TG2 MEDICINA 33 a cura di Luciano Onder (ore 13.50 – Rai2). Argomento

trattato: La Sindrome da Fatica Cronica: video.

CFS/ME:

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI CASO?

Giada Da Ros, Presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano (PN)

Negli

Stati Uniti si sta prendendo in considerazione di stilare dei nuovi

criteri diagnostici per la CFS/ME. Di seguito riportiamo un articolo

tradotto ’ l’originale lo trovate qui ’ che riassume bene vari aspetti della

questione.

Come “Sindrome da Fatica Cronica” Nasconde una Malattia Seria

Si

stima che 1 milione di americani sia debilitato dalla questa malattia,

che non ’ ben capita dalla comunità medica. Attivisti e pazienti

affermano che in parte ’ dovuto al continuo stigma causato dal nome,

che non suona serio.

di David Tuller

Dieci anni fa, Jeannette

Burmeister stava lavorando a tutto gas, registrando 80 ore di lavoro

alla settimana come avvocato specializzato in diritto commerciale

internazionale e del lavoro in un grande studio legale negli uffici

dell’area di San Francisco. Perci’ quando ha sviluppato una sinusite

durante le vacanze di Natale nel 2005, ha dato per scontato che si

sarebbe ripresa presto.

Ma non lo ha fatto. La malattia

persisteva; la Burmeister ha poi cominciato a soffrire di profonde

cadute di energia, paralizzanti problemi di concentrazione e memoria, e

severi disturbi del sonno, fra gli altri sintomi.

’Sono andata al

lavoro per due ore un giorno, e sono stata incapace di continuare, e

non ero in grado di tornare il giorno successivo’, ha detto la

Burmeister, ora di 42 anni, in una recente conversazione telefonica.

’Non riuscivo a pensare chiaramente. C’erano giorni in cui non riuscivo

a fare lo spelling del mio nome. E avevo un tale completo sfiancamento

che non riesci a descriverlo, come se avessi appena corso la maratona,

avessi un dopo-sbronza e avessi l’influenza, tutti insieme.’

Non

aveva sentito parlare della sindrome da fatica cronica finch’ non l’ha

menzionata un amico; quando ha cercato, i sintomi sembravano

combaciare. Come per molte persone che hanno questa malattia, una

batteria di test ha trovato che la Burmeister aveva un livello

eccezionalmente alto di anticorpi a una varietà di virus comuni,

compreso il virus Epstein-Barr, il Human Herpesvirus 6, parvovirus, e

coxsackievirus. Il valore e significato di tali scoperte non sono

interamente capite; anche persone senza la malattia possono avere

livelli virali elevati.

La Burmeister ha detto che la malattia ’ e

il suo appellativo, che suona triviale ’ l’ha isolata da ex-amici e

conoscenti. Non capiscono quanto stia male, dice, e riconosce che

spiegarlo loro ’ spesso futile. ’Prima di tutto hai il nome,’ dice. ’E

una volta che hai detto il nome hai già perso l’attenzione della

maggior parte delle persone, perché dicono, ’S’, ho un lavoro duro’, o

’Anch’io sono stanca’.

Pi’ di 1 milione di americani soffre di

sindrome da fatica cronica, secondo i Centers for Disease Control,

sebbene molti esperti credano che le cifre dell’agenzia siano in

qualche modo gonfiate. La malattia ’ anche conosciuta come

’encefalomielite mialgica’, che significa ’infiammazione dolorosa del

cervello e del midollo spinale’ e molte persone vi si riferiscono ora

come a ME/CFS. I pazienti sono abituati ad avere i propri sintomi

sminuiti come immaginari o scartati come manifestazione di depressione

dalla famiglia, gli amici, i colleghi, i medici ’ anche se convincenti

prove hanno collegato la complessa malattia a serie disfunzioni

immunologiche, neurologiche e cognitive. Gli esperti ora credono che la

ME/CFS sia probabilmente un gruppo di condizioni correlate, innescate

da una infezione acuta, o che qualche altro insulto fisiologico come

l’esposizione a tossine o muffe ambientali spinga il sistema

immunitario in un prolungato stato di sovra-attivazione.

Nessun

farmaco ’ stato approvato per la ME/CFS, ma la Burmeister ha trovato un

parziale sollievo negli anni recenti grazie a delle infusioni

bi-settimanali del farmaco Ampligen, un immunomodulatore non approvato

che ’ riuscita ad ottenere solo attraverso un protocollo di trattamento

sperimentale. Scrive

estensivamente in un blog

riguardo alla sua malattia e nel 2012 ha testimoniato davanti al

comitato della Food and Drug Administration che stava prendendo in

considerazione se raccomandare l’approvazione dell’Ampligen. (Il

comitato ha votato contro 8 a 5, citando sicurezza e dati di efficacia

insufficienti). 

In mesi recenti, il suo blog ha

ostinatamente seguito la creazione di un nuovo comitato commissionato a

livello federale a cui ’ stato dato il compito di revisionare e

aggiornare i criteri diagnostici per la malattia. Il Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani ha annunciato a settembre che ha richiesto

all’Institute of Medicine (IOM, Istituto di Medicina), un affiliato

indipendente della Accademia Nazionale delle Scienze tenuto in gran

considerazione, di condurre lo studio. In un’udienza pubblica a

Washington, luned’ 27 gennaio, la Burmeister intende dire ai membri del

comitato perché pensa che il loro progetto fa schifo.

Pochi

potrebbero affermare che sia facile descrivere una malattia con

abbastanza cura perché i clinici la riconoscano e trattino

efficacemente. Ma per la maggior parte delle malattie, ideare dei

criteri diagnostici ’ conosciuto come definizione di caso clinico ’ non

’ il materiale di grande dramma e conflitto. La ME/CFS, tuttavia, non ’

la maggior parte delle malattie. 

Per coloro che non ne

soffrono, la sindrome da fatica cronica spesso suona come solo

collegata allo stress o psicosomatica ’ e la ME/CFS ’ stata spesso

stata inquadrata in questo modo dai professionisti medici in passato.

Ora, la Burmeister, e altri pazienti, clinici e ricercatori temono che

il nuovo comitato di 15 membri possa ripete quell’errore. 

In

generale, gli esperti medici in una particolare malattia o patologia

dibattono e creano le definizioni di caso e le linee guida. Ma non c’’

una singola specialit’ medica che rivendichi la ME/CFS. I pazienti di

solito vedono i clinici di una gamma di specialit’, incluse le malattie

infettive, l’immunologia, la neurologia, la reumatologia, e la

psichiatria. Il parallelo più vicino ad una tradizionale società medica

’ la International Association for Chronic Fatigue Syndrome/Myalgic

Encephalomyelitis, una organizzazione scientifica e di sostegno di

ricercatori, professionisti della sanit’, e altri.

Perci’ quando

l’Institute of Medicine ha annunciato i membri provvisori del comitato

il mese scorso, molti pazienti erano arrabbiati che più di met’ dei

membri ’ qualunque fossero i loro risultati nei loro campi ’ non

fossero noti per avere alcun expertise professionale nella ME/CFS.

Molti clinici e ricercatori con esperienza nel campo hanno già

sostenuto una serie di criteri diagnostici che dicono dovrebbero essere

usati come punto di partenza per ogni nuova definizione di caso.

 ’Non

riesco a immaginare nessun altro campo in cui potrebbe capitare una

cosa del genere’ dice la Burmeister, che ’ cresciuta nella Gemania

dell’Est, si ’ trasferita negli USA nel 1999, e ’ diventata una

cittadina nel 2012. ’Non chiederesti a un ingegnere missilistico di

metter insieme le linee guida per la chirurgia al cuore. Avere la

maggioranza di non esperti nel comitato ’ naturalmente ’ da matti.’

