L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

(www.agenas.it) di Roma, nell’ambito delle sue attività, si sta

occupando di un’iniziativa nazionale, coordinata dall’Istituto

Superiore di Sanit’, all’interno del Progetto strategico sulla salute

della donna e la medicina di genere. In particolare ’ stata creata una

unit’ operativa che si occuper’ dell’elaborazione di linee guida su

“Genere e sindrome da stanchezza cronica”, volte al miglioramento della

salute femminile.

25-26 settembre 2010

Convegno

Internazionale sulla CFS/ME “La CFS/ME nel XXI Secolo – ricerca di

indicatori diagnostici ed opportunit’ terapeutiche – Dortmund –

Germania 

Settembre 2010

STUDIO

LO/ALTER PUBBLICATO SU PNAS: TROVATI VIRUS COLLEGATI ALL’MLV NEL SANGUE

DEI PAZIENTI CON CFS/ME

DI Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Lo

scorso 23 agosto sono stati pubblicati su Proceedings of the National

Academy of Sciences (PNAS) i risultati di uno studio molto atteso, noto

come lo studio Lo/Alter, dal nome di due dei ricercatori del gruppo che

lo ha condotto, che fa capo alla Food and Drug Administration (FDA)

cio’ la Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, i National Institutes

of Health (NIH), ovvero l’Istituto Superiore di Sanit’ americano, 

e la Harvard Medical School (HMS), la facolt’ di medicina di Harvard:

Shyh-Ching Lo (FDA), Natalia Pripuzova (FDA), Bingjie Li (FDA), Anthony

L. Komaroff (HMS), Guo-Chiuan Hung (FDA), Richard Wang (NIH), Harvey J.

Alter (NIH). L’articolo, intitolato ’Detection of MLV-related virus

gene sequences in blood of patients with chronic fatigue syndrome and

healthy blood donors.’, ’ disponibile online.

Il risultato,

che ha subito fatto il giro del mondo ed ’ stato ripreso da numerose

testate giornalistiche, ’ stato che 32 su 37 pazienti con la CFS/ME

(l’86,5%) che sono stati testati sono risultati positivi alle sequenze

dei virus collegati al virus della leucemia murina (MLV), contro 3 su

44 dei donatori di sangue sani (il 6,8%). Questi risultati supportano

lo studio pubblicato su Science lo scorso ottobre relativo all’XMRV, su

cui cominciava a nutrirsi qualche sospetto, visto che quattro studi

successivi non erano riusciti a trovare un collegamento fra il citato

retrovirus e la CFS/ME. Sebbene in questo nuovo studio non sia stato

trovato l’XMRV, ’ stata tuttavia confermata la presenza di un gruppo di

virus geneticamente molto simile, e questo secondo gli esperti

rappresenta un grande passo in avanti.

Le sequenze collegate

all’MLV corrispondono alle sequenze dell’MLV politropico, non

xenotropico (come era nel caso dell’XMRV). Ora ’identificare le precise

origini di questi agenti collegati all’MLV trovati negli esseri umani e

identificare come entrambi siano collegati ’ di fondamentale importanza

per chiarire la fonte e l’epidemiologia dell’infezione e, alla fine, il

potenziale ruolo nella malattia’, secondo quanto viene messo nero su

bianco nel commentario uscito insieme all’articolo. Il dottor Alter

nota come non ’ affatto provato che un retrovirus causi la CFS. Questa

potrebbe essere il risultato di sottostanti problemi del sistema

immunitario. Intanto, come si ’ letto anche sul New York Times e sul

Corriere della Sera, alcuni pazienti con la CFS/ME stanno utilizzando i

trattamenti previsti per l’HIV. E la dottoressa Mikovits, direttore di

ricerca del Whittemore Peterson Institute che aveva collaborato alla

scoperta dell’XMRV,  spera di organizzare dei trial clinici per la

fine dell’anno, cosa che potrebbe portare ad una risposta definitiva

sul retrovirus come possibile causa della malattia e delle indicazioni

sui possibili trattamenti.

