Oggi

’ la giornata mondiale di sensibilizzazione sulla CFS/ME.  Qui

trovate un breve video di Giada Da Ros, presidente di questa

associazione, che in occasione di questa giornata racconta alcune

novit’ rilvenati degli ultimi mesi.

Sotto, la locandina

per questa giornata, realizzata in collaborazione con le altre

associazioni, curata dalla socia Angela Colucci e dalla sorella.

giornata mondiale

In

occasione della giornata mondiale di sensibilizzazione sulla CFS/ME

quest’anno la CFS/ME odv (quindi non questa associazione, ma quella

nata in Veneto con cui collaboriamo con regolarit’) ha voluto

raggiungere il maggior numero di persone possibile attraverso un

quotidiano a tiratura nazionale.

Marted’ 12 maggio sul Corriere della Sera ci sarà uno spazio dedicato

alla loro Organizzazione di Volontariato.

Siamo

uniti per la stessa causa e per questo volentieri segnaliamo la cosa

anche noi: Avvisate tutti i vostri contatti perché possano farci da

amplificatore in ogni regione d’Italia acquistando il giornale ed

invitando altri a farlo.

Sotto,  in italiano, trovate la traduzione in italiano di questo post di Facebook che Whitney Dafoe ha

postato sulla sua pagina.

Mi

chiamo Whitney Dafoe e ho una sindrome da fatica cronica /

encefalomielite mialgica (ME/CFS) grave. Ho avuto sintomi per 15 anni

ma sono lentamente peggiorato a causa della mancanza di trattamenti

benefici. Negli ultimi sei anni sono stato completamente allettato e

non sono stato in grado di parlare o di comunicare in alcun modo. Non

riesco a mangiare nemmeno una briciola di cibo o a bere una goccia

d’acqua a causa di una grave gastroparesi (una paralisi dello stomaco).

Vengo nutrito attraverso un tubo che entra direttamente nel mio stomaco

(J-Tube) che mi fa sentire come se mi venisse iniettato ogni giorno del

cemento. Tutti i liquidi passano attraverso un tubo permanente inserito

nel petto (catetere PICC).

Non posso fare niente neanche stando

sdraiato a letto. Non sto seduto qui a giocare ai videogiochi, a

mandare SMS, a guardare film, ecc. Non sono in grado di fare nessuna di

queste cose o qualsiasi altra cosa che prima dava un senso alla mia

vita. Anche quando sono da solo nella mia stanza, i piccoli movimenti e

le attività sono difficili per me e qualsiasi stimolo extra che possa

portare gioia o significato a una persona sana mi danneggia. Conosco

molto bene il mio soffitto.

Non riesco a pensare con chiarezza a

causa di problemi di circolazione del sangue al cervello. Quindi non

riesco nemmeno a sognare granch’ ad occhi aperti. La maggior parte del

tempo vivo in un vuoto senza pensieri e senza sensazioni che ’ più

orribile di qualsiasi altra cosa che avrei mai potuto immaginare.

Sono

sempre da solo a letto, tranne che per brevi momenti in cui gli

assistenti entrano nella mia stanza per svolgere compiti basilari che

mi tengono in vita mentre sono completamente immobile (non riesco a

muovere un muscolo se c’’ una persona nella stanza, o peggioro). Mentre

sono nella stanza devo indossare cuffie che emettono rumore bianco

coperto da paraorecchie per isolarmi il più possibile da loro. Devo

tenere gli occhi chiusi con un asciugamano che li copra. E anche questo

contatto peggiora la malattia. Se una persona che si prende cura di me

commette un piccolo errore che si discosta dalla routine quotidiana,

può essere uno stimolo mentale eccessivo che fa usare più energia al

mio cervello di quanto ne sia capace e le conseguenze possono essere

devastanti per la mia salute, facendomi peggiorare in modo permanente.

Devo

anche attenermi alla routine quotidiana perché altrimenti ’ troppo

difficile evitare di fare troppo e di superare accidentalmente i miei

limiti energetici, il che mi fa stare peggio. Se mai andassi molto al

di sopra potrei morire.

