LA

PROMESSA DEL PROTEOMA

Un’analisi dell’articolo PLoS  ONE. Quanto segue ’ la traduzione

di quanto trovate qui

Oggi,

il 23 febbraio 2011, nella rivista scientifica online PLoS ONE, dei

ricercatori provenienti da sei istituti hanno pubblicato uno studio

suggestivo che utilizza dei potenti mezzi di tecnologia investigativa

per catalogare le proteine in campioni di fluido spinale nella sindrome

d’affaticamento cronico (CFS) e la malattia di Lyme neurologica

post-trattamento. Il lavoro entusiasmante ’ il prodotto di un grande

team capeggiato da Steven Schuzter dell’Universit’ di Medicina e

Ortodonzia del New Jersey e Thomas Angel e Tao Liu della Pacific

Northwest National Laboratory.

In un articolo intitolato

’Distinti Proteomi del Fluido Cerebrospinale differenziano la Malattia

di Lyme post trattamento e la CFS’, Schutzer e i suoi colleghi hanno

analizzato dei campioni ottenuti da punture lombari da 43 partecipanti

attentamente valutati utilizzando i criteri Fukuda del 1994, 25

partecipanti che corrispondevano ai criteri CDC per la malattia di Lyme

e che avevano completato almeno tre settimane di terapia antibiotica

endovena almeno quattro mesi prima, e 11 partecipanti di controllo. I

gruppi di confronto tra le malattie sono stati scelti vista la

corrispondenza dei sintomi relativi al sistema nervoso centrale (SNC) e

mancanza di spiegazione medica per sia la CFS e la Malattia di Lyme

post trattamento. Scrivono, ’Specifiche anormalit’ trovate nel fluido

cerebrospinale (FCS) relative alla CFS e la Malattia di Lyme post

trattamento suggerirebbero un coinvolgimento del SNC e  potrebbero

facilitare una comprensione meccanicistica’.

Gli studiosi hanno

combinato due tecnologie potenti chiamati la spettroscopia di

massa   la cromatografia per analizzare i campioni di FCS. La

spettroscopia ’ uno strumento che misura la massa delle particelle e

quindi la composizione di un campione. La cromatografia misura le

proporzioni relative delle particelle in una miscela. Questa

combinazione di metodi ’ stata selezionata per la capacità di lanciare

un’ampia rete di ’scoperta’ nell’analisi di campioni biologici

complessi, senza dover definire a priori quali proteine potrebbero

essere presenti. Il gruppo aveva precedentemente identificato un

’proteoma’ comprensivo normale come punto di riferimento per il

confronto con campioni infetti. Il termine proteoma si riferisce

all’intera gamma di proteine ritrovati in un campione biologico; in

questo caso, il fluido cerebrospinale. Le proteine sono composte dal

particelle più piccole denominate peptidi.

 

Utilizzando

queste analisi, il gruppo di ricerca ’ stato in grado di generare una

lista comprensiva di 30.000 peptidi nei campioni raccolti dai

partecipanti in ciascun gruppo di malati. Di questi 30.000 peptidi, 738

proteine sono state ritrovate solo nei partecipanti con la CFS (Figura

1). I campioni raccolti da pazienti con la malattia di Lyme post

trattamento avevano 692 proteine esclusive, e il gruppo di controllo ne

presentava 724. Hanno individuato delle differenze nei livelli di varie

proteine tra gruppi e quelli della CFS e la Malattia di Lyme avevano

più proteine in comune rispetto al gruppo di controllo.

Le

proteine coinvolte nella via di segnalazione CDK5 erano

significativamente più ricche nei pazienti con la CFS. Alterazioni

nelle vie d’attivazione CDK5 sono state collegate alla malattia di

Parkinson e Alzheimer. Le proteine coinvolte in specifiche funzioni

neurologiche erano più basse in pazienti con la CFS rispetto a pazienti

con la Malattia di Lyme post trattamento, ed entrambi i gruppi avevano

livelli più bassi rispetto al gruppo di controllo. Gli autori

riconoscono che la significativit’ clinica delle proteine e rispettivi

livelli identificati nel gruppo di controllo ’ ’difficile da

determinare nella fase della scoperta’.

Hanno anche esaminato

campioni individuali di FCS (invece di campioni raggruppati) di

partecipanti con la CFS e la Malattia di Lyme post trattamento. Nel

fare ci’, hanno identificato una gamma di proteine che distinguevano i

due stati delle malattie (Figure 2A e 2B). Analizzando campioni

individuali di FCS, hanno determinato che pazienti con la malattia di

Lyme si distinguono da pazienti con la CFS. La capacità di distinguere

la CFS e la malattia di Lyme post trattamento sulla base di queste

proteine ha delle implicazioni diagnostiche importanti. Dato che

l’agente eziologico per la malattia di Lyme ’ conosciuto come la

Borrelia burgdorferi, tale scoperta suggerisce che vi sono

patofisiologie distinte per queste due malattie clinicamente simili.

Suggerisce altres’ che vi sarebbero diversi approcci nella cura delle

malattie. Alcuni hanno proposto che la Malattia di Lyme post

trattamento rappresenterebbero un sotto-insieme della CFS; tuttavia,

gli autori concludono che i loro dati non fornirebbero alcun supporto

per questo concetto.

Nella sezione finale di discussione, gli

autori affermano che ’ l’analisi sui proteomi del FCS potrebbe fornire

elementi importanti e significativi sui processi biologici modulati in

funzione della malattia e facilitare l’identificazione di proteine

candidati per ulteriori studi scientifici ’ La distinzione tra la CFS e

la Malattia di Lyme post trattamento avrà implicazioni eziologiche che

potrebbero portare a nuovi tipi di diagnostica e interventi

terapeutici’.  Suggeriscono che dalla scoperta di questi candidati

nel fluido cerebrospinali, ora ’ possibile condurre ricerche mirate per

queste proteine nel sangue.

