TG2 Medicina 33 – ore 13.55 a cura di Luciano
Onder – Tema trattato: la Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS).
Novembre 2010
Una
buona notizia. L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali
(www.agenas.it ) di Roma, nell’ambito delle sue attività, si sta
occupando di un’iniziativa nazionale, coordinata dall’Istituto
Superiore di Sanit’, all’interno del Progetto strategico sulla salute
della donna e la medicina di genere. In particolare ’ stata creata una
unit’ operativa che si occuper’ dell’elaborazione di linee guida su
“Genere e sindrome da stanchezza cronica”, volte al miglioramento della
salute femminile. Per questa ragione, ’ stata convocata la riunione di
un gruppo di lavoro apposito che si ’ riunito lo scorso 8 ottobre
2010. Il dottor Tirelli, invitato alla riunione, ha sottolineato
la difficoltà d’individuare con precisione i sintomi della malattia e
ha proposto al gruppo di utilizzare come riferimento sul quale
impostare le linee guida italiane, il documento di consenso canadese,
che ha messo a disposizione dei colleghi. Da parte di tutti ’ stata
sottolineata la complessit’ clinica e la diffusa misconoscenza e
sottodiagnosi della patologia. ’ stata suggerita la creazione di una
tabella per i medici di famiglia, per facilitare l’inquadramento
diagnostico, e l’integrazione nel gruppo di un medico del lavoro, e un
endocrinologo, visto il ruolo che svolgono i fattori ormonali nella
donna. Si tratta di un progetto di lavoro specificatamente legato alla
salute delle donne infatti, come si diceva sopra. Chiaramente la CFS
non colpisce solo loro, ma ’ comunque un passo avanti. I medici
presenti alla riunione sono anche stati invitati a formulare, sulla
base dei bisogni conoscitivi di ciascuno e per i temi di propria
competenza, i quesiti essenziali sui quali impostare la ricerca
bibliografica in letteratura medica. Il progetto ’ appena all’inizio,
ma ci lascia molto ottimisti e contiamo di farvi avere ulteriori
notizie a mano a mano che sono disponibili.
Dicembre
2010
RASSEGNA SULL’AIUSTRALIAN CFS SCIENCE SYMPOSIUM di Rosamund
Vallings (traduzione da questo testo).
Simposio Scientifico Internazionale sulla ME/CFS, 3-4 dicembre 2010,
Bond University, Queensland, Australia.
PRIMO GIORNO
Nancy
Klimas e lo squilibrio omeostatico – il primo studio presentato ’
stato di Nancy Klimas (Miami, USA) che ha presentato un approccio di
biologia dei sistemi alla ME / CFS. Ha descritto la CFS come un
disturbo derivante da uno squilibrio omeostatico. Ha brevemente
delineato i sui 25 anni di ricerca su questa malattia, quando
inizialmente lavorava alla teoria di una sindrome cronica da
attivazione immunitaria, ponendo attenzione sul fattore
immunologico. Successivamente ’ stata riconosciuta come una malattia
infiammatoria di tipo neurologico ed ora ’ stata coinvolta la genomica.
Ha elencato e descritto alcuni dei suoi attuali lavori di ricerca.
Uno
studio ha implicato un esperimento per indurre la ricaduta, analizzando
l’espressione del gene ed i cambiamenti immunitari prima, subito dopo e
4 ore dopo. Sono stati studiati tre gruppi accoppiati: la malattia
della Guerra del Golfo, la CFS e i gruppi di controllo. L’esercizio ’
stato una prova di 8 minuti su una cyclette con la misurazione del VO2
max. L’espressione del gene ha mostrato differenze significative in
quelli affetti da GWI (malattia della Guerra del Golfo, ndt) e da
CFS. (Nella definizione la GWI e la CFS soddisfano gli stessi criteri).
I percorsi immunologici erano stati interessati allo stesso modo ’
questi erano principalmente infiammatori e la caduta immunitaria ha
portato molti sintomi 4 ore più tardi. I sintomi coinvolgevano i
sistemi endocrino, immunitario, nervoso autonomo e neurologico. Sono
stati colpiti i geni regolatori del funzionamento delle NK che
includevano livelli di una perforina e granzima anormali.