Sono in grado di comunicare solo prendendo

un farmaco antiepilettico chiamato Ativan, che ho scoperto che allevia

temporaneamente una parte della mia sensibilità al contatto con le

persone e mi permette di muovermi con loro nella stanza. Ma posso

prenderlo solo una volta al mese o mi ci abituer’ e non funzioner’ più.

Mentre sono sotto l’effetto di Ativan non posso ancora parlare,

scrivere, mandare messaggi o disegnare. Mimo disperatamente, come gesti

dall’inferno. Ci vogliono ore per comunicare questi messaggi e mi fa

peggiorare, ma lo faccio comunque perché la maggior parte delle persone

con una ME/CFS severa scompaiono semplicemente in stanze buie per non

essere più viste o sentite e qualcuno deve raccontare la nostra storia.

Noi esistiamo.

Ho perso tutti i miei amici quando sono rimasto

confinato in casa, a causa di vari gradi di pregiudizio che vanno dal

mettere costantemente in discussione i limiti che la malattia mi poneva

e costantemente, sottilmente, affermare che la malattia era nella mia

mente, al dirmi direttamente che pensavano che la malattia fosse nella

mia mente. Questi erano buoni amici, compresi i miei migliori amici,

persone che pensavo sarebbero state per sempre nella mia vita.

Con

grande ingegnosit’, mentre ero ancora costretto in casa, sono riuscito

in seguito a trovare nuovi amici che semplicemente capivano e non mi

facevano giustificare costantemente i sacrifici che dovevo fare a causa

delle limitazioni che la malattia mi imponeva. Ma quando ho continuato

a peggiorare mi hanno lasciato uno dopo l’altro, stabilendo che non

potevano sopportare di stare vicino a qualcuno che stava attraversando

una situazione così triste e terribile. Cos’, ancora una volta, sono

rimasto senza amici. Sono uno dei più fortunati tra i pazienti di

ME/CFS per il fatto che la mia famiglia ha sempre capito che ero malato

e ha continuato a sostenermi. Molte persone che si ammalano gravemente

di ME/CFS finiscono senzatetto e muoiono non identificate, senza che la

causa della morte sia stata registrata.

Recentemente sono stato

fortunato e un’altra paziente di ME/CFS di nome Jen Brea, che ha

trovato una cura che funziona per un piccolo sottoinsieme di pazienti,

stava facendo visita ai miei genitori quando ho preso l’Ativan e sono

riuscito a farla entrare nella mia stanza e a incontrarla (non ’ stato

facile per me). Siamo diventati amici intimi. Sembra che ci vogliano 3

livelli per avere un amico, se hai CFS da moderata a grave. Essere una

persona compatibile per un’amicizia, capire che sono effettivamente

malato, e capire e aver sperimentato la ME/CFS. Non posso ancora avere

molti contatti con lei a causa dei miei limiti.

Ecco un paio di

buoni brevi articoli scritti da Jen Brea sull’incontro con me. Penso

che abbia dipinto un buon quadro parziale di come ’ la mia vita ora,

con un taglio più personale degli articoli della CNN, Mercury News ecc.

scritti su di me (ma sono facilmente reperibili su google).

Un

po’ di background – ha fatto un documentario sulla ME/CFS intitolato

“Unrest”, in cui ho un ruolo importante e che ha riscosso un grande

successo ’ qualcosa di utile da vedere se qualcuno vuole saperne di più

su di me o sulla ME/CFS. ’ su Netflix, Amazon e vari altri servizi di

streaming. Aveva una ME/CFS moderata all’epoca e ne ha diretta la

maggior parte via Skype. Un’impresa notevole.

https://medium.com/@jenbrea/meeting-whitney-cf179fdad0a9

https://medium.com/@jenbrea/whitneys-playlist-a8e2bf3eaf81

Una

mia ex ragazza di nome Stephanie Land, che ha scritto un libro

bestseller, ha scritto questo su di me quando ha scoperto cosa stava

succedendo.