Un’ampia

o imprecisa definizione della malattia potrebbe portare una reazione a

catena. Pazienti come la Burmeister hanno paura che risultati viziati

minino la ricerca su cause organiche e portino a trattamenti più

appropriati alla depressione e altre condizioni psichiatriche che alla

loro malattia.

Lo scorso autunno, diverse dozzine dei massimi

ricercatori e clinici nel campo della ME/CFS hanno firmato una inusuale

lettera di protesta indirizzata a Kathleen Sebelius, segretaria del

Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, esortando fortemente ad

abbandonare la sua iniziativa dello IOM. Il dottor Daniel Peterson, uno

dei firmatari della lettera e un esperto ben conosciuto che ha trattato

pazienti di ME/CFS a Incline Village, Nevada, per tre decadi, ha fatto

eco alle preoccupazioni della Burmeister riguardo al ruolo di

non-esperti nel comitato dello IOM. 

’Se stessi ridefinendo i

criteri per il diabete, vorrei certamente 25 diabetologi a fornire la

propria opinione’, dice Peterson. ’Non vorrei neurochirurghi e

psichiatri e persone che non hanno mai visto un paziente. Non riesco a

immaginare di essere in un comitato per una qualche malattia di cui non

so in proposito’.

Nella lettera, gli esperti, criticano anche la

decisione del dipartimento di salute di spendere 1 milione di dollari

sul progetto IOM, dato che i National Institutes of Health (gli

Istituti Nazionali di Sanit’) spendono solo 5 milioni di dollari

annualmente nella ricerca sulla malattia, molto meno di quanto

dedichino a molte malattie meno comuni.

’Dal momento che la comunità

medica e scientifica di esperti di ME/CFS ha sviluppato e adottato una

definizione di caso per la ricerca e i propositi clinici, questo lavoro

non ’ necessario e sprecherebbe gli scarsi fondi di chi paga le tasse

che sarebbero molto meglio diretti a finanziare la ricerca su questa

malattia’, hanno scritto gli esperti. ’Peggio, questo sforzo minaccia

di portare’ indietro la scienza coinvolgendo non-esperti nello sviluppo

di una definizione di caso per una malattia complessa di cui non si

intendono’. 

Un firmatario della lettera, Dharam Ablashi, un

preminente ex ricercatore al National Cancer Intitute (Istituto

Nazionale sul Cancro) e attualmente direttore scientifico della

Fondazione HHV-6, ha rimproverato l’agenzia federale. ’Perch’ voler

spendere un milione di dollari per reinventare qualcosa?’ ha detto. ’Il

punto chiave ’ che ci sono dei criteri e stanno funzionando ’ non sono

perfetti, ma possono esser modificati’.

L’Ufficio sulla Salute

delle Donne al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, che sta

co-sponsorizzando il progetto IOM, ha risposto alle domande riferendosi

a dichiarazioni del dipartimento precedentemente emanate che notano che

l’istituto ’ un luogo inappropriato per risolvere tali spinose

questioni e che il suo imprimatur assicurerebbe la massima accettazione

e credibilit’ dei risultati.

’Lo IOM ha una reputazione unica nel

fornire raccomandazioni biomediche su questioni difficili, complesse e

controverse in medicina’, si  legge sulle FAQ del dipartimento

riguardo al progetto. ’Il procedimento dello IOM di sviluppare

raccomandazioni di consenso ’ ampiamente accettata dalle società

professionali e altre istituzioni mediche che disseminano le linee

guida cliniche’.

Non tutti i pazienti e gli esperti si oppongono

all’iniziativa IOM, e la questione se sia possibile cooperare con il

comitato e non esserne cooptati ’ stata vigorosamente dibattuta sui

social media. La CFIDS Association of America, una grande

organizzazione sulla ME/CFS che ’ stata spesso in contrasto con i

sostenitori di base dei pazienti, ha di nuovo provocato lamentele in

alcuni ambienti per il suo supporto all’accordo IOM del dipartimento di

salute. Alcuni firmatari della lettera degli esperti sono pure stati

invitati a unirsi al comitato dello IOM, e hanno accettato. Inoltre, il

comitato sembra contenere più esperti riconosciuti di ME/CFS di quanto

non ci si aspettasse ’ sette su 15 membri, se i resoconti iniziali sono

accurati. 

Carol Head, presidente e amministratore delegato

della CFIDS Association of America, ha detto che capiva le

preoccupazioni di chi si opponeva al coinvolgimento dello IOM ma ha

notato che nessuna specialit’ medica possedeva la malattia. ’Manca di

una accertata società medica come esiste per altre malattie, per cui ha

senso per noi che lo IOM sia un luogo in cui cominciare con questo’, ha

detto.

Ci sia aspetta che il comitato consegni il proprio rapporto

in un anno, e le sue linee guida ’ probabile che siano ampiamente

disseminate e accettate dai medici, per cui la posta in gioco per i

pazienti ’ alta. Con ogni malattia, accurate definizioni di caso sono

essenziali per sia la ricerca che per la cura clinica. Una definizione

di caso che ’ disegnata in modo troppo lasso, e pertanto include troppe

persone che non hanno la malattia in questione, devia le scoperte della

ricerca e conduce a raccomandazioni di trattamento ingiustificate e

potenzialmente dannose. E le definizioni di caso che sono troppo

strette finiscono per lasciar fuori dallo screening persone con la

malattia che hanno bisogno dei trattamenti ma potrebbero non venire

identificate per la presentazione atipica della malattia.

Per

malattie con test attendibili per i biomarcatori che indicano la

presenza di un’infezione o un altro fenomeno fisiologico anormale, un

risultato positivo potrebbe essere tutto ci’ di cui c’’ bisogno per

un’accurata definizione di caso. Per le condizioni identificate

attraverso i sintomi, come la malattia della Guerra del Golfo e la

ME/CFS, creare una definizione di caso che includa quelli con la

malattia escludendo quelli senza ’ molto più difficile, specialmente se

alcuni dei sintomi sono non-specifici e soggettivi.

In

particolare, la ME/CFS e la depressione possono assomigliarsi; una

lassa definizione di caso potrebbe finire per includere persone la cui

lamentela primaria ’ la depressione, non la ME/CFS. Per cui ’

importante ma arduo determinare se la depressione ha causato la fatica

e gli altri sintomi o se il paziente ’ depresso perché quel paziente ’

in effetti molto malato.

Leonard Jason, un professore di

psicologia alla DePaul University a Chicago e un ricercatore sulla

ME/CFS ampiamente rispettato, ha detto che una buona strategia per

distinguere fra la malattia e la depressione ’ chieder ai pazienti che

cosa farebbero se guarissero improvvisamente. Quelli che soffrono di un

disordine depressivo maggiore, ha detto, ’ probabile che dicano che non

saprebbero. ’Ma qualcuno con la ME/CFS probabilmente comincerebbe a

fare liste di tutte le cose che vorrebbe fare’, dice.

 La

diffidenza e il conflitto fra i pazienti di sindrome da fatica cronica

e gli ufficiali sanitari federali ha una lunga storia, come documentato

nel 1996 in Osler’s Web: Inside the Labyrinth of the Chronic Fatigue

Syndrome Epidemic, di Hillary Johnson, una prodigiosa impresa di

giornalismo investigativo. Quando diverse epidemie di una persistente

malattia simile all’influenza capitarono in giro per gli USA nella met’

degli anni ’80, molti sospettarono l’Epstein-Barr virus come colpevole.

