DEMISTFICARE I CRITERI DIAGNOSTICI DELLA ME/CFS
Jamie Seltzer, direttrice dell’outreach scientifico e medico per #MEAction.
ha scritto un articolo in cui spiega e compara i vari criteri
diagnostici di ME e CFS: qui.
DEMISTFICARE I CRITERI DIAGNOSTICI DELLA ME/CFS
Jamie Seltzer, direttrice dell’outreach scientifico e medico per #MEAction.
ha scritto un articolo in cui spiega e compara i vari criteri
diagnostici di ME e CFS: qui.
LA FINE DEL MITO DELLA SOMATIZZAZIONE NELLA ME/CFS
Quanto segue ’ la traduzione in italiano
dell’articolo che si trova qui. NB. Le didascalie alle foto non sono
state tradotte.
LA FINE
DEL MITO DELLA SOMATIZZAZIONE NELLA ME/CFS (O ’chi ’ l’illuso ora?’)
Quando
i medici vedono pazienti con affaticamento inspiegabile dal punto di
vista medico, spesso deducono che questa malattia ’ dovuta ad un
problema psichiatrico di fondo. Gli autori
Ronald
Reagan disse a Gorbaciov: “Abbatti quel muro” e alla fine cadde.
La versione ME/CFS di questo potrebbe essere: “Liberatevi di quelle
idee psichiatriche ostinate! ’ un problema culturale. Gli autori
hanno sottolineato che ogni volta che un medico vede un paziente con un
affaticamento inspiegabile, la loro diagnosi di default ’ probabilmente
una malattia psichiatrica.
Questo
studio probabilmente porter’ loro poca gioia. Tre ricercatori di lunga
data sulla ME/CFS hanno appena prodotto un altro chiodo per la bara per
un’interpretazione psichiatrica di ME/CFS.
Gudrun
Lange, un neuropsicologo clinico, e Benjamin Natelson (il primo
autore), un neurologo, hanno lavorato e collaborato insieme su tutto
nella ME/CFS, dall’imaging cerebrale all’esercizio fisico alla
cognizione, per oltre due decenni. Elizabeth Unger, la
responsabile della ricerca sulla ME/CFS presso il CDC, ’ stata
l’autrice senior dello studio.
Questo
può essere uno studio duro e difficile da confutare per chiunque. Era
abbastanza grande (n=63) e il protocollo di studio – che prevedeva
l’arruolamento consecutivo di pazienti visti presso lo studio del Dr.
Natelson ’ si sottraeva a ogni possibilità di scegliere nella selezione
chi poteva far comodo.
Gli
autori
hanno usato la definizione Fukuda del 1994 a causa dei suoi criteri di
esclusione più rigorosi (schizofrenia, disturbo bipolare, depressione
malinconica, disturbi alimentari entro 5 anni, o abuso di droghe/alcool
entro 2 anni). (Sebbene i Criteri Canadesi di Consenso (CCC) o i
Criteri Internazionali di Consenso (ICC) identifichino un gruppo di
pazienti più malati e con maggiore disabilit’ funzionale, ’ possibile
che il loro più lungo elenco di criteri sintomatici possa anche
escludere i pazienti con diagnosi più psichiatriche). Benjamin H
Natelson, Jin-Mann S Lin, Gudrun Lange, Sarah Khan, AaronStegner &
Elizabeth R Unger (2019): The Effect of Comorbid Medical and
Psychiatric Diagnoses on Chronic Fatigue Syndrome, Annals of Medicine,
DOI: 10.1080/07853890.2019.1683601
Il
progetto dello studio era abbastanza semplice. In primo luogo, i
ricercatori hanno valutato la presenza di malattie comorbide
(fibromialgia, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), sensibilità
chimica multipla (MCS)) e diagnosi psichiatriche (presenti e quelle di
almeno cinque anni nel passato).
I
partecipanti hanno poi compilato un lungo elenco di questionari che
hanno fornito dati sui loro sintomi. (I questionari comprendevano
questionari sulla fatica, sintomi, funzionalit’ e disturbi dell’umore
(Short Form Health Survey (SF-36v2); Multidimensional Fatigue Inventory
(MFI-20); le misure PROMIS (Pain Intensity and Pain Behavior); il CDC
Symptom Inventory (CDC-SI); la scala di autovalutazione della
depressione Zung; e la scala di depressione del questionario sulla
salute del paziente (PHQ-8).
I
ricercatori hanno poi valutato l’effetto che avere una malattia
comorbida o un disturbo dell’umore ha avuto sui sintomi dei pazienti
ME/CFS, la funzionalit’, ecc. L’idea era che avere un qualsiasi
disturbo che ha giocato un ruolo nel causare la ME/CFS o era
strettamente legato alla ME/CFS dovrebbe peggiorare i sintomi di ME/CFS
dei partecipanti. Un disturbo, d’altra parte, che non ha giocato un
ruolo nel causare la ME/CFS o non era strettamente connesso ad esso
potrebbe peggiorare alcuni sintomi ma non peggiorerebbe i sintomi
ME/CFS dei partecipanti.