E’
andata avanti quindi a descrive i 3 elementi base dell’analisi dei
segnali immunitari di Broderick e li ha correlati alle condizioni dopo
la prova di 8 minuti:
1. Quelli che apparivano diversi
2. Quelli che si esponevano con gente diversa
3. Quelli che si comportavano in modo diverso (dinamica di risposta
alterata)
In
questo studio c’era un’infiammazione persistente, un aumento
nell’interazione del sistema immunitario e un effetto di “splash”
dell’IL-1. C’’ stato un effetto a cascata enorme in 8 minuti e
persistente nelle 4 ore successive. L’omeostasi ’ ’incasinata’ e
necessita di essere ricostituita.
Abbiamo la necessità di
concentrarci sulle terapie autonomiche e immunologiche che sono
legate tra loro. Questo studio conferma che l’esercizio graduato
non va bene per chi ’ affetto dalla CFS, e che i pazienti devono
interrompere l’esercizio ben prima della soglia aerobica. Le
interruzioni nell’esercizio devono essere due volte più lunghe della
durata dell’esercizio.
Perry sull’Infezione e il Comportamento
in Malattia – Hugh Perry (Southampton, UK) ha discusso i componenti
adattivi e non adattivi di ci’ che egli descrive come
“comportamento durante la malattia”. Egli quindi si concentra
sull’espressione “malattia” in relazione al modo in cui gli organismi
si comportano durante l’esplosione dell’infezione, ad esempio “sentirsi
malato” con dolore e febbre. Ha descritto il comportamento in malattia
come un’organizzazione strategica che non ’ “male”.
L’infezione
porta ad una risposta infiammatoria con il rilascio di citochine, che
quindi comunicano con il cervello e causano sintomi quali febbre,
malessere e depressione. L’infiammazione sistemica attiva precise zone
del cervello, con risposte diverse che attivano zone diverse.
Questo meccanismo funziona attraverso i macrofagi nel cervello tramite
la barriera emato-encefalica. Le cellule endoteliali comunicano con i
macrofagi tramite le cellule della microglia. Questa ’ una parte
importante dell’omeostasi ed ’ solitamente temporanea.
Poi ’
andato avanti a parlare di una malattia neurologica cronica, quando le
cellule della microglia aumentano di numero e in attivazione e
diventano “attive”. In risposta all’infezione, si verifica un
comportamento di malattia esagerato in quelli con una malattia cronica
del cervello. Le cellule della microglia rilasciano citochine molto
rapidamente, se già attive. Si sviluppa un percorso non adattivo.
Uno
studio ha coinvolto l’osservazione di 300 pazienti affetti dalla
malattia di Alzheimer (AD) 2 volte al mese per 6 mesi. Coloro che hanno
avuto un’infezione avevano un più rapido declino mentale, mentre coloro
che non avevano avuto alcuna infezione non hanno mostrato alcun
cambiamento. Anche altri “comportamenti” sono cambiati notevolmente a
causa di un’infezione. Egli ha descritto l’obesit’, il fumo, l’et’
avanzata come fattori che contribuiscono a portare l’AD precoce in
quanto tutti questi elementi hanno effetti infiammatori.
Ha
concluso dicendo che le infezioni sistemiche portano a distorsioni e a
un cattivo adattamento dimostrati dal comportamento in malattia, a
causa delle cellule della microglia attivate. Questo a sua volta porta
a un’accelerata progressione della malattia del cervello. Egli ha detto
che una vaccinazione può essere utilizzata come una sfida per
dimostrare i cambiamenti. La MRI (la risonanza magnetica, ndt)
funzionale ’ la più utile per il rilevamento di tali cambiamenti.
Fletcher
sull’NPY, un potenziale Biomarcatore per la ME / CFS – Mary Ann
Fletcher (Miami, Florida) ha presentato il lavoro svolto sui
biomarcatori per la CFS. L’obiettivo della ricerca sulla CFS ’ stato
trovare un biomarcatore o una combinazione di biomarcatori. Questo
migliorer’ la capacità di diagnosticare e dimostrare la gravità della
malattia, definire i sottogruppi e aiutare a gestire i trial.