I Centers for Disease Control hanno investigato, non hanno identificato

alcun agente causale, e alla fine hanno appioppato alla malattia un

nome sfortunato e condiscendente ’ anche se la malattia essenzialmente

identica conosciuta come encefalomielite mialgica benigna (o

semplicemente encefalomielite mialgica) era stata identificata molti

anni prima.

Nei tardi anni ’90, si ’ scoperto che i CDC hanno

dirottato milioni di dollari intesi per la ricerca sulla CFS a

programmi di altre malattie, e poi hanno mentito a riguardo al

Congresso. Negli anni 2000, l’agenzia ha ulteriormente fatto arrabbiare

i pazienti quando a rifiutato di supportare un movimento per cambiare

il nome in encefalomielite mialgica e invece ha speso milioni su una

campagna di sensibilizzazione che promuoveva il nome ’sindrome da

fatica cronica’. I pazienti si sono anche a lungo lamentati che

l’agenzia si ’ focalizzata più sulle questioni psicologiche che su

possibili cause organiche. Nel 2010, per esempio, i CDC hanno

pubblicato uno studio che ha caratterizzato le persone con questa

malattia come persone che soffrono in modo sproporzionato di

’caratteristiche di personalit’ maladattive’ ’ comparate a un gruppo di

controllo, i soggetti malati avevano più elevati ’punteggi di

nevroticismo’ e un tasso più elevato di ’disturbi di personalit’

paranoica, schizoide, evitante, ossessivo-compulsiva e depressiva’.

Nei

fatti, due terzi dei pazienti riportano che la loro scivolata verso il

basso ’ cominciata con una acuta malattia, come la mononucleosi o

l’influenza, che sembra non essersi mai risolta. E gli esperti e i

pazienti concordano che la parola ’fatica’ causa una gran quantità di

incomprensioni fra quelli che non hanno familiarit’ con la malattia. Un

sintomo cardinale, dicono, non ’ solo la fatica in s’, ma quello che

viene chiamato malessere post-sforzo o ricaduta post-sforzo ’

l’inabilit’ del corpo di recuperare rapidamente da perfino piccole

spese di energia. La ricerca in questi anni ha confermato la presenza

di questo sintomo inusuale fra le persone con la ME/CFS. Inoltre, lo

sfinimento di cui riferiscono ’ molto più severo della banale

stanchezza implicita in ’fatica’.

I pazienti detestano il nome,

dice Michael Allen, uno psicologo che si ’ ammalato nei primi anni ’90.

’Quando sento quella parola, mi fa arrabbiare, come sventolare una

bandiera rossa di fronte a un toro’, dice Allen, che vive a San

Francisco. ’La fatica normale ’ quando hai appena corso cinque miglia e

sei stanco e ti fai un pisolino e la fatica ’ andata. Ma ho giorni in

cui sto steso sul divano per ore e letteralmente non riesco a muovermi,

come se se avessi subito una seria operazione. Come se i mitocondri

nelle cellule dei miei muscoli e del mio cervello avessero smesso di

produrre energia’.

Nel post di un blog questo mese, alla Oxford

University Press, Leonard Jason, il professore di psicologia della

DePaul, ha descritto alcuni possibili impatti del nome malamente

scelto.

’La sindrome da fatica cronica ’ una malattia tanto

debilitante quanto il diabete mellito di tipo II, l’insufficienza

cardiaca congenita, la sclerosi multipla, e la malattia renale allo

stadio finale’, ha scritto Jason. ’Eppure il 95% degli individui che

cercano un trattamento medico per la CFS  hanno riportato

sentimenti di allontanamento; l’85% dei clinici vedono la CFS come

totalmente o parzialmente un disturbo psichiatrico: e centinaia di

migliaia di pazienti non riescono a trovare un singolo medico esperto e

comprensivo che si prenda cura di loro. I pazienti credono che il nome

CFS abbia contribuito all’atteggiamento negativo del personale

sanitario e del pubblico generale verso di loro’.

La Burmeister

concorda su questo punto con tutto il cuore, citando una recente visita

al pronto soccorso dopo un tamponamento con la sua auto. ’Sono stata

molto attenta a non menzionare la CFS o la ME durante il check-in,

perché si sa che i pazienti sono soggetti ad abusi con quella diagnosi

in cartella’. Sa di essere fortunata ad avere un marito che la supporta

che non ha mai messo in dubbio la realtà della sua malattia. ’Non ha

mai dubitato di me, e questo ’ raro ’ molti pazienti passano attraverso

il divorzio’, dice. 

Ci’ nonostante, vivono separati, anche

se non perché lo vogliano. Solo una manciata di medici in giro per il

Paese ’ disposta a sottomettersi agli ingombranti requisiti del

protocollo per amministrare l’Ampligen; uno di loro ’ Peterson ad

Incline Village, che ’ sul Lago Tahoe. Viaggiare avanti e indietro due

volte alla settimana per ricevere le sue infusioni sembrava troppo

sfiancante, così per il prevedibile futuro vive a Incline Village per

la maggior parte del tempo; suo marito Ed, pure un avvocato in un

grande studio legale, e la loro figlia di 3 anni e mezzo, Aimee, vivono

a Menlo Park, a sud di San Francisco. La Burmeister sente che il regime

farmacologico le permette di funzionare a un livello modesto, sebbene

debba ancora stare in guardia a non sforzarsi eccessivamente. 

Poter

vedere Aimee solo una volta ogni due settimane le spezza il cuore.

’Vorrei poter essere una vera madre, portarla a giocare dagli amichetti

e al parco’, dice con malinconia. ’Parliamo su Skype e al telefono, ma

non ’ la stessa cosa che stare con lei. ’ decisamente più attaccata a

mio marito, cosa che ’ dura per ogni madre. Lo gestisco per la maggior

parte compartimentalizzando, altrimenti sarebbe una cosa troppo

dolorosa a cui pensare’.

Un recente round di attività riguardo alle

definizioni di caso ’ cominciata nell’autunno del 2012, quando il

Comitato di Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica ’ un corpo

creato sotto gli auspici del Dipartimento della Salute e dei Servizi

Umani per fornire guida sull’argomento ’ ha raccomandato che l’agenzia

convocasse un workshop per fissare con precisione definizioni di caso

definitive sia per la cura clinica che per la ricerca.

Negli anni, i

ricercatori e i clinici in giro per il mondo hanno creato almeno una

mezza dozzina di differenti definizioni di caso per la ME/CFS,

basandosi sulla loro comprensione in quel momento. Nel 1994, i Centers

for Disease Control hanno sviluppato quelli che sono diventati i

criteri più ampiamente utilizzati. Richiedono la presenza di sei mesi

di fatica inspiegata. Pi’ qualunque quattro di otto sintomi: problemi

cognitivi, mal di gola, linfonodi sensibili, dolori articolari, mal di

testa, disturbi del sonno e malessere post-sforzo.

Nel 2003, i

ricercatori e i clinici hanno sviluppato una definizione di caso più

rigorosa, ampiamente conosciuta come Criteri di Consenso Canadesi.

Oltre alla fatica, questa definizione richiede la presenza di tutti i

sintomi che gli esperti riconoscono come segni caratteristici della

malattia: malessere post-sforzo, disturbi del sonno, dolori articolari

e muscolari, e evidenza di problemi neurologici e cognitivi. I Criteri

di Consenso Canadesi sono perci’ da molti considerati la definizione di

caso più accurata e sono ora spesso usati dai clinici per la diagnosi ’

sebbene ci sia un consenso generale che avrebbero bisogno di essere

aggiornati e rifiniti.