RISULTATI
I
disturbi d’umore sono stati effettivamente trovati comunemente: il 36%
dei partecipanti aveva una diagnosi psichiatrica attuale, il 32% aveva
una diagnosi psichiatrica passata e il 32% non ha mai avuto una
diagnosi psichiatrica.
Tuttavia,
avere una diagnosi psichiatrica – passata o presente – non ha fatto
alcuna differenza rispetto a diverse aree principali. Avere un disturbo
dell’umore non era associato a un aumento del numero di disturbi in
co-morbidit’ (FM, IBS, MCS). N’ ’ stato associato a un aumento della
gravità dei sintomi, malattie più lunghe, più farmaci, tipo di
insorgenza, disabilit’ o, soprattutto, la gravità del sintomo chiave
nella ME/CFS ’ il malessere post-sforzo.
Avere
un disturbo dell’umore ’ stato associato a un significativo aumento dei
punteggi nei test di depressione, salute mentale e affaticamento
mentale.
LA
ME/CFS NON ’ un disturbo di somatizzazione (o ’chi ’ l’illuso ora?’).
La
prima implicazione da trarre da questo studio ’ che la ME/CFS non ’ un
disturbo di somatizzazione. I disturbi di somatizzazione si verificano
quando una persona crede che quelli che sono, di fatto, sintomi
psichiatrici abbiano una causa fisica (e va a fare shopping medico.).
Data
questa interpretazione, non sorprende che i sintomi idiopatici o
inspiegabili dal punto di vista medico nella ME/CFS abbiano portato a
una storia piuttosto ricca di psichiatri che hanno cercato di definire
la ME/CFS come un disturbo di somatizzazione. L’aumento dei tassi di
depressione riscontrato nella ME/CFS ’ stato più volte citato come
motivo per considerare la ME/CFS come una cosa sola.
Gi’
nel 1991, un ampio studio pubblicato sull’American Medical Journal, che
senza dubbio ha ricevuto molta attenzione, affermava che la ME/CFS era
un disturbo da somatizzazione. Nel 1996, Natelson sostenne che pochi
pazienti affetti da ME/CFS soddisfacevano i rigorosi criteri per il
disturbo di somatizzazione e dimostr’ che l’interpretazione dei sintomi
nella ME/CFS (fisico vs psichiatrico) giocava un ruolo critico nella
diagnosi.
In un
articolo molto
lungo del 1997, “Chronic fatigue syndrome: a 20th century illness”,
Simon Wessely ha messo la ME/CFS con altri disturbi della
somatizzazione. Uno studio tedesco del 2007, co-autore Trudy Chalder,
ha suggerito che la ME/CFS si sovrapponeva sostanzialmente al disturbo
da somatizzazione.
Da
allora,
Maes ha più volte sostenuto la tesi di una causa biologica ai sintomi
apparentemente “somatici” trovati nella ME/CFS, e uno studio del 2019,
che ha valutato la “illusoria salute mentale” (persone che pensavano di
stare mentalmente bene ma non era così), non ha trovato alcuna prova di
aumento del fatto che sia tutto nella testa nella ME/CFS e ha concluso
che la ME/CFS non ’ un disturbo di somatizzazione.
Poich’
la somatizzazione ’ per definizione un disturbo psichiatrico che si
maschera nella mente dei pazienti come un disturbo fisico, la presenza
di un disturbo dell’umore dovrebbe amplificare notevolmente i sintomi
dei pazienti. Natelson et al. hanno sottolineato che gli studi indicano
che i disturbi dell’umore sono “moltiplicatori di malattia” nei
disturbi della somatizzazione, cio’ li peggiorano.
Ma
non nella ME/CFS. Avere un disturbo dell’umore passato o presente non
ha peggiorato nessuno dei sintomi associati alla ME/CFS. Poich’ avere
un disturbo dell’umore non ha aumentato nessuno dei sintomi associati
alla ME/CFS, la ME/CFS non ’, per definizione, un disturbo da
somatizzazione.
Va più
in
profondit’ di questo. Il fatto che avere un disturbo dell’umore non
abbia esacerbato i sintomi (affaticamento, dolore, malessere
post-sforzo, ecc.) che si associa con ME/CFS suggerisce che le cause
neurobiologiche delle due condizioni devono essere diverse. Questo può
essere una sorpresa per i ricercatori che pensano che almeno la fatica
nelle due malattie sia stata probabilmente causata in modo simile.