https://longreads.com/2016/10/24/the-love-of-a-thousand-muskoxen-grieving-a-love-lost-to-time-and-sickness/

’ un articolo che ’ sorprendentemente accurato e cita cose che ho

scritto in passato su di me e sulla malattia.

https://www.yourtango.com/2016287352/chronic-fatigue-syndrome-much-worse-than-you-think

La

sindrome da fatica cronica (come viene chiamata negli USA) o

encefalomielite mialgica (come viene chiamata in Europa) ’ una malattia

estremamente devastante che prende e prende e prende fino a quando non

rimangono altro che carne e ossa. Ho perso i miei amici, la mia

carriera, i miei hobby, tutto ci’ che dava un senso alla mia vita e

ogni senso di umanit’.

In questo momento una pandemia virale si

’ diffusa in tutto il mondo. Ogni singola persona al mondo ’

suscettibile e a rischio di prenderla e possibilmente di morirne.

Chiunque

legga questo dovrebbe sapere che ogni singola persona al mondo dovrebbe

essere preoccupata non solo di contagiarsi/sopravvivere a questa

pandemia virale, ma anche di cosa potrebbe accadere alla propria vita

anche se si contagiasse e sopravvivesse. Perch’ uno dei noti fattori

scatenanti per la ME/CFS ’ una malattia virale. Un’enorme popolazione

di pazienti affetti da ME/CFS ha contratto il virus della mononucleosi

e non si ’ mai completamente ripresa, ma ha sviluppato la ME/CFS. E a

causa di molte delle stesse idiozie politiche e dei sistemi

medico/sociali disfunzionali a cui stiamo assistendo che fanno s’ che

il Coronavirus sia molto peggio di quello che avrebbe potuto essere, la

ME/CFS ’ stata completamente trascurata per 40 anni da quando ’ stato

scoperta, con quasi nessun fondo di ricerca dedicato alla sua scoperta

e alla ricerca di una cura.

Vediamo già pazienti affetti da

Coronavirus che superano l’infezione ma non si riprendono completamente

e che probabilmente saranno colpiti da una “sindrome post virale” o da

una diagnosi del genere che non fa altro che buttati fuori dalla porta.

Ci’ che questi pazienti affetti da Coronavirus parzialmente guariti

hanno in realtà ’ ME/CFS. Chiss’ quanti di loro finiranno con la

ME/CFS, ma ’ qualcosa da temere seriamente perché significa che non si

riprenderanno mai.

Non ’ solo la sofferenza che questi innumerevoli

nuovi pazienti di ME/CFS sperimenteranno a tempo indeterminato, ma

l’enorme perdita di risorse in tutto il mondo. ’ una malattia

gravemente costosa a causa dello stato di incapacità che provoca.

Negli

ultimi 40 anni ci sono state ricerche piuttosto insignificanti sulla

ME/CFS a causa di questo impensabile stigma politico a tutti i livelli

della società e di un’inspiegabile mancanza di fondi.

Ma negli

ultimi 5 o 6 anni le cose hanno cominciato a cambiare grazie a un nuovo

gruppo di scienziati di fama mondiale, tra cui molti premi Nobel, che

hanno deciso di farsi carico della malattia. Guidati da una delle più

grandi menti scientifiche del mondo – Ronald W Davis – e lavorando alla

neonata Open Medicine Foundation https://www.omf.ngo/ sono determinati

a Mettere Fine alla ME/CFS (#EndMECFS). Ma sono quasi interamente

finanziati da privati.

In questo momento hanno lanciato un

ambizioso studio per prelevare il sangue dei pazienti affetti da

Coronavirus e poi monitorare i loro progressi in modo da poter vedere,

in tempo reale, il passaggio dal Coronavirus alla ME/CFS e raccogliere

enormi quantità di dati medici lungo il percorso. Questo potrebbe

essere un punto di svolta per capire come la ME/CFS viene attivato e

come fermarla prima che inizi.

Ogni singola persona al mondo

dovrebbe essere terrorizzata dalla prospettiva di ammalarsi di ME/CFS.