La raccomandazione del 2012 del Comitato di

Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica al Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani includeva due elementi chiave: che il

workshop per sviluppare la ricerca e le definizioni di caso clinico

dovessero essere per coloro che hanno un interesse nel campo della

ME/CFS, specificatamente i medici, i ricercatori e i pazienti, e che

dovessero adottare i criteri canadesi come punto di partenza per fare

degli aggiustamenti.

Dai membri della commissione di consulenza

che hanno supportato la raccomandazione, la decisione di ingaggiare lo

IOM ’ stata invece percepita come uno schiaffo in faccia. E piuttosto

che designare i criteri canadesi come base per le modifiche, il

dipartimento di salute ha dato come compito al comitato di valutare

l’intera gamma di definizioni di caso esistenti. (Il Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani ha anche deciso di seguire un processo

completamente separato per sviluppare una seconda definizione di caso

appropriata per la ricerca e di esaminare altri argomenti relativi alla

ricerca). 

Mary Anna Fletcher, un membro del Comitato di

Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica che ha fortemente

supportato le raccomandazioni per una commissione di esperti, ha detto

di essere totalmente sconcertata dalle azioni del dipartimento di

salute. ’Questa non era nemmeno la nostra raccomandazione, per cui non

riesco veramente a spiegarmi perché ci abbiamo portati l’, dice la

Fletcher, una professoressa alla Nova Southeastern University a Fort

Lauderdale e una leader nella ricerca immunologica relativa alla

ME/CFS. 

La lettera di protesta dei massimi esperti al

Segretaio Sebelius, oltre a registrare le obiezioni complessive

all’operato dello IOM, ha anche identificato i criteri Canadesi come la

base più appropriata per ulteriori rifiniture. Nella sua risposta alla

lettera degli esperti la Sebelius ha scritto che l’approccio dello IOM

’si ’ ritenuto fosse la risposta più appropriata’ alla raccomandazione

del Comitato di Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica. Ha anche

notato che i criteri canadesi sarebbero stati considerati, insieme ad

altri.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha

indirizzato delle domande sulla selezione e composizione del comitato

allo IOM. In una email, una portavoce per l’istituto ha dichiarato che

per assicurare la selezione di membri del comitato disinteressati ha

seguito la stessa strategia che ha sempre usato per le sue

investigazioni.

Ma molte persone con la ME/CFS sono

particolarmente preoccupate a causa di un rapporto dello IOM prodotto

lo scorso anno sotto contratto con l’Amministrazione dei Veterani sul

trattamento della Malattia della Guerra del Golfo ’ ora ri-nominata

’malattia cronica multi-sintomo’. Focalizzandosi estesamente sui

fattori correlati allo stress e raccomandando terapia cognitivo

comportamentale e antidepressivi come forma chiave di trattamento, il

rapporto ha causato controversie e ha attratto lamentele dai

veterani.  

In base al Freedom of Information Act (la

Legge di Libert’ d’Informazione), la Burmeister ha richiesto i

documenti relativi al progetto dello IOM e il contratto dell’istituto

con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, sperando che

potesse far luce sulle decisioni e intenzioni dell’agenzia federale.

Fin’ora non li ha ricevuti, cosa che non ’ inusuale; le agenzie

federali spesso ci mettono anni prima di produrre effettivi documenti

in risposta a simili richieste. Irriducibile, la Burmeister questo mese

ha fatto causa al dipartimento accusandolo di violare il Freedom of

Information Act.

Qualunque cosa il comitato dello IOM decida

quando consegna il suo rapporto, la Burmeister crede che sia

improbabile per lei guarire completamente. Le manca la sua vecchia

vita; faceva esercizio cinque giorni a settimana in palestra e le

piaceva uscire a ballare. Se stesse meglio, ha detto, potrebbe aprire

uno studio legale con suo marito per proteggere i diritti delle persone

con invalidit’ ’ una causa che ha finito per abbracciare. 

Per

come sono le cose ora, progetta di lottare per le persone con la ME/CFS

per quanto la sua salute consente. ’Cos’ tanti amici con questa

malattia sono più malati di quanto non sia io e non possono fare quello

che sto facendo io’, ha detto. ’Perci’ questo ’ qualcosa che mi sta a

cuore, che mi ha dato di nuovo un proposito’.

Di Giada Da Ros ’ presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Uno studio del dottor VanElzakker, della Tufts University, che trovate

nella su interezza pubblicato qui, ipotizza che la CFS/ME possa essere causata

da un’infezione del nervo vago. Cort Johnson, in un pezzo che trovate qui, e  sotto tradotto, spiega di che cosa si

tratta. Il dottor VanElzakker, sul suo profilo

twitter,

ha anche rivelato che insieme a un gruppo che comprende il dottor

Komaroff, noto studioso di CFS/ME, inizier’ uno studio pilota relativo

alla malattia. 

Una teoria per spiegarle tutte?

L’Ipotesi dell’Infezione del Nervo Vago per la Sindrome da Fatica

Cronica  – Cort Johnson (28 dicembre 2013)

La Grande teoria

Potrebbe

spiegare i risultati dello studio sui patogeni della Chronic Fatigue

Initiative (http://cfinitiative.org/, ndt). Potrebbe mostrare come

un’infezione potrebbe causare la sindrome da fatica cronica, e poi

apparentemente sparire. Integra due dei maggiori attori implicati nella

ME/CFS: il sistema nervoso autonomo e il sistema immunitario. Si

focalizza sugli herpes virus. Include i nervi sensoriali, un argomento

sempre più caldo nella ME/CFS/FM, e segue un assodato modello della

fibromialgia.

Se ’ corretta, l’ipotesi di VanElzakker potrebbe spiegare molto della

sindrome da fatica cronica.

la Vagus Nerve Infection Hypothesis (VNIH), l’Ipotesi della Infezione

del Nervo Vago  per la sindrome da fatica cronica, e potrebbe

cambiare il mondo in cui si guarda a, si fa ricerca su e si tratta

questa patologia.

Ideata da Michael VanElzakker, un neuro

scienziato alla Tufts, la VNIH propone che virus che amano i nervi

inneschino una risposta immunitaria difficile da rilevare che produce

la fatica e gli altri sintomi presenti nella sindrome da fatica

cronica.

.

Location, Location, Location

VanElzakker propone

che una infezione inneschi la ME/CFS, ma se la sua teoria ’ giusta la

cosa più importante di quell’infezione non ’ che così’, ma dov’’. Quel

’dove’ ’ il più grande nervo nel corpo: il nervo vago ’ un ’nervo

vagante’ che si allunga su gran parte del torso e invia le sue radici

nella maggior parte degli organi del corpo.

Il nervo vago non ’ un

nervo qualsiasi: ’ il canale del sistema nervoso al cervello.

VanElzakker crede che un’infezione l’ non abbia bisogno di essere

grande per creare scompiglio al cervello; deve solo essere presente.

Per

certi versi in effetti, il nervo vago sembra maturo per un’infezione

nella ME/CFS. Dal momento che ’vaga’ attraverso il corpo viene in

contatto con rifugi per i virus come l’esofago, lo stomaco, i polmoni,

la milza, i quali con ogni probabilità in un momento o nell’altro hanno

tutti dato asilo agli herpes virus (HHV6, HHV-5 [cytomegalovirus],

HHV-4 [Epstein-Barr virus]) che si ’ pensato per decenni che siano

associati con la ME/CFS.

La maggior parte degli esseri umani hanno

diversi di questi herpes virus in forma latente a meno che qualche

agente stressante o evento biologico non permetta loro di riattivarsi.