Le
cellule natural killer (NK) sono state studiate inizialmente con
attenzione al funzionamento e alla diminuzione della perforina e del
granzima. 176 pazienti affetti da CFS hanno mostrato un funzionamento
significativamente inferiore delle cellule NK rispetto agli
studi-controllo. Poi ’ andata avanti a descrivere come il neuropeptide
Y (NPY) ’ coinvolto nella reazione da stress con l’aumento della
noradrenalina e del NPY dalle terminazioni nervose simpatiche. In uno
studio controllato, l’NPY era notevolmente superiore nella CFS rispetto
allo studio di controllo.
’ stata descritta l’analisi dell’uso
della curva della caratteristica operativa del ricevitore (ROC), e
questo ha mostrato una distinzione tra i pazienti affetti dalla CFS e
gli studi di controllo. Utilizzando la curva ROC, ’ stato trovato che
il NPY ’ sensibile nell’80% degli affetti dalla CFS (che ’ meglio
del test PSA che usiamo per aiutare a diagnosticare il cancro della
prostata). Il NPY si correla anche con i marcatori della gravità
della malattia. Altri potenziali biomarcatori utilizzando questa
tecnica includevano 10 delle 16 citochine misurate, il funzionamento
della cellula NK ed il dipepdyl peptidase/CD26 che ’ indicativa
dell’attivazione immunitaria. Tutto questo fa parte di un complesso
sistema integrato.
Nel prossimo esperimento verrà incluso nella
prova di questo paradigma e l’analisi computerizzata sarà sviluppata
per stimolare la ricerca in ulteriori studi clinici. Queste anomalie
possono avere applicazioni in altre malattie.
Donovan sulle
autopsie ME/CFS – Dominic O’Donovan, (Cambridge, UK), un neuropatologo,
ha presentato i risultati dell’autopsia su 4 pazienti che hanno avuto
una diagnosi specialistica di CFS:
1. Un
maschio di 32 anni ammalato da 20 anni di CFS, morto per suicidio da
overdose di farmaci. L’autopsia ha rivelato nel midollo spinale e nel
cervello un eccesso di corpora amylace, eccessivo per un normale
invecchiamento. C’erano filamenti intermedi strettamente correlati alle
cellule gliali e forse all’interno della glia anzich’ degli assoni.
Nessuna evidenza di ganglionite. (EBV negativo).
2.
Una femmina di 32 ammalata da 5 anni di CFS. Aveva rifiutato
qualsiasi aiuto medico, ’ stata costretta a letto e ha rifiutato il
cibo e l’acqua. Infine ’ morta d’insufficienza renale. La patologia ha
mostrato un infiltrato infiammatorio cronico focale (i linfociti T8)
nei gangli spinali. (EBV negativo). (Questa paziente sembrava Sophia
Mirza ’ e lo era).
Dalla madre di Sophia Mirza: Io sono cauta
per natura e così ho dovuto controllare che questa fosse la nostra
Sophia, su cui si ’ scritto. Dopo aver fatto questo, ho parlato con lo
stesso Dr O’Donovan. Era Sophia. Si ’ scusato a parole per il
travisamento.
Non ho mai scritto su un sito come il vostro, e
sono abbastanza ignorante su come ci si debba muovere. Sarebbe
possibile per voi includere il seguente paragrafo sul vostro sito? Lo
apprezzerei molto, poich’ credo che altrimenti tali inesattezze non
solo saranno ripetute, ma diventeranno la cosiddetta ‘verit’’.
Se non vorrete includerlo, capir’.
Molte grazie e cordiali saluti,
Cr’ona Wilson
– – – – – – –
“La
seconda persona, una donna di 32 anni, (Sophia Mirza) ’ stata segnalata
per aver rifiutato di mangiare e bere. Avrebbe rifiutato di consultare
un medico.” Entrambe queste affermazioni non sono veritiere.