L’articolo di PNAS era stato

presentato per la pubblicazione ancora in maggio. A luglio per’ i

Centers for Disease Control and Prevention (CDC), cio’ i Centri di

Controllo e Prevenzione delle Malattie, hanno pubblicato su

’Retrovirology’ un altro studio, in cui nei pazienti con la CFS/ME non

si rinveniva nessun XMRV, n’ alcun virus collegato all’MLV. Per questa

ragione i redattori di PNAS hanno conseguentemente deciso di ritardare

la pubblicazione dell’articolo per ulteriori verifiche di accuratezza.

Questo ha provocato un’immediata reazione da parte delle associazioni e

dei pazienti, allarmati che le informazioni venissero fatte sparire. La

storia della CFS/ME ’ piena di situazioni poco chiare che

giustificavano una simile preoccupazione. LA CNN ha pubblicato online

un articolo con un video preparato dal Whittemore Peterson Institute in

cui si chiedeva che venissero resi pubblici i risultati. Si temeva che

ragioni ’politiche’ avessero la meglio sulle ragioni scientifiche. Il

dottor Alter stesso, consapevole dell’interesse suscitato dallo studio,

si ’ dichiarato dispiaciuto della difficile situazione, ma ha ritenuto

che non potessero rivolgersi direttamente alla comunità dei pazienti,

per rassicurarli, finch’ i dati non fossero stati pubblicati. L’impegno

da parte degli interessati ’ quello di standardizzare i procedimenti,

in modo da non incorrere più in situazioni di questo tipo.

I National Institutes of Health degli Stati

Uniti durante una conferenza stampa internazionale annunciano la loro

pubblicazione scientifica realizzata in collaborazione con i

ricercatori del Food and Drug Administration e della  Harvard

Medical School (vedi testo).  Lo studio confermerebbe la

correlazione  tra la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) e la

presenza di alcuni virus del gruppo Virus Murine Leucemia Retrovirus

(MLV) nel sangue di 32 pazienti su un totale di 37 pazienti testati. Il

virus Xenobiotic Murine Retrovirus (XMRV) rappresenta infatti una delle

molte varianti della famiglia dei retrovirus MLV e quindi, i risultati

di questa ricerca, supporterebbero la teoria dei ricercatori del

Whittemore Peterson Institute  (WPI) degli Stati Uniti che era

stata pubblicata lo scorso ottobre sulla rivista scientifica Science.

Lo studio e’ fondamentale per la definizione di markers diagnostici

futuri.

Questionario

anonimo per  i pazienti  malati di CFS  (Sindrome da

Stanchezza Cronica) per raccogliere informazioni  e testimonianze

relative alla patologia

(vedi allegato).

LETTERA  DA PARTE DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE AL MINISTRO DELLA

SALUTE FAZIO

Aviano, 22 giugno  2010

 

Onorevole Ministro Ferruccio Fazio

Ministero della Sanit’

V.le dell’Industria, 20

00144 ROMA

 

OGGETTO: Sindrome da Fatica Cronica – Chronic Fatigue Syndrome (CFS)

 

On. Ministro,

 

la

CFS – Associazione Italiana di Aviano (PN), i medici  che

diagnosticano la CFS in Italia, i firmatari di questa lettera e

soprattutto gli ammalati, desiderano sottoporre alla Sua attenzione

alcuni dati sulla Sindrome da Fatica Cronica (Chronic Fatigue Syndrome

’ CFS, talvolta indicata anche come CFS/ME ’ Sindrome da Fatica

Cronica/Encefalomielite Mialgica),  una malattia seria e

invalidante che in Italia ’ stata inserita nell’edizione della

’Clinical Evidence 2002-2003’,  ma che purtroppo non ’ stata

ancora inclusa tra le malattie pienamente riconosciute da parte del

Ministero della Sanit’.

La  Sindrome da Fatica Cronica

(CFS) ’ una patologia per la quale i Centers for Disease Control (CDC)

di Atlanta hanno emesso una definizione sulla base di un lavoro di un

gruppo di studio internazionale (Fukuda e coll., Annals of Internal

Medicine 1994; 121: 953-959) e per la quale i National Institutes of

Health statunitensi hanno edito una pubblicazione medico-scientifica

rivolta ai medici, per migliorare la loro informazione su questa

patologia. Nella nuova definizione dei CDC di Atlanta, un caso di

Sindrome da Fatica Cronica ’ definito dalla presenza delle seguenti

condizioni: una fatica cronica persistente per almeno sei mesi, che non

’ alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che

provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti  delle

attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre devono essere

presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per

almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione severi,

faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari,

dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o

rigonfiamento delle stesse, cefalea, sonno non ristoratore, debolezza

post esercizio fisico. 