Questa squadra di ricerca ha fornito la

lista comprensiva delle proteine identificate nell’articolo aperto al

pubblico. Questo render’ possibile l’ulteriore esplorazione e

interrogazione dei dati  da parte di questi e altri ricercatori.

Questa lista di proteine può essere immediatamente contestualizzata tra

altre scoperte nella letterature riguardante la CFS utilizzando

strumenti di computazione e di ritrovamento di testo d’avanguardia.

Potrebbe rapidamente accelerare l’identificazione delle proteine e vie

più promettenti per generare saggi diagnostici obbiettivi e trattamenti

mirati. La direttrice scientifica dell’Associazione, Suzanne D. Vernon,

PhD, commenta, ’Sono particolarmente entusiasta per questa ricerca e la

nuove vie per la ricerca che ha aperto. Accoppiando questo tesoro

trovato di liste di proteine con le risorse biologiche e cliniche nella

Banca Biologica SolveCFS dell’Associazione accelerer’ il passo con cui

tali marker biologici potranno essere verificati e validati,

auspicalmente raccorciando il salto tra la scoperta di laboratorio

all’applicazione al paziente. I contributi di questo gruppo alla

comprensione delle biologia della CFS e della Malattia di Lyme post

trattamento non avrebbero potuto arrivare in momento più opportuno per

il campo e la comunità dei pazienti’. La tempesta infuocata generata

dalla ingiuriosa Prova PACE nel Regno Unito e l’incertezza sul ruolo

della XMRV/MLVs nella CFS hanno avuto i loro effetti sull’intera

comunità di pazienti, rappresentanti e ricercatori.

L’articolo

rappresenta un modello di partnership tra vari istituti e agenzie di

finanziamento. E’ stata supportata dall’Istituto Nazionale della Salute

(Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive, Istituto

Nazionale dell’Abuso di Droga, Istituto Nazionale di Malattie

Neurologiche e Ictus, e il Centro Nazionale di Risorse di Ricerca), il

Consiglio di Ricerca Svedese, il Centro Tecnologico di Neurodiagnostica

Uppsala Berzelli , Time for Lyme, L’Associazione Malattia di Lyme e il

Fondo Tami. La Pacific Northwest National Laboratory ’ una struttura

scientifica utenti nazionale sponsorizzata dal Dipartimento di Energia.

I pazienti CFS sono stati valutati da Benjamin Natelson alla Albert

Einstein School of Medicine. I pazienti con la Malattia di Lyme sono

stati identificati e valutati da Brian Fallon alla Columbia University.

Jonas Berquist dell’Universit’ di Uppsala in Svezia ha assistito

nell’analisi dei dati. Lo sforzo congiunto, l’utilizzo di nuove

tecnologie di scoperta e la disponibilit’ a volontariamente condividere

dati per avanzare l’intero campo rappresenta un’iniziativa

d’ispirazione del 21esimo secolo, degna di grandi speranze.

La

CFIDS Association of America ’ impegnata nel progresso della ricerca

che porti all’identificazione precoce, la diagnosi oggettiva e il

trattamento efficace della CFS. Le comunità mediche e scientifiche sono

obbligate a comprendere le radici biologiche della CFS in modo da

rendere disponibili terapie mirate ed efficaci ai milioni di persone

nel mondo, le cui vite sono state dirottate dalla CFS.

TG2 Medicina 33 – ore 13.55 a cura di Luciano

Onder – Tema trattato: la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS).

Novembre 2010

Una

buona notizia. L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali

(www.agenas.it ) di Roma, nell’ambito delle sue attività, si sta

occupando di un’iniziativa nazionale, coordinata dall’Istituto

Superiore di Sanit’, all’interno del Progetto strategico sulla salute

della donna e la medicina di genere. In particolare ’ stata creata una

unit’ operativa che si occuper’ dell’elaborazione di linee guida su

“Genere e sindrome da stanchezza cronica”, volte al miglioramento della

salute femminile. Per questa ragione, ’ stata convocata la riunione di

un gruppo di lavoro apposito che si ’ riunito lo scorso 8 ottobre

2010.  Il dottor Tirelli, invitato alla riunione, ha sottolineato

la difficoltà d’individuare con precisione i sintomi della malattia e

ha proposto al gruppo di utilizzare come riferimento sul quale

impostare le linee guida italiane, il documento di consenso canadese,

che ha messo a disposizione dei colleghi. Da parte di tutti ’ stata

sottolineata la complessit’ clinica e la diffusa misconoscenza e 

sottodiagnosi della patologia. ’ stata suggerita la creazione di una

tabella per i medici di famiglia, per facilitare l’inquadramento

diagnostico, e l’integrazione nel gruppo di un medico del lavoro, e un

endocrinologo, visto il ruolo che svolgono i fattori ormonali nella

donna. Si tratta di un progetto di lavoro specificatamente legato alla

salute delle donne infatti, come si diceva sopra. Chiaramente la CFS

non colpisce solo loro, ma ’ comunque un passo avanti. I medici

presenti alla riunione sono anche stati invitati a formulare, sulla

base dei bisogni conoscitivi di ciascuno e per i temi di propria

competenza, i quesiti essenziali sui quali impostare la ricerca

bibliografica in letteratura medica. Il progetto ’ appena all’inizio,

ma ci lascia molto ottimisti e contiamo di farvi avere ulteriori

notizie a mano a mano che sono disponibili.