Nessuno che prende il Coronavirus ’ al sicuro. Ma si può fare qualcosa

per aiutarlo nel caso in cui capiti. Fate una donazione alla Open

Medicine Foundation qui https://www.omf.ngo/ways-to-donate/

Emerge

Australia Inc. invita a partecipare alla #mecfschallenge, e la

nostra associazione raccoglie la sfida, e invita tutti a farlo.

La

proporremmo anche in italiano, ma non sappiamo se abbia lo stesso

senso. Dice “Partecipo alla #mecfschallenge per sensibilizzare sulla

ME/CFS e sulle persone che vivono con la encefalomielite mialgica.

Difficile pronunciarla, ancora più difficile conviverci”. Non sappiamo

se in italiano si possa dire che ’ difficile da pronunciare, per cui

fate voi.

Per partecipare alla “versione in inglese” leggete qui le facili istruzioni. Questo ’ il

video con cui ha contribuito Giada Da Ros, presidente

dell’associazione. 

Si trova ora  disponibile anche in forma cartacea il libricino “In

Poche Parole – Quelle dei malati CFS/ME”: qui.

I proventi delle vendite vanno a questa associazione.

Il

primo maggio ’ partita l’annuale campagna di sensibilizzazione

#MayMomentum, della Open Medicine Foundation, che ha anche lanciato tre

nuovi progetti di ricerca: un

trial clinico sul Mestinon, uno sulla chinurenina e uno sulla possibile

conversione dei pazienti di COVID-19 in pazienti di ME/CFS.  Si

legga in proposito qui.

 

Qui

si può leggere anche la parte che riguarda Giada Da Ros, presidente di

questa associazione, coinvolta in prima persona nella campagna.

LA COMMISSIONE PETI DEL PARLAMENTO UE VOTA A FAVORE DI FONDI DI RICERCA

PER LA CFS/ME

In un progetto di risoluzione adottato oggi all’unanimit’ con 30 voti a

favore,

nessuno contrario e nessuna astensione, La Commissione per le petizioni

(PETI) del Parlamento europeo chiede un finanziamento supplementare

dell’UE per far progredire la ricerca sui test diagnostici e il

trattamento della encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica

(ME/CFS).

Essa “ritiene che l’attuale sottofinanziamento della

ricerca biomedica sulla ME/CFS sia “ingiustificato”, considerando il

gran numero di pazienti e l’elevato impatto socio-economico della

malattia”, come afferma il comunicato stampa dell’UE.

Leggi il comunicato stampa qui.

Guarda qui l’annuncio del voto: alle 12:13.

Leggete la bozza di proposta di risoluzione (in inglese) sul

finanziamento aggiuntivo per la ricerca biomedica sulla ME qui.

Questo ’ il link alla petizione originaria presentata da

Evelien Van Der Brink, e promossa dalla European

ME Coalition (Coalizione Europea per la ME ’ EMEC):

Prossimo passo: la riunione plenaria del Parlamento europeo.

Tradotto sotto trovate la traduzione in italiano dell’articolo a questo link.

PER I PAZIENTI DI ME/CFS, LE IMMUNIT’ VIRALI HANNO UN COSTO DEVASTANTE

PER TUTTA LA VITA

Una

nuova ricerca mostra una connessione tra una comune esposizione al

virus dell’herpes umano 6 che si lascia dietro una copia del DNA del

virus e molti dei sintomi di una disabilitante malattia chiamata

encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronico.

27 aprile 2020 | Scott LaFee

L’encefalomielite

milagica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) ’ una malattia

disabilitante e complessa. Le persone colpite spesso non possono

svolgere attività ordinarie – fisiche o mentali – a causa di

un’incapacitante perdita di energia e di altri sintomi, e possono

trovarsi confinate a letto o in casa per anni.

Chiunque può

sviluppare l’ME/CFS, anche se più comunemente affligge persone di et’

compresa tra i 40 e i 60 anni; le donne più spesso degli uomini. In

quasi tutti i casi, la ME/CFS inizia dopo una sequenza di gravi

esposizioni ambientali, lesioni o infezioni. Fino a tempi relativamente

recenti, l’assoluto mistero e la complessit’ della ME/CFS hanno

convinto alcuni che non si trattasse di una condizione “reale”. Nel

2015, l’Accademia Nazionale di Medicina ha dichiarato ME/CFS una

malattia grave, cronica, complessa e sistemica.