I
medici hanno trattato Sophia, che ha avuto una grave forma di ME, come
una malata mentale, nonostante il fatto che l’Organizzazione Mondiale
della Sanit’ affermi che si tratta di una malattia fisica. L’hanno
inserita forzatamente in un ospedale psichiatrico. Essendo stata tolta
da l’ da un tribunale, il suo medico l’ha sottratta a tale cura. Nel
secondo ambulatorio il medico mi ha detto che la ME era una
malattia mentale e che lasciava i pazienti a “conviverci”. Sophia era
terrorizzata all’idea di criticare quel medico, in quanto
precedentemente le era stato reso chiaro che avrebbe potuto, ancora una
volta, essere “rinchiusa”. A causa dei suoi gravi sintomi non era in
grado di mangiare o bere, tranne che in piccolissime quntit’. Dopo la
sua morte il medico si rifiut’ di accertarne il decesso. Apparentemente
anche loro avevano rimosso Sophia dalle loro cure, quattro mesi prima e
senza che ne venissimo a conoscenza. Non c’’ stato alcun aiuto per
Sophia.
Sophia ha dovuto soffrire un’agonia insopportabile e
morire da sola. Dedurre che era “la libera scelta di Sophia” non ’
vero. Essere spaventati dal medico e non essere in grado di mangiare o
bere ’ totalmente diverso dal rifiutare di vedere il medico e
rifiutare di mangiare.
Cr’ona Wilson (la madre di Sophia Mirza madre)
www.sophiaandme.org.uk* (vedi commento #25)
3. Una femmina di 43 anni ’ un suicidio assistito in Svizzera con
un’overdose di barbiturico. Il
cervello ha mostrato un’ischemia globale, ma questo era probabilmente
causato dai farmaci utilizzati. I gangli spinali
mostravano un lieve eccesso di noduli linfocitari di
Nageotte, ma con nessuna infiammazione ovvia, ma questo potrebbe
rappresentare un sottile stato infiammatorio cronico.
4.
Una femmina di 31 anni la cui morte potrebbe essere stata dovuta
all’ingestione di oppiacei. C’era qualche demielinizzazione tossica con
emorragia subaracnoidea spinale, ma prendeva il warfarin. C’era qualche
lieve ganglionite cronica possibile.
La diagnosi differenziale
qui ’ stata discussa e avrebbe incluso l’AIDs, la sindrome di Sjorgren,
la varicella zoster e le malattie paraneoplastiche.
Questi
risultati hanno sollevato la possibilità che alcuni casi di CFS possano
avere una ganglionite autonomica o sensoriale. Nel Regno Unito viene
proposta una specifica banca del cervello e dei tessuti.
Sukocheva
sull’autopsia degli affetti da ME / CFS – Olga Sukocheva (Adelaide,
Australia) ha presentato delle conclusioni post mortem
immunoistochimiche e microbiologiche su un paziente 20enne con
encefalopatia idiopatica irreversibile. A questo paziente era stata
diagnosticata la CFS dopo una grave malattia simile all’encefalite
all’et’ di 10 anni. C’era la prova del danno infiammatorio con
soppressione delle cellule della microglia. La sottoregolazione
dell’ankyrin B ’ stata rilevata nella sostanza bianca dell’ippocampo.
Non
c’era alcuna differenza significativa nell’ankyrin G. Erano stati
avviati i test per la Coxiella burnetii e la Legionella Gli
antigeni C.burnetii erano presenti negli astrociti e nelle cellule
della microglia nella materia grigia dell’ippocampo. L’antigene
C.burnetii ’ stato trovato anche nei macrofagi della milza e del
fegato, nel tessuto linfoide, nel midollo osseo, nei tessuti de cuore e
dei polmoni. L’antigene della Legionella non ’ stato trovato.
Dan
Peterson sulle infezioni Virali Dan Peterson (Nevada, USA) ha iniziato
il suo discorso con una breve panoramica dell’incidenza e degli effetti
della CFS negli Stati Uniti. Egli poi ’ andato avanti a descrivere i
problemi della ricerca, come ad esempio le varie definizioni,
l’eterogeneit’ dei pazienti, la mancanza di biomarcatori,
l’autoselezione del paziente, il pregiudizio dei
ricercatori e la mancanza di finanziamenti. Egli ha descritto un numero
di “viaggi scientifici” intrapresi per la ricerca sulla CFS. Egli ha
sottolineato l’importanza di mettere insieme il paziente, la
biotecnologia, i database informatici, la genomica e le linee guida di
tipo clinico. Le malattie possono essere definite da una prospettiva
molecolare. Il lavoro di gruppo e la collaborazione sono le chiavi per
il successo della ricerca. C’’ bisogno di raccogliere dati clinici su
larga scala, collezionando campioni biologici internazionali.