Dicembre

2010

RASSEGNA SULL’AIUSTRALIAN CFS SCIENCE SYMPOSIUM  di Rosamund

Vallings (traduzione da questo testo).

Simposio Scientifico Internazionale sulla ME/CFS, 3-4 dicembre 2010,

Bond University, Queensland, Australia.

PRIMO GIORNO

Nancy

Klimas e lo squilibrio omeostatico –  il primo studio presentato ’

stato di Nancy Klimas (Miami, USA) che ha presentato un approccio di

biologia dei sistemi alla ME / CFS. Ha descritto la CFS come un

disturbo derivante da uno squilibrio omeostatico. Ha brevemente

delineato i sui 25 anni di ricerca su questa malattia, quando

inizialmente lavorava alla teoria di una sindrome cronica da

attivazione immunitaria, ponendo  attenzione sul fattore

immunologico. Successivamente ’ stata riconosciuta come una malattia

infiammatoria di tipo neurologico ed ora ’ stata coinvolta la genomica.

Ha elencato e descritto alcuni dei suoi attuali lavori di ricerca.

Uno

studio ha implicato un esperimento per indurre la ricaduta, analizzando

l’espressione del gene ed i cambiamenti immunitari prima, subito dopo e

4 ore dopo. Sono stati studiati tre gruppi accoppiati: la malattia

della Guerra del Golfo, la CFS e i gruppi di controllo. L’esercizio ’

stato una prova di 8 minuti su una cyclette con la misurazione del VO2

max. L’espressione del gene ha mostrato differenze significative in

quelli affetti da  GWI (malattia della Guerra del Golfo, ndt) e da

CFS. (Nella definizione la GWI e la CFS soddisfano gli stessi criteri).

I percorsi immunologici erano stati interessati allo stesso modo ’

questi erano principalmente infiammatori e la caduta immunitaria ha

portato molti sintomi 4 ore più tardi. I sintomi coinvolgevano i

sistemi endocrino, immunitario, nervoso autonomo e neurologico. Sono

stati colpiti i geni regolatori del  funzionamento delle NK che

includevano livelli di una perforina  e granzima anormali.

E’

andata avanti quindi a descrive i 3 elementi base dell’analisi dei

segnali immunitari di Broderick e li ha correlati alle condizioni dopo

la prova di 8 minuti:

1. Quelli che apparivano diversi

2. Quelli che si esponevano con gente diversa

3. Quelli che si comportavano in modo diverso (dinamica di risposta

alterata)

In

questo studio c’era un’infiammazione persistente, un aumento

nell’interazione del sistema immunitario e un effetto di “splash”

dell’IL-1. C’’ stato un effetto a cascata enorme in 8 minuti e

persistente nelle 4 ore successive. L’omeostasi ’ ’incasinata’ e

necessita di essere ricostituita.

Abbiamo la necessità di

concentrarci sulle terapie autonomiche e immunologiche che sono

legate  tra loro. Questo studio conferma che l’esercizio graduato

non va bene per chi ’ affetto dalla CFS, e che i pazienti devono

interrompere l’esercizio  ben prima della soglia aerobica. Le

interruzioni nell’esercizio devono essere due volte più lunghe della

durata dell’esercizio.

Perry sull’Infezione e il Comportamento

in Malattia – Hugh Perry (Southampton, UK) ha discusso i componenti

adattivi e non adattivi di ci’ che egli descrive come

“comportamento  durante la malattia”. Egli quindi si concentra

sull’espressione “malattia” in relazione al modo in cui gli organismi

si comportano durante l’esplosione dell’infezione, ad esempio “sentirsi

malato” con dolore e febbre. Ha descritto il comportamento in malattia

come un’organizzazione strategica che non ’ “male”.

L’infezione

porta ad una risposta infiammatoria con il rilascio di citochine, che

quindi comunicano con il cervello e causano sintomi quali febbre,

malessere e depressione. L’infiammazione sistemica attiva precise zone

del cervello, con  risposte diverse che attivano zone diverse.

Questo meccanismo funziona attraverso i macrofagi nel cervello tramite

la barriera emato-encefalica. Le cellule endoteliali comunicano con i

macrofagi tramite le cellule della microglia. Questa ’ una parte

importante dell’omeostasi ed ’ solitamente temporanea.

Poi ’

andato avanti a parlare di una malattia neurologica cronica, quando le

cellule della microglia aumentano di numero e in attivazione e

diventano “attive”. In risposta all’infezione, si verifica un

comportamento di malattia esagerato in quelli con una malattia cronica

del cervello. Le cellule della microglia rilasciano citochine molto

rapidamente, se già attive. Si sviluppa un percorso non adattivo.

Uno

studio ha coinvolto l’osservazione di 300 pazienti affetti dalla

malattia di Alzheimer (AD) 2 volte al mese per 6 mesi. Coloro che hanno

avuto un’infezione avevano un più rapido declino mentale, mentre coloro

che non avevano avuto alcuna infezione non hanno mostrato alcun

cambiamento. Anche altri “comportamenti” sono cambiati notevolmente a

causa di un’infezione. Egli ha descritto l’obesit’, il fumo, l’et’

avanzata come fattori che contribuiscono a portare l’AD precoce in

quanto tutti questi elementi hanno effetti infiammatori.

Ha

concluso dicendo che le infezioni sistemiche portano a distorsioni e a

un cattivo adattamento dimostrati dal comportamento in malattia, a

causa delle cellule della microglia attivate. Questo a sua volta porta

a un’accelerata progressione della malattia del cervello. Egli ha detto

che una vaccinazione può essere utilizzata come una sfida per

dimostrare i cambiamenti. La MRI (la risonanza magnetica, ndt)

funzionale ’ la più utile per il rilevamento di tali cambiamenti.

