LA FORZA DI UNA

MADRE A SOSTEGNO DEI BAMBINI CON CFS: qui.

Si

tiene a Padova il seminario “SINDROME DA FATICA CRONICA: UN SINTOMO E

UNA SINDROME DA RICONOSCERE ANCHE IN AMBITO PEDIATRICO”, organizzato

dalla Associazione CFS Veneto e dalla AMCFS e diretta a diverse

categorie di medici. 

Relatori:

dott. Lorenzo Lorusso, prof. Aldo Baritussio, prof. Stefano Masiero,

prof. Leonardo Zoccante. dott.ssa Caterina Zilli 

IL MUNICIPIO DI

PORDENONE SI ILLUMINA PER LA GIORNATA MONDIALE DI SENSIBILIZZAZIONE:

vedi qui.

OSSIGENO-OZONO

TERAPIA PER CFS/ME E FIBROMIALGIA:parla il prof. Umberto Tirelli (video)

: un festival virtuale per e con le

persone con la CFS/ME

PROGETTO

#HippopotamousOath

Invitiamo tutti a partecipare al Progetto #HippopotamusOath

(il nome nasce come “gioco di parole” sul Giuramento di Ippocrate).

Il testo dice:

L’Encefalomielite Mialgica (ME) ’ una malattia neurologica cronica,

debilitante, spesso degenerativa. (WHO ICD-10 G93.3).

I

pazienti di ME nel mondo hanno sofferto per diagnosi sbagliate e

cattivi trattamenti come risultato di politiche messe in atto in

risposta a studi influenti, ma scientificamente difettosi, che non

avrebbero mai dovuto passato il vaglio dei colleghi.

Ai pazienti

sono stati negati i sussidi di invalidit’, le assicurazioni

sanitarie/reddito e altri diritti per il fatto che la ME ’ stata

rappresentata in modo errato come un disturbo psicosomatico per

decenni.

Resoconti di danni dovuti a “terapie” raccomandate sono

stati ignorati, nonostante alcuni pazienti siano stati ridotti

permanentemente allettati da trattamenti inappropriati che ignorano le

patologie biomediche sottostanti.

Chiediamo perci’ a tutti gli

autori dei trial PACE e ai solo sostenitori di ricordare il Giuramento

di Ippocrate “Praticate due cose nel trattare con la malattia: o

aiutate o non danneggiate il paziente”.

UNA LETTERA

APERTA A “PSYCHOLOGICAL MEDICINE”

Il

blog Virology, curato da Vincent Racaniello, ha scritto una lettera

aperta,  che la CFS Associazione Italiana condivide in pieno e che

ha chiesto di poter firmare, alla rivista “Psychological Medicine”.

L’originale, e i firmatari, lo trovate qui. Sotto trovate la traduzione di quella

lettera. 

Gentili Sir Robin Murray e Dr. Kendler:

Nel

2013, Psychological Medicine ha pubblicato un articolo intitolato

’Recovery from chronic fatigue syndrome after treatments given in the

PACE trial.’ (Guarire dalla sindrome da fatica cronica dopo il

trattamento somministrato nei trial PACE’ [1] Nel’articolo, White et

al. riportavano che la Terapia dell’Esercizio Graduale (GET) e la

Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) portavano ciascuna alla

guarigione nel 22% dei pazienti, contro il solo 7% in un gruppo di

comparazione. I due trattamenti, concludevano, offrono ai pazienti ’la

migliore possibilità di guarigione’.

Il Pace ’ stato il più

ampio studio clinico mai condotto per la sindrome da fatica cronica

(anche conosciuta come encefalomielite mialgica, o ME/CFS) con il primo

risultato pubblicato su The Lancet nel 2011.[2] ’ stato uno studio

open-label [’in aperto’] con risultati preliminari soggettivi, un

progetto che richiede una stretta vigilanza per prevenire la

possibilità di bias. Eppure il PACE soffriva di gravi difetti che hanno

sollevato preoccupazioni serie sulla validit’, l’affidabilit’ e

l’integrit’ delle scoperte. [3] Nonostante questi difetti, le

dichiarazioni di guarigione di White at al in Psychological Medicine

hanno grandemente impattato il trattamento, la ricerca e gli

atteggiamenti pubblici verso la ME/CFS.

Secondo il protocollo

per i trial PACE, i partecipanti dovevano raggiungere specifici

standard in quattro differenti misurazioni perché si potesse dire che

avevano raggiunto la ’guarigione’.[4] Ma in Psychological Medicine,

White et al. hanno attenuato in modo significativo ciascuno dei

risultati richiesti, rendendo la ’guarigione’ molto più facile da

raggiungere. Nessun comitato di supervisione dei PACE sembra aver

approvato la ridefinizione di guarigione; per lo meno, nessuna

approvazione di questo tipo ’ stata menzionata. White et al. non hanno

pubblicato i risultati che avrebbero ottenuto usando l’approccio del

protocollo originario, n’ hanno incluso analisi di sensibilità, il

metodo statistico standard per valutare l’impatto di tali

cambiamenti. 