Poi
’ andato avanti a discutere l’importanza di osservare le
infezioni virali nella CFS. I Leukotropic herpes virus, particolarmente
l’HHV6, l’HCMV e l’EBV, sono tra i candidati principali nella CFS. Egli
ha riferito su grandi studi in cui ’ stato rilevato l’HHV6 attivo nel
28%, l’HCMV nel 29% e l’EBV nel 51% dei casi. Il 10% erano
co-infettati. L’infezione attiva da EBV si correla significativamente
con la presenza di auto-anticorpi, con anticorpi diretti alla
perossidasi tiroidea ed alle cellule parietali.
Fino al 30% dei pazienti può rispondere ai farmaci antivirali.
Brenu
sulla disregolazione immunitaria – Ekua Brenu (Queensland, Australia)
aveva osservato l’immunit’ innata e adattiva nella CFS. ’ stato
postulato che il suo studio potrebbe essere utile nello sviluppo di
biomarcatori. Lo studio ha coinvolto 253 pazienti e 100 soggetti di
controllo. Gli studi sono stati intrapresi a zero e a 6 mesi. ’ stata
significativamente ridotta l’attività citotossica delle cellule NK e
delle cellule CD8+T. L’attività della perforina e del granzima ’ stata
ridotta. Osservando i fenotipi della cellula NK, le cellule brillanti
CD56 erano notevolmente diminuite. La secrezione di citochine dalle
cellule CD4+T ha mostrato un notevole aumento di IL-10, IFN-’ e
TNF-’. L’espressione della FOXP3 era accresciuta anche nel gruppo degli
affetti dalla CFS. Anche i recettori vaso-attivi del peptide
intestinale (VIP) venivano studiati e trovati significativamente
aumentati.
De Meirleir sull’XMRV Kenny de Meirlier (Bruxelles,
Belgio): poich’ la cronica attivazione del sistema immunitario ’
presente nell’HIV progressivo ed ’ un indicatore dell’esito della
malattia migliore della carica virale, ’ importante verificare
l’ipotesi che un modello simile possa essere osservato nell’XMRV
positivo nei pazienti con la CFS. 16 Pazienti positivi all’XMRV
(utilizzando il test di coltura) avevano eseguito un gran numero
di prove .
’ stato trovato che questi pazienti hanno un
ridotto numero di linfociti e CD-57 + linfociti ridotti, come
osservato nell’HIV. C’era la prova di un’innata attivazione del sistema
immunitario (maggiore attività dell’elastasi e C4). L’sCD14 era
significativamente più alto del previsto, e questo ’ correlato con il
plasma lipopolisaccaride (LPS), un componente proinfiammatorio della
busta batterica gram-negativa. La bassa secrezione di IgA ha indicato
una disfunzione del tessuto linfotico associato alla mucosa nei
pazienti positivi all’XMRV. I sieri IL-8, IL-10, MCP-1 e MIP-1 sono
aumentati e potrebbero costituire la firma biologica di un’infezione
virale.
Tutto questo fornisce la prova della traslocazione microbica facente
parte della patologia dei pazienti positivi all’XMRV.
Egli
ha descritto uno studio norvegese a proposito di pazienti affetti da
una forma gravemente debilitante di CFS in cui il plasma LPS era
elevato in quelli con un basso punteggio sulla scala di Karnofsky.
Questo suggerisce una sindrome da intestino permeabile. L’analisi
dell’evacuazione nei pazienti affetti da CFS ha indicato
un’enormit’ di enterococchi, streptococchi e funghi con un numero di
E.Coli diminuito. Questo può portare alla sovrapproduzione di idrogeno
solforato, che ’ tossico per i mitocondri e influisce sull’ATP.