Fletcher

sull’NPY, un potenziale Biomarcatore per la ME / CFS – Mary Ann

Fletcher (Miami, Florida) ha presentato il lavoro svolto sui

biomarcatori per la CFS. L’obiettivo della ricerca sulla CFS ’ stato

trovare un biomarcatore o una combinazione di biomarcatori. Questo

migliorer’ la capacità di diagnosticare e dimostrare la gravità della

malattia, definire i sottogruppi e aiutare a gestire i trial.

Le

cellule natural killer (NK) sono state studiate inizialmente con

attenzione al funzionamento e alla diminuzione della perforina e del

granzima. 176 pazienti affetti da CFS hanno mostrato un funzionamento

significativamente inferiore delle cellule NK rispetto agli

studi-controllo. Poi ’ andata avanti a descrivere come il neuropeptide

Y (NPY) ’ coinvolto nella reazione da stress con l’aumento della

noradrenalina e del NPY dalle terminazioni nervose simpatiche. In uno

studio controllato, l’NPY era notevolmente superiore nella CFS rispetto

allo studio di controllo.

’ stata descritta l’analisi dell’uso

della curva della caratteristica operativa del ricevitore (ROC), e

questo ha mostrato una distinzione tra i pazienti affetti dalla CFS e

gli studi di controllo. Utilizzando la curva ROC, ’ stato trovato che

il NPY ’ sensibile nell’80%  degli affetti dalla CFS (che ’ meglio

del test PSA che usiamo per aiutare a diagnosticare il cancro della

prostata). Il NPY si correla  anche con i marcatori della gravità

della malattia. Altri potenziali biomarcatori utilizzando questa

tecnica includevano 10 delle 16 citochine misurate, il funzionamento

della cellula NK ed il  dipepdyl peptidase/CD26 che ’ indicativa

dell’attivazione immunitaria. Tutto questo fa parte di un complesso

sistema integrato.

Nel prossimo esperimento verrà incluso nella

prova di questo paradigma e l’analisi computerizzata sarà sviluppata

per stimolare la ricerca in ulteriori studi clinici. Queste anomalie

possono avere applicazioni in altre malattie.

Donovan sulle

autopsie ME/CFS – Dominic O’Donovan, (Cambridge, UK), un neuropatologo,

ha presentato i risultati dell’autopsia su 4 pazienti che hanno avuto

una diagnosi  specialistica di CFS:

1.    Un

maschio di 32 anni ammalato da 20 anni di CFS, morto per suicidio da

overdose di farmaci. L’autopsia ha rivelato nel midollo spinale e nel

cervello un eccesso di corpora amylace, eccessivo per un normale

invecchiamento. C’erano filamenti intermedi strettamente correlati alle

cellule gliali e forse all’interno della glia anzich’ degli assoni.

Nessuna evidenza di ganglionite. (EBV negativo).

2.   

Una femmina di 32 ammalata da 5 anni di  CFS. Aveva rifiutato

qualsiasi aiuto medico, ’ stata costretta a letto e ha rifiutato il

cibo e l’acqua. Infine ’ morta d’insufficienza renale. La patologia ha

mostrato un infiltrato infiammatorio cronico focale (i linfociti T8)

nei gangli spinali. (EBV negativo). (Questa paziente sembrava Sophia

Mirza ’ e lo era).

Dalla madre di Sophia Mirza: Io sono cauta

per natura e così ho dovuto controllare che questa fosse la nostra

Sophia, su cui si ’ scritto. Dopo aver fatto questo, ho parlato con lo

stesso Dr O’Donovan. Era Sophia. Si ’ scusato a parole per il

travisamento.

Non ho mai scritto su un sito come il vostro, e

sono abbastanza ignorante su come ci si debba muovere. Sarebbe

possibile per voi includere il seguente paragrafo sul vostro sito? Lo

apprezzerei molto, poich’ credo che altrimenti tali inesattezze non

solo saranno ripetute, ma diventeranno la cosiddetta ‘verit’’.

Se non vorrete includerlo, capir’.

Molte grazie e cordiali saluti,

Cr’ona Wilson

– – – – – – –

“La

seconda persona, una donna di 32 anni, (Sophia Mirza) ’ stata segnalata

per aver rifiutato di mangiare e bere. Avrebbe rifiutato di consultare

un medico.” Entrambe queste affermazioni non sono veritiere.

I

medici hanno trattato Sophia, che ha avuto una grave forma di ME, come

una malata mentale, nonostante il fatto che l’Organizzazione Mondiale

della Sanit’ affermi che si tratta di una malattia fisica. L’hanno

inserita forzatamente in un ospedale psichiatrico. Essendo stata tolta

da l’ da un tribunale, il suo medico l’ha sottratta a tale cura. Nel

secondo ambulatorio  il medico mi ha detto che la ME era una

malattia mentale e che lasciava i pazienti a “conviverci”. Sophia era

terrorizzata all’idea di criticare quel medico, in quanto

precedentemente le era stato reso chiaro che avrebbe potuto, ancora una

volta, essere “rinchiusa”. A causa dei suoi gravi sintomi non era in

grado di mangiare o bere, tranne che in piccolissime quntit’. Dopo la

sua morte il medico si rifiut’ di accertarne il decesso. Apparentemente

anche loro avevano rimosso Sophia dalle loro cure, quattro mesi prima e

senza che ne venissimo a conoscenza. Non c’’ stato alcun aiuto per

Sophia.

Sophia ha dovuto soffrire un’agonia insopportabile e

morire da sola. Dedurre che era “la libera scelta di Sophia” non ’

vero. Essere spaventati dal medico e non essere in grado di mangiare o

bere ’  totalmente diverso dal rifiutare di vedere il medico e

rifiutare di mangiare.