Van Elzakker suggerisce che la ME/CFS sia causata da infezioni

localizzate associate al nervo vago.

VanElzakker

crede che al momento della riattivazione questi virus si replichino e

si spostino fuori dai nervi dove incorrono nelle cellule gliali e

cercano di fagocitarle. Le cellule gliali si caricano in modo

straordinario in presenza di virus, e rilasciano tutti i tipi di

sostanze pro-infiammatorie e neuroeccitatorie (citochine

pronfiammatorie [IL-1B, IL-6, TNF-a], glutammato, prostaglandine,

ossido di azoto e radicali liberi).

I recettori del nervo vago che

annusano questi segnali di allarme dicono al cervello che ’ presente

un’infezione, e questo di conseguenza spegne il corpo inviando segnali

(fatica, sintomi simil-influenzali, dolore, ecc) che rallentano il

corpo, gli dicono di smettere di muoversi, smettere di mangiare,

smettere di pensare.

Poich’ queste infezioni sono localizzate

proprio sul  principale condotto al cervello VanElzakker crede che

non abbiano bisogno di produrre la risposta di citochine fuori misura

che i ricercatori hanno sempre cercato. Tutto quello che hanno bisogno

di fare ’ aggiustare il nervo vago e lasciare che questo e il cervello

facciano il resto.

Non c’’ bisogno di una ’grande’ infezione per

produrre la ME/CFS; tutto ci’ di cui hai bisogno ’ una piccola

infezione nel posto giusto.

Il componente chiave ’ le cellule gliali

Le

cellule gliali che circondano e proteggono il nervo vago sono la

chiave. Un tempo ritenuti mere impalcature strutturali per i nervi,

queste cellule (ad esempio, astrociti) si sa che regolano le

segnalazioni del sistema nervoso, un fatto che ’ stato corroborato

nella malattia sorella della sindrome da fatica cronica, la

fibromialgia.

 

VanElzakker crede che una attivazione

innescata da un patogeno, ma localizzata, del sistema immunitario

intorno ai nervi vaghi potrebbe causare le CFS/ME.

Il rilascio dal

parte delle cellule gliali di citochine, glutammato, radicali liberi,

ecc. nel corno dorsale del midollo spinale causa una aumentata

sensibilità al dolore e allodinia in individui suscettibili. Ad un

certo punto la costante produzione di queste sostanze eccitatorie

provoca l’accendersi di un interruttore che invia una risposta di

dolore che va a spirale verso l’alto invece di spegnersi.

Al suo

maggior estremo, (allodinia), il sistema nervoso può interpretare anche

il tocco più leggero come qualcosa che provoca dolore. Il sistema di

risposta di dolore a questo punto, come la mette VanElzakker, ’

diventata ’patologico’.

Quel modello di produzione del dolore ’

stato documentato in modo solido. VanElzakker propone che lo stesso

processo che causa sensibilizzazione dal dolore del corno dorsale causi

la fatica e gli altri sintomi nella sindrome da fatica cronica, salvo

il fatto che questa volta il processo ’ associato alle cellule gliali

che circondano il nervo vago.

Un nuovo modello di fatica

’Non

c’’ ragione di sospettare che la glia associata al nervo vago funzioni

in modo diverso al glia associato al dolore’. VanElzakker

Nessuno sa

che aspetto avrebbe una infezione di herpesvirus del nervo vago, ma

VanElzakker non vede alcuna ragione per cui dovrebbe sembrare diversa

da un’infezione in altre parti del corpo.

 Infezioni di

herpesvirus del nervo trigemino causano l’erpete. Le infezioni di

herpes virus al nervo vago causano la sindrome da fatica cronica?

Sappiamo

che una infezione di herpesvirus al nervo trigemino ti procura erpete e

dolore cronico. I ricercatori credono che una infezione cronica al

corno dorsale del midollo  spinale possa farci venire la

fibromialgia e l’allodinia. Potrebbe un’infezione del nervo vago

causarvi un comportamento di malattia e la sindrome da fatica cronica?

C’’

una buon possibilità che possa. Studi su animali indicano che sintomi

di fatica/simil-influenzali diventano fortissimi quando il nervo vago

viene infettato. In effetti, ’ possibile che i sintomi

simil-influenzali associati con le infezioni non esisterebbero nemmeno

senza il nervo vago. I roditori con i loro nervi vaghi tagliati non si

comportano da ammalati nemmeno dopo che sono stati infettati da un

patogeno: le febbri, la fatica, il desiderio di isolamento ’ sono

andati.

E se i recettori del nervo vago fossero’incessantemente

bombardati con queste citochine? I sintomi del comportamento di

malattia sarebbero severi e intrattabili.

Se le cellule gliali che

circondano il nervo vago funzionano allo stesso modo in cui fanno nel

corno dorsale, una persistente o anche una ’ardente’ infezione (anche

conosciuta come la teoria del dottor Lerner), potrebbe innescare il

simile tipo reazione ipersensibile nel nervo vago. In questa modello di

’sensibilizzazione immunitaria’, ’ sufficiente un piccolo ammontare di

citochine per innescare fatica e un comportamento simil-influenzale. In

effetti, VanElzakker suggerisce che sia la sindrome da fatica cronica

che la fibromialgia potrebbero essere entrambe ’malattie delle cellule

gliali’.

Come avere un’infezione che non si fa vedere nel sangue

’Le citochine che Rispondono a una Infezione Locale Rimangono

Locali’   VanElzakker

Se

VanElzakker ha ragione, lo stesso gruppo di virus creano scompiglio in

diversi luoghi in differenti pazienti con la CFS/ME. Il problema ’ solo

che ’ dannatamente difficile raggiungerli tutti. Non si riescono a

trovare nel sangue e di certo non si può fare una biopsia del nervo

vago.

Una serie di affascinanti studi che esplorano come le

infezioni del sistema nervoso centrale causano il dolore cronico ai

nervi potrebbe, tuttavia, illuminare su quello che accade nella ME/CFS.

Primo, i ricercatori hanno imitato una infezione localizzata al sistema

nervoso facendo cadere una proteina dell’HIV nota per attivare le

cellule gliali nel midollo spinale dei roditori.

 

Il

nervo vago ’ il condotto immunitario al cervello; studi sui topi

suggeriscono che gioca un ruolo chiave nel produrre il ’comportamento

di malattia’.

Hanno scoperto che le cellule gliali si

impennavano e che cominciavano a produrre citochine pro-infiammatorie

per prendersi cura dell’intruso. In modo che non sorprende, i roditori

apparivano e si comportavano da malati ’ le citochine facevano il loro

lavoro nel temere l’animale già e isolato ’ ma nessuna traccia di

quelle citochine si poteva trovare nel loro flusso sanguigno. Solo se

si prendeva un campione del midollo spinale dell’animale vicino a dove

c’era l’’infezione’ era possibile trovare una qualche prova di un

aumentato livello di citochine.

Se VanElzakker ha ragione,

allora I livelli di citochine del sangue nella CFS/ME dipendono da dove

il nervo vago si ’ infettato. Se ’ infettato nella tua area addominale,

potrai trovare citochine nel sangue, ma potrebbe essere difficile

trovarle nel fluido spinale. Se il tuo nervo vago ’ infettato vicino al

tuo tronco cerebrale potrai trovare citochine nel fluido spinale, ma

probabilmente non le troverai nel tuo sangue.

