La

paziente di ME Evelien Van Den Brink ha tenuto un potente discorso al

Parlamento Europeo sulla necessità di una ricerca biomedica sull’ME. Ha

avuto una determinazione calma ed eloquente. Ha presentato immagini di

Whitney Dafoe, Mark Vink e del defunto Alison Hunter e ha detto: “A

questo grado di severit’, la ME ’ invisibile solo se la gente

volutamente distoglie lo sguardo e questo ’ quello che ’ successo. I

pazienti hanno sofferto in silenzio”. Nelle sue conclusioni, Evelien ha

aggiunto: “Ho fiducia nell’Europa e nei nostri valori comuni di

uguaglianza, giustizia ed eque opportunit’. Sono assolutamente sicura

che possiamo dare un contributo sostanziale alla soluzione di ME se ci

mettiamo d’accordo. A nome di tutti i pazienti, ve lo chiedo: Per

favore, non distogliete lo sguardo”.

Purtroppo, la risposta del

rappresentante della Commissione europea ’ stata piuttosto deludente.

Ha detto che la commissione non finanzia singole malattie e che i

ricercatori devono fare domanda per i programmi di finanziamento

esistenti, per esempio come parte di Horizon 2020.

VIAGGIO NEGLI USA

Giada Da Ros come presidente della CFS/ME associazione italiana, e il socio

Paolo Maccallini, come paziente-esperto, sono stati negli USA per

partecipare al terzo simposio sulle basi molecolari della ME/CFS

organizzato a Stanford dalla Open Medicine Foundation (OMF).

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Il

primo ’impegno istituzionale’ avuto ’ stata una cena a casa del prof.

Ron Davis e della moglie Janet Dafoe, una serata pensata da parte loro

per ringraziare scienziati, collaboratori e donatori a cui si

partecipava solo per invito e a cui hanno avuto l’onore di essere

inclusi. La serata ’ esordita con una serie di discorsi della

presidente della OMF e dei coniugi Davis. Giada ha filmato quest’ultimo

e con il loro placet l’ha caricato su YouTube; lo potete vedere qui.

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La

giornata successiva ’ stata una full immersion al convegno, che si può

seguire nella sua interessa seguendo il link sul nostro sito sotto la

pagina ’convegni’.  La serata ’ proseguita con altra attività di

networking.

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Ultima

attività ufficiale, per così dire, hanno donato sangue a favore della

ricerca.  alla clinica di ricerca sulla CFS di Stanford. Ne hanno

raccolte 12 grandi provette a testa, perché su quel sangue faranno ogni

possibile test che venga loro in mente, a partire da quello sulla

trappola metabolica proposta da Robert Phair. Il titolo del protocollo

(direttore Ronald W. Davis) ’ ’A Precision Medicine Approach to

Studying Chronic Fatigue Syndrome and Other Complex Multi-System

Illnesses’, quindi ’Un Approccio di Medicina di Precisione nello

Studiare la Sindrome da Fatica Cronica e Altre Malattie Complesse

Multi-Sistema’. Non avranno i risultati che li riguardano purtroppo, ma

’ stata una donazione utile alla comunità dei pazienti.

In

conclusione, hanno ricevuto una grande accoglienza e disponibilit’ ed ’

stato apertamente lodato il nostro impegno scientifico, organizzativo e

di sensibilizzazione, e da molte parti abbiamo raccolto feed-back

positivi che si auguravano potessimo essere presenti anche in future

edizioni del simposio.

Si tiene negli USA, a Stanford, il prossimo 7 settembre, il terzo

Simposio sulle Basi Molecolari della ME/CFS.  Qui

per registrarsi al livestream.

Un

messaggio da parte di Whitney Dafoe, attraverso sua madre Janet, in

occasione di questa giornata. L’originale lo trovate qui, sotto la traduzione.

In

riconoscimento di #SevereMEDay, vorremmo condividere questo toccante

messaggio di speranza da parte di Whitney (figlio di Ron Davis e Janet

Dafoe), che lo ha trasmesso a sua madre con grande sforzo. Whitney

ricorda ad ogni membro della comunità di pazienti che non sono soli in

questa lotta:

Ieri

sera, quando Whitney ha preos l ‘tivan, gli

ho detto che l’8 agosto ’ il ” Giorno della ME Severa” e gli ho chiesto

se voleva mandare un messaggio ai pazienti di tutto il mondo. Voleva

sapere se sarebbe andato a pazienti di tutto il mondo e come sarebbe

stato inviato. Gli ho detto che la OMF l’avrebbe spedito e che molte

persone lo avrebbero ritweetato e postato e che il suo messaggio

sarebbe andato davvero lontano.