Cr’ona Wilson (la madre di Sophia Mirza madre)

www.sophiaandme.org.uk*  (vedi commento #25)

    

3. Una femmina di 43 anni ’ un suicidio assistito in Svizzera con

un’overdose di barbiturico.        Il

cervello ha mostrato un’ischemia globale, ma questo era probabilmente

causato dai     farmaci utilizzati. I gangli spinali

mostravano un lieve eccesso di noduli linfocitari di    

Nageotte, ma con nessuna infiammazione ovvia, ma questo potrebbe

rappresentare un sottile     stato infiammatorio cronico.

4.   

Una femmina di 31 anni la cui morte potrebbe essere stata dovuta

all’ingestione di oppiacei. C’era qualche demielinizzazione tossica con

emorragia subaracnoidea spinale, ma prendeva il warfarin. C’era qualche

lieve ganglionite cronica possibile.

La diagnosi differenziale

qui ’ stata discussa e avrebbe incluso l’AIDs, la sindrome di Sjorgren,

la varicella zoster e le malattie paraneoplastiche.

Questi

risultati hanno sollevato la possibilità che alcuni casi di CFS possano

avere una ganglionite autonomica o sensoriale. Nel Regno Unito viene

proposta una specifica banca del cervello e dei tessuti.

Sukocheva

sull’autopsia degli affetti da ME / CFS – Olga Sukocheva (Adelaide,

Australia) ha presentato delle conclusioni post mortem

immunoistochimiche e microbiologiche su un paziente 20enne con

encefalopatia idiopatica irreversibile. A questo paziente era stata

diagnosticata la CFS dopo una grave malattia simile all’encefalite

all’et’ di 10 anni. C’era la prova del danno infiammatorio con

soppressione delle cellule della microglia. La sottoregolazione

dell’ankyrin B ’ stata rilevata nella sostanza bianca dell’ippocampo.

Non

c’era alcuna differenza significativa nell’ankyrin G. Erano stati

avviati i test per la Coxiella burnetii e la Legionella  Gli

antigeni C.burnetii erano presenti negli astrociti e nelle cellule

della microglia nella materia grigia dell’ippocampo. L’antigene

C.burnetii ’ stato trovato anche nei macrofagi della milza e del

fegato, nel tessuto linfoide, nel midollo osseo, nei tessuti de cuore e

dei polmoni. L’antigene della Legionella  non ’ stato trovato.

Dan

Peterson sulle infezioni Virali Dan Peterson (Nevada, USA) ha iniziato

il suo discorso con una breve panoramica dell’incidenza e degli effetti

della CFS negli Stati Uniti. Egli poi ’ andato avanti a descrivere i

problemi della ricerca, come ad esempio le varie definizioni,

l’eterogeneit’ dei pazienti, la mancanza di biomarcatori,

l’autoselezione  del paziente, il  pregiudizio dei

ricercatori e la mancanza di finanziamenti. Egli ha descritto un numero

di “viaggi scientifici” intrapresi per la ricerca sulla CFS. Egli ha

sottolineato l’importanza di mettere insieme  il paziente, la

biotecnologia, i database informatici, la genomica e le linee guida di

tipo clinico. Le malattie possono essere definite da una prospettiva

molecolare. Il lavoro di gruppo e la collaborazione sono le chiavi per

il successo della ricerca. C’’ bisogno di raccogliere dati clinici su

larga scala, collezionando campioni biologici internazionali.

Poi

’ andato avanti a  discutere l’importanza di osservare le

infezioni virali nella CFS. I Leukotropic herpes virus, particolarmente

l’HHV6, l’HCMV e l’EBV, sono tra i candidati principali nella CFS. Egli

ha riferito su grandi studi in cui ’ stato rilevato l’HHV6 attivo nel

28%, l’HCMV nel 29% e l’EBV nel 51% dei casi. Il 10% erano

co-infettati. L’infezione attiva da EBV si correla significativamente

con la presenza di auto-anticorpi, con anticorpi diretti alla

perossidasi tiroidea ed alle cellule parietali.

Fino al 30% dei pazienti può rispondere ai farmaci antivirali.

Brenu

sulla disregolazione immunitaria – Ekua Brenu (Queensland, Australia)

aveva osservato l’immunit’ innata e adattiva nella CFS. ’ stato

postulato che il suo studio potrebbe essere utile nello sviluppo di

biomarcatori. Lo studio ha coinvolto 253 pazienti e 100 soggetti di

controllo. Gli studi sono stati intrapresi a zero e a 6 mesi. ’ stata

significativamente ridotta l’attività citotossica delle cellule NK e

delle cellule CD8+T. L’attività della perforina e del granzima ’ stata

ridotta. Osservando i fenotipi della cellula NK, le cellule brillanti

CD56 erano notevolmente diminuite. La secrezione di citochine dalle

cellule CD4+T ha mostrato un  notevole aumento di IL-10, IFN-’ e

TNF-’. L’espressione della FOXP3 era accresciuta anche nel gruppo degli

affetti dalla CFS. Anche i recettori vaso-attivi del peptide

intestinale (VIP) venivano studiati e trovati significativamente

aumentati.

De Meirleir sull’XMRV Kenny de Meirlier (Bruxelles,

Belgio): poich’ la cronica attivazione del sistema immunitario ’

presente nell’HIV progressivo ed ’ un indicatore dell’esito della

malattia migliore della carica virale, ’ importante verificare

l’ipotesi che un modello simile possa essere osservato nell’XMRV

positivo nei pazienti con la CFS. 16 Pazienti positivi all’XMRV

(utilizzando il  test di coltura) avevano eseguito un gran numero

di prove .