Questo studio suggerisce, tuttavia, che oltre ad essere un ottimo modo
per causare depressione, la ME/CFS non ha molto in comune con la
depressione, biologicamente.
In
altre parole, la ME/CFS, come molte altre malattie croniche, aumenter’
il rischio di depressione, ma sembra essere completamente separata da
essa.
Possiamo
aggiungere un
altro elemento ad una lista piuttosto lunga di modi per dimostrare al
vostro medico che non siete depressi.
I VERI
’MOLTIPLICATORI DI MALATTIE’
Mettete
in contrasto con quanto accaduto quando sono stati valutati gli effetti
che le malattie comorbide (fibromialgia, IBS, MCS) avevano sul quadro
dei sintomi nella ME/CFS. Solo il 18% del gruppo di Natelson non aveva
almeno un’altra malattia comorbida.
Avere
una malattia comorbida aumentava significativamente i problemi con il
funzionamento fisico, il dolore corporeo, la gravità dei sintomi, la
quantità dei sintomi, l’intensit’ del dolore, il comportamento del
dolore e la capacità di lavorare. L’effetto moltiplicatore dei sintomi
che si ’ verificato quando due (o più) malattie si sono verificate
insieme, suggerisce che una sorta di sinergia biologica o alcune vie
biologiche comuni sono interessate in tutte queste malattie.
Speriamo
che studi simili vengano condotti su FM e IBS e altre malattie alleate
dove permangono interpretazioni di somatizzazione. Proprio questo
maggio, uno studio ha concluso che la IBS ’ associata ad un aumento dei
sintomi e del dolore, somatizzazione, depressione, fibromialgia, (e
alterata composizione dei fluidi alimentari).
Anche
nella FM, dove i risultati della sensibilizzazione centrale possono
facilmente spiegare l’aumento del dolore nella FM, un articolo del 2013
ha affermato che la FM può essere classificata come un qualsiasi numero
di disturbi psicologici tra cui la sindrome funzionale, disturbo del
dolore somatoforme e disturbo della somatizzazione. Nel 2017, sfidando
tutte le ricerche biologiche fino ad oggi, i ricercatori tedeschi hanno
sostenuto che la FM dovrebbe essere classificata come “disturbo del
sintomo somatico” (SSD), cio’ un disturbo mentale.
Un
sondaggio sul medico di medicina di base
Le
mie esperienze con i miei ultimi due medici di base sono state buone.
Mentre nessuno dei due sapeva molto di ME/CFS o FM, entrambi hanno
riconosciuto che si trattava di veri e propri disturbi biologici.
Entrambi sembravano prenderli sul serio. Uno era aperto a provare
alcuni test raccomandati dal mio esperto di ME/CFS. (Questa cosa non
l’ho ancora chiesto all’altro.)
Il
sondaggio sul medico di base cerca di capire quale sia stata la tua
recente esperienza con il tuo medico di base (non con il tuo
specialista). Se hai visto il tuo medico di assistenza primaria per la
ME/CFS negli ultimi cinque anni, per favore fai il sondaggio.
Sondaggio
del medico di base
Qual ’
stata la sua esperienza con i medici di base che ha visto negli ultimi
cinque anni?
La mia
esperienza ’ che il mio medico di base
Per
quanto riguarda la tua esperienza con il tuo medico di base (non il tuo
esperto ME/CFS) negli ultimi cinque anni.
–
’ molto esperto di ME/CFS e aperto a test e trattamenti non
tradizionali.
–
’ in qualche modo informato sulla ME/CFS: disposto a fare alcuni
test/trattamenti per essa.
–
concorda sul fatto che ME/CFS ’ una vera e propria malattia biologica –
ma non ’ disposto ad andare oltre
–
Non sa di ME/CFS o ci tiene davvero…… Il prossimo paziente, per
favore!
–
Crede che la ME/CFS sia un disturbo psichiatrico o inventato. Addio! (E
per favore non tornare).
Conclusione
Questo
studio ha chiesto che effetto abbia avuto una malattia comorbida o un
disturbo dell’umore sui sintomi di cui fa esperienza una persona con
ME/CFS. Se avere un’altra malattia aumentava i sintomi ME/CFS di una
persona, allora si presumeva che quella malattia fosse biologicamente
connessa in qualche modo con la ME/CFS. Se non aumentava i sintomi
associati alla ME/CFS, allora si presumeva che quella malattia non
fosse biologicamente connessa alla ME/CFS.
Lo
studio ha suggerito che malattie come FM, IBS e MCS sono, in qualche
modo, biologicamente associate alla ME/CFS: averne una in aggiunta alla
ME/CFS ha esacerbato i sintomi chiave ME/CFS (es. fatica, dolore, PEM,
ecc.) trovati nella ME/CFS.