Quello

che ’ successo dopo ’

stato incredibile. Ha chiuso gli occhi e ci ha pensato a lungo. Poi si

’ preso un’ora usando la “Lingua dei Segni di Whitney” per dettarmelo.

Parola per parola. Se si guardano le parole si può immaginare quanto

sia stato difficile e quanto tempo ci sia voluto. Tra una frase e

l’altra chiudeva gli occhi e dopo lunghe pause iniziava la frase

successiva. Stava crollando quando ha finito. Si dedica davvero ad

aiutare i pazienti! Ecco il suo messaggio:

“L’Universo

’ in

continuo cambiamento. Tutto può cambiare in un attimo. Non si sa mai

cosa accadr’ in futuro. Non smettere mai di combattere. Sto lottando

con te. Se senti di voler arrenderti, dammelo. Lo porter’ io per te”.

Con

amore e speranza,

Janet

Qui l’originale, sotto la traduzione.

La trappola metabolica IDO – di Christopher

Armstrong

Il

Dr. Robert Phair ha recentemente pubblicato un articolo che descrive in

dettaglio la sua ipotesi di “trappola metabolica” alla base di ME/CFS,

una teoria che combina ingegneria e fisiologia messe insieme da un uomo

esperto in entrambi i campi. Il Dr. Phair ’ co-fondatore e Primo

Responsabile Scientifico di Integrative Bioinformatics, Inc, una

piccola azienda costruita attorno ad un software unico in grado di

modellare la biochimica umana e le teorie della malattia. Lo sviluppo

di questa teoria ’ stato finanziato dalla Open Medicine Foundation

(OMF). L’articolo, pubblicato sulla rivista ad accesso aperto

Diagnostics, ha come co-autori Alex Kashi e il Dr. Ron Davis, direttore

del comitato di consulenza scientifica della OMF e direttore dello

Stanford Genome Technology Center (SGTC).

interessante notare

che la comprensione della teoria della “trappola metabolica” apre gli

occhi su alcuni elementi unici di ME/CFS.

Come la

maggior parte

delle malattie croniche, la ME/CFS può essere innescata da vari fattori

e può funzionare in famiglie che indicano un elemento genetico. A

differenza di altre malattie croniche, la ME/CFS può verificarsi in

focolai o epidemie. Affinch’ le epidemie esistano, l’elemento genetico

di ME/CFS deve essere abbastanza comune da permettere ad un’ampia

percentuale di persone esposte di contrarre la malattia. Questo

processo di pensiero ha portato il Dr. Phair a cercare mutazioni

genetiche dannose che erano comuni nella popolazione più ampia ma

presenti nel 100% dei pazienti ME/CFS. Una ricerca in banche dati del

genoma pubblico, incluso lo studio Big Data Study ME/CFS finanziato

dall’OMF, ha portato al IDO2. Il gene IDO2 si ’ distinto perché ha

quattro mutazioni dannose comuni, e ogni paziente ME/CFS nello studio

di big-data sui malati severi ne ha almeno una.

Questa

storia non

riguarda solo l’IDO2, ma anche il fratello, l’IDO1. I geni IDO1 e IDO2

hanno un nome simile perché ciascuno di essi codifica per gli enzimi

che trasformano un aminoacido essenziale (triptofano) in un importante

regolatore del sistema immunitario (chinurenina). La differenza

principale ’ che quando il triptofano ’ a livelli elevati in una

cellula, l’enzima IDO2 aumenta la sua produzione di chinurenina mentre,

sorprendentemente, l’enzima IDO1 diminuisce la sua produzione di

chinurenina. Se avete un problema con IDO2 (mutazioni nel gene) allora

dovete affidarvi esclusivamente a IDO1 per produrre la cinurenina dal

triptofano. Se per qualsiasi motivo i livelli di triptofano in una

cellula aumentano troppo, allora IDO1 smetter’ di produrre cinurenina e

i livelli di triptofano rimarranno elevati. Questa ’ la trappola

metabolica IDO.