I pazienti, i sostenitori e alcuni

scienziati hanno rapidamente segnalato questi e altri problemi.

Nell’ottobre del 2015, Virology Blog ha pubblicato una investigazione

dei PACE di David Tuller della Universit’ della California, Berkeley,

che confermava gli scivoloni metodologici del trial. [5] Da allora, più

di 12.000 pazienti e sostenitori hanno firmato una petizione che chiede

a Psychological Medicine di ritrattare le discutibili dichiarazioni di

guarigione. Eppure la rivista non ha intrapreso alcuna misura per

affrontare le questioni.

La scorsa estate, la Queen Mary

University of London ha reso pubblici i dati dei trial PACE per ordine

di un tribunale dopo che ’ emersa da un paziente la richiesta di

libert’-di-informazione. A dicembre, un gruppo di ricerca indipendente

ha usato quei dati resi pubblici di fresco per calcolare i risultati di

guarigione secondo la metodologia originaria delineata nel

protocollo.[6] Questa ri-analisi ha documentato ci’ che era già chiaro:

che le dichiarazioni di guarigione non dovevano essere prese per buone.

Nella ri-analisi, che ’ apparsa sula rivista Fatigue:

Biomedicine, Health & Behavior [Fatica: Biomedicina, Salute e

Comportamento], Wilshire et al. riportano che la definizione del

protocollo PACE di ’guarito’ ha prodotto tassi di guarigione del 7% o

meno per tutti i rami del trial. Inoltre, contrariamente alle scoperte

riportate in Psychological Medicine, gli interventi PACE non hanno

offerto nessun beneficio statisticamente significativo. In conclusione,

hanno notato Wilshire et al., ’l’affermazione che i pazienti possono

guarire come risultato della CBT e GET non ’ giustificata dai dati, ed

’ altamente fuorviante per i clinici e i pazienti che stanno

considerando questi trattamenti.’

In breve, il trial PACE ha

risultati nulli di guarigione, secondo la definizione di protocollo

selezionata dagli autori stessi. Oltre ai risultati di guarigione

gonfiati riportati in Psychological Medicine, lo studio soffriva di un

mucchio di altri problemi, inclusi i seguenti:

*In modo paradossale,

le revisionate soglie di guarigione per la funzione fisica e la fatica

’ due delle quattro misure di guarigione ’ erano così lasse che i

pazienti potevano deteriorare durante il trial e ugualmente essere

conteggiate come ’guarite’ in questi risultati. Infatti, il 13% dei

partecipanti raggiungevano uno o entrambe queste soglie di guarigione

alla base di rilevamento. White et al. non hanno rivelato questi fatti

salienti in Psychological Medicine. Non conosciamo nessun altro studio

nella letteratura dei trial clinici in cui le soglie di guarigione per

un indicatore di fatto rappresentavano uno stato di salute peggiore

delle soglie d’ingresso per disabilit’ serie nello stesso indicatore.

*Durante

il trial, gli autori hanno pubblicato un bollettino per i partecipanti

che includeva le raggianti testimonianze di partecipanti precedenti sui

loro risultati positivi nel trial. [7] Un articolo nello stesso

bollettino riportavano che un comitato nazionale di linee guida

cliniche aveva già raccomandato la CBT e la GET come efficaci;

l’articolo del bollettino non menzionava la terapia di ritmo adattivo,

un intervento sviluppato specificatamente per il trial PACE. Le

testimonianze dei partecipanti e l’articolo del bollettino potrebbero

aver fatto propendere le risposte di un ignoto numero delle duecento o

più persone ancora sottoposte a valutazione ’ circa un terza del

campione totale.

*Il protocollo PACE includeva la promessa che gli

investigatori avrebbero informato i potenziali partecipanti di ’ogni

possibile conflitto di interesse’. I principali investigatori del PACE

avevano avuto relazioni di lunga durata con le principali compagnie di

assicurazione, che li consigliavano su come gestire le richieste di

invalidit’ relative alla ME/CFS. Tuttavia, i moduli di consenso del

trial non menzionavano questi conflitti di interesse auto-evidenti. ’

irrilevante che le compagnie di assicurazione non fossero direttamente

coinvolte nel trial e insufficiente che gli investigatori abbiamo reso

pubblici questi collegamenti nella loro ricerca pubblicata. Data questa

seria omissione, il consenso ottenuto dai 641 partecipanti al trial ’

di discutibile legittimit’.

Simili difetti sono inaccettabili in

una ricerca pubblicata; non possono essere difesi o eliminati con delle

spiegazioni. Gli investigatori del PACE hanno ripetutamente cercato di

affrontare queste preoccupazioni. Ma i loro sforzi finora ’ nella

corrispondenza della rivista, negli articoli di news, dei post dei

blog, e più di recente nelle loro risposte a Wilshire et al in Fatigue

[8]’ sono state incomplete e insoddisfacenti.

