Incontro CFSAC: Intervento del dottor Coffin
Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano
(PN)
Come
già abbiamo avuto modo di scrivere, alla fine dello scorso anno si ’
tenuto un incontro del CFSAC, il Comitato di Consulenza sulla CFS
americano. In quell’occasione ci sono stati diversi interventi. Uno dei
più apprezzati ’ stato quello del dottor Coffin, esperto retrovirologo,
professore di Biologia Molecolare e Microbiologia alla Tufts
University, a Boston, negli USA. Per questo, anche se ’ già passato
qualche tempo, così come abbiamo fatto per la presentazione del dottor
Peterson, anche in questo caso, riportiamo la trascrizione tradotta del
suo intervento, che trovate nella sua interezza in originale, su
YouTube.
Di seguito la trascrizione:
Prima forse un
piccolo disclaimer: sono qui dopo essere stato avvisato un po’
all’ultimo momento. Penso che Wanda mi abbia mandato una e-mail ieri,
meno di 24 ore fa, per invitarmi a parlare. Ero effettivamente
piuttosto interessato a farlo. Sfortunatamente sono riuscito a
ritagliare un po’ di tempo dalla mia agenda di impegni, ma non riuscir’
a fermarmi dopo mezzogiorno.
Come seconda cosa, dovrei
probabilmente presentarmi un po’ a voi. Ho lavorato nel campo dei
retrovirus per moltissimi anni. Pi’ di 30 anni, effettivamente. Pi’ di
quarant’anni a dire il vero. E i miei interessi sono stati nella
retrovirologia di base, per capire in particolare la co-evoluzione dei
virus e degli ospiti. I retrovirus hanno delle propriet’ molto
speciali che ci permettono di guardare all’evoluzione in modi in cui
non possiamo di per s’ con nessun altro virus e infezione. Pi’
recentemente, nel corso degli ultimi 10 o 12 anni, mi sono interessato
ai vari aspetti della epidemia di HIV e alla comprensione
dell’interazione fra l’HIV e l’ospite, in particolare anche sulle
questioni di evoluzione relative a quel virus. Mi sono associato, a
dire il vero sono stato il direttore che ha fondato il programma di
resistenza all’HIV per il NCI [National Cancer Institute] al Frederick
a circa 50 miglia da qui. E ho avuto quella posizione per circa 10 anni
e ora sono un consulente per loro e infatti capita che sia en route fra
i due luoghi di lavoro. Perci’ quello che voglio fare ’ dare una mia
prima reazione a questa notevole scoperta. E reiterare un certo numero
di punti salienti appena indicati dal dottor Peterson. Penso sia
importante ri-enfatizzarli. E poi parlare un po’ di quello che
significa essere ’xenotropico’, perché diversi di voi potrebbero essere
effettivamente curiosi a proposito di questo particolare punto. E poi
discutere alla fine un po’ su quello che abbiamo ancora bisogno di fare
rispetto a questo virus.
L’XMRV – avete già sentito molte di
queste cose, ma procedo mettendovi la mia prospettiva -, l’XMRV ’ stato
riportato per la prima volta in campioni di cancro alla prostata,
particolarmente quelli con una mutazione, come ’ stato evidenziato,
nell’RNASE-L nel 2005. Penso che fosse il 2005, forse mi sbaglio su
questo. In un recente articolo ’ stato riportato che questo virus ’
risultato presente, usando un test immunologico, in circa un quarto di
biopsie di cancro al seno, scelte casualmente, e in una frazione molto
più piccola di biopsie alla prostata non maligne. E naturalmente, come
tutti sappiamo essere stato riportato nella letteratura pubblicata,
nell’articolo che ’ apparso la scorsa settimana,
nel 67% dei casi
con la CFS; e il dottor Peterson ha appena presentato alcuni dati che
suggeriscono che questo può forse essere un grossolano understatement,
che ci potrebbe ben essere una associazione molto più vicina al 100% e
sarebbe molto interessante vedere come questo si sviluppa, naturalmente.
Il
virus può essere individuato e clonato dai cancri alla prostata. Non
credo che un virus infettivo sia mai stato isolato dai cancri alla
prostata o dai pazienti, almeno nella letteratura pubblicata. E questo
in larga parte perché quasi tutti quegli studi erano basati
sull’amplificare il DNA da blocchi di paraffina. E c’’ del dibattito su
questo punto, nei due articoli che sono stati pubblicati, su in quali
cellule si trova il virus, se ’ nelle cellule stremali e nelle cellule
tumorali. Questo rimane da risolvere.