In un nuovo

studio, che sarà pubblicato nell’edizione cartacea di ImmunoHorizons

del 1’ maggio 2020, un team di ricercatori della University of

California San Diego School of Medicine e tre università tedesche

descrivono una base biologica di base per la ME/CFS, che illustra come

gli sforzi dell’organismo per aumentare le protezioni del sistema

immunitario possano avere un costo fisiologico altrove.

“Questi

risultati sono importanti perché mostrano per la prima volta che c’’

un’attività antivirale nel siero dei pazienti con ME/CFS che ’

strettamente associata ad un’attività che frammenta la rete

mitocondriale e diminuisce la produzione di energia cellulare (ATP)”,

ha detto Robert Naviaux, MD, PhD, professore di medicina, pediatria e

patologia alla UC San Diego School of Medicine.

Naviaux ’

co-autore senior dello studio con Bhupesh K. Prusty, PhD, uno

scienziato del Dipartimento di Microbiologia e dell’Istituto di

Virologia e Immunobiologia dell’Universit’ Julius Maximilians di

W’rzburg, Germania.

“Questo fornisce una spiegazione per la comune

osservazione che i pazienti di ME/CFS spesso riferiscono una brusca

diminuzione del numero di raffreddori e di altre infezioni virali di

cui fanno esperienza dopo aver sviluppato la malattia. Il nostro lavoro

ci aiuta anche a capire il collegamento a lungo noto, ma poco compreso,

tra ME/CFS e le passate infezioni da Herpes Virus-6 umano (HHV-6) o

HHV-7”, ha detto Naviaux.

Oltre il 90% delle persone ’ esposto

all’HHV-6 entro i tre anni di et’. Il DNA del virus può inserirsi in un

cromosoma e rimanere latente in poche cellule per anni, venendo copiato

silenziosamente ogni volta che la cellula si divide. Per la maggior

parte delle persone, questo non causa alcun problema.

“Tuttavia,

abbiamo scoperto che l’esposizione a nuovi stress chimici metabolici o

ambientali ha fatto s’ che le cellule con una copia integrata di HHV-6

secernano un’attività che ha messo in guardia le cellule vicine dalla

minaccia”, ha detto Naviaux. “L’attività secreta non solo ha protetto

le cellule vicine e lontane da nuove infezioni da virus RNA e DNA, ma

ha anche frammentato la rete mitocondriale e abbassato la loro capacità

di riserva intracellulare di ATP. Le cellule senza una copia integrata

di HHV-6 non secernono l’attività antivirale.

“I nostri

risultati mostrano che la fatica bioenergetica cellulare e la difesa

cellulare sono due facce della stessa medaglia nella ME/CFS. Quando

l’energia viene utilizzata per la difesa cellulare, non ’ disponibile

per le normali funzioni cellulari come la crescita, la riparazione, le

funzioni neuroendocrine e del sistema nervoso autonomo”.

I risultati

illuminano ulteriormente un concetto chiamato teoria della risposta al

pericolo cellulare (cell danger rensponse, CDR), che Naviaux e i suoi

colleghi stanno investigando da anni. La teoria del CDR sostiene che la

malattia cronica ’ la conseguenza del fatto che il ciclo naturale di

guarigione viene bloccato da interruzioni a livello metabolico e

cellulare. In questo caso, le persone con ME/CFS hanno ottenuto

protezioni contro certi tipi di infezioni, ma a costo di frammentare la

funzione mitocondriale. La persistenza di mitocondri frammentati e le

anomalie associate nella segnalazione cellulare bloccano la normale

guarigione e il recupero, e possono portare a una vita di malattia.