’ stato trovato che questi pazienti hanno un

ridotto  numero di linfociti e CD-57 + linfociti ridotti, come

osservato nell’HIV. C’era la prova di un’innata attivazione del sistema

immunitario (maggiore attività dell’elastasi e C4). L’sCD14 era

significativamente più alto del previsto, e questo ’ correlato con il

plasma lipopolisaccaride (LPS), un componente proinfiammatorio della

busta batterica gram-negativa. La bassa secrezione di IgA ha indicato

una disfunzione del tessuto linfotico associato alla mucosa nei

pazienti positivi all’XMRV. I sieri IL-8, IL-10, MCP-1 e MIP-1 sono

aumentati e potrebbero costituire la firma biologica di un’infezione

virale.

Tutto questo fornisce la prova della traslocazione microbica facente

parte della patologia dei pazienti positivi all’XMRV.

Egli

ha descritto uno studio norvegese a proposito di pazienti affetti da

una forma gravemente debilitante di CFS in cui il plasma LPS era

elevato in quelli con un basso punteggio sulla scala di Karnofsky.

Questo suggerisce una sindrome da intestino permeabile. L’analisi

dell’evacuazione  nei pazienti affetti da CFS ha indicato

un’enormit’ di enterococchi, streptococchi e funghi con un numero di

E.Coli diminuito. Questo può portare alla sovrapproduzione di idrogeno

solforato, che ’ tossico per i mitocondri e influisce sull’ATP.

Kwiatek

sulla disfunzione del tronco encefalico – Richard Kwiatek (Adelaide,

Australia) ’ un reumatologo con un interesse particolare per il

neuro-imaging. La MRI ’ stata eseguita per cercare la disfunzione del

tronco encefalico nella CFS. L’intero cervello ottimizzava la

volumetria basata  sui voxel e dava la  nuova quantificazione

dei livelli di segnale dell’appesantito T1 e T-2  nella MRI

strutturale che ’ stata utilizzata. I voxel hanno costruito una mappa

tridimensionale del cervello. Nei pazienti con la CFS, rispetto agli

studi controllati, la pressione sanguigna a riposo era ridotta e la

frequenza cardiaca a riposo e durante il sonno era aumentata. Questo ’

stato quindi correlato con i cambiamenti cerebrali, con altri sintomi e

con l’affaticamento.

Il volume della materia bianca prefrontale

si riduceva con la frequenza cardiaca che aumentava nella CFS nel sonno

all’opposto che negli studi controllati. Il volume di materia bianca

nel mesencefalo si riduceva con un incremento della fatica. C’era una

forte correlazione tra la totale materia grigia del tronco encefalico e

la pressione arteriosa a riposo nei pazienti  affetti da CFS.

I

cambiamenti della materia grigia del tronco encefalico suggeriscono un

fallimento dell’auto-regolamento cerebrovascolare, potenzialmente

mediato dagli astrociti. La disfunzione dell’astrocita può pertanto

essere centrale nella patogenesi da CFS. Sembra che sia interrotto

dell’omeostasi del sistema nervoso autonomo.  Non sembra che la

causa di questo sia il volume ridotto di sangue.

Marmion sulla

febbre Q – Barrie Marmion (Adelaide, Australia) ha studiato la febbre Q

e le sue conseguenze per molti anni.  In uno studio citato, 11

persone su 39, che avevano avuto la malattia   in forma

acuta, dopo aver avuto la febbre Q, soffrivano della sindrome da

stanchezza . L’antigene C.burnetii persiste e provoca una modulazione

immunitaria con espressione genica e sintomi. Di solito ’ costante

dall’esordio iniziale, ma episodiche ricadute possono verificarsi a

causa di infezioni o di una involontaria vaccinazione per la febbre Q.

L’IL-6 ’ elevato e l’IL-2 ’ basso. I sintomi soddisfano i criteri per

una diagnosi della CFS.

3 Gruppi di febbre Q sono stati studiati

e c’erano differenze di frequenza nei trasporti di HLA-DR B1 * 11 e di

IFN-’. Il 35% erano positivi nel gruppo con la sindrome post-febbre Q e

i livelli erano bassi negli studi controllati, nel gruppo guarito dalla

febbre Q e nel gruppo con endocardite da febbre Q… Queste differenze

supportano il concetto di diversi stati immuni nella febbre Q cronica,

determinati dalle variazioni genetiche nelle risposte immunitarie

dell’ospite, piuttosto che dalle propriet’ di C.burnetii.

Boullerne

sulla CFS e la SM Anne Boullerne (Illinois, USA) ha discusso la

questione della stanchezza cronica in relazione alla CFS e alla SM. Ha

descritto la SM come una caratteristica malattia autoimmune. Ha

delineato le differenze di incidenza, di sintomi, di durata della

malattia ecc.. Ha sottolineato che, mentre la SM ’ una malattia

neuro-immunitaria, la CFS ’ una disfunzione acquisita, grave e

complessa del sistema. Nella SM c’’ l’IgG oligoclonale nel 95% dei casi

della CFS  e le lesioni cerebrali con le cellule T e B 

vengono viste con la risonanza magnetica.

Chiede  “’

presente la gliosi nella CFS?” Le anomalie della MRI nella CFS forse

trovate sono come tante piccole macchie della sostanza bianca

sottocorticale nei lobi frontali, un piccolo volume ventricolare,

sangue dal flusso lento e alcune atrofie.

Aveva guardato la RMI

funzionale in relazione alle immagini di controllo e visuali. Entrambe

si sono rivelate più lente nella CFS rispetto agli studi controllati.

