molti quelli che di recente si riferiscono alla sindrome come CFS/ME,

dove ME sta per Encefalomielite Mialgica, nome con cui ci si ’ sempre

riferiti alla sindrome in Inghilterra.

Anche in Italia si stanno

facendo importanti passi. Le Associazioni dei pazienti e alcune

commissioni parlamenti  hanno presentato la proposta di legge per

il riconoscimento della CFS quale malattia invalidante e per

l’ottenimento dell’esenzione dalla partecipazione al costo per le

prestazioni di assistenza sanitaria.

Il dato più rilevante

della ricerca emerso negli ultimi mesi, ’ quello relativo alla

correlazione con anomalie dei geni nei pazienti con Sindrome da Fatica

Cronica. Prima uno studio inglese ha dimostrato che in 25 pazienti con

CFS confrontati con 25 controlli, 35 geni sono risultati attivati in

maniera anomala nei pazienti con conseguenti modifiche delle funzioni

mitocondriali, sulla produzione di energia e sull’attività del 

sistema immunitario che spiegano in maniera esauriente la

sintomatologia di astenia profonda, e di affaticabilit’ tipiche della

patologia. Un altro studio dei CDC di Atlanta ha identificato un

risultato simile con 26 geni che sono attivati in maniera anomala e che

sono alla base della produzione di energia e del sistema immunitario.

Con questi studi sarà possibile in un futuro non molto lontano, 

poter identificare un sottogruppo di pazienti con CFS nei quali 

queste anomalie geniche potrebbero portare all’identificazione di

proteine prodotte in maniera anomala e quantificabili nel sangue

con  le quali si potrebbe arrivare ad un test diagnostico e ad una

terapia mirata.

L’ AICFS poi, l’Associazione Internazionale per la

CFS, ha tenuto il mese scorso il suo primo convegno e gli studi

presentati sono stati moltissimi e molto incoraggianti anche rispetto

alla possibilità di avvicinarsi alla soluzione dell’enigma medico che ’

la CFS. Un eccellente video-sunto del convegno ’ disponibile (in

inglese) online:

http://progressive.uvault.com/pd1005/CFS091/75/player.HTM.

Presso

l’unit’ CFS della Divisione di Oncologia Medica A dell’Istituto Tumori

di Aviano sono stati osservati ad oggi oltre 1000 casi di CFS con i

criteri dei CDC di Atlanta.   Inoltre presso questo Istituto

’ attiva una associazione di pazienti  denominata CFS Associazione

Italiana (www.salutemed.it/cfs) che si può contattare al numero

telefonico 0434/660277 al luned’, mercoled’ e venerd’ dalle ore 9:00

alle ore 11:00.

Per quanto riguarda invece le prospettive

terapeutiche, purtroppo non vi ’ alcun farmaco in grado di guarire

definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre

dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei,

immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di

vita, portando anche qualcuno alla guarigione  e un discreto altro

numero a miglioramenti significativi della sintomatologia.

 

Prof. Umberto Tirelli

Direttore

Dipartimento di Oncologia Medica

Istituto Nazionale dei Tumori, Aviano (PN)

www.umbertotirelli.it

www.salutemed.it/cfs

www.stanchezzacronica.it

Maggio 12, 2009/da CFS-ME
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