I

mitocondri sono organelli nelle cellule che rompono i nutrienti per

creare un carburante chiamato adenosina trifosfato (ATP), il vettore di

energia primaria in tutti gli organismi viventi. L’ATP fornisce

l’energia utilizzata per guidare molti processi cellulari, comprese le

contrazioni muscolari, gli impulsi nervosi e la sintesi chimica.

“Questo

documento porter’ un cambiamento di paradigma nella nostra comprensione

delle potenziali cause infettive che stanno dietro alla ME/CFS. Si ’ a

lungo ritenuto che l’herpesvirus umano 6 e l’HHV-7 avessero un ruolo in

questa malattia, ma non c’era quasi nessun meccanismo causale

conosciuto prima”, ha detto il coautore senior Prusty.

“Per la prima

volta, dimostriamo che anche poche cellule infettate o riattivate

dall’HHV-6 possono guidare una potente risposta di rimodellamento

metabolico e mitocondriale che può spingere anche le cellule che non

contengono il virus verso uno stato ipometabolico (anormalmente basso).

Le cellule ipometaboliche sono resistenti ad altre infezioni virali e a

molti stress ambientali, ma questo avviene a costo di gravi sintomi e

sofferenze per i pazienti con ME/CFS”.

I coautori includono:

Philipp Schreiner, Stephanie Lamer e Andreas Schlosser, Universit’

Julius-Maximilians, Germania; Thomas Harrer, Universit’ di

Erlangen-Norimberga; e Carmen Scheibenbogen,

Charite-Universitatsmedizin Berlin.

I finanziamenti per questa

ricerca sono venuti, in parte, dall’iniziativa Solve ME/CFS, dalla

Fondazione HHV-6, dal Fondo Christini dell’UCSD, dalla Fondazione

Lennox, dal Fondo JMS, dalla Fondazione Khosla, dalla Fondazione

Westreich e dalla Fondazione Malone.

Quanto

segue ’ una traduzione/sintesi, fatta da Giada, dell’intervento di

Alain Moreau in occasione del #CMRC2020, convegno tenutosi in

Inghilterra lo scorso 10-11 marzo. Si ’ rivelato particolarmente

interessante su due fronti: ideazione di un test per decostruire la PEM

e raggruppare e identificare i pazienti; l’individuazione della

trombospondina-1 come importante molecola nella patofisiologia della

CFS/ME, in particolare per brainfog e intolleranza ortostatica. 

Qui il link

per vedere l’intervento completo.

UN TEST STRESSORIO PER DECOSTRUIRE LA PEM E INDIVIDUARE I PAZIENTI

Alan

Moreau e il suo team hanno ideato un test di provocazione: si tratta di

un test stressorio. Il motivo per cui questi test di provocazione sono

importanti ’ perché i pazienti sono molto eterogenei e ci si chiede se

nella CFS/ME si abbia a che fare con un gruppo unico, sottogruppi o con

uno spettro.

Lo strumento utilizzato ’ una fascia 

gonfiabile, di quelle vendute per i massaggi: da 0 a 4 psi., da 0 a 0,2

bar. Fanno delle misurazioni sui pazienti prima, durante e dopo il

test. Hanno notato dei cambiamenti a livello del sonno, anche della

fase REM, che diminuisce del 10%. Non sanno ancora che rilevanza

clinica abbia, ma continueranno a studiarlo.

Hanno ideato un approccio sperimentale:

 Il primo giorno

1.   

Viene somministrato un test ludico per misurare la neurocognizione con

3 rapidi esercizi che vengono poi svolti ogni giorno.

2.    Viene dato un giubetto smart che il paziente deve

indossare obbligatoriamente tutta la notte.

3.   

Fanno una raccolta delle urine mattutine e al primo incontro viene

anche raccolta la saliva, usata per fare una metilazione del DNA.

Il giorno del test

viene

somministrato il test di provocazione e vengono anche misurati i

livelli di ossigeno (ossimetria) del cervello applicando due elettrodi

frontali che convertono il segnale grazie a una tecnologia sviluppata

da un’azienda italiana.  Si raccolgono i dati alla baseline (linea

di riferimento iniziale) e 90 minuti dopo la stimolazione.