Kwiatek
sulla disfunzione del tronco encefalico – Richard Kwiatek (Adelaide,
Australia) ’ un reumatologo con un interesse particolare per il
neuro-imaging. La MRI ’ stata eseguita per cercare la disfunzione del
tronco encefalico nella CFS. L’intero cervello ottimizzava la
volumetria basata sui voxel e dava la nuova quantificazione
dei livelli di segnale dell’appesantito T1 e T-2 nella MRI
strutturale che ’ stata utilizzata. I voxel hanno costruito una mappa
tridimensionale del cervello. Nei pazienti con la CFS, rispetto agli
studi controllati, la pressione sanguigna a riposo era ridotta e la
frequenza cardiaca a riposo e durante il sonno era aumentata. Questo ’
stato quindi correlato con i cambiamenti cerebrali, con altri sintomi e
con l’affaticamento.
Il volume della materia bianca prefrontale
si riduceva con la frequenza cardiaca che aumentava nella CFS nel sonno
all’opposto che negli studi controllati. Il volume di materia bianca
nel mesencefalo si riduceva con un incremento della fatica. C’era una
forte correlazione tra la totale materia grigia del tronco encefalico e
la pressione arteriosa a riposo nei pazienti affetti da CFS.
I
cambiamenti della materia grigia del tronco encefalico suggeriscono un
fallimento dell’auto-regolamento cerebrovascolare, potenzialmente
mediato dagli astrociti. La disfunzione dell’astrocita può pertanto
essere centrale nella patogenesi da CFS. Sembra che sia interrotto
dell’omeostasi del sistema nervoso autonomo. Non sembra che la
causa di questo sia il volume ridotto di sangue.
Marmion sulla
febbre Q – Barrie Marmion (Adelaide, Australia) ha studiato la febbre Q
e le sue conseguenze per molti anni. In uno studio citato, 11
persone su 39, che avevano avuto la malattia in forma
acuta, dopo aver avuto la febbre Q, soffrivano della sindrome da
stanchezza . L’antigene C.burnetii persiste e provoca una modulazione
immunitaria con espressione genica e sintomi. Di solito ’ costante
dall’esordio iniziale, ma episodiche ricadute possono verificarsi a
causa di infezioni o di una involontaria vaccinazione per la febbre Q.
L’IL-6 ’ elevato e l’IL-2 ’ basso. I sintomi soddisfano i criteri per
una diagnosi della CFS.
3 Gruppi di febbre Q sono stati studiati
e c’erano differenze di frequenza nei trasporti di HLA-DR B1 * 11 e di
IFN-’. Il 35% erano positivi nel gruppo con la sindrome post-febbre Q e
i livelli erano bassi negli studi controllati, nel gruppo guarito dalla
febbre Q e nel gruppo con endocardite da febbre Q… Queste differenze
supportano il concetto di diversi stati immuni nella febbre Q cronica,
determinati dalle variazioni genetiche nelle risposte immunitarie
dell’ospite, piuttosto che dalle propriet’ di C.burnetii.
Boullerne
sulla CFS e la SM Anne Boullerne (Illinois, USA) ha discusso la
questione della stanchezza cronica in relazione alla CFS e alla SM. Ha
descritto la SM come una caratteristica malattia autoimmune. Ha
delineato le differenze di incidenza, di sintomi, di durata della
malattia ecc.. Ha sottolineato che, mentre la SM ’ una malattia
neuro-immunitaria, la CFS ’ una disfunzione acquisita, grave e
complessa del sistema. Nella SM c’’ l’IgG oligoclonale nel 95% dei casi
della CFS e le lesioni cerebrali con le cellule T e B
vengono viste con la risonanza magnetica.
Chiede “’
presente la gliosi nella CFS?” Le anomalie della MRI nella CFS forse
trovate sono come tante piccole macchie della sostanza bianca
sottocorticale nei lobi frontali, un piccolo volume ventricolare,
sangue dal flusso lento e alcune atrofie.
Aveva guardato la RMI
funzionale in relazione alle immagini di controllo e visuali. Entrambe
si sono rivelate più lente nella CFS rispetto agli studi controllati.