Ovunque sia

l’infiammazione, c’’ una buona probabilità che si possano non trovare

per nulla citochine nel sangue. Questo non ’ una fatto che causi

completa sorpresa e nemmeno ristretto alle infezioni del nervo vago; le

citochine nei topi con infezione ai polmoni, per esempio, si presentava

solo quando veniva preso un campione dai polmoni stessi.

 

I prossimi passi

VanElzakker

suggerisce studi sugli animali per meglio capire le infezioni del nervo

vago, e riuscire alla fine a creare un modello sui roditori della

sindrome da fatica cronica sarebbe utile. L’Imaging della Risonanza

Magnetica (MRI) potrebbe essere in grado di rilevare lesioni virali nei

tessuti del sistema nervoso centrale. Non si sa ancora se se l’esame

della PET (tomografia ad emissione di positroni) possa rilevare

l’attivazione di differenti tipi di cellule gliali, di glia satelliti

che sono nei gangli e paragangli del nervo vago, ma esami PET speciali

potrebbero essere usati per valutare attivazioni microgliali.

Studi

sui cadaveri di persone con la ME/CFS non sono di certo la sua prima

scelta, ma potrebbero trovare glia attivato, infezioni infiammatorie e

virali nel nervo vago e strutture associate. Infine, nuovi protocolli

dovrebbero venir sviluppati per valutare il nervo vago e il

funzionamento del tronco cerebrale nella ME/CFS. A coloro che sono

malati in modo severo dovrebbe venir dato un posto prominente in studi

futuri.

Se VanElzakker ha ragione diversi trattamenti potrebbero essere in

serbo per le persone con la ME/CFS

Un approccio a un Nuovo Trattamento

’Gli

inibitori delle cellule gliali potrebbero diventare un trattamento

standard per la CFS (causata da una infezione del nervo vago del SNC)’

VanElzakker

Inibitori delle Cellule Gliali

Se la teoria di

VanElzakker ’ corretta allora gli inibitori delle cellule gliali per

fermare l’attivazione immunitaria, gli antivirali per attaccare i

patogeni, la stimolazione del nervo vago e l’alterazione chirurgica del

nervo vago potrebbero essere possibili trattamenti in un qualche

momento nel futuro.

Gli inibitori delle cellule gliali hanno un

buon profilo di sicurezza, sono stati utili a smorzare i dolori

neuropatici e non sono molto usati nella sindrome da fatica cronica o

nella fibromialgia.

 

Se VanElzakker ha ragione allora l’Ibudilast, un farmaco ora nei trial

clinici per un altro disturbo, ’ una possibilità

L’Ibudilast

(AV411/MN166), un farmaco usato prevalentemente in Giappone, abbatte

l’attivazione delle cellule gliali inibendo la produzione di una

citochina pro-infiammatoria chiamata fattore inibitorio-di

migrazione-macrofago (MIF) e TNF-a. Ridotti livelli di TFN-a potrebbero

fornire un bonus incrementando la rottura di un neurotrasmettitore

eccitatorio chiamato glutammato che potrebbe aiutare a tenere il

sistema nervoso centrale in tensione.

L’Ibudilast ’ anche noto per

avere effetti neuroprotettivi e vasodilatatori ed ’ di solito usato per

trattare l’asma e l’infarto. La sua abilit’ nel reprimere l’attivazione

delle cellule gliali lo ha reso utile nel trattamento del dolore

neuropatico, e al momento ’ sottoposto a trial clinici per trattare il

dolore neuropatico in Australia. L’Ibudilast può anche prevenire

l’’attivazione virale del microglia.

L’Istituto Nazionale di

Sanit’ Americano (NIH) sta finanziando dei tria di Ibudilast negli USA

per vedere se può avere effetto contro la tossicodipendenza. Se ha

successo, il farmaco potrebbe essere qui (negli USA, ndt) disponibile

per un uso off-label (prescritto per usi non approvati, ndt) nella

ME/CFS in tre o quattro anni.

Esistono altri inibitori microgliali

generali (minocyline, pentoxyfilline, propentfylline), ma hanno effetti

collaterali non desiderabili.

Antivirali

Fermare

l’attivazione delle cellule gliali può essere più facile che arrivare

ai virus stessi. Gli herpesvirus che vivono nei ganglia sensoriali

possono essere protetti dai farmaci antivirali e dagli anticorpi. (Un

nuovo farmaco per gli herpesvirus potrebbe tuttavia uscire presto sul

mercato). In alternativa, altri virus oltre agli herpesvirus potrebbero

star infettando il nervo vago.

Terapia Comportamentale

VanElzakker

nota anche che sebbene le terapie comportamentali non siano curative e

possono solo applicarsi a un sottogruppo di pazienti, possono aiutare a

moderare i sintomi e a migliorare la qualità della vita in alcuni.

Conclusione

La

Teoria dell’Infiammazione del Nervo Vago potrebbe essere in grado di

spiegare aspetti sconcertanti della sindrome da fatica cronica più di

ogni altra toeria. In seguito parliamo con il dottor VanElzakker su che

cosa lo ha fatto interessare alla ME/CFS e quello che la sua teoria può

significare per questo disturbo.

Vedi di più qui.

Editoriale ’MEDICINA E INFORMAZIONE’. Intervista al prof.

Tirelli : Tumori negli anziani, Farmaci Biologici e Chemioterapia,

i Guariti dal Tumore, Prevenzione e Diagnosi Precoce e Sindrome da

Fatica Cronica e Cancer Related Fatigue. 

COVVEGNO

Educazione Continua in Medicina – CFS Sindrome da affaticamento

cronico. Una patologia anche pediatrica. Corso di formazione

per pediatri. Sede Ordine dei Medici Mestre Venezia (vedi programma).

IIntervista al Prof.

Dr. F. Visser – cardiologo: video. www.youtu.be/OwXEKqB-XTk

video.

11 maggio 2013 (sabato) 

Presentazione del libro STANCHI –

Vivere con la Sindrome da Fatica Cronica a

cura di Giada Da Ros – SBC Edizioni ’ Collana I Luoghi & i

Giorni. Presso il Convento di San Francesco a Pordenone

ISBN: 978-88-6347-277-6

Presentazione del libro di Giada Da Ros – Presidente

della CFS Associazione Italiana Onlus – Prefazione del Professor

Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica

all’Istituto Nazionale Tumori Centro di Riferimento Oncologico di

Aviano (Pordenone) presente in sala. 

Viaggio alla scoperta della Sindrome da Fatica Cronica

(CFS) in una serie di toccanti testimonianze di pazienti che raccontano

il proprio rapporto con questa malattia ancora largamente sconosciuta

nel nostro Paese. La Dr.ssa

Giada Da Ros, Presidente dell’ Associazione

Italiana Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) di Aviano, ha curato

il  libro  ’Stanchi ’ VIVERE con la Sindrome da Fatica

Cronica, una raccolta di testimonianze di pazienti affetti da

CFS, con la prefazione del Prof. Umberto Tirelli, Direttore del

Dipartimento di Oncologia Medica del Centro di Riferimento Oncologico

di Aviano ’ Pordenone.