Quello

che ci si augura ’ di poter registrare delle variazioni nei successivi

quattro giorni ’ idealmente non vogliono mandare nessuno all’ospedale,

ma far peggiorare i pazienti per osservare e studiare il malessere

post-sforzo, contando che poi i pazienti si riprendano. Si fanno vari

prelievi per vedere se ci sono cambiamenti per diversi marcatori

ematici.

’ stato creato un diagramma di flusso di lavoro

analitico sperimentale per l’identificazione di microRNA circolante

nella ME/CFS. C’’ stata una prima fase di scoperta che ha utilizzato la

tecnologia Agilent e sono stati esaminati 32 microRNA differentemente

espressi fra la baseline e le stimolazioni. Ora sono a met’ della

ricerca, e sono in una fase di validazione, dove usano qPCR (questo ’

uno strumento importante perché compatibile con quello dei laboratori

diagnostici). Hanno individuato 11 microRNA che stanno usando, e 2 di

questi erano già stati individuati in precedenti studi sulla

CFS/ME. 

In questo modo non solo si riescono a individuare i

pazienti, ma si può anticipare quali paziente risponderanno  a

specifici trattamenti farmacologici e in che modo, e si possono fare

studi specifici per un approccio più targettizzato.  Ha fatto un

esempio specifico mostrando come i microRNA possono far capire se uno,

ad esempio, ’ probabile o meno che risponda all’Ampligen o al Viagra

(usato come vasodilatatore per aumentare l’afflusso di sangue al

cervello). 

Attraverso una curva ROC, che tiene conto delle

differenza fra i valori 90 minuti dopo lo stimolo meno quelli alla

baseline, si ha un valore predittivo dell’80%. Se si facesse la stessa

misurazione solo alla baseline, senza il test stressorio, si avrebbe un

valore predittivo molto scarso (43%). Cos’ invece, poi unito anche alle

altre informazioni raccolte sul paziente, il valore predittivo

raggiunge il 97%.

Moreau non dice di aver trovato il Graal, il

test definitivo, ma ’ un procedimento che stanno raffinando e ritiene

che siano sulla buona strada.

Utilizzando questo gruppo di 11

microRNA riescono a raggruppare i pazienti di CFS/ME, attraverso l’uso

dell’algoritmo k-means. Insegnano alle macchine come selezionarli e le

macchine individuano i gruppi, autonomamente, senza il loro intervento.

’ stato in questo modo possibile individuare diversi gruppi, con

caratteristiche diverse (alcuni con più fatica, o PEM, o disturbi del

sonno’). Stanno ora studiando varie alternative con diverse

combinazioni di questi microRNA. ’ utile avere questi gruppi: se

fossero tutti insieme, ci sarebbe ’troppo rumore’ e si rischierebbe di

perdere segnali importanti.

TROMBOSPONDINA-1: UNA MOLECOLA COLLEGATA A BRAINFOG E INTOLLERANZA

ORTOSTATICA

Usando

lo stesso sistema di raggruppamento, usando i microRNA, hanno guardato

a tutti gli altri possibili biomarcatori. In particolare hanno

esaminato la trombospondina-1 (TSP-1), una citochina coinvolta in molte

funzioni che in una persona sana dovrebbe normalmente avere un valore

basso, e si sono viste variazioni nel plasma dopo una stimolazione di

90 minuti, comparata alla baseline. I vari gruppi di pazienti hanno

avuto variazioni di TSP-1 differenti fra loro.

Quello che vediamo

specificatamente ’ che una elevata TSP-1 sembra collegata alla brainfog

dei pazienti. Il motivo ’ che ’ nota per essere anti-angiogenica, e

quindi contribuisce alla vasocostrizione. E si ’ vista una enorme

differenza. Normalmente una persona sana dovrebbe avere meno di 500

nanogrammi per millilitro di TSP-1. Fra di loro ci sono pazienti con

più di 17.000 ng/ml. In una situazione del genere non vengono

vasocostretti sono solo i vasi sanguigni piccoli, ma anche quelli

grandi, e la predizione ’ che ci sia un alterato flusso sanguigno al

cervello in quei pazienti. Per quello fanno l’ossimetria, per vedere le

alterazioni di ossigenazione al cervello.