Modifiche associate al movimento delle dita e al monitoraggio uditivo
sono correlate con la fatica soggettiva e con la risposta del cervello
durante la sfida che coinvolge la memoria.
Utilizzando la
Spettroscopia R.M., c’’ stato un aumento di incolina nei gangli basali,
nessuna differenza significativa nel glutatione, e il lattato
ventricolare era elevato. Non c’’ stata alcuna alterazione nei livelli
di GABA e glutammato.
In una cavia usata per la sindrome della
Guerra del Golfo, utilizzando la piridostigmina, non c’era nessuna
gliosi e nessun aumento della permeabilit’ della barriera sanguigna
cerebrale.
Si ipotizza una possibile auto-immunit’ che include i neuropeptidi
vasoattivi.
Tate
sui Biomarcatori Molecolari e l’RNase L – Warren Tate (Dunedin, Nuova
Zelanda) e il suo team hanno appena avviato uno studio per sviluppare
strumenti in grado di rilevare con precisione i cambiamenti molecolari
all’interno delle cellule in risposta al doppio filamento di RNA
(RNAds) pertinente alla CFS. Ha spiegato come recenti scoperte
sull’XMRV avevano stimolato la ricerca e l’esigenza di una banca di
materiale genetico. Si devono stabilire biomarcatori, come marcatori
meno specifici, per riflettere le modifiche nell’omeostasi globale. Ci
deve essere il targetting di un punto vulnerabile nella biologia
dell’RNA dell’XMRV virale che determina il rapporto tra le sue proteine
strutturali ed enzimatiche.
Poi ’ andato a descrivere i tipi di biomarcatori:
1. Specifici come ad esempio in una cellula in fase di apoptosi:
RNaseL, PKR, fosforilazione del PKR ecc.
2. Specifici biomarcatori dell’omeostasi disturbata
3. Biomarcatori generali’ marcatura globale dell’omeostasi disturbata
di vari organi
Ha
illustrato il percorso di attivazione dell’RNaseL. La scissione
dell’RNaseL può essere specifica della CFS. Attualmente studia il
rapporto del frammento terminale dell’RNaseL con la proteina non
scissa. Egli sta anche esaminando l’anormale attivazione della PKR.
Questa viene scissa dalle caspasi per formare il frammento 37 D. Questo
subisce la fosforilazione che può essere misurata ’ il fattore della
sintesi proteica e1F2’. Questi 2 eventi di fosforilazione
verranno rilevati da anticorpi specifici contro il fosfopeptide delle 2
proteine.
Feinstein sulla Droxidopa e la lotta alle malattie
neurodegenerative Douglas Feinstein (Illinois, Chicago) ha presentato
uno studio dei trattamenti noradrenergici per le malattie
neurodegenerative. Le cellule gliali vengono attivate producendo
neurotossine, che inducono danni neuronali e un’infiltrazione
leucocitaria nel SNC. La noradrenalina disciplina le risposte
infiammatorie gliali, esercita effetti neuroprotettivi e aiuta a
mantenere l’integrit’ della barriera emato-encefalica (BEE). Una
cattiva regolazione della segnalazione della noradrenalina potrebbe
inasprire la malattia. Le presunte riduzioni della noradrenalina
aumentano le risposte infiammatorie, il peso dell’amiloide ed i fattori
neurotropici.
La noradrenalina ’ prodotta principalmente nel
locus coeruleus (LC). Questa parte del cervello ’ danneggiata nel morbo
di Alzheimer e nel Parkinsonismo. La perdita del LC ’ correlata
con con la placca e i numerosi grovigli. La domanda ’
stata: “aumentando la noradrenalina nel SNC, migliorerebbero le cose?”
Il farmaco Droxidopa ’ un precursore della noradrenalina. Questo
farmaco ’ alla fase 3 delle prove per l’ipotensione ortostatica
neurogena. Nei topi il farmaco porta al miglioramento delle placche e
dell’apprendimento. Questo farmaco usato per la SM e per la
encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE) ha mostrato una
stabilizzazione rispetto agli studi controllati. Questa prova indica
che il LC ’ notevolmente danneggiato nella SM e nella EAE.