Anche l’associazione con
l’RNASE-L come abbiamo già sentito deve ancora essere risolta. Pu’
essere che la mutazione dell’RNASE-L non sia collegata necessariamente
alla infezione con il virus, ma la presenza della mutazione la rende
più facile da identificare nei pazienti. Questa ’ certamente un’ipotesi
che possiamo prendere in considerazione a questo punto. Nel caso della
CFS l’associazione ’ in molti casi più chiara che non nel cancro alla
prostata perché possiamo avere del virus vivo. Noi ’ loro a dire
il vero, io non ho mai lavorato con la Stanchezza Cronica, non l’ho mai
fatto’ Ma loro possono ricavare virus vivo dalle PBMC (Cellule
Mononucleari del Sangue Periferico) o anche dal plasma, cosa che ’
piuttosto notevole, poich’ ’ infatti piuttosto difficile isolare virus
vivo dal plasma dei pazienti infetti con HIV. Tende ad essere
ricoperto con anticorpi, i virioni non sono in una buona forma e così
via. Sembra quasi che sia più facile farlo con la CFS (sebbene ai
virologi che stanno effettivamente lavorando su questo potrebbe non
piacere la caratterizzazione di essere facile). E almeno dei PBMC
attivati ’ presente in una frazione molto alta. [Il virus] si ’ trovato
in una frazione piuttosto impressionate di cellule che erano state
isolate dal sangue, dopo che sono state attivate. Non mi ’ chiaro a
questo punto, se non attivi le cellule, quale sia la effettiva frazione
di cellule contagiate nel sangue. Cosa che chiaramente, poich’
l’attivazione stessa può essere causa del virus, potrebbe permettere al
virus di diffondersi nei globuli del sangue a cui stai guardando. Lo fa
quasi sicuramente, direi. Il virus che isoli ’ infettivo per un certo
numero di linee cellulari umane. ’ particolarmente infettivo per le
linee cellulari del cancro alla prostata, come ’ stato menzionato, e
anche per le linee cellulari derivate dalle cellule-B e dalle cellule-T
e per le PBMC attivate di fresco, che sono in pratica un miscuglio di
cellule-B e di cellule-T.
Una delle cose che mi ha colpito di
più ’ stata questa apparente possibilità di individuare il [virus in]
4% dei campioni di controllo, sebbene sia importante indicare che in
questo momento questi non sono campioni privi di bias, in entrambi i
casi. Nel caso del cancro alla prostata, i campioni erano da biopsie
alla prostata che erano non-maligne ma erano iperplasiche e potrebbe
esserci qualche associazione con il virus e questo potrebbe creare
pregiudizio nella possibilità di vedere il virus. Nel caso della CFS i
controlli non erano familiari, come ’ già stato detto, o operatori
sanitari o nient’altro, ma erano locali e perci’ se la distribuzione
dell’infezione ’ molto irregolare, questo potrebbe essere un bias
locale.
Tutto ci’ deve essere risolto naturalmente e questa ’ una
cosa estremamente critica da fare, riuscire ad afferrare qual ’
l’effettiva diffusione nel Stati Uniti e nel mondo. C’’ qualche
proposta, c’’ una relazione, non ancora pubblicata al momento, che ’
stata presentata nell’incontro agli inizi dell’anno, di una scarsa
percentuale di incidenza nei campioni di sangue che sono stati ottenuti
dalla Croce Rossa giapponese e in qualche modo una più alta prevalenza
nei campioni dei pazienti di cancro alla prostata in Giappone. E così
c’’ qualche prova di una qualche associazione a livello mondiale. Siete
probabilmente a conoscenza del fatto che c’’ stato un recente articolo
che non ha trovato nessun virus, nessun tipo di infezioni in, credo,
600 e qualcosa pazienti di cancro alla prostata in Germania. Perci’
tutto questo rimane da risolvere.