L’associazione ’ davvero orgogliosa di aver realizzato quest’opera,

anche perché ci si augura possa essere  un prezioso strumento

di sensibilizzazione: raccoglie infatti la testimonianza di 24

pazienti. Il libro ’ una raccolta di dichiarazioni di vite vissute

con la CFS sia in prima persona, dal punto di vista del malato, sia

raccontate dai genitori o dai figli che assistono un congiunto malato

di CFS. Storie di vita di malati e familiari che hanno deciso di

rompere il muro del silenzio e raccontare la realtà di questa malattia

attraverso un linguaggio semplice e accessibile a tutti, affinché

chiunque, dall’uomo comune al medico, possa farsi un’idea di cosa

significa condividere la vita con una patologia che presenta ancora

molti lati oscuri, di cui non si conoscono ancora le cause, per la

quale non ci sono al momento terapie specifiche. Un libro per tutti:

per chi lotta quotidianamente con la malattia, per chi ’ riuscito a

dare un senso comunque alla propria vita, per chi ce l’ha fatta a

uscirne e per chi non ce la farà’

Il libro ’ disponibile presso le Associazioni

di Aviano (cfs@cro.it – tel. 0434-659394 ’ www.stanchezzacronica.it)

e Pavia (art.disc65@virgilio.it www.associazionecfs.it- tel. 031/302658), nelle

librerie, direttamente presso l’editore http://www.sbcedizioni.com/book-shop.html)

e nelle librerie virtuali Amazon e IBS (http://www.amazon.it/Stanchi-Vivere-sindrome-fatica-cronica/dp/8863472777/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1332368951&sr=8-1),

IBS (http://www.ibs.it/code/9788863472776/da-ros-giada/stanchi-vivere-con-la.html).

 

Febbraio 2013

Film documentaristico sulla Sindrome da

Stanchezza Cronica. Testimonianze di pazienti con l’ intervento dei

medici. Un film di Josh Biggs e Natalie Boulton. Sottotitolato in

lingua italiana. Il DVD ’ disponibile presso la CFS Associazione

Italiana Onlus di Aviano – tel: 0434-659394 e-mail: cfs@cro.it.

Link al trailer del film documentaristico:  https://www.youtube.com/watch?v=6UPfdobJWOk

UN’IMPORTANTE SCOPERTA RIVELA LA NATURA AUTOIMMUNE DELLA ME/CFS –

COINVOLGIMENTO DEGLI HERV

Quanto segue ’ una traduzione di un articolo apparso qui.

Un’importante scoperta rivela la natura autoimmunitaria della ME/CFS ’

coinvolgimento degli HERV

 20 Febbraio 2013

Di Joel ( Snowathlete)

 

Alcune

date si ricordano per sempre.  Ieri, mercoled’ 20 febbraio 2013, ’

stato pubblicato uno studio che probabilmente rappresenta una scoperta

fondamentale per la comprensione della causa e dei meccanismi

scatenanti della Encefalomielite Mialgica / Sindrome da Fatica Cronica’

(ME/CFS).

Lo studio condotto dai dottori Kenny De Meirleir e Vincent

Lombardi, ricercatori di lunga data per la cura della ME/CFS, e da

altri colleghi in collaborazione con il Whittemore Peterson Institute,

riporta i risultati delle ricerche secondo cui la ME sarebbe una

malattia autoimmune.

Il dottor Kenny De Meirleir ’ forse il più

conosciuto per il suo lavoro sull’intestino e sul suo legame con la

fisiopatologia della ME/CFS, perci’ non ci sorprende se si viene a

sapere che quest’ultima scoperta ’ legata al ruolo fondamentale del

sistema linfatico immunitario a livello intestinale. Quello che stupir’

qualcuno ’ che – nonostante l’enorme complessit’ ’ sono stati in grado

di restringere il campo a uno specifico tipo di cellula, mostrando come

questa cellula finisca per creare uno stato di autoimmunit’ nel corpo.

Spinti

dai risultati sui legami tra altre malattie neuroinfiammatorie e

l’espressione del Retrovirus Endogeno Umano (Human Endogenous

Retrovirus  – HERV), De Meirleir e la sua equipe cercarono lo

stesso tipo di manifestazione nei pazienti affetti da ME/CFS. 

Precisamente, fecero delle indagini nel tessuto, attraverso delle

biopsie del duodeno – il duodeno ’ all’inizio dell’intestino tenue.

Che risultati si stanno riportando?

Lo

studio riporta che le cellule dendritiche plasmacitoidi (pDC) di 8 su

12 dei pazienti affetti da ME/CFS, su cui ’ stato condotto lo

studio,  risultavano immunoreattive agli anticorpi contro le

proteine HERV.  Al contrario, non ’ stata trovata nessuna

immuno-reattività in nessuno degli otto campioni sani.

Tutti i

pazienti rispondevano sia ai criteri Canadesi che a quelli Fukuda e

risultavano avere uno squilibrio della flora batterica intestinale. I

campioni provenivano da un surplus di biopsie cliniche de-identificate

di precedenti pazienti affetti da ME.

Le pDC sono parte del

sistema immunitario innato. Circolano nel sangue ma si trovano

soprattutto negli organi linfoidi secondari, ragion per cui sono

presenti nell’intestino. Le pDC sono cellule APC (Antigen-Presenting

Cells) che hanno un ruolo stimolatorio sul sistema immunitario. 

Questa immunoreattività alle proteine HERV ’ stata riscontrata

esclusivamente nelle  sole pDC. Le cellule dendritiche hanno il

potenziale di identificare in modo errato qualcosa come un antigene

quando in realtà non dovrebbero, e questo potrebbe essere la causa di

alcune autoimmunit’.

Gli HERV sono nel nostro genoma. Siamo nati con

essi, e hanno aumentato gli elementi virali a partire dagli antichi

retrovirus che milioni di anni fa infettarono le cellule della linea

germinale dei nostri antenati e vi rimasero latenti, replicandosi e

venendo trasmessi alle nuove generazioni. Abbondano nel nostro genoma

(5-8% ’ Robert Belshaw et al, 2004) ma la maggior parte di essi o

probabilmente tutti sono difettosi a causa delle mutazioni e delle

perdite avvenute nel nostro genoma nel corso dei millenni. 

Diversamente dai retrovirus  esogeni come l’HIV, gli HERV sono

virus non competenti per la replicazione ’ quindi non sono un bersaglio

mobile. La nostra comprensione degli HERV ’ tuttora in evoluzione e ci

sono delle prove del fatto che parte di questo DNA – un tempo

considerato nulla di più di uno scarto ’ contribuisca in realtà alla

nostra esistenza grazie ai vari compiti che svolgono all’interno del

nostro corpo (J-L Blond et al, 2000). ’ noto che questi elementi HERV

nel nostro DNA sono in grado di esprimere le proteine, ed

effettivamente lo fanno, bench’ normalmente non provocano una reazione

immunitaria significativa.

Lo studio riporta che le proteine

trovate nei campioni di malati di ME reagivano con anticorpi

monoclonali alle proteine HERV e che le cellule immunoreattive erano

pDC.

Che verifiche sono state condotte?

Avendo scoperto che

il tessuto duodenale dei malati di ME stava reagendo a questi anticorpi

HERV, fecero certamente un passo in avanti e verificarono se anche gli

anticorpi retrovirali murini avrebbero avuto una reazione crociata con

il tessuto ’ qualcosa che dovrebbe accadere in presenza di proteine

HERV ’ e i risultati furono di nuovo positivi.

Infine, l’equipe

condusse ulteriori controlli volti a escludere una reazione non

specifica e, inoltre, testarono il tessuto dello stomaco degli stessi

pazienti degli esami precedenti: tutti questi  test risultavano

negativi, come atteso.

Successivamente tentarono di determinare

esattamente quali tipi di cellule fossero immunoreattivi agli anticorpi

alle proteine HERV.  Tramite una serie di ulteriori test l’equipe

sperava di limitare il numero dei potenziali tipi di cellule. Prima di

tutto riuscirono a fare una zoomata sulla genealogia cellulare

emopoietica e in seguito affinarono ulteriormente i risultati in modo

da identificare le cellule come pDC In seguito ricontrollarono più

volte con mezzi secondari in modo da confermare i risultati.