I
disturbi dell’umore, d’altra parte, non sembrano essere strettamente
associati biologicamente alla ME/CFS: avere un disturbo dell’umore in
aggiunta alla ME/CFS ha solo aumentato i sintomi associati ad un
disturbo dell’umore – non i sintomi centrali della ME/CFS.
Contrariamente
ai tentativi di etichettare ME/CFS come somatizzazione o altro tipo di
disturbo psichiatrico nel corso degli anni, sembra avere poco in comune
con entrambi. Questo suggerisce che i livelli più alti di disturbi
dell’umore che si trovano nella ME/CFS riflettono semplicemente la
difficoltà associata alla malattia.
Traduzione
di Giada Da Ros
PUBBLICAZIONI 2015 – 2019
Il team #MillionsMissing Germany ha compilato un elenco di tutte le
pubblicazioni scientifiche pertinenti negli ultimi 5 anni.
Prosimamente
aggiorneremo la pagina pubblicazioni in proposito. Intanto trovate il
link qui.
1’ novembre 2019
FATE CONOSCERE LA CFS/ME A BILL GATES
Bill
Gates ha chiesto di dare dei suggerimenti su che cosa guardare a
livello di film e di serie TV. La comunità della CFS/ME si sta
mobilitando per “Unrest” che per ora risulta quello che ha ricevuto più
voti.
Se volete contribuire, votate qui.
Siccome si possono votare più scelte, potete magari anche votare per
“Forgotten Plague”.
Facciamo s’ che, con i nostri voti, Bill Gates venga a sapere di più
della patologia e magari sostenga la causa.
Lo studio in proposito di trova qui.
Traduzione
dell’abstract. Nell’encefalomielite mialgica o sindrome da fatica
cronica (ME/CFS), correlazioni anomale della risonanza magnetica con la
gravità dei sintomi e misure autonomiche hanno suggerito una ridotta
conduzione del segnale nervoso all’interno del tronco encefalico. Qui
analizziamo le correlazioni dell’fMRI per testare direttamente la
connettivit’ all’interno e dal tronco enecefalico. Le risonanze
magnetiche funzionali (fMRI) a riposo e nell’eseguire un compito sono
state acquisite per 45 ME/CFS (criteri Fukuda) e 27 controlli sani
(HC). Abbiamo selezionato limitate regioni di interesse (ROI) del
sistema di attivazione reticolare del tronco encefalico (RAS) sulla
base di precedenti risultati di MRI strutturali in una diversa coorte
di ME/CFS (midollo rostrale bilaterale e nucleo cuneiforme del
mesencefalo), il nucleo dorsale di Raphe, e due ROI sottocorticali
(ippocampo subiculum enucleo intralaminare del talamo) hanno riportato
di avere ricche connessioni con il tronco encefalico. Quando i
controlli sani e i pazienti di ME/CFS sono stati analizzati
separatamente, sono state rilevate correlazioni significative per
entrambi i gruppi sia durante il riposo che durante il compito, con
correlazioni più forti durante il compito che durante il riposo. Forti
connessioni ippocampali con il mesencefalo e nuclei del midollo sono
stati rilevati per la ME/CFS. Quando correlazioni corrispondenti dai
controlli sani e i pazienti di ME/CFS sono stati confrontati, deficit
di connettivit’ nella ME/CFS sono stati rilevati all’interno del tronco
encefalico tra il midollo e il nucleo cuneiforme e tra il tronco
cerebrale e l’ippocampo e il talamo intralaminare, ma solo durante il
compito. Nella CFS/ME, una connettivit’ più debole tra alcuni nuclei
RAS ’ stata associata ad una maggiore gravità dei sintomi. I segnali
oscillatori neuronali RAS facilitano la coerenza nelle oscillazioni
talamo-corticali. Deficit di connettivit’ RAS del tronco encefalico
possono spiegare i cambiamenti autonomici e diminuire la coerenza
oscillatoria corticale che può compromettere l’attenzione, la memoria,
la funzione cognitiva, la qualità del sonno e il tono muscolare, tutti
sintomi della ME/CFS.
NUOVE VERSIONE DEL PURPLE BOOK
Una nuova versione del Purple Book della @MEAssociation – la loro guida
clinica e di ricerca ’ ’ ora disponibile su Kindle:
https://amazon.co.uk/dp/B07ZC28762
NON ’ una nuova edizione, ma ’ stato lievemente editato.
COS’è LA ME/CFS?
Un nuovo video della OMF spiega che cos’’ la ME/CFS. (anche con
sottotitoli in italiano).: qui.
Post
della Open Medicine Foundation (OMF):
Un’emozionante
notizia: sono assicurati $666K+ in regali pari a quanto viene donato…
Ogni donazione da oggi fino al 3 dicembre sarà triplicata!