Quando

pensiamo alla ME/CFS spesso suddividiamo

la malattia in fattori predisponenti, scatenanti e di mantenimento. In

questo caso, i fattori predisponenti sono le mutazioni dannose

nell’IDO2, il fattore scatenante ’ un aumento del triptofano e il

meccanismo di mantenimento ’ che l’enzima IDO1 non può convertire il

triptofano in chinurenina quando il triptofano ’ alto, mantenendo

quindi un alto livello di triptofano e il basso livello di chinurenina

nella cellula. Le mutazioni nell’IDO2 sono comuni nella popolazione

umana, ma ’ improbabile che molti prenderebbero la ME/CFS. Questo

perché l’innesco ’ improbabile. A quanto pare, ’ difficile aumentare il

triptofano a sufficienza per innescare la trappola. Questo innesco

richiede probabilmente una sovrapposizione di molti fattori, compresi

gli agenti patogeni, i fattori di stress e l’ambiente.

Questo

articolo ’ dichiaratamente teorico; chiarisce i fondamenti biochimici e

matematici della “trappola metabolica IDO” così come le prove

sperimentali necessarie per testare la teoria. Attualmente, queste

prove sperimentali sono finanziate dall’OMF e sono in corso presso la

Stanford University in collaborazione con il Dr. Davis e i suoi

colleghi dell’SGTC.

Leggi

l’articolo completo The IDO Metabolic Trap Hypothesis for the Etiology

of ME/CFS.

’ uscito lo studio sulla trappola metabolica

come spiegazione per la CFS/ME. qui. Complimenti al ’nostro’ Paolo Maccallini per

essere stato citato nei ringraziamenti. Sotto, l’abstract tradotto in

italiano.

L’encefalomielite

mialgica / sindrome da fatica cronica (ME/CFS) ’ una malattia

debilitante non trasmissibile che mostra un enorme carico di malattia a

livello mondiale con qualche evidenza di rischio genetico ereditario.

L’assenza di cambiamenti misurabili negli esami del sangue standard dei

pazienti ha richiesto terapie ad hoc basate sui sintomi e una carenza

di ipotesi meccanicistiche sulla sua eziologia e sulla sua possibile

cura. Una nuova ipotesi, la trappola metabolica dell’indolamina-2,3

diossigenasi (IDO), ’ stata sviluppata e formulata come modello

matematico. La comparsa storica di focolai di ME/CFS ’ una

caratteristica peculiare della malattia e implica che ogni mutazione

genetica predisponente deve essere comune. Una ricerca in un database

di mutazioni dannose comuni negli enzimi umani produce 208 risultati,

tra cui IDO2 con quattro di queste mutazioni. L’IDO2 non funzionale,

combinato con l’inibizione consolidata del substrato di IDO1 e

l’asimmetria cinetica del grande trasportatore di aminoacidi neutri,

LAT1, ha prodotto un modello matematico del metabolismo del triptofano

che mostra gli stati stazionari sia fisiologici che patologici.

Qui

trovate il nuovo significativo articolo sulla PEM di McGregor et al.

Sotto, 

la traduzione dell’abstract:

Il

malessere post-sforzo (PEM) ’ un sintomo predittivo cardinale nella

definizione di encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica

(ME/CFS). Se i casi si sforzano eccessivamente hanno quello che viene

chiamato “pagarla”, con conseguente peggioramento dei sintomi o

ricaduta che può durare per giorni, settimane o anche mesi. L’obiettivo

era quello di valutare i cambiamenti nella biochimica associati ai

punteggi PEM autodichiarati su un periodo di 7 giorni e la frequenza di

segnalazione su un periodo di 12 mesi. Quarantasette casi di ME/CFS e

controlli abbinati per et’/sesso sono stati sottoposti ad un esame

clinico, hanno compilato questionari, sono stati sottoposti a

biochimica sierica standard; i loro metabolomi sierici e urinari sono

stati analizzati in uno studio osservazionale. Trentacinque dei 46 casi

di ME/CFS hanno riportato PEM negli ultimi 7 giorni e questi sono stati

assegnati al gruppo PEM. Il principale cambiamento biochimico legato

alla gravità di 7 giorni di PEM ’ stata la caduta del metabolita

purina, l’ipoxantina.Questa diminuzione ’ stata correlata ad

alterazioni del rapporto glucosio/lattato, altamente suggestiva di

un’anomalia glicolitica. L’aumento dell’escrezione dei metaboliti delle

urine entro il periodo di risposta di 7 giorni indicava il verificarsi

di un evento ipermetabolico. Aumenti nell’escrezione urinaria di

metilistidina (degradazione delle proteine muscolari), mannitolo

(deregolamentazione della barriera intestinale) e acetato sono stati

osservati con l’evento ipermetabolico. Questi dati indicano che si

stava verificando un’ipo-acetilazione, che può anche essere correlata

alla deregolamentazione di enzimi citoplasmatici multipli e alla

regolazione degli istoni del DNA. Questi risultati suggeriscono che gli

eventi primari associati con la PEM erano dovuti ad ipo-acetilazione e

perdita di metaboliti durante la risposta acuta di PEM.

Quanto segue ’ la traduzioni dell’articolo che

si trova a qui.

Nuovo

centro di ricerca per la ME presso l’Universit’ di Uppsala

Oggi

in Svezia, tra le 10.000 e le 40.000 persone soffrono di

encefalomielite mialgica o ME. Per la ricerca di una cura per questa

complessa malattia, ’ in costruzione un nuovo centro di ricerca a

Uppsala sotto la guida del professor Jonas Bergquist. “Negli ultimi tre

anni, abbiamo acquisito una comprensione molecolare della malattia che

in precedenza ’ stata vista solo come una sindrome o un insieme di

sintomi poco chiari.

Attualmente

non esiste una cura per la

malattia precedentemente denominata sindrome da fatica cronica (CFS).

Il nome allude alle testimonianze delle vittime di una fatica

schiacciante, qualcosa che si credeva fosse dovuta alla sindrome del

burnout. Ma poich’ altre malattie sono state escluse ed ’ stato

riscontrato che la condizione dei pazienti non migliora con il riposo,

il quadro della ME ’ stato rivisto.

Uno che

ha ricercato le ragioni

della malattia enigmatica per oltre 10 anni ’ Jonas Bergquist,

professore di chimica analitica e neurochimica presso il Biomedical

Center dell’Universit’ di Uppsala. Il suo team di ricerca indaga se

alcuni biomarcatori nel liquido cerebrospinale dei pazienti affetti da

ME sono in grado di rilevare una neuroinfiammazione in corso.

“La

nostra ricerca mostra che ’ un processo interessante che possiamo

misurare nel modello di cambiamento proteico. Anche se l’esordio

infiammatorio ’ piccolo, il sistema sembra perdere la capacità di

recuperare energia ed ’ anche possibile rilevare una continua

degradazione del sistema nervoso”.

Anche

se ci sono diversi

indizi promettenti, oggi non ci sono biomarcatori stabiliti per la ME.

Oggi ci sono centinaia di marcatori studiati attraverso esami del

sangue o campioni di liquido spinale, il cosiddetto liquido

cerebrospinale. Inoltre, secondo Jonas Bergquist, la malattia non ’

rivelata da uno ma da diversi biomarcatori, e anche gli altri sintomi

devono essere valutati.

Si

Indaga Il coinvolgimento degli ormoni

Egli

ritiene che un altro pezzo del puzzle ’ nella regolazione dei

neurosteroidi, in quanto la maggior parte dei pazienti di ME hanno un

abbassato livello di questi ultimi.

“Ora

abbiamo trovato cambiamenti

significativi su uno degli steroidi chiave trovati nella nostra cascata

biochimica di ormoni. Ci sono naturalmente altri gruppi di pazienti che

hanno problemi con la regolazione ormonale. Ma se confrontiamo con i

controlli per et’ e sesso, si scopre che i pazienti affetti da ME hanno

una diminuzione significativa per questo particolare steroide.

Attualmente, uno studio esteso ’ in corso per confermare i risultati”.

Secondo

Jonas Bergquist, i biomarcatori saranno una parte importante della

comprensione e dell’accettazione della malattia. In passato non si

credeva che la sclerosi multipla (SM) fosse una malattia neurologica

autoimmune, ma una volta ottenuta la chiara evidenza dei biomarcatori,

la malattia ’ stata accettata. Oggi ci sono anche buone opzioni

terapeutiche per la SM.