Una delle cose che
colpiscono di più ’ la relazione molto stretta che c’’ [nella
configurazione genetica dei virus fra persona a persona], e il dottor
Peterson ve lo ha mostrato e ce l’ho anch’io sulla slide fra un minuto,
e quanto vicini sono questi virus uno all’altro. E la coppia che si
distanzia di più effettivamente, dove entrambe venivano dal cancro alla
prostata, si differenziano solo per lo 0.3%. Ora, un paziente che
’ stato contagiato con l’HIV da una o due settimane ha una più grande
varietà di popolazione virale di quanto non abbia un virus isolato in
diversi anni, diverse parti del Paese, differenti malattie di questo
virus. ’ notevole questa vicinanza e ha anche una importante
implicazione. Non ’ che il virus ha un tasso di mutazione più basso
dell’HIV. Questi virus hanno probabilmente tutti circa lo stesso tasso
di mutazione. Ma suggerisce nei fatti che ci sono molti pochi cicli di
replicazione che separano i virus che ci sono in una persona dai virus
che ci sono in un’altra. E in qualche maniera le implicazioni di
questa cosa portano sia buone che cattive notizie. La cattiva notizia ’
che suggerisce che il virus non sta avendo attivamente delle costanti
replicazioni durante il corso dell’infezione di un singolo
individuo e questo non sarebbe una buona notizia se uno stesse cercando
di usare una terapia antivirale. Non significa che non dovrebbe essere
testato, ma riduce l’ottimismo rispetto al fatto che quel tipo di
regime di trattamento (lo stesso genere di cosa che facciamo per l’HIV)
possa funzionare per questo problema. Ma sarebbe una buona notizia se
uno stesse sviluppando un vaccino, perché significherebbe che il
problema della variazione genetica non sarebbe probabilmente un
ostacolo significativo nel modo in cui ci si aspetta che sia per l’HIV.
Ed ’ importante notare che ci sono sul mercato dei vaccini contro un
virus strettamente collegato, e cio’ il virus della leucemia felina,
che ’ stato approvato per l’uso e non ha il 100% di efficacia, ma una
qualche efficacia ce l’ha. Perci’ se si arriva a questo, ’ una cosa
molto distante ancora naturalmente, ma la vaccinazione sarebbe [meno
problematica].
Poi, l’altra cosa straordinaria ’ la relazione
molto stretta di questo virus con l’MLV xenotropico, un virus endogeno
dei topi avuti dall’accoppiamento di soggetti consanguinei. Come ’
stato notato, la patogenicit’ dell’MLV xenotropico non ’ stata studiata
nei topi, per un’ovvia ragione, e cio’ per il fatto che questo virus
non contagia i topi. Ma virus strettamente collegati sono stati modelli
patogenici molto importanti nella virologia del cancro, per le malattie
di immunodeficienza e per una varietà di malattie neurologiche. Perci’
la potenziale patogenicit’ di questo virus, almeno in un ospite che può
venire contagiato, non deve essere sottostimata. Perci’ l’MLV
Xenotropico ’ ereditato come un provirus endogeno, cosa che significa
che ’ nella linea germinale – circa 10-20 copie – in tutti i topi avuti
dall’accoppiamento di soggetti consanguinei, e in un numero di copie di
gran lunga superiore in alcuni topi selvatici. La maggior parte dei
provirus che vengono ereditati in questa maniera sono difettosi, non
portano alla crescita di una virus completo, ma alcuni di questi sono
nei fatti capaci di replicarsi. Ce n’’ uno chiamato BXV1 che ’ intatto
e contagioso; se lo tiri fuori dal DNA di un topo puoi farne uscire del
virus contagioso. E questi virus possono contagiare virtualmente tutti
i mammiferi, e penso anche alcune specie di uccelli ad eccezione di
alcune specie di MUS, e quello che ’ successo in questi topi ’
che dopo che il virus ’ diventato endogeno (si ’ integrato nella linea
germinale del topo), il topo ne ha perso i recettori. Probabilmente per
pressione selettiva che ’ stata messa in atto dallo stesso virus.
Come
ho detto, questi non sono direttamente patogenici nei topi, ma se
isolate dai topi dei cancri patogenici che causano dei virus, avranno
una sequenza, una sequenza molto importante che ’ la Ripetizione
Terminale Lunga (LTR), che contiene tutti i segnali di attivazione dei
geni per dirigere la sua trascrizione e per attivare oncogeni che
causano il cancro e quella LTR viene dal virus xenotropico ed ’ molto
simile, non proprio identica, c’’ qualche piccola differenza, ma ’
molto simile nella sequenza al virus nell’XMRV.
Una delle grandi
preoccupazioni in questo genere di studio, negli anni, ’ che questo
genere di virus sono di fatto comuni contaminanti delle linee cellulari
umane. Contagiano le linee cellulari del cancro alla prostata molto
bene, e queste sono spesso isolate attraverso il passaggio attraverso
topi nudi. Una volta che i topi nudi hanno questo provirus contagioso,
questo virus può poi contagiare il tumore. E ci sono ripetuti
resoconti, presentati molte volte, in cui le linee cellulari tumorali
umane hanno raccolto questo virus in questo modo, e così quando uno lo
vede per la prima volta questa ’ una grande preoccupazione. A
dire il vero, la relazione filogenetica, come il Dottor Peterson ha
indicato, ’ una argomentazione molto forte contro quel genere di
contaminazione dai topi di laboratorio. E ho già sottolineato questo
ultimo punto, i virus collegati alla Leucemia Murina possono causare
una gran varietà di malattie.