Siamo
entusiasti di annunciare che ci siamo assicurati regali pari a quanto
viene donato fino a 666.666 dollari per la nostra campagna di raccolta
fondi ’Triple Giving Tuesday’ (Marted’ della Donazione Tripla), grazie
alla generosit’ di diversi sostenitori.
Quando donate alla OMF in qualsiasi giorno della settimana da oggi fino
all’International Giving Tuesday, il 3 dicembre 2019,
la vostra donazione sarà triplicata da un’altra abbinata. Donate oggi
per assicurarci di poter usufruire dell’intero importo della donazione
abbinata: http://bit.ly/2p5U27f
La tripla donazione abbinata si
applica fino a quando non saranno donati 333.333 dollari, il che ci
permetter’ di raggiungere il nostro ambizioso obiettivo di raccogliere
1 MILIONE di dollari americani totali durante il Triple Giving Tuesday
per finanziare ricerca critica per la ME/CFS.
Se volete
raccogliere fondi per la OMF online, di persona o per mail, tutte le
donazioni alla vostra raccolta fondi saranno pure triplicate da una
donazione abbinata. Scoprite come: http://bit.ly/33TlsfA
Con il
vostro aiuto, possiamo fornire alle grandi menti di ricerca le risorse
di cui hanno bisogno per trovare i trattamenti e una cura per questa
devastante malattia. #TripleTuesdayOMF
La OMF ringrazia Giada Da Ros per la traduzione
STUDIO NORVEGESE SULL’ESERCIZIO IN DUE GIORNI NELLA ME/CFS
Quanto segue ’ la traduzione del pezzo che trovate a questo link in originale.
NB. Le foto e le didascalie non sono state tradotte
LO
STUDIO NORVEGESE SULL’ESERCIZIO IN DUE GIORNI NELLA ME/CFS AGGIUNGE UN
FATTORE CRUCIALE ALLE SCOPERTE SULL’INTOLLERANZA ALL’ESERCIZIO
’
la prova più dura e forse più impegnativa di tutte. Il test da sforzo
massimale di due giorni richiede che uno faccia esercizio fino
all’esaurimento (o quasi) due giorni di fila. In realtà, il test
finisce rapidamente: inizia con una pedalata leggera su una bicicletta
che diventa sempre più dura a mano a mano che aumenta la resistenza e
si conclude in soli 8-12 minuti.
Si tratta, tuttavia, di un test da
sforzo massimale – si fa esercizio fino al limite – ed ’ per questo che
’ così prezioso. Determina quanta energia una persona – non una cellula
o un tessuto – ma un’intera persona, può pompare fuori.
La cosa
notevole ’ che praticamente tutti, siano essi sani o malati con
malattie gravi, sono in grado di salire su una bicicletta, pedalare
fino all’esaurimento e poi pompare la stessa quantità di energia il
giorno dopo. Sia che siamo malati o sani, in qualche modo il nostro
corpo mantiene quasi sempre la capacità di produrre energia quando
necessario.
Ma, a quanto pare, non in una specifica malattia. La
sindrome da fatica cronica (ME/CFS) sembra essere l’intrusa. Metti
delle persone con ME/CFS su una bicicletta, e la loro capacità di
generare energia (ad esempio, fare esercizio) il giorno successivo
precipita. Questa ’ una scoperta importante in una malattia che ha
introdotto il termine malessere post-esercizio (PEM) nel lessico medico.
Se
questa scoperta regge – ed ’ contenuta in una serie di piccoli studi –
suggerirebbe che l’esercizio fisico fa alle persone con ME/CFS cose che
non sembra fare a persone con altre gravi malattie.
Quando facciamo
esercizio fisico, il nostro corpo utilizza due diversi sistemi –
anaerobico e aerobico – per produrre energia; il sistema di produzione
di energia aerobica domina durante l’esercizio per fornire una fonte di
energia pulita e abbondante. Quando raggiungiamo i limiti della nostra
capacità di produzione di energia aerobica, la produzione di energia
anaerobica inizia a dominare – ma ad un costo. Non solo produce molta
meno energia, ma anche sottoprodotti tossici che, accumulandosi,
producono dolore e fatica.
Il test da sforzo VO2 max CPET ha giocato
un ruolo importante nella ME/CFS perché misura il passaggio
dall’energia aerobica a quella anaerobica. Gli studi degli ultimi due
giorni hanno suggerito che molte persone con ME/CFS esauriscono i loro
sistemi di produzione di energia aerobica più velocemente del solito.
Questo li rende dipendenti da una produzione di energia anaerobica meno
efficiente – e soffrono di sintomi di dolore e fatica che intervengono
rapidamente quando quel sistema predomina.