 

Tutte le informazioni sulla

sintomatologia e l’approccio diagnostico si possono trovare nelle linee

guida canadesi  

http://www.cfsitalia.it/Documenti/Italian_ME_Overview_A4_2008.pdf ,

linee guida seguite anche dalla ESME (la European Society for ME, un

Think Tank europeo che raccoglie i migliori scienziati dei campi

rilavanti per discutere le attuali conoscenze della CFS/ME e promuovere

iniziative legate alla malattia: http://www.esme-eu.com/) in cui

l’Italia ’ rappresentata dal dottor Tirelli.

 Sono ormai

trascorsi molti anni da quando il Dr. Donato Greco aveva coordinato

sotto l’egida  dell’Istituto Superiore di Sanit’ uno studio

conoscitivo sulla CFS/ME in Italia che aveva coinvolto vari centri di

riferimento nazionali, tra i quali il Centro di Riferimento Oncologico

di Aviano (C.R.O.), l’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti, il

Policlinico Umberto I di Roma, ed il San Raffaele di Milano. Questo

studio aveva dimostrato  l’effettiva esistenza in Italia di questa

patologia secondo i criteri dei CDC di Atlanta. Infatti, la CFS ’

conosciuta già da molti anni e si registrano casi in tutto il mondo

tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanit’ cataloga la patologia

già da tempo (codice ICD 10 G93.3).

Dati scientifici sugli

aspetti clinici, immunologici e radiologici  della CFS sono stati

raccolti dal  gruppo dal Centro di Riferimento Oncologico (C.R.O.)

di Aviano e pubblicati  sugli Archives of Internal Medicine (U

Tirelli et al., 153, Jan 11, 1993, 116-120),  sullo Scandinavian

Journal of Immunology (U Tirelli et al., 40, 601-608, 1994) e

sull’American Journal of Medicine (U Tirelli et al., 105 (3A) 54S-58S,

1998).   Diversi gruppi di ricerca nel mondo hanno avviato

ricerche sulla CFS con l’obiettivo di  identificare difetti

genetici, cause ambientali, marcatori diagnostici di patologia. Da

queste ricerche non sono ancora emersi risultati chiari tuttavia si

sono delineate alcune linee di interesse che riguardano associazione

tra varianti genetiche e risposte anomale ad agenti ambientali. Uno dei

problemi maggiori ’ dato dalla scarsa conoscenza della patologia e

dalla grande eterogeneit’ dei pazienti. Lo scorso ottobre 2009, 

sulla prestigiosa rivista Science ’ stato pubblicato un lavoro che

ipotizzava un possibile collegamento tra CFS/ME con la presenza di un

retrovirus xenotropico di origine murina (Xenotropic Murine leukemia

virus-Related Virus, XMRV). L’associazione con il virus XMRV non ’

stata per’ confermata. Non ’ la prima volta che la CFS viene associata

con una infezione virale, tanto ’ vero che la  patologia ’ stata

anche definita fatica post virale. Tra gli agenti virali segnalati gli

Herpes virus sono universalmente sospettati per la grande diffusione e

per la frequente riattivazione osservata nei pazienti (specialmente il

virus EB, cytomegalovirus and HHV-6), ma anche gli enterovirus

(poliovirus, coxackie, echovirus), il virus parainfluenzale PIV5, il

parvovirus b19, vari retrovirus (es. HTLV-2, spumavirus) sono stati

associati alla CFS. Attivit’ retrovirali nei pazienti con CFS sono

stati descritti da Holmes fin dal 1986.

La CFS ’ una patologia con

caratteristiche simil-influenzali che limita la qualità della vita, le

capacità di lavorare, le possibilità relazionali, che viene

difficilmente diagnosticata e trattata in modo non corretto, situazione

che genera sfiducia del paziente nei confronti della istituzioni

sanitarie incapaci di raccoglierne i bisogni.

