LETTERA DA PARTE DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE AL MINISTRO DELLA
LETTERA DA PARTE DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE AL MINISTRO DELLA
SALUTE FAZIO
Aviano, 22 giugno 2010
Onorevole Ministro Ferruccio Fazio
Ministero della Sanit’
V.le dell’Industria, 20
00144 ROMA
OGGETTO: Sindrome da Fatica Cronica – Chronic Fatigue Syndrome (CFS)
On. Ministro,
la
CFS – Associazione Italiana di Aviano (PN), i medici che
diagnosticano la CFS in Italia, i firmatari di questa lettera e
soprattutto gli ammalati, desiderano sottoporre alla Sua attenzione
alcuni dati sulla Sindrome da Fatica Cronica (Chronic Fatigue Syndrome
’ CFS, talvolta indicata anche come CFS/ME ’ Sindrome da Fatica
Cronica/Encefalomielite Mialgica), una malattia seria e
invalidante che in Italia ’ stata inserita nell’edizione della
’Clinical Evidence 2002-2003’, ma che purtroppo non ’ stata
ancora inclusa tra le malattie pienamente riconosciute da parte del
Ministero della Sanit’.
La Sindrome da Fatica Cronica
(CFS) ’ una patologia per la quale i Centers for Disease Control (CDC)
di Atlanta hanno emesso una definizione sulla base di un lavoro di un
gruppo di studio internazionale (Fukuda e coll., Annals of Internal
Medicine 1994; 121: 953-959) e per la quale i National Institutes of
Health statunitensi hanno edito una pubblicazione medico-scientifica
rivolta ai medici, per migliorare la loro informazione su questa
patologia. Nella nuova definizione dei CDC di Atlanta, un caso di
Sindrome da Fatica Cronica ’ definito dalla presenza delle seguenti
condizioni: una fatica cronica persistente per almeno sei mesi, che non
’ alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che
provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle
attività occupazionali, sociali o personali ed inoltre devono essere
presenti quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi presenti per
almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione severi,
faringite, dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari,
dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o
rigonfiamento delle stesse, cefalea, sonno non ristoratore, debolezza
post esercizio fisico.
Tutte le informazioni sulla
sintomatologia e l’approccio diagnostico si possono trovare nelle linee
guida canadesi
http://www.cfsitalia.it/Documenti/Italian_ME_Overview_A4_2008.pdf ,
linee guida seguite anche dalla ESME (la European Society for ME, un
Think Tank europeo che raccoglie i migliori scienziati dei campi
rilavanti per discutere le attuali conoscenze della CFS/ME e promuovere
iniziative legate alla malattia: http://www.esme-eu.com/) in cui
l’Italia ’ rappresentata dal dottor Tirelli.
Sono ormai
trascorsi molti anni da quando il Dr. Donato Greco aveva coordinato
sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanit’ uno studio
conoscitivo sulla CFS/ME in Italia che aveva coinvolto vari centri di
riferimento nazionali, tra i quali il Centro di Riferimento Oncologico
di Aviano (C.R.O.), l’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti, il
Policlinico Umberto I di Roma, ed il San Raffaele di Milano. Questo
studio aveva dimostrato l’effettiva esistenza in Italia di questa
patologia secondo i criteri dei CDC di Atlanta. Infatti, la CFS ’
conosciuta già da molti anni e si registrano casi in tutto il mondo
tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanit’ cataloga la patologia
già da tempo (codice ICD 10 G93.3).
Dati scientifici sugli
aspetti clinici, immunologici e radiologici della CFS sono stati
raccolti dal gruppo dal Centro di Riferimento Oncologico (C.R.O.)
di Aviano e pubblicati sugli Archives of Internal Medicine (U
Tirelli et al., 153, Jan 11, 1993, 116-120), sullo Scandinavian
Journal of Immunology (U Tirelli et al., 40, 601-608, 1994) e
sull’American Journal of Medicine (U Tirelli et al., 105 (3A) 54S-58S,
1998). Diversi gruppi di ricerca nel mondo hanno avviato
ricerche sulla CFS con l’obiettivo di identificare difetti
genetici, cause ambientali, marcatori diagnostici di patologia. Da
queste ricerche non sono ancora emersi risultati chiari tuttavia si
sono delineate alcune linee di interesse che riguardano associazione
tra varianti genetiche e risposte anomale ad agenti ambientali. Uno dei
problemi maggiori ’ dato dalla scarsa conoscenza della patologia e
dalla grande eterogeneit’ dei pazienti. Lo scorso ottobre 2009,
sulla prestigiosa rivista Science ’ stato pubblicato un lavoro che
ipotizzava un possibile collegamento tra CFS/ME con la presenza di un
retrovirus xenotropico di origine murina (Xenotropic Murine leukemia
virus-Related Virus, XMRV). L’associazione con il virus XMRV non ’
stata per’ confermata. Non ’ la prima volta che la CFS viene associata
con una infezione virale, tanto ’ vero che la patologia ’ stata
anche definita fatica post virale. Tra gli agenti virali segnalati gli
Herpes virus sono universalmente sospettati per la grande diffusione e
per la frequente riattivazione osservata nei pazienti (specialmente il
virus EB, cytomegalovirus and HHV-6), ma anche gli enterovirus
(poliovirus, coxackie, echovirus), il virus parainfluenzale PIV5, il
parvovirus b19, vari retrovirus (es. HTLV-2, spumavirus) sono stati
associati alla CFS. Attivit’ retrovirali nei pazienti con CFS sono
stati descritti da Holmes fin dal 1986.
La CFS ’ una patologia con
caratteristiche simil-influenzali che limita la qualità della vita, le
capacità di lavorare, le possibilità relazionali, che viene
difficilmente diagnosticata e trattata in modo non corretto, situazione
che genera sfiducia del paziente nei confronti della istituzioni
sanitarie incapaci di raccoglierne i bisogni.