Questo studio norvegese
sull’esercizio in due giorni aggiunge potenzialmente qualcosa di nuovo
all’accumulo di prove che dimostrano che qualcosa di vitale ’ rotto nei
sistemi di produzione di energia nella ME/CFS: per la prima volta, sono
stati valutati gli accumuli di lattato su due test da sforzo.
Il
lattato – un sottoprodotto della produzione di energia anaerobica –
viene prodotto durante un periodo di esercizio, ma quando il sistema di
produzione di energia anaerobica diventa più dominante, gli accumuli di
lattato aumentano. L’aumento degli accumuli di lattato, quindi, nella
ME/CFS, aggiungerebbe un altro segno che le persone con ME/CFS sono più
dipendenti dalla produzione di energia anaerobica dei controlli sani.
LO STUDIO
Accumulo
anomalo di lattato nel sangue durante ripetuti test da sforzo nella
encefalomielite mialgica / sindrome da fatica cronica. Katarina Lien1,2
, Bj’rn Johansen3, Marit B. Veier’d4, Annicke S. Haslestad1, Siv K.
B’hn1, Morten N. Melsom5, Kristin R. Kardel1 e Per O. Iversen1,6. 1
Dipartimento di Nutrizione, Istituto di Scienze Mediche di Base,
Universit’ di Oslo, Oslo, Oslo, Physiol Rep, 7 (11), 2019, e14138,
https://doi.org/10.14814/phy2.14138
Come abbiamo visto col
Rituximab, piccoli paesi come la Norvegia possono generare grandi onde
nella ME/CFS se ci si mettono. Ora arriva un altro studio sulla ME/CFS
dalla Norvegia, questa volta condotto da Katarina Lien.
Lien ha
messo sulla bicicletta 18 donne con la ME/CFS (che hanno soddisfatto i
criteri di consenso canadesi) e 15 donne sane (18-50 anni) per due
periodi di esercizio massimale a un giorno di distanza l’uno dall’altro.
ALCUNI TERMINI
Consiglio
– Poich’ le nostre cellule utilizzano ossigeno per produrre energia
aerobica, il consumo di ossigeno viene utilizzato per valutare la
quantità di energia prodotta. Pertanto, traducete “consumo di ossigeno”
in “produzione di energia” quando lo sentite.
Picco VO2 – Picco
VO2 descrive il più alto tasso di consumo di ossigeno (produzione di
energia) che si verifica a un certo punto durante il test da sforzo.
Poich’ il VO2 di picco ’ una misura una tantum che può verificarsi in
qualsiasi momento durante il test, non ci dice nulla sulla capacità di
lavorare in modo coerente e non ’ particolarmente importante. Molto più
importante per quel che ci riguarda ’ il livello di consumo di ossigeno
alla GET (Gas Exchange Threshold ’ Soglia di Scambio dei Gas) o “soglia
anaerobica”. (Il GET in questo contesto non si riferisce alla Terapia
di Esercizio Graduale.)
Soglia di scambio di gas (GET) ’ Il GET
’ il punto in cui i livelli di anidride carbonica nell’alito iniziano a
crescere rapidamente – indicando che la produzione di energia
anaerobica ha cominciato a dominare. (Sembra essere la stessa della
soglia anaerobica).
Livelli di lattato e punto di svolta del
lattato – Una volta che i limiti della produzione di energia aerobica
sono stati raggiunti e la produzione di energia anaerobica inizia a
dominare, si producono livelli aumentati di lattato. I livelli di
lattato possono aumentare molto rapidamente – sono necessari solo due o
tre minuti di produzione di energia anaerobica per produrre livelli
elevati di lattato. Il “punto di svolta del lattato” ’ il punto in cui
i livelli di lattato iniziano ad aumentare molto rapidamente.
Il
lattato non causa dolore o affaticamento. Contrariamente a quanto si
pensava in precedenza, il lattato aiuta in realtà a ritardare questi
sintomi, ma livelli elevati di lattato sono associati all’acidosi
responsabile del dolore e della stanchezza quando ci affidiamo alla
produzione di energia anaerobica. Per i nostri scopi, quindi, alti
livelli di lattato significano un aumento dei livelli di dolore e
fatica.
Produzione di potenza assoluta – La produzione di
potenza assoluta valuta la quantità di potenza (in watt) prodotta,
regolata in base alle dimensioni di una persona.
RIGORE
Gli
autori si sono adoperati al massimo per garantire che i loro risultati
non potessero essere spiegati dal decondizionamento o da altri fattori.
Tutti i pazienti con ME/CFS avevano ME/CFS “da lieve a moderata”
(nessuno era confinato a letto), tutti avevano concentrazioni di
emoglobina normali, e tutti avevano una respirazione normale prima del
test e una “riserva di respirazione” da normale a elevata durante il
test da sforzo. Anche l’et’, il sesso e l’altezza erano simili. I
pazienti erano un po’ più pesanti, ma quando il peso ’ stato
controllato, i risultati non sono cambiati.