Varie

associazioni in tutto il mondo (3 in Italia) sono impegnate nel

promuovere la ricerca sulla patologia e nella sensibilizzazione degli

operatori sanitari e dell’opinione pubblica. Il fine ultimo ’ quello di

ottenere un riconoscimento dello stato di malattia, attenzione da parte

del servizio sanitario,  prevenire i danni provocati da interventi

terapeutici errati. accade spesso infatti che la patologia venga

confusa con altre patologie, particolarmente le patologie psichiatriche

a causa dello  stato di depressione e di frustrazione dei pazienti

colpiti da uno stato di prostrazione fisica apparentemente senza

ragione e senza speranze di risoluzione.

Nessun malato di CFS/ME ’

depresso, tutti hanno una gran voglia di fare e di guarire, non ’ una

malattia della psiche, semmai la psiche, dopo l’insorgere della

malattia e in particolare dopo lunghi periodi di convivenza con questa,

può essere messa a dura prova: i sintomi costringono, infatti, spesso

la persona a una vita più simile a quella di un vegetale e

all’isolamento sociale rubando la possibilità di immaginare o poter

costruire un qualsiasi futuro. Il malato di CFS/ME viene limitato in

tutte le sue facolt’ di agire, ed ’ perci’ completamente in balia del

mondo che lo circonda: inizia a sentirsi male e non sa perché; contatta

il suo medico di base e questi non capisce, consulta i più diversi

specialisti, e spesso finisce per essere indirizzato verso la strada

della possibile diagnosi psichica; si abbandonano lo studio, le

precedenti passioni e  le possibilità formative a cui si era

pensato; molti sono costretti a lasciare il lavoro; anche i familiari

spesso stentano a capire e comprendere. La visione del futuro si

annebbia e ogni giorno si muore un po’ ma non si sa di che cosa se non

si ha la possibilità di arrivare in uno dei centri che diagnosticano la

CFS/ME, attraverso l’esclusione di altre patologie che ne potrebbero

essere la causa (oncologiche, infettive, endocrine, reumatologiche

etc.).

 

In Italia le interrogazioni parlamentari sulla

CFS/ME risalgono almeno al 1998. Ricordiamo quella dell’On. Giorgetti

(1998) e quella  dell’On. Ruzzante (2004) per evidenziare come

l’ultima risposta del 2004, del sottosegretario On. A. Guidi, sia

incredibilmente simile a quella del 1998: ha lasciato, nei fatti,

trascorrere inutilmente 8 anni di sofferenze senza che lo Stato si

prendesse cura dei malati italiani di CFS/ME.  E’ difficile con

questi sintomi avere la forza di protestare, di farsi sentire, di

comunicare la propria disperazione. I medici che hanno a che fare con

questa patologia denunciano una disabilit’ comparabile ad altre

condizioni mediche affaticanti, come l’AIDS all’ultimo stadio, il

lupus, l’artrite reumatoide, la malattia polmonare ostruttiva. La

CFS/ME ha effetto sullo stato funzionale della persona e sul suo

benessere più di patologie mediche maggiori come la sclerosi multipla,

l’insufficienza cardiaca o il diabete mellito di tipo 2. Eppure spesso

i pazienti si ritrovano addirittura derisi e sono ignorati dal

Ministero della Sanit’. Il ruolo delle Associazioni  ’ molto

importante per la diffusione delle informazioni su questa patologia ed

’ di estremo aiuto ai pazienti con CFS/ME che non sanno spesso a chi

rivolgersi.

Ci ’ stata riferita notizia che Lei già ’ al

corrente della gravità della patologia e che sarebbe intenzionato a

procedere conseguentemente. Ci auguriamo sia vero, e, se ’ vero,

attendiamo un impegno formale da parte Sua. Siamo consapevoli che in

mancanza di un marker diagnostico per la malattia non ’ ragionevole

aspettarsi sostegni economici di invalidit’, che pure la gravità della

malattia pretenderebbe. Ci’ nondimeno riteniamo che sia doveroso da

parte nostra farle pressione perché Lei agisca, e celermente: per chi

versa in gravi situazioni di salute poco importa che la scienza non sia

ancora in grado di spiegare la propria condizione, anzi, semmai i

malati hanno anche più bisogno di un riconoscimento da parte dello

Stato.