“Quanto

siamo lontani da un test

diagnostico per la ME attraverso i biomarcatori ’ difficile rispondere.

Forse possiamo capire meglio il fenomeno nei prossimi anni – perché il

paziente subisce una neuroinfiammazione, perché si verifica la perdita

di energia e se ci sono fattori genetici che giocano un ruolo.

Contattato

da pazienti e parenti

A

met’ maggio, il professor Jonas Bergquist ha partecipato a “Malou After

Ten” su TV4. L’intero programma ’ stato dedicato alla ME con

ricercatori e pazienti in studio. In seguito, Jonas Bergquist ha

ricevuto una grande quantità di e-mail e telefonate.

“Sono

soprattutto i pazienti e i parenti che esprimono il loro grande

apprezzamento per la ricerca che facciamo. Spesso vogliono partecipare

ai prossimi studi di ricerca o chiedere consigli su cose diverse. Sono

anche i ricercatori interessati alla collaborazione che ci contattano,

ma vogliamo davvero condurre la ricerca in stretta collaborazione con i

pazienti per ottenere risultati più rapidamente”.

Jonas

Bergquist ha anche descritto la situazione della ricerca intorno a ME

nell’autobiografia recentemente pubblicata dalla scrittrice Karin

Alvtegen: Invisibilmente malata – mentre la vita passa. Scritto in

collaborazione con la giornalista Karin Thunberg, il libro descrive la

natura della malattia e come colpisce sia i pazienti che i parenti.

Data

la storia di ignoranza e incomprensioni che hanno prevalso intorno alla

malattia, grandi speranze sono legate alla ricerca. E, secondo Jonas

Bergquist, negli ultimi tre anni sono stati compiuti progressi

significativi su una malattia di cui il sistema sanitario ’ a

conoscenza da almeno 70 anni.

“Ora

abbiamo acquisito una

comprensione molecolare della malattia di quelli che in precedenza

erano stati visti solo come sintomi. Si può iniziare a legare biologia,

chimica, neurofisiologia e neurochimica a questi sintomi, che ’ un

passo introduttivo molto importante e importante prima di un potenziale

trattamento e possibilmente una cura”.

Il

nuovo centro consente una stretta collaborazione con il paziente

Il

nuovo centro di ricerca dell’Universit’ di Uppsala sulla ME sarà il

terzo al mondo dopo le università di Stanford e Harvard. Tutti i

progetti sono finanziati dalla Open Medicine Foundation, una fondazione

di ricerca negli Stati Uniti basata su donazioni private. A Uppsala, i

fondi saranno inizialmente utilizzati per un dottorando in chimica

analitica, il primo in Svezia che si concentra sulla ricerca sui

biomarcatori all’interno della ME. Il centro inizia quindi su piccola

scala e si sviluppa a partire dalla soluzione di ricerca esistente.

“Inoltre,

altri gruppi di ricerca e le cliniche specialistiche già esistenti per

la ME in Svezia saranno associati a noi, dice Jonas Bergquist.

“L’attenzione sarà focalizzata sulla cura, la diagnostica, il

campionamento, la raccolta di campioni e le analisi biochimiche.

“Parallelamente

ai nostri studi, attribuiamo grande importanza anche alla convalida

della ricerca altrui. I pazienti ME non sono un gruppo omogeneo ed ’

importante identificare i diversi sottogruppi che sembrano esistere.

Distinguerli offre maggiori opportunit’ di trovare marcatori biochimici

che spiegano i meccanismi alla base dei sintomi”.

Una

speranza per

il futuro ’ un ulteriore finanziamento da più fonti. In precedenza, la

classificazione della malattia ha complicato la situazione dei

finanziamenti, che si tratti di una malattia neurologica, di una

malattia infettiva o di una malattia psichiatrica. Quest’ultima può ora

essere esclusa, dice Jonas Bergquist, ma l’incertezza ha contribuito a

far cadere la malattia fra le fessure dei potenziali finanziatori.

Con

più finanziamenti, più persone potrebbero essere impiegate, compresi

infermieri di ricerca per un’ulteriore raccolta di campioni.