Modifiche associate al movimento delle dita e al monitoraggio uditivo

sono correlate con la fatica soggettiva e con la risposta del cervello

durante la sfida che coinvolge la memoria.

Utilizzando la

Spettroscopia R.M., c’’ stato un aumento di incolina nei gangli basali,

nessuna differenza significativa nel glutatione, e il lattato

ventricolare era elevato. Non c’’ stata alcuna alterazione nei livelli

di GABA e glutammato.

In una cavia usata per la sindrome della

Guerra del Golfo, utilizzando la piridostigmina, non c’era nessuna

gliosi e nessun aumento della permeabilit’ della barriera sanguigna

cerebrale.

Si ipotizza una possibile auto-immunit’ che include i neuropeptidi

vasoattivi.

Tate

sui Biomarcatori Molecolari e l’RNase L – Warren Tate (Dunedin, Nuova

Zelanda) e il suo team hanno appena avviato uno studio per sviluppare

strumenti in grado di rilevare con precisione i cambiamenti molecolari

all’interno delle cellule in risposta al doppio filamento di RNA

(RNAds) pertinente alla CFS. Ha spiegato come recenti scoperte

sull’XMRV avevano stimolato la ricerca e l’esigenza di una banca di

materiale genetico. Si devono stabilire biomarcatori, come marcatori

meno specifici, per riflettere le modifiche nell’omeostasi globale. Ci

deve essere il targetting di un punto vulnerabile nella biologia

dell’RNA dell’XMRV virale che determina il rapporto tra le sue proteine

strutturali ed enzimatiche.

Poi ’ andato a descrivere i tipi di biomarcatori:

1. Specifici come ad esempio in una cellula in fase di apoptosi:

RNaseL, PKR, fosforilazione del PKR ecc.

2. Specifici biomarcatori dell’omeostasi disturbata

3. Biomarcatori generali’ marcatura globale dell’omeostasi disturbata

di vari organi

Ha

illustrato il percorso di attivazione dell’RNaseL. La scissione

dell’RNaseL può essere specifica della CFS. Attualmente studia il

rapporto del frammento terminale dell’RNaseL con la proteina non

scissa. Egli sta anche esaminando l’anormale attivazione della PKR.

Questa viene scissa dalle caspasi per formare il frammento 37 D. Questo

subisce la fosforilazione che può essere misurata ’ il fattore della

sintesi proteica e1F2’. Questi 2 eventi di fosforilazione 

verranno rilevati da anticorpi specifici contro il fosfopeptide delle 2

proteine.

Feinstein sulla Droxidopa e la lotta alle malattie

neurodegenerative Douglas Feinstein (Illinois, Chicago) ha presentato

uno studio dei trattamenti noradrenergici per le malattie

neurodegenerative. Le cellule gliali vengono attivate producendo

neurotossine, che inducono danni neuronali e un’infiltrazione

leucocitaria nel SNC. La noradrenalina disciplina le risposte

infiammatorie gliali, esercita effetti neuroprotettivi e aiuta a

mantenere l’integrit’ della barriera emato-encefalica (BEE). Una

cattiva regolazione della segnalazione della noradrenalina potrebbe

inasprire la malattia. Le presunte riduzioni della noradrenalina

aumentano le risposte infiammatorie, il peso dell’amiloide ed i fattori

neurotropici.

La noradrenalina ’ prodotta principalmente nel

locus coeruleus (LC). Questa parte del cervello ’ danneggiata nel morbo

di Alzheimer e nel Parkinsonismo. La perdita del LC ’ correlata

con  con la  placca e i numerosi grovigli. La domanda ’

stata: “aumentando la noradrenalina nel SNC, migliorerebbero le cose?”

Il farmaco Droxidopa ’ un precursore della noradrenalina. Questo

farmaco ’ alla fase 3 delle prove per l’ipotensione ortostatica

neurogena. Nei topi il farmaco porta al miglioramento delle placche e

dell’apprendimento. Questo farmaco usato per la SM e per la

encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE) ha mostrato una

stabilizzazione rispetto agli studi controllati. Questa prova indica

che il LC ’ notevolmente danneggiato nella SM e nella EAE.

Le terapie dirette con noradrenalina forse necessitano di essere

considerate anche se c’’ un disturbo del LC nella CFS.

Ganea

sul VIP – Doina Ganea (Philadelphia, USA) ha parlato del Peptide

Vasoattivo Intestinale Peptide (VIP) ’ un immunomodulatore endogeno ed

esogeno. Il VIP abbassa la risposta immunitaria innata inibendo il

rilascio di citochine pro-infiammatorie, di chemochine e di ossido

nitrico attraverso i macrofagi, la microglia e le cellule dendritiche

attivati. Colpisce anche la risposta immunitaria adattiva, riducendo la

capacità co-stimolatoria dell’antigene presente nelle cellule e

inducendo  risposte di tipo Th2. Aveva osservato diverse malattie

come l’artrite indotta da collagene e l’encefalomielite autoimmune.

Aveva utilizzato cellule dendritiche generate in presenza del VIP/PACAP

come agenti  immunomodulatori, con risultati positivi.

Carson

sulla CCL21 e le patologie immuni  correlate al SNC – Monica

Carson (California, USA) aveva studiato la manifestazione della

chemochina classica CCL21 nel SNC. Questa ’ un fattore predisponente

per l’auto-immunit’ a causa della proliferazione  indotta della

pre-attivazione. Questo favorisce pertanto la malattia infiammatoria

cronica e l’auto-immunit’. Il lavoro sperimentale ’ stato fatto

utilizzando i topi. I dati risultanti indicano che la manifestazione

della CCL21 nel SNC contribuiscono all’interporsi  delle cellule T

nella patologia del SNC. Ci’ potrebbe verificarsi tramite l’adescamento

omeostatico delle cellule CD4 + T  fuori dal SNC e la migrazione

delle cellule CD4 + T nel sito parenchimale  dopo l’infezione con

organismi quali il toxoplasma.