 

Gi’ online, molti pazienti e persone sensibili

alla causa si sono mobilitate a firmare una petizione perché lo Stato

Italiano riconosca la CFS/ME come malattia cronica e invalidante, così

come già fa l’Organizzazione Mondiale della Sanit’:

http://www.firmiamo.it/sindrome-da-stanchezza-cronica-cfs.

Con questa lettera la CFS Associazione Italiana chiede: 

 

–    la codifica e tabellazione della CFS da pare

dell’Istituto Superiore di Sanit’ anche in Italia;

–     l’inserimento della CFS fra le patologie

croniche e invalidanti;

–    

la promozione di una informazione capillare della comunità

medico-scientifica attraverso gli Ordini dei Medici o altri canali del

Sistema Sanitario Nazionale sull’esistenza della CFS e sulla relativa

diagnostica (anche attraverso il patrocinio di simposi e conferenze).

Rimaniamo

a disposizione, nel sollecitarla a procederle celermente la ringraziamo

anticipatamente per tutto quello che riuscir’ a fare e le auguriamo

buon lavoro.

Distinti saluti,

    

Giada Da Ros      

Presidente 

C.F.S. ASSOCIAZIONE ITALIANA – Aviano  

Prof.Umberto Tirelli

Direttore  Dipartimento di Oncologia Medica

Primario Divisione di Oncologia Medica

Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN)

 

Esce il libreria

un libro-testimonianza sula patologia: Pelletta R. STANCHI SI DIVENTA

Manuale di sopravvivenza alla C.F.S.

o Sindrome da Affaticamento Cronico – Seneca Edizioni, 2010

Risposta da parte della CFS

Associazione di Aviano e del Prof. Umberto Tirelli all’insrimento della

CFS/ME nel DSM (leggi)

LETTERA

DELLA NOSTRA PRESIDENTE, GIADA DA ROS, PERCH’ NON VENGA INCLUSA LA

CFS/ME NEL DSM-5

Versione

inglese:

DSM-5 Task Force

American Psychiatric Association

1000 Wilson Boulevard Suite 1825 Arlington, VA 22209

USA

 

Members of the DSM-5 Task Force,

On

behalf of the CFS Associazione Italiana – CFS Italian Association of

Aviano (Pordenone, Italy), I want to join the International Association

for Chronic Fatigue Syndrome (IACFS/ME) in the content of their letter

and their deep concern about the possible reclassification of CFS as a

somatoform disorder in DSM-5, either as a stand alone psychiatric

disorder or as a subcategory under the umbrella-diagnosis of Complex

Somatic Symptom Disorder (CSSD). As pointed out by the President of the

IACFS/ME it ’would not be reasonable based upon the body of scientific

evidence and the current understanding of this disease’ – CFS/ME, as it

is understood by the medical community and explained by the related

literature is a multi-system physiological disorder – and we, too,

believe it would be counterproductive both for the sufferers and for

the physicians who try to effectively care for their patients.

Many

of our members have been treated from a psychiatric point of view and

most often than not the effects on their lives have been devastating,

with no positive results whatsoever, and this not just according to

them, but according to the professionals who were treating them. The

psychiatric treatment added insult to injury and worsened their

condition. As already clearly stated by the IACFS/ME, CFS/ME is not

clinical anxiety or depression, nor should it be classified as CSSD:

there are somatic symptoms (criterion A) and there is chronicity

(criterion C) but there are certainly not ’misattributions’ nor

’excessive concern or preoccupation with symptoms and illness’

(criterion B) in patients with CFS/ME, though in the absence of

available objective clinical tests, CFS patients may also meet

criterion B-4 (Belief in the medical seriousness of their symptoms

despite evidence to the contrary). To this regard we concur with the

CFIDS Association of America when it states that  ’as drafted, the

criteria for CSSD establish a ’Catch-22’ paradox in which six months or

more of a single or multiple somatic symptoms ’ surely a distressing

situation for a previously active individual ’ is classified as a

mental disorder if the individual becomes ’excessively’ concerned about

his or her health. Without establishing what ’normal’ behavior in

response to the sustained loss of physical health and function would be

and in the absence of an objective measure of what would constitute

excessiveness, the creation of this category poses almost certain risk

to patients without providing any offsetting improvement in diagnostic

clarity or targeted treatment.’ We see the need to work (with research

and studies) to better the ability of medicine to collect the

appropriate evidence, not to make patients change their minds on the

seriousness of their symptoms. 