I controlli sani sono
stati ritenuti inammissibili se troppo attivi (facevano esercizio più
di una volta alla settimana). Sia i pazienti che i controlli avevano
rapporti di scambio respiratorio e frequenza cardiaca massima medi
simili; cio’ entrambi si sono sforzati a pieno durante il test.
RISULTATI
Il
consumo di ossigeno (VO2) (cio’ la produzione di energia) all’ingresso
nella produzione di energia anaerobica (GET) ’ stato significativamente
ridotto nei pazienti di ME/CFS rispetto ai controlli sani in entrambi i
test da sforzo. Ci’ indica che i pazienti di ME/CFS hanno iniziato ad
avere problemi a produrre energia ad un livello di esercizio fisico
significativamente più basso rispetto ai controlli sani.
La
riduzione significativa della potenza erogata alla GET nei pazienti di
ME/CFS in entrambi gli studi da sforzo indicava la stessa cosa. Ha
indicato che i pazienti di ME/CFS hanno impiegato molto meno lavoro per
esaurire la capacità del loro sistema di produzione di energia aerobica
e iniziare a fare affidamento sulla produzione di energia anaerobica.
CAMBIAMENTI DAL PRIMO TEST DA SFORZO AL SECONDO TEST DA SFORZO ’ IL
TEST DELLA PEM.
VO2 – Consumo di ossigeno (produzione di energia)
Nonostante
avessero fatto esercizio fino all’esaurimento il primo giorno, i
controlli sani sono stati in grado di eguagliare la loro produzione di
energia durante il test di esercizio il secondo giorno. In effetti, per
certi versi sono diventati ancora più forti.
I pazienti ME/CFS
non sono stati così fortunati. Diversi risultati suggeriscono che la
prima sessione di esercizio ha smussato la loro capacità di generare
energia. La quantità massima di energia prodotta (picco VO2), e la
quantità di energia che i pazienti sono stati in grado di produrre
prima di entrare nella produzione di energia anaerobica (GET), ’ stata
significativamente ridotta durante il secondo test.
Il secondo
test ’ stato particolarmente importante, in quanto un calo del consumo
di ossigeno alla GET indica un ingresso più rapido nella produzione di
energia anaerobica, affaticamento e dolore.
Lattato
I
risultati del lattato hanno rivelato anomalie più significative e ha
iniziato ad apparire un forte divario. Mentre i controlli sani si sono
rafforzati al secondo test da sforzo, i pazienti ME/CFS sono diventati
più deboli.
I livelli di lattato erano simili in entrambi i gruppi a
riposo, ma non appena ’ iniziato l’esercizio, le cose hanno iniziato ad
andare in tilt per i pazienti di ME/CFS.
Le persone con ME/CFS hanno
avuto un anticipato punto di svolta del lattato – un altro segno di una
entrata anticipata nella produzione di energia anaerobica – durante il
primo e il secondo esercizio. Il fatto che i pazienti di ME/CFS abbiano
dimostrato costantemente un aumento significativo dei livelli di
lattato a qualsiasi livello di lavoro (potenza di uscita) suggerisce
che durante il test hanno mostrato una maggiore dipendenza dalla
produzione di energia anaerobica.
L’aumento significativo dei
livelli di lattato prodotti dai pazienti di ME/CFS per potenza prodotta
nel secondo test da sforzo indicava che si affidavano sempre più alla
produzione di energia anaerobica.
I controlli sani diventano più forti / Le persone con ME/CFS diventano
più deboli
Mentre
i livelli di lattato dei pazienti di ME/CFS alla GET sono aumentati
significativamente dal primo al secondo test da sforzo, nei controlli
sani i livelli di lattato sono effettivamente diminuiti.
Inoltre, i
controlli sani sono stati in grado di tollerare meglio il lattato
presente (i loro livelli di lattato al punto di svolta del lattato sono
aumentati). Sono stati in grado di lavorare di più al secondo test
prima che i loro livelli di lattato iniziassero ad aumentare
rapidamente. Questi risultati indicavano che i corpi dei controlli sani
si stavano rapidamente adattando e traendo beneficio dall’esercizio.
I
pazienti di ME/CFS, tuttavia, mostravano l’esatto contrario. I loro
livelli di lattato hanno cominciato ad aumentare rapidamente a livelli
di lavoro significativamente più bassi, i loro livelli di lattato alla
GET sono aumentati significativamente rispetto ai controlli sani, e n’
i loro livelli di lattato alla GET, n’ il loro punto di svolta del
lattato sono migliorati durante il secondo test da sforzo.