All’opposto, se si

parte da una alta concentrazione di TSP-1 (come ’ il caso di altri

gruppi di pazienti), e al’improvviso si ha un crollo, probabilmente

questo risulta in intolleranza ortostatica. E alcuni di questi pazienti

svilupperanno POTS, perché questa ipotensione indotta porter’ a un

incremento dalla frequenza cardiaca, come meccanismo di compensazione.

Secondo lui, non hanno risolto l’intolleranza ortostatica, ma c’’ una

buona prospettiva: possono interagire con e bloccare uno dei recettori

della TSP-1, in modo da alleviare i sintomi. 

La TSP-1

può spiegare le variazioni della deformabilit’ dei globuli rossi

riscontrata nei pazienti, perché interagisce con alcuni recettori di

membrana ’ lavoreranno con il prof. Ron Davis per validare questa

ipotesi.

Che così’ che regola i livelli di trombospondina nel

corpo? Primo l’iperglicemia, poi alti livelli di triptofano. Quindi

allo stesso tempo stanno facendo il profilo genico delle mutazioni

dell’IDO2, cosa che permette di collegare la TSP-1 all’ipotesi della

trappola metabolica.

Hanno poi applicato una TSP-1 ricombinata

purificata a una linea cellulare e hanno visto che ha anche un ruolo

nel danneggiare la risposta immunitaria.

nata EMEC, la European ME Coalition, di cui fa parte anche Giada,

presidente della CFS/ME Associazione Italiana. Leggete sotto in

proposito la traduzione di quanto più sotto in inglese.

European ME Coalition (EMEC – Coalizione europea per la ME)

Il

gruppo a difesa della causa della CFS/ME di Evelien Van Den Brink e

Francis Martin (di cui faccio parte) ha ora un nome ufficiale e un sito

web.

Guardate qui.

Per

chi non se lo ricordasse, questo ’ il gruppo che ha presentato la

petizione europea per una maggiore ricerca biomedica sulla ME, che ha

avuto molto successo. Evelien ha successivamente tenuto un discorso al

Parlamento europeo. Il gruppo ha ora il seguente messaggio da

condividere, che pubblicher’ qui per intero:

“Cari amici,

Speriamo

che questo messaggio vi trovi bene. L’epidemia di COVID-19 ha un

profondo impatto sulle nostre società. Speriamo che voi e i vostri cari

siate al sicuro.

Nonostante le difficili circostanze, ci sono

segnali di speranza dalla nostra comunità. Molti di noi stanno ancora

lavorando instancabilmente per migliorare la situazione dei pazienti di

ME in tutto il mondo. Questo ’ un motivo per essere fiduciosi.

Come

sapete, il nostro gruppo sta lavorando a un progetto di

sensibilizzazione sulla ME nell’Unione Europea. Le misure COVID-19

hanno portato a una pausa nel nostro lavoro di ’advocacy’ poich’ tutti

gli incontri sono stati rinviati.

Stiamo cercando di utilizzare il

tempo disponibile per ristrutturare e migliorare la nostra

comunicazione interna in modo che il nostro gruppo sia più forte e più

efficiente quando i nostri progetti potranno essere ripresi.

Abbiamo

delle buone notizie che vorremmo condividere con voi. Abbiamo adottato

un nome ufficiale: European ME Coalition (EMEC). Inoltre, stiamo anche

lanciando il nostro nuovo sito web. Potete trovarlo qui;

Ne siamo molto orgogliosi e speriamo che vi piaccia tanto quanto a noi.

Auguri a nome di tutto il team,

Francis, Alice, Michiel, Joachim, Giada e Evelien

PS:

Potete ancora sostenere la petizione se non l’avete già fatto! I

cittadini dell’UE possono firmare la petizione online e i cittadini

extracomunitari possono firmare la petizione su carta. Trovate le

istruzioni dettagliate su come firmare qui.