The risk here is also to

exchange cause and  effects. Patients do not have a psychiatric

condition that manifests itself in somatoform symptoms, and to make

such a statement, let alone giving it recognition within the DSM-5,

would be ruinous to a proper medical diagnosis and treatment. What is

true is that the symptoms of the disease are so intense and prolonged

that they could also cause psychological effects for which often the

patients would benefit from psychological support: debilitating

physical and cognitive symptoms, isolation due to the disease, lack of

understanding and needing to defend themselves against accusations of

malingering or of having everything ’all in their head’, being blamed

for their condition, losing the trust of people around them, having to

abandon their former lifestyles, not being able to trust in their

future’ these are true effects with which patients have to deal, a big

toll that needs to be addressed by the caregivers. If these effects are

framed as a cause, we believe that would not be possible.

We

think you should also be concerned about your own scientific integrity.

The history of the DSM regarding other situations shows that it’s not

immune to regrettable mistakes, based on lack of understanding and

knowledge. CFS/ME is a disease that has an unfortunate past of

misunderstanding and bureaucratic abuse. It is a complicated medical

puzzle that dedicated physicians are trying to solve and whose

scientific effort has been hindered by narrow-mindedness, in the past.

After decades, the wave is starting to change direction and we have

assisted to many breakthroughs and to the accumulation of clinical

evidence that simply cannot be ignored. Researchers even hypothesize

that we might have a biomaker in a year or two, if not a cure. In front

of all the evidence that researchers better than us can explain to you,

and that it is still being evaluated and studied, we believe that

making the self-assured statement that CFS/ME is a psychiatric

condition is not only arrogant, but unconscionable. You should learn

from your own past.

In conclusion, we urge you not to include

CFS/ME in the DSM-5, for it is not necessary, harmful and not

scientifically sound, on the basis of the medical knowledge that we

have.

Thank you for your attention.

Sincerely,

Giada Da Ros

President

CFS Associazione Italiana

http://www.salutemed.it/cfs/

Versione

tradotta in italiano (da parte di Giada stessa):

DSM-5 Task Force

American Psychiatric Association

1000 Wilson Boulevard Suite 1825 Arlington, VA 22209

USA

Membri della Task Force per il DSM-5,

A

nome della CFS Associazione Italiana di Aviano (Pordenone, Italia), mi

unisco alla Associazione Internazionale per la Sindrome da Fatica

Cronica (IACFS/ME) nel contenuto della sua lettera e nella sua profonda

preoccupazione riguardo alla possibile ri-classificazione della CFS

come disturbo somatoforme nel DSM-5, sia come disturbo psichiatrico a

se stante che some subcategoria sotto la diagnosi-ombrello di Disturbo

dai Sintomi Somatici Complessi (CSSD). Come ’ stato fatto notare dal

presidente della IACFS/ME ’non sarebbe ragionevole sulla base del corpo

di prove scientifiche e della corrente comprensione di questa malattia’

’ la CFS/ME, come ’ compresa dalla comunità medica e spiegata dalla

relativa letteratura, ’ un disturbo fisiologico multisistemico ’ e pure

noi crediamo che sarebbe controproducente sia per coloro che soffrono

che per i medici che cercano di curare in modo efficace i propri

pazienti.

Molti dei nostri membri sono stati trattati da un

punto di vista psichiatrico e più spesso che no gli effetti sulle loro

vite sono stati devastati, con nessun effetto positivo di alcun tipo, e

questo non solo secondo loro, ma secondo i professionisti che li

stavano trattando. Il trattamento psichiatrico ’ stato oltre al danno

la beffa e ha peggiorato la loro condizione. Come già chiaramente

dichiarato dalla IACFS/ME, la CFS/ME non ’ ansia o depressione, n’