Le terapie dirette con noradrenalina forse necessitano di essere
considerate anche se c’’ un disturbo del LC nella CFS.
Ganea
sul VIP – Doina Ganea (Philadelphia, USA) ha parlato del Peptide
Vasoattivo Intestinale Peptide (VIP) ’ un immunomodulatore endogeno ed
esogeno. Il VIP abbassa la risposta immunitaria innata inibendo il
rilascio di citochine pro-infiammatorie, di chemochine e di ossido
nitrico attraverso i macrofagi, la microglia e le cellule dendritiche
attivati. Colpisce anche la risposta immunitaria adattiva, riducendo la
capacità co-stimolatoria dell’antigene presente nelle cellule e
inducendo risposte di tipo Th2. Aveva osservato diverse malattie
come l’artrite indotta da collagene e l’encefalomielite autoimmune.
Aveva utilizzato cellule dendritiche generate in presenza del VIP/PACAP
come agenti immunomodulatori, con risultati positivi.
Carson
sulla CCL21 e le patologie immuni correlate al SNC – Monica
Carson (California, USA) aveva studiato la manifestazione della
chemochina classica CCL21 nel SNC. Questa ’ un fattore predisponente
per l’auto-immunit’ a causa della proliferazione indotta della
pre-attivazione. Questo favorisce pertanto la malattia infiammatoria
cronica e l’auto-immunit’. Il lavoro sperimentale ’ stato fatto
utilizzando i topi. I dati risultanti indicano che la manifestazione
della CCL21 nel SNC contribuiscono all’interporsi delle cellule T
nella patologia del SNC. Ci’ potrebbe verificarsi tramite l’adescamento
omeostatico delle cellule CD4 + T fuori dal SNC e la migrazione
delle cellule CD4 + T nel sito parenchimale dopo l’infezione con
organismi quali il toxoplasma.
Staines sui Neuropeptidi
Vaso-attivi – Donald Staines (Gold Coast, Australia) ha concluso il
convegno con una presentazione rivolta ai nuovi trattamenti per la CFS.
Egli ha considerato se le auto-immunit’ incidono sui neuropeptidi
vaso-attivi ci’ suggeriscano una patogenesi. La ME/CFS può essere
associata all’auto-immunit’ che agisce sul funzionamento
dei neuropeptidi vaso-attivi, come il VIP e il PACAP (peptide
d’attivazione del cyclase pituitario dell’adenilato). La segnalazione
di sconvolgimenti del cyclase dell’adenilato (AC) e
nel funzionamento del cAMP, probabilmente coinvolgendo la
tossicit’ dell’ATP, può essere una caratteristica dell’ auto-immunit’
VN.
I recettori purinergici come l’ATP regolamentano
negativamente l’AC. Staines ha illustrato alcuni principi biochimici di
base per chiarire le cose; l’AC amplifica in ingresso i segnali
intracellulari; il PACAP ’ un co-trasmettitore dell’acetilcolina; l’AC
’ coinvolto nel potenziamento a lungo termine e nel miglioramento del
mantenimento dell’attività neuronale. La sinergia del VIP/PACAP ’
coinvolta nel potenziamento del pompaggio cardiaco, nella funzione
anti-apoptosi, nel controllo dell’insulinae del cAMP, nel regolamento
dell’ipossia e nel metabolismo del glutammato. La segnalazione
purinergica ’ coinvolta nel dolore centrale mediale (dolore
neuropatico).
Egli poi ha descritto alcune possibilità di
probabili trattamenti basati su questi principi. Questi includevano i
recettori del segnale purigenico, imitativi/analoghi al VIP/PACAP,
inibitori della fosfodiesterasi: come per esempio il Rolipram
(tossico), l’Ibudilast, il Roflumilast; i depletori delle cellule B (il
Rituximab); le chondroitinase; i liposomi VIP e gli agenti lentivirus.
Alcuni di questi potrebbero essere considerati per le sperimentazioni
cliniche.
Traduzione di Silvia Renghi (texas.translation@email.it).
Attenzione.
La traduzione, non essendo stata redatta da professionisti con
conoscenza di termini medici nella lingua di partenza/destinazione,
potrebbe contenere imprecisioni o errori.