Varie
associazioni in tutto il mondo (3 in Italia) sono impegnate nel
promuovere la ricerca sulla patologia e nella sensibilizzazione degli
operatori sanitari e dell’opinione pubblica. Il fine ultimo ’ quello di
ottenere un riconoscimento dello stato di malattia, attenzione da parte
del servizio sanitario, prevenire i danni provocati da interventi
terapeutici errati. accade spesso infatti che la patologia venga
confusa con altre patologie, particolarmente le patologie psichiatriche
a causa dello stato di depressione e di frustrazione dei pazienti
colpiti da uno stato di prostrazione fisica apparentemente senza
ragione e senza speranze di risoluzione.
Nessun malato di CFS/ME ’
depresso, tutti hanno una gran voglia di fare e di guarire, non ’ una
malattia della psiche, semmai la psiche, dopo l’insorgere della
malattia e in particolare dopo lunghi periodi di convivenza con questa,
può essere messa a dura prova: i sintomi costringono, infatti, spesso
la persona a una vita più simile a quella di un vegetale e
all’isolamento sociale rubando la possibilità di immaginare o poter
costruire un qualsiasi futuro. Il malato di CFS/ME viene limitato in
tutte le sue facolt’ di agire, ed ’ perci’ completamente in balia del
mondo che lo circonda: inizia a sentirsi male e non sa perché; contatta
il suo medico di base e questi non capisce, consulta i più diversi
specialisti, e spesso finisce per essere indirizzato verso la strada
della possibile diagnosi psichica; si abbandonano lo studio, le
precedenti passioni e le possibilità formative a cui si era
pensato; molti sono costretti a lasciare il lavoro; anche i familiari
spesso stentano a capire e comprendere. La visione del futuro si
annebbia e ogni giorno si muore un po’ ma non si sa di che cosa se non
si ha la possibilità di arrivare in uno dei centri che diagnosticano la
CFS/ME, attraverso l’esclusione di altre patologie che ne potrebbero
essere la causa (oncologiche, infettive, endocrine, reumatologiche
etc.).
In Italia le interrogazioni parlamentari sulla
CFS/ME risalgono almeno al 1998. Ricordiamo quella dell’On. Giorgetti
(1998) e quella dell’On. Ruzzante (2004) per evidenziare come
l’ultima risposta del 2004, del sottosegretario On. A. Guidi, sia
incredibilmente simile a quella del 1998: ha lasciato, nei fatti,
trascorrere inutilmente 8 anni di sofferenze senza che lo Stato si
prendesse cura dei malati italiani di CFS/ME. E’ difficile con
questi sintomi avere la forza di protestare, di farsi sentire, di
comunicare la propria disperazione. I medici che hanno a che fare con
questa patologia denunciano una disabilit’ comparabile ad altre
condizioni mediche affaticanti, come l’AIDS all’ultimo stadio, il
lupus, l’artrite reumatoide, la malattia polmonare ostruttiva. La
CFS/ME ha effetto sullo stato funzionale della persona e sul suo
benessere più di patologie mediche maggiori come la sclerosi multipla,
l’insufficienza cardiaca o il diabete mellito di tipo 2. Eppure spesso
i pazienti si ritrovano addirittura derisi e sono ignorati dal
Ministero della Sanit’. Il ruolo delle Associazioni ’ molto
importante per la diffusione delle informazioni su questa patologia ed
’ di estremo aiuto ai pazienti con CFS/ME che non sanno spesso a chi
rivolgersi.
Ci ’ stata riferita notizia che Lei già ’ al
corrente della gravità della patologia e che sarebbe intenzionato a
procedere conseguentemente. Ci auguriamo sia vero, e, se ’ vero,
attendiamo un impegno formale da parte Sua. Siamo consapevoli che in
mancanza di un marker diagnostico per la malattia non ’ ragionevole
aspettarsi sostegni economici di invalidit’, che pure la gravità della
malattia pretenderebbe. Ci’ nondimeno riteniamo che sia doveroso da
parte nostra farle pressione perché Lei agisca, e celermente: per chi
versa in gravi situazioni di salute poco importa che la scienza non sia
ancora in grado di spiegare la propria condizione, anzi, semmai i
malati hanno anche più bisogno di un riconoscimento da parte dello
Stato.
Gi’ online, molti pazienti e persone sensibili
alla causa si sono mobilitate a firmare una petizione perché lo Stato
Italiano riconosca la CFS/ME come malattia cronica e invalidante, così
come già fa l’Organizzazione Mondiale della Sanit’:
http://www.firmiamo.it/sindrome-da-stanchezza-cronica-cfs.
Con questa lettera la CFS Associazione Italiana chiede:
– la codifica e tabellazione della CFS da pare
dell’Istituto Superiore di Sanit’ anche in Italia;
– l’inserimento della CFS fra le patologie
croniche e invalidanti;
–
la promozione di una informazione capillare della comunità
medico-scientifica attraverso gli Ordini dei Medici o altri canali del
Sistema Sanitario Nazionale sull’esistenza della CFS e sulla relativa
diagnostica (anche attraverso il patrocinio di simposi e conferenze).
Rimaniamo
a disposizione, nel sollecitarla a procederle celermente la ringraziamo
anticipatamente per tutto quello che riuscir’ a fare e le auguriamo
buon lavoro.
Distinti saluti,
Giada Da Ros
Presidente
C.F.S. ASSOCIAZIONE ITALIANA – Aviano
Prof.Umberto Tirelli
Direttore Dipartimento di Oncologia Medica
Primario Divisione di Oncologia Medica
Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN)