“Trovare

i pazienti non ’ un problema, ci sono molti pazienti che chiedono

aiuto. La raccolta dei campioni, tuttavia, ’ una procedura complessa

che deve essere eseguita secondo protocolli molto rigorosi affinché la

risposta all’analisi possa essere interpretata. In alcuni casi, si deve

anche andare a casa dal paziente e raccogliere i campioni perché sono

così gravemente malati che non possono raggiungere la clinica”.

Un

altro gruppo di pazienti su cui Jonas Bergquist vuole concentrarsi a

Uppsala, ’ un gruppo un po’ dimenticato – quelli che si sono

effettivamente ripresi.

“Di

solito scompaiono dalle cure, non

vengono seguiti e vengono dimenticati. Dopo il programma televisivo,

diversi ex pazienti mi hanno contattato e mi hanno detto che avevano

ricevuto la diagnosi di ME per un certo numero di anni, ma poi si sono

ripresi e sono stati in grado di tornare a una vita più o meno normale.

Si vorrebbe studiare più da vicino un gruppo di questo tipo. Ci possono

essere campioni raccolti e conservati nelle biobanche, che possono

essere confrontati con i campioni della persona oggi”.

I FATTI

sulla ME/CFS

La

ME/CFS ’ classificata dall’OMS come malattia neurologica ed ’ spesso

indicata come neuroimmunologica. Si tratta di una complessa malattia

multisistemica in cui sono colpiti il sistema nervoso, la difesa

immunitaria e la produzione di energia.

La

ME/CFS colpisce lo 0.1-0.4 per cento della popolazione, che corrisponde

al 10 000-40 000 in Svezia.

La

diagnosi viene fatta secondo i criteri canadesi. La caratteristica

della malattia ’ una carenza di energia e un deterioramento indotto

dallo sforzo (Post-Exertional Malaise, PEM). PEM significa che la

condizione peggiora dopo un’attività fisica e mentale che supera il

livello di tolleranza individuale del corpo e può portare ad un

deterioramento prolungato. I sintomi più comuni e significativi con cui

convivono anche i soggetti affetti da ME sono sintomi influenzali con

senso di febbre, dolori alla testa e ai muscoli, difficoltà di memoria

e di concentrazione, sensibilità impressionante e intolleranza

ortostatica.

L’ME/CFS

si verifica in vari livelli di disabilit’

funzionale e di attività. Circa il 25% dei pazienti sono confinati a

casa o a letto. La malattia ’ considerata cronica quando solo pochi

riacquistano la loro precedente capacità funzionale. I bambini e gli

adolescenti hanno generalmente una prognosi migliore. La ricerca

biomedica fornisce la speranza per futuri trattamenti efficaci.

CFS/ME SU JAMA

L’articolo cita il Dr. Ron Davis, direttore del comitato di consulenza scientifica

dell’OMF, che afferma: “Vediamo chiaramente una differenza nel modo in

cui le cellule immunitarie sane e quelle con la sindrome da fatica

cronica processano lo stress”.

Questa

pubblicazione ’

particolarmente interessante perché JAMA ’ una delle riviste mediche

più lette al mondo. Vi invitiamo a leggere l’articolo e a condividerlo

sui social media per aumentare la sua posizione sul sito JAMA in modo

che possa raggiungere un maggior numero di professionisti del settore

medico.

Qui l’articolo.

C’’

una petizione al Parlamento Europeo che chiede ricerca biomedica per la

CFSME. Se siete cittadini dell’Unione Europea, vi chiediamo di firmarla

e diffonderla – per farlo ’ necessario prima registrarsi al sito.

La

petizione, promossa da una cittadina olandese, dice: “La firmataria si

rifa alle sue cattive condizioni di salute, poich’ soffre di

Encefalomielite mialgica (ME). Tale malattia, a volte chiamata sindrome

da fatica cronica, ’ una malattia cronica devastante che causa

disfunzioni del sistema neurologico, immunitario, endocrino e del

metabolismo. Il firmatario afferma che ME colpisce circa due milioni di

cittadini dell’UE, con enormi costi economici e sociali, rappresentando

così una crisi nascosta della sanit’ pubblica. Il firmatario invita le

istituzioni europee a mettere a disposizione fondi sufficienti per la

ricerca biomedica sulla ME, al fine di fornire un test diagnostico,

prove cliniche e trattamenti efficaci per questa malattia invalidante.”

Qui il link.