Staines sui Neuropeptidi 

Vaso-attivi – Donald Staines (Gold Coast, Australia) ha concluso il

convegno con una presentazione rivolta ai nuovi trattamenti per la CFS.

Egli ha considerato se le auto-immunit’  incidono sui neuropeptidi

vaso-attivi ci’ suggeriscano una patogenesi. La ME/CFS può essere

associata all’auto-immunit’ che agisce sul  funzionamento

dei  neuropeptidi vaso-attivi, come il VIP e il PACAP (peptide

d’attivazione del cyclase pituitario dell’adenilato). La segnalazione

di sconvolgimenti  del  cyclase dell’adenilato (AC) e

nel  funzionamento del cAMP, probabilmente coinvolgendo la

tossicit’ dell’ATP, può essere una caratteristica dell’ auto-immunit’

VN.

I recettori purinergici come l’ATP regolamentano

negativamente l’AC. Staines ha illustrato alcuni principi biochimici di

base per chiarire le cose; l’AC amplifica in ingresso i segnali

intracellulari; il PACAP ’ un co-trasmettitore dell’acetilcolina; l’AC

’ coinvolto nel potenziamento a lungo termine e nel miglioramento del

mantenimento dell’attività neuronale. La sinergia del VIP/PACAP  ’

coinvolta nel potenziamento del pompaggio cardiaco, nella funzione

anti-apoptosi, nel controllo dell’insulinae del cAMP, nel regolamento

dell’ipossia e nel metabolismo del glutammato. La segnalazione

purinergica ’ coinvolta nel dolore centrale mediale (dolore

neuropatico).

Egli poi ha descritto alcune possibilità di

probabili trattamenti basati su questi principi. Questi includevano i

recettori del segnale purigenico, imitativi/analoghi al VIP/PACAP,

inibitori della fosfodiesterasi: come per esempio il Rolipram

(tossico), l’Ibudilast, il Roflumilast; i depletori delle cellule B (il

Rituximab); le chondroitinase; i liposomi VIP e gli agenti lentivirus.

Alcuni di questi potrebbero essere considerati per le sperimentazioni

cliniche.

Traduzione di Silvia Renghi (texas.translation@email.it).

Attenzione.

La traduzione, non essendo stata redatta da professionisti con

conoscenza di termini medici nella lingua di partenza/destinazione,

potrebbe contenere imprecisioni o errori.

RIP:

SASSOLI, PIZZIGALLO, TOMPKINS

Purtroppo

gennaio ha visto la notizia della morte di diverse persone che hannp

avuto un impatto nel mondo della ME/CFS in modo diversi.

Proprio oggi ’ stato annunciato che ’ mancato che ’ mancato Ronald G. Tompkins,

che era il responsabile medico capo della Open Medicine Foundation

(OMF) ed  co-direttore del Centro Collaborativo presso gli

ospedali affiliati ad Harvard sponsorizzati dalla OMF.

Su FB la OMF ha lasciato un ricordo. Scrivono, fra le altre cose:

“Ronald

Tompkins era un leader nella comunità di ricerca sulla ME/CFS e un caro

amico per tutti. Impegnando la sua vita nella ricerca e nella scienza,

il brillante lavoro di Ronald Tompkins ’ stato fondamentale per aiutare

la vita di innumerevoli persone. Dopo aver conseguito un dottorato in

ingegneria chimica al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e

aver completato la sua specializzazione in chirurgia ad Harvard nel

1987, ’ stato capo dei servizi per traumi e ustioni al Massachusetts

General Hospital e capo del personale dello Shriners Hospital di Boston

per 22 anni ed ’ stato professore di chirurgia Sumner M. Redstone alla

Harvard Medical School”.

C’’ una bacheca su cui si pososno lasciare le proprie condoglianze: qui.

Abbiamo appreso con grande dispiacere della scomparsa alla fine

dell’anno del prof. Eligio Pizzigallo.

uno dei massimi esperti di CFSME, con cui negli anni abbiamo spesso

collaborato. Era, anche umanamente, un gran signore. Qui un articolo sulla sua dipartita.

Di seguito vi mettiamo i link a una serie di interventi fatti da lui

negli anni sulla CFS/ME. 

– Nel 2006 in occasione del convegno al CRO di Aviano viene

intervistato: parte 1parte

2.

– in occasione della presentazione del documento di indirizzo di AGENAS:parte

1parte 2.

– Su Medicina e Informazione dal minuto 9.50: qui.

– in occasione del convegno di Thiene: qui.

Agli inizi di gennaio ’ scoparso David

Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, uno dei primi a dare

spazio alla CFSME in uno dei suoi programmi. Qui lo vediamo

intervistare il prof. Tirelli alla fine degli anni ’90.

Documentario realizzato tra il 2009 e il 2011 da Natalie Boulton e Josh Biggs, madre e fratello di una paziente con ME/CFS.

Il film si concentra soprattutto sui pazienti pediatrici e include interviste a pazienti, familiari, al dott. Nigel Speight, al prof. Leonard Jason e al prof. Malcolm Hooper.

È disponibile con sottotitoli in italiano e può essere visto gratuitamente su Vimeo inserendo il codice VOICES.

Attenzione: alcune scene potrebbero risultare impressionanti per i pazienti più giovani.

Sito ufficiale

Guarda su Vimeo