Dopo

aver identificato le cellule come pDC, le contarono e confrontarono il

loro numero con quello dei campioni di persone sane. Si scopr’ che i

malati di ME  avevano un numero di pDC approssimativamente 4.7

volte maggiore rispetto a quello dei campioni sani. Delle pDC dei

campioni di duodeno dei malati di ME, approssimativamente il 44%

risult’ reattivo alle proteine HERV.

Inoltre, al fine di

confermare che quanto scoperto era di sicuro una reazione a proteine

HERV identificabili, l’equipe mise in sequenza l’RNA derivato dai

campioni di biopsie e dalle pDC purificate e trovarono delle sequenze

corrispondenti con gli HERV noti. Sebbene a questo punto non possano

escludere definitivamente che l’immunoreattività riscontrata fosse

l’effetto di un retrovirus esogeno infettivo, invece di un HERV, la

loro identificazione di sequenze corrispondenti di HERV va fortemente

contro questa possibilità.

Cos’ la causa della ME/CFS potrebbe essere l’autoimmunit’ agli HERV?

Come

De Meirleir e la sua equipe affermano, questa sarebbe la prima volta in

cui si dimostra che un legame tra le pDC e gli HERV causi una malattia,

anche se comprovate malattie autoimmuni come la Sclerosi Multipla e

l’Artrite Reumatoide sono già state collegate ad anormalit’ delle pDC e

al coinvolgimento degli HERV ( G Freimanis et al.)

La sezione

discussione dello studio suggerisce che un numero di valori di esami

immunologici riportati nel passato da vari gruppi di malati di ME/CFS

poteva essere una prova del coinvolgimento degli HERV nelle pDC, poich’

’ noto che le pDC producono una grandissima varietà di altre cellule

immunologiche, come l’interferone alfa, che modula l’attività della

cellula Natural Killer.  Una scarsa attività delle cellule NK ’

spesso associata alla ME/CFS (Whiteside TL et al, 1998).

Non si sa

ancora molto sugli HERV, ma sono sempre più collegati alle malattea.

Uno studio sull’HIV scopr’ che i peptidi espressi negli HERV erano

superiori nei pazienti sieropositivi rispetto agli altri campioni e che

le cellule T rispondevano a questi peptidi. (K E Garrison et al). Un

paio di studi sull’EBV mostrarono che potenzialmente poteva attivare

elementi retrovirali nel nostro DNA (Sutkowski et al, 2004 and 1996) ed

’ possibile che una cosa simile stia capitando anche qui.  Infatti

gli autori di questo studio fanno riferimento a questa scoperta passata

ed evidenziano il forte legame tra la malattia e gli Herpesvirus,

includendo quello che De Meirleir scopr’ sulla presenza di questi virus

nei malati di ME/CFS (De Meirleir et al, 2009).

Per la maggior parte

di noi, la disfunzione immunitaria specifica ’ un segno caratteristico

della ME/CFS e molti studi hanno evidenziato la disfunzione immunitaria

specifica presente in questa malattia, soprattutto nell’intestino,

sottolineando l’importante ruolo svolto da quest’ultimo nel

mantenimento della salute.  Ad esempio, possono verificarsi dei

cambiamenti nella flora batterica intestinale in presenza di un

malfunzionamento della ’barriera mucosa’’ intestinale ((Shaheen E

Lakham et al, 2010). Senza un funzionamento corretto di queste

componenti del sistema immunitario nel nostro intestino, siamo esposti

a una maggiore infezione e infiammazione e si pensa che

quest’infiammazione possa costituire una causa aggravante, poich’ ci

sono prove del fatto che lo stato infiammatorio possa far aumentare

l’espressione di proteine HERV e l’autoimmunit’. (Lee YK et al, 2011).

E dopo?

Replicazione.

Questo ’ quello che c’’ bisogno che qualcuno (non sappiamo ancora chi)

faccia; qualcuno deve replicare e confermare queste scoperte con un più

ampio campione di pazienti. O confutarle’

Per esperienza sappiamo

che non dobbiamo giungere a conclusioni affrettate, e, seguendo la

replicazione, ne consegue uno studio maggiore in quanto sarebbe

necessario confermare il fatto che sia essa la causa della ME/CFS 

e non alcuni effetti a catena non legati alla patogenesi della

malattia, ma se ci’ viene verificato, allora avremo una malattia di cui

’ confermata l’origine autoimmunitaria e le risposte certe che ne

conseguono.

Non conosciamo ancora bene le malattie autoimmuni,

sebbene questa scoperta abbia la potenzialit’ di rivoluzionare la

nostra comprensione dell’autoimmunit’. Se queste scoperte vengono

confermate, ci potrebbero essere ripercussioni sullo studio di molte

altre malattie autoimmuni, soprattutto di quelle associate a una

disfunzione gastrointestinale e a una neuro infiammazione, come la MS,

il Lupus  e la malattia di Crohn, la cui causa potrebbe seguire lo

stesso modello o uno simile. Il che sarebbe una cosa positiva per tutte

queste malattie. Ancora una volta sembra che la ME/CFS sia diventata di

forte interesse, come la volta in cui inizi’ la saga XMRV. Speriamo che

queste scoperte, alla lunga, abbiano maggiore successo.

Se questa

ricerca continua allora saremo a buon punto, poich’ sappiamo già

abbastanza su dove sta il problema. La cosa negativa sugli HERV ’ che

sono immutabili ’ sono nel nostro DNA e non possiamo fare molto per

cambiare questa realtà. Vedendola invece da una prospettiva positiva,

ognuno ha degli HERV; quindi, se sono legati alla malattia, allora ’

importante venire a fondo della questione di come e perché ci si

ammala, per il bene di tutti.

Le cure per le malattie autoimmuni

tendono a essere dei farmaci immunomodulatori aventi la funzione di

contenere l’effetto del sistema immunitario e limitare i danni, e la

cura iniziale potrebbe includere anche una riduzione dell’infiammazione

intestinale. La teoria ’ che se si riesce a ridurre l’infiammazione

allora si dovrebbe avere una reazione immunitaria minore, anche se ’

improbabile che questo basti per risolvere il problema.  

E’

troppo presto per parlare di soluzioni ’ la prima cosa da fare ’

confermare per alcune persone queste scoperte’ fino ad allora, non ci

possiamo pronunciare ulteriormente.

Una ragione per sperare

Se

la ricerca avrà successo allora la scoperta rappresenter’ una svolta

per la comprensione della causa e dei meccanismi della

ME/CFS.   Oltre a ci’, ci sarà un maggiore riconoscimento,

più fondi, più attenzione e da ultimo ’ alla lunga ’ le cure!

Ovviamente,

nulla di tutto ci’ avverrà da un giorno all’altro, abbiamo ancora della

strada da fare, ma tale scoperta potrebbe segnare l’inizio della fine

di questa malattia, una fine che aspettiamo da molto.  Ci

meritiamo che ci’ avvenga. Giusto?

Ma non sempre si ottiene ci’

che si merita. Solo il tempo ci dir’ se ricorderemo questa data,

mercoled’ 20 Febbraio 2013, come una tappa fondamentale del nostro

lungo viaggio al termine di questa malattia.

 

A Joel fu

diagnosticata la ME/CFS nel 2009 ma già prima di allora combatteva

contro questa malattia. Ama scrivere e spera di riacquistare abbastanza

salute  per ritornare alla carriera che amava e per pubblicare i

suoi romanzi.

Agosto 2012

ELISIR di Salute – n. 7/8 2012:

Stanchezza Cronica quando diventa malattia.