Questa ’ una piccola vignetta
che ho pubblicato nella mia ’prospettiva’ che accompagnava l’articolo
di Judy Mikovits che descriveva il virus nella CFS, e che mostra
semplicemente che il virus veniva originariamente da un virus esogeno,
un virus contagioso che infettava gli antenati del topo che poi ’
capitato che contagiassero la linea germinale, così ’ rimasto fisso
come un fossile nella linea germinale. In seguito a questo il recettore
si ’ mutato e così il virus può ancora contagiare, ma non può
contagiare i topi perché non hanno il recettore e in qualche modo si ’
trasmesso agli umani.
Il gruppo e il rapporto molto stretti
suggeriscono che questa trasmissione possa essere capitata piuttosto
recentemente e di fatto non lo sappiamo ma non ’ impossibile che
succeda sempre, che ci sia una qualche topo nel mondo selvatico che ha
questo come virus endogeno e il mio laboratorio ha appena cominciato a
vedere se questo ’ vero. E che il virus può essere trasmesso sia da
topo a umano che da umano a umano, tutto ’ ancora vedere, ma penso che
sia un’area di studio molto importante per rendersi conto da dove venga
questo virus, quando ’ entrato negli esseri umani e naturalmente come
si trasmette fra persone.
Sulla destra mostro lo stesso tipo
di relazione filogenetica e voglio solo indicare ancora la similarit’
molto sorprendente dei virus isolati dalla fatica cronica e dal cancro
alla prostata. Non c’’ nessuna ovvia divisione di virus che sono
isolati da una malattia o dall’altra. I due virus più distanti che ci
sono l’ sono in effetti entrambi dal cancro alla prostata. E quello che
mostra ’ una relazione veramente molto stretta fra questi provirus
endogeni e i virus xenotropici contagiosi isolati dai topi, e poi la
più grande relazione distante da altri virus topini ben noti. Se
dovessi mettere l’ sopra l’HIV penso che dovreste andare fin laggià a
quell’altra parete e tornare, per cogliere la relazione. Questi virus
sono molto, molto distanti. Sono tutti retrovirus, ma ’ molto difficile
anche solo vedere la relazione, quando cerchi di trovare un modo di
allineare le sequenze, devi cercare in certe aree molto, molto
specifiche. Perci’ ’ importante tenere a mente che si tratta di un
gruppo di virus molto diversi. Un gruppo di virus molto diffuso,
particolarmente nei mammiferi, e anche in qualche uccello isolato. Ma
mai prima d’ora, eccetto che in alcune applicazioni di terapia
genetica, si ’ saputo che questi virus contagiassero gli esseri umani.
Ed ’ stato nei fatti fatto uno sforzo per guardare a questo problema
specifico nel caso del virus della Leucemia Felina, già negli anni 70
quando questo virus ’ stato scoperto, c’’ stato un certo
ammontare di preoccupazione che i gatti potessero trasmettere il virus
ai propri padroni.
E questa ’ effettivamente la mia ultima slide
e voglio solo enfatizzare quello che non sappiamo a proposito del
virus. Questo ’ molto, molto importante. Sono i primissimi giorni in
questa cosa. Abbiamo un articolo sulla Sindrome da Fatica Cronica
associata, due articoli sull’associazione con il Cancro alla Prostata,
che non sono completamente in accordo l’uno con l’altro. L’articolo
sulla CFS ’ secondo me il meglio che si possa avere per un primo
articolo sull’argomento, ma ’ ancora il primo articolo. C’’ molto
che deve essere fatto.
Primo ’ naturalmente stabilire qual ’
il vero ruolo del virus in questa malattia. E non ’ necessariamente
facile stabilire una causalit’. Ci si ’ messo un bel po’ con l’HIV,
nonostante le vere prove evidenti che si avevano. E’ abbastanza facile
da stabilire in alcuni tipi di cancro perché puoi proprio vedere la
specificità del sito di integrazione che lo indicherebbe, ma nel caso
di altre malattie, sia che il virus sia una causa della malattia o un
passeggero, o solo una coincidenza geografica dell’infezione con la
malattia, tutto questo resta da stabilirsi. L’NCI in particolare sta
davvero mettendo in piedi un grande sforzo, almeno all’interno delle
proprie mura, per sviluppare questa cosa. Non conosciamo l’incidenza e
la prevalenza nella popolazione umana.
