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News

AGENAS SI INTERESSA ALLA CFS

L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

(www.agenas.it) di Roma, nell’ambito delle sue attività, si sta

occupando di un’iniziativa nazionale, coordinata dall’Istituto

Superiore di Sanit’, all’interno del Progetto strategico sulla salute

della donna e la medicina di genere. In particolare ’ stata creata una

unit’ operativa che si occuper’ dell’elaborazione di linee guida su

“Genere e sindrome da stanchezza cronica”, volte al miglioramento della

salute femminile.

25-26 settembre 2010

Convegno

Internazionale sulla CFS/ME “La CFS/ME nel XXI Secolo – ricerca di

indicatori diagnostici ed opportunit’ terapeutiche – Dortmund –

Germania 

Settembre 2010

STUDIO

LO/ALTER PUBBLICATO SU PNAS: TROVATI VIRUS COLLEGATI ALL’MLV NEL SANGUE

DEI PAZIENTI CON CFS/ME

DI Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Lo

scorso 23 agosto sono stati pubblicati su Proceedings of the National

Academy of Sciences (PNAS) i risultati di uno studio molto atteso, noto

come lo studio Lo/Alter, dal nome di due dei ricercatori del gruppo che

lo ha condotto, che fa capo alla Food and Drug Administration (FDA)

cio’ la Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, i National Institutes

of Health (NIH), ovvero l’Istituto Superiore di Sanit’ americano, 

e la Harvard Medical School (HMS), la facolt’ di medicina di Harvard:

Shyh-Ching Lo (FDA), Natalia Pripuzova (FDA), Bingjie Li (FDA), Anthony

L. Komaroff (HMS), Guo-Chiuan Hung (FDA), Richard Wang (NIH), Harvey J.

Alter (NIH). L’articolo, intitolato ’Detection of MLV-related virus

gene sequences in blood of patients with chronic fatigue syndrome and

healthy blood donors.’, ’ disponibile online.

Il risultato,

che ha subito fatto il giro del mondo ed ’ stato ripreso da numerose

testate giornalistiche, ’ stato che 32 su 37 pazienti con la CFS/ME

(l’86,5%) che sono stati testati sono risultati positivi alle sequenze

dei virus collegati al virus della leucemia murina (MLV), contro 3 su

44 dei donatori di sangue sani (il 6,8%). Questi risultati supportano

lo studio pubblicato su Science lo scorso ottobre relativo all’XMRV, su

cui cominciava a nutrirsi qualche sospetto, visto che quattro studi

successivi non erano riusciti a trovare un collegamento fra il citato

retrovirus e la CFS/ME. Sebbene in questo nuovo studio non sia stato

trovato l’XMRV, ’ stata tuttavia confermata la presenza di un gruppo di

virus geneticamente molto simile, e questo secondo gli esperti

rappresenta un grande passo in avanti.

Le sequenze collegate

all’MLV corrispondono alle sequenze dell’MLV politropico, non

xenotropico (come era nel caso dell’XMRV). Ora ’identificare le precise

origini di questi agenti collegati all’MLV trovati negli esseri umani e

identificare come entrambi siano collegati ’ di fondamentale importanza

per chiarire la fonte e l’epidemiologia dell’infezione e, alla fine, il

potenziale ruolo nella malattia’, secondo quanto viene messo nero su

bianco nel commentario uscito insieme all’articolo. Il dottor Alter

nota come non ’ affatto provato che un retrovirus causi la CFS. Questa

potrebbe essere il risultato di sottostanti problemi del sistema

immunitario. Intanto, come si ’ letto anche sul New York Times e sul

Corriere della Sera, alcuni pazienti con la CFS/ME stanno utilizzando i

trattamenti previsti per l’HIV. E la dottoressa Mikovits, direttore di

ricerca del Whittemore Peterson Institute che aveva collaborato alla

scoperta dell’XMRV,  spera di organizzare dei trial clinici per la

fine dell’anno, cosa che potrebbe portare ad una risposta definitiva

sul retrovirus come possibile causa della malattia e delle indicazioni

sui possibili trattamenti.

L’articolo di PNAS era stato

presentato per la pubblicazione ancora in maggio. A luglio per’ i

Centers for Disease Control and Prevention (CDC), cio’ i Centri di

Controllo e Prevenzione delle Malattie, hanno pubblicato su

’Retrovirology’ un altro studio, in cui nei pazienti con la CFS/ME non

si rinveniva nessun XMRV, n’ alcun virus collegato all’MLV. Per questa

ragione i redattori di PNAS hanno conseguentemente deciso di ritardare

la pubblicazione dell’articolo per ulteriori verifiche di accuratezza.

Questo ha provocato un’immediata reazione da parte delle associazioni e

dei pazienti, allarmati che le informazioni venissero fatte sparire. La

storia della CFS/ME ’ piena di situazioni poco chiare che

giustificavano una simile preoccupazione. LA CNN ha pubblicato online

un articolo con un video preparato dal Whittemore Peterson Institute in

cui si chiedeva che venissero resi pubblici i risultati. Si temeva che

ragioni ’politiche’ avessero la meglio sulle ragioni scientifiche. Il

dottor Alter stesso, consapevole dell’interesse suscitato dallo studio,

si ’ dichiarato dispiaciuto della difficile situazione, ma ha ritenuto

che non potessero rivolgersi direttamente alla comunità dei pazienti,

per rassicurarli, finch’ i dati non fossero stati pubblicati. L’impegno

da parte degli interessati ’ quello di standardizzare i procedimenti,

in modo da non incorrere più in situazioni di questo tipo.

Ottobre 8, 2010/da CFS-ME
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