Quando
sono stati valutati per la produzione di potenza assoluta, lo schema
era lo stesso: più lattato accumulato nel sangue dei pazienti ME/CFS e
sono entrati in produzione di energia anaerobica prima durante il
secondo test da sforzo.
Poich’ i controlli sani producevano meno
lattato e potevano tollerarlo meglio, i pazienti ME/CFS producevano più
lattato a livelli di lavoro inferiori. Questo, in effetti, ha
raccontato la storia di come l’esercizio fisico rende un paziente
ME/CFS più debole mentre rende più forte una persona sana.
Picco VO2
Il VO2 di picco ’ il test meno significativo in quanto ’ una misura una
tantum del consumo energetico.
Il
VO2 al picco di esercizio (VO2peak) era, tuttavia, significativamente
più basso nei pazienti che nei controlli durante il primo test di
esercizio e diminuito ulteriormente durante il secondo test di
esercizio.
Gli autori hanno citato diversi studi che potrebbero
fornire indizi sui problemi di sforzo nella ME/CFS, tra cui la
riduzione della produzione di energia delle cellule immunitarie, la
riduzione della fosforilazione AMPK e dell’assorbimento di glucosio
nelle cellule muscolari, una regolazione PDK disturbata, elevati
livelli di LPS e perdite intestinali indotte dall’esercizio fisico.
CONCLUSIONE
La conclusione degli autori ’ stata tanto devastante quanto semplice:
“L’esercizio
fisico deteriora le prestazioni fisiche e aumenta il lattato durante
l’esercizio fisico nei pazienti con ME/CFS mentre diminuisce nei
soggetti sani”. Lien et al.
Numerosi dati indicano che invece di
rendere le persone con ME/CFS più forti, un test da sforzo massimale un
giorno ha compromesso la loro capacità di generare energia il giorno
successivo. Mentre gli accumuli di lattato sono diminuiti nei controlli
sani del secondo test, in realtà sono aumentati nei pazienti con
ME/CFS. ’ difficile immaginare una migliore dimostrazione del malessere
post-sforzo.
Gli accumuli di lattato aggiungono un importante punto
ai dati. I passati studi sul lattato nella ME/CFS hanno avuto risultati
contrastanti, ma nessuno ha applicato l’elemento cruciale – il regime
di test da sforzo del secondo giorno che Workwell ha introdotto sul
campo tanti anni fa. Ora abbiamo un altro punto di dati che indica lo
scompiglio che l’esercizio porta – in questo caso un breve ma intenso
periodo di esercizio fisico – distruggedo la capacità dei pazienti
ME/CFS di produrre energia.
La ME/CFS, in effetti, ha avuto
fortuna quando un piccolo gruppo di fisiologi dell’Universit’ del
Pacifico a Stockton, California, ha introdotto un elemento vitale in
questo campo: il test da sforzo in due giorni. Aggiungere quel secondo
giorno ha scoperto una caratteristica forse unica della ME/CFS
(incapacità di riprodurre energia il secondo giorno), ha validato
biologicamente l’esistenza del malessere post-sforzo (PEM), ha demolito
l’idea che il decondizionamento ’ responsabile dell’intolleranza allo
sforzo nella ME/CFS, e ha fornito un test oggettivo che si ’ rivelato
cruciale nei casi di disabilit’.
L’esercizio fisico ’ un
argomento caldo in questo momento. Blog su diversi altri studi
sull’esercizio fisico sono in arrivo, e Workwell inizia il suo
programma educativo Medbridge per i professionisti della riabilitazione
che trattano persone con ME/CFS.
Traduzione di Giada Da Ros
OPUSCOLO DELLA COLAZIONE DEI CLINICI DI CFS/ME
Sotto “pubblicazioni” qui sul sito ’ stato aggiunto in PDF, in italiano,
“DIAGNOSTICARE E TRATTARE LA ME/CFS” della COALIZIONE DEI CLINICI DI
ME/CFS STATUNITENSI – 2019: si tratta di un opuscolo di poche pagine
che la Coalizione dei Clinici di ME/CFS degli Stati Uniti (formatasi
nel marzo del 2018) ha messo a disposizione della comunità medica per
aiutarla a riconoscere la patologia e a prendersi cura dei propri
pazienti in modo appropriato. I pazienti potranno trovare utile
consegnarne una copia ai propri medici o comunque agli operatori
sanitari con cui venissero in contatto.
La traduzione ’ di Giada Da Ros, presidente dell’associaizone.
Il
Ministero della Salute ha risposto rispetto alla richiesta di
aggiornamento dei LEA (si veda notizia del 2 luglio) dicendo che
l’hanno ricevuta e la trasmettono alla commissione nazionale per la
calendarizzazione e la valutazione.