dovrebbe essere classificata come CSSD: ci sono sintomi somatici

(criterio A) e c’’ cronicit’ (criterio C), ma non ci sono sicuramente

’errate attribuzioni’ n’ ’eccessiva apprensione o preoccupazione sui

sintomi e la malattia’ (criterio B) nei pazienti con la CFS/ME, sebbene

in assenza di obiettivi test clinici a disposizione, i pazienti con la

CFS possano anche rispondere al criterio B-4 (Credere nella seriet’

medica dei propri sintomi nonostante la prova del contrario). A questo

proposito concorriamo con la CFIDS Association of America quando

dichiara che ’così come redatti, i criteri per il CSSD istituiscono un

paradosso alla ’Comma-22’ in cui sei mesi o più di un singolo o di

multipli sintomi somatici ’ di certo una situazione sconvolgente per un

individuo in precedenza attivo ’ sono classificati come disturbo

mentale se l’individuo diventa ’eccessivamente’ preoccupato riguardo

alla propria salute. Senza stabilire quale sarebbe un comportamento

’normale’ in risposta alla prolungata perdita di salute fisica e

funzionalit’ e in assenza di una misura oggettiva di quello che

costituirebbe eccessivit’, la creazione di questa categoria pone quasi

certamente un rischio per i pazienti senza offrire nessun compensatorio

miglioramento in chiarezza diagnostica o trattamento mirato’. Noi

vediamo la necessità di lavorare (con ricerche e studi) per migliorare

la capacità della medicina di acquisire le prove adeguate, non 

per far cambiare idea al paziente sulla seriet’ dei

sintomi.   

Il rischio qui ’ anche quello di

scambiare la causa con gli effetti. I pazienti non hanno una patologia

psichiatrica che si manifesta in sintomi somatoformi, e fare una simile

dichiarazione, e tanto più darvi riconoscimento all’interno del DSM-5,

sarebbe rovinoso per una appropriata diagnosi medica e trattamento.

Quello che ’ vero ’ che i sintomi della malattia sono così intensi e

prolungati che potrebbero anche causare degli effetti psicologici per

cui spesso i pazienti beneficerebbero di un supporto psicologico:

debilitanti sintomi fisici e cognitivi, isolamento dovuto alla

malattia, mancanza di comprensione e necessità di difendersi contro le

accuse di fingere o di avere tutto ’nella propria testa’, venir

colpevolizzati per la propria condizione, perdere la fiducia delle

persone intorno a s’, dover abbandonare il proprio precedente stile di

vita, non essere in grado di credere nel proprio futuro’ questi sono

veri effetti che i pazienti devono affrontare, un grande costo

psicologico che c’’ bisogno che venga affrontato da coloro che si

prendono cura degli ammalati. Se questi effetti venissero formulati

come causa, crediamo che questo non sarebbe possibile.

Pensiamo

che dovreste essere preoccupati anche riguardo alla vostra integrit’

scientifica. La storia del DSM riguardo ad altre situazioni mostra che

non ’ immune da deplorevoli errori, basati sulla mancanza di

comprensione e di conoscenza. La CFS/ME ’ una malattia che ha uno

sfortunato passato di incomprensione e abuso burocratico. ’ un puzzle

medico complicato che dedicati medici stanno cercando di risolvere e il

cui sforzo scientifico ’ stato ostacolato dalla ristrettezza di vedute,

in passato. Dopo decadi, l’onda sta cominciando a cambiare direzione e

abbiamo assistito a molte scoperte e all’accumulo di prove cliniche che

semplicemente non possono essere ignorate. I ricercatori hanno

ipotizzato che potremmo avere un marker biologico in un anno o due, se

non una cura. Di fronte a tutte le prove, che i ricercatori meglio di

noi possono spiegarvi, e che ancora vengono valutate e studiate,

crediamo che fare una dichiarazione sicura di s’ che la CFS/ME sia una

patologia psichiatrica sia non solo arrogante, ma incosciente. Dovreste

imparare dal vostro stesso passato.

In conclusione, vi

esortiamo a non includere la CFS/ME nel DSM-5, dal momento che non ’

necessario, ’ dannoso e non ’ scientificamente sensato, sulla base

delle conoscenze mediche che abbiamo.

Grazie per la vostra attenzione.

Distinti saluti,

 

Giada Da Ros

Presidente

CFS Associazione Italiana

http://www.salutemed.it/cfs/