Voglio enfatizzare che per
fare questi studi ’ molto importante avere test standardizzati,
uniformi, ben validati e affidabili. Questo ’ davvero il punto critico
qui. E i gruppi immunologici sono particolarmente difficili in questo
caso. Perfino con l’HIV i ben stabiliti test-HIV avevano lo stesso una
certa gamma di falsi positivi, perci’ ’ davvero critico che conosciamo
esattamente qual ’ il test, che sia stato ben validato con esemplari
ben standardizzati e che tutti siano d’accordo, idealmente usando gli
stessi test per questi studi. E questo ’ quello su cui stiamo lavorando
piuttosto intensamente alla Frederick in questo momento, e altri
potrebbero fare altrettanto. Potremmo avere la meglio noi, potrebbero
avere la meglio loro, ma qualunque cosa succeda, prima che possiamo
veramente afferrare la questione questi test sono estremamente
importanti. Dobbiamo conoscere la distribuzione della popolazione umana
naturalmente, se ci sono gruppi, se ci sono possibili gruppi di
infezione o se ’ semplicemente generalmente diffusa. Non abbiamo idea
di quale sia il modo di trasmissione, nonostante alcune cose che
possiate aver letto, e secondo me semplicemente non lo sappiamo. La
capacità di isolare facilmente il virus dai globuli del sangue e dal
sangue certamente implica che quella trasmissione possa avvenire per
via sanguigna. Al di l’ di quello, non riesco nemmeno a indovinare da
che cosa possa essere trasmessa. Da fluidi corporali? Probabilmente non
si trasmette con l’areosol. Questi virus non si trammettono molto
facilmente a quel modo, in generale, ma non lo sappiamo per certo con
questo virus. E non conosciamo l’origine di questo virus. La stretta
relazione di questo virus significa che ’ quasi necessario che venga
dai topi, non riesco a visualizzare nessun altro scenario. Ma sta
succedendo oggi? Succede sempre? ’ come lo scoppio di un hantavirus o
qualcosa del genere? O ’ capitato una volta molto, molto tempo fa e si
’ poi trasmesso a un certo livello nella popolazione umana e
naturalmente se ’ la causa della malattia non sappiamo quale sarà la
percentuale di attacco, non sappiamo quale frazione di persone ’
contagiata da questo virus. Tutti quelli contagiati dall’HIV alla fine
muoiono, quasi tutti moriranno, il 99 e qualcosa per cento alla fine
morir’ di AIDS, se non viene curato. Tuttavia per tutti quelli
contagiati da una altro retrovirus umano, l’HTLV1, solo una piccola
frazione avrà effettivamente la malattia, perci’ non sappiamo queste
cose per questo virus. Voglio dire, questa lista potrebbe andare avanti
e avanti. Voglio dire una cosa sui test per’. Mi ’ giunta
all’attenzione con orrore ieri una pubblicit’ sul web di un test per
l’XMRV per quello che ne so completamente indefinito, non verificato,
non standardizzato. Qualcuno in un qualche laboratorio, credo nella
Carolina del Sud, vuole 400 dollari da voi per fare il test a una
goccia di sangue e questo penso che sia’probabilmente non dovrei dire
quello che penso in proposito, ma’ ’ davvero una cattiva idea fare il
test. Non sappiamo che cosa sia, non sappiamo quanto buono sia’ sono
sicuro che le persone dei CDC e dell’FDA faranno eco su questa
questione, e io spingerei fortemente chiunque stia ascoltando a non
farlo. Non avrei idea di quale sarebbe il risultato.
Come
sempre, alla presentazione ’ seguita una sessione di domande e
risposte. Un primo quesito posto si chiedeva se siano possibili
spiegazioni alternative per una associazione così forte fra la CFS/ME e
l’XMRV (al di l’ della possibilità che ne sia la causa) e se potrebbe
essere che magari chi ha la CFS/ME ’ più predisposto a prendere questo
virus. Il dottor Coffin ha risposto che pensa sia una possibilità, così
come c’’ una forte possibilità di causa ed effetto, ma non c’’ niente
di conclusivo, per il momento. Potrebbe essere una coincidenza, anche
se ’ improbabile. Potrebbe essere che ’ un virus diffuso e solo persone
con un sistema immunitario in qualche modo più debole o compromesso
vengono contagiato e questa ’ proprio l’ipotesi originaria a cui si era
pensato con il cancro alla prostata. Coffin per’ pensa, con i dati
attuali, che questo sia meno probabile. Un’ultima probabilità ’ che
tutti siano contagiati, ma che sia più facile da trovare in pazienti
con questa malattia.