Il trial PACE ha

aggravato questi errori usando una definizione di caso per la malattia

che richiedeva solo un sintomo ’ sei mesi di disabilitante fatica

inspiegata. Un rapporto del 2015 dei National Institutes of Health

degli Stati Uniti ha raccomandato di abbandonare questo approccio a

sintomo-unico per identificare i pazienti.[9] Il rapporto dei NIH che

questa ampia definizione di caso generava campioni eterogenei di

persone con una varietà di malattie affaticanti, e che usarla per

studiare la ME/CFS potrebbe ’compromette il progresso e causare danno’.

I PACE includevano analisi di sotto-gruppo di due definizioni

di caso alternative e più specifiche, ma queste definizioni di caso

sono state modificate in modi che avrebbero potuto impattare i

risultati. Inoltre, un numero sconosciuto di possibili partecipanti

avrebbero potuto soddisfare questi criteri alternativi ma sono stati

esclusi dallo studio dallo screening iniziale.

Per proteggere

i pazienti da trattamenti inefficaci e potenzialmente dannosi, le

dichiarazioni di guarigione di White et al, non possono esserci in

letteratura. Perci’, chiediamo a Psychological Medicine di ritrattare

immediatamente l’articolo. I pazienti e i clinici meritano e si

aspettano informazioni accurate e prive di pregiudizi su cui basare le

proprie decisioni di trattamento. Vi sollecitiamo a prendere

provvedimenti senza ulteriori ritardi.

Cordialmente,

(firme)

I

Ricercatori del Center for Infection and Immunity (CII) alla Columbia

University hanno pubblicato oggi un articolo che mostra anormali

livelli di alcuni specifici batteri intestinali nei pazienti con la

Encefalomielite Mialgica / Sindrome da Fatica Cronica (ME/CFS).

I

ricercatori hanno seguito 50 pazienti e 50 controlli sani accoppiati

reclutati in quattro siti clinici per la ME/CFS. Hanno fatto test per

specie batteriche nei campioni fecali, e per molecole immunitarie nei

campioni di sangue.

Riportano: 

1.    I

livelli di distinti specie di batteri intestinali — 

Faecalibacterious, Roseburia, Dorea, Coprococcus, Clostridium,

Ruminococcus, Coprobacillus ’ erano fortemente associati alla ME/CFS;

la loro combinata relativa abbondanza ’ parsa essere predittiva della

diagnosi.

2.    Maggiore abbondanza di Alistipes non

classificati e diminuito Faecalibacterium erano i principali

biomarcatori per la ME/CFS con IBS (Sindrome dell’Intestino

Irritabile); mentre maggiore abbondanza di batteroidi non classificati

e dimunuito batteroide vulgatus erano i principali biomarcatori della

ME/CFS senza IBS.

3.    Un’analisi dei pathway

matabolici batterici associati con i disturbi nei batteri intestinali

ha rivelato differenze distintive fra ME/CFS e sottogruppi di ME/CFS

rispetto ai controlli sani.

4.    In sottogruppi

della ME/CFS, le misurazioni della severit’ dei sintomi, inclusi il

dolore e la fatica, si correlavano alla abbondanza di distinti tipi

batterici e pathway metabolici.

5.    Nessun

cambiamento ’ stato osservato nei marcatori immunitari ’ una scoperta

che potrebbe riflettere la penuria di partecipanti che erano ammalati

da poco tempo; ricerche precedenti suggeriscono che cambiamenti

immunitari potrebbero essere evidenti solo comparando casi di breve e

lunga durata.

’Come nella IBS, la ME/CFS potrebbe coinvolgere

una interruzione nella comunicazione bidirezionale fra il cervello e

l’intestino mediata dai batteri, i loro metaboliti, e le molecole che

influenzano,’ ha detto l’autore senior W. Ian Lipkin, direttore del CII

e Professore John Snow di Epidemiologia alla Mailman School della

Columbia. ’Nell’identificare gli specifici batteri coinvolti, siamo un

passo più vicini ad una diagnosi più accurata e a terapie mirate.’

Qui il comunicato stampa. Qui l’articolo.

Aprile 2017

Una

bella notizia: il sindaco di Pordenone ha accolto la richiesta della

CFS Associazione Italiana di illuminare il Palazzo Municipale di

Pordenone dei colori Blu, per la CFS/ME, viola per la Fibromialgia e

Verde per la MCS e la Lyme in occasione del 12 maggio, giornata

mondiale di sensibilizzazione, di cui quest’anno cade il

25’anniversario. Saremo l’ a partire dalle 21.30, come richiesto.

L’evento,

che si tiene in tutto il mondo, ’ promosso a livello globale da Action

CIND, ovvero Action Chronic Immunological and Neurological Diseases,

una no-profit canadese impegnata a favore delle persone che soffrono di

malattie immunologiche e neurologiche.