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CFS/ME:

CFS/ME:

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI CASO?

Giada Da Ros, Presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano (PN)

Negli

Stati Uniti si sta prendendo in considerazione di stilare dei nuovi

criteri diagnostici per la CFS/ME. Di seguito riportiamo un articolo

tradotto ’ l’originale lo trovate qui ’ che riassume bene vari aspetti della

questione.

Come “Sindrome da Fatica Cronica” Nasconde una Malattia Seria

Si

stima che 1 milione di americani sia debilitato dalla questa malattia,

che non ’ ben capita dalla comunità medica. Attivisti e pazienti

affermano che in parte ’ dovuto al continuo stigma causato dal nome,

che non suona serio.

di David Tuller

Dieci anni fa, Jeannette

Burmeister stava lavorando a tutto gas, registrando 80 ore di lavoro

alla settimana come avvocato specializzato in diritto commerciale

internazionale e del lavoro in un grande studio legale negli uffici

dell’area di San Francisco. Perci’ quando ha sviluppato una sinusite

durante le vacanze di Natale nel 2005, ha dato per scontato che si

sarebbe ripresa presto.

Ma non lo ha fatto. La malattia

persisteva; la Burmeister ha poi cominciato a soffrire di profonde

cadute di energia, paralizzanti problemi di concentrazione e memoria, e

severi disturbi del sonno, fra gli altri sintomi.

’Sono andata al

lavoro per due ore un giorno, e sono stata incapace di continuare, e

non ero in grado di tornare il giorno successivo’, ha detto la

Burmeister, ora di 42 anni, in una recente conversazione telefonica.

’Non riuscivo a pensare chiaramente. C’erano giorni in cui non riuscivo

a fare lo spelling del mio nome. E avevo un tale completo sfiancamento

che non riesci a descriverlo, come se avessi appena corso la maratona,

avessi un dopo-sbronza e avessi l’influenza, tutti insieme.’

Non

aveva sentito parlare della sindrome da fatica cronica finch’ non l’ha

menzionata un amico; quando ha cercato, i sintomi sembravano

combaciare. Come per molte persone che hanno questa malattia, una

batteria di test ha trovato che la Burmeister aveva un livello

eccezionalmente alto di anticorpi a una varietà di virus comuni,

compreso il virus Epstein-Barr, il Human Herpesvirus 6, parvovirus, e

coxsackievirus. Il valore e significato di tali scoperte non sono

interamente capite; anche persone senza la malattia possono avere

livelli virali elevati.

La Burmeister ha detto che la malattia ’ e

il suo appellativo, che suona triviale ’ l’ha isolata da ex-amici e

conoscenti. Non capiscono quanto stia male, dice, e riconosce che

spiegarlo loro ’ spesso futile. ’Prima di tutto hai il nome,’ dice. ’E

una volta che hai detto il nome hai già perso l’attenzione della

maggior parte delle persone, perché dicono, ’S’, ho un lavoro duro’, o

’Anch’io sono stanca’.

Pi’ di 1 milione di americani soffre di

sindrome da fatica cronica, secondo i Centers for Disease Control,

sebbene molti esperti credano che le cifre dell’agenzia siano in

qualche modo gonfiate. La malattia ’ anche conosciuta come

’encefalomielite mialgica’, che significa ’infiammazione dolorosa del

cervello e del midollo spinale’ e molte persone vi si riferiscono ora

come a ME/CFS. I pazienti sono abituati ad avere i propri sintomi

sminuiti come immaginari o scartati come manifestazione di depressione

dalla famiglia, gli amici, i colleghi, i medici ’ anche se convincenti

prove hanno collegato la complessa malattia a serie disfunzioni

immunologiche, neurologiche e cognitive. Gli esperti ora credono che la

ME/CFS sia probabilmente un gruppo di condizioni correlate, innescate

da una infezione acuta, o che qualche altro insulto fisiologico come

l’esposizione a tossine o muffe ambientali spinga il sistema

immunitario in un prolungato stato di sovra-attivazione.

Nessun

farmaco ’ stato approvato per la ME/CFS, ma la Burmeister ha trovato un

parziale sollievo negli anni recenti grazie a delle infusioni

bi-settimanali del farmaco Ampligen, un immunomodulatore non approvato

che ’ riuscita ad ottenere solo attraverso un protocollo di trattamento

sperimentale. Scrive

estensivamente in un blog

riguardo alla sua malattia e nel 2012 ha testimoniato davanti al

comitato della Food and Drug Administration che stava prendendo in

considerazione se raccomandare l’approvazione dell’Ampligen. (Il

comitato ha votato contro 8 a 5, citando sicurezza e dati di efficacia

insufficienti). 

In mesi recenti, il suo blog ha

ostinatamente seguito la creazione di un nuovo comitato commissionato a

livello federale a cui ’ stato dato il compito di revisionare e

aggiornare i criteri diagnostici per la malattia. Il Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani ha annunciato a settembre che ha richiesto

all’Institute of Medicine (IOM, Istituto di Medicina), un affiliato

indipendente della Accademia Nazionale delle Scienze tenuto in gran

considerazione, di condurre lo studio. In un’udienza pubblica a

Washington, luned’ 27 gennaio, la Burmeister intende dire ai membri del

comitato perché pensa che il loro progetto fa schifo.

Pochi

potrebbero affermare che sia facile descrivere una malattia con

abbastanza cura perché i clinici la riconoscano e trattino

efficacemente. Ma per la maggior parte delle malattie, ideare dei

criteri diagnostici ’ conosciuto come definizione di caso clinico ’ non

’ il materiale di grande dramma e conflitto. La ME/CFS, tuttavia, non ’

la maggior parte delle malattie. 

Per coloro che non ne

soffrono, la sindrome da fatica cronica spesso suona come solo

collegata allo stress o psicosomatica ’ e la ME/CFS ’ stata spesso

stata inquadrata in questo modo dai professionisti medici in passato.

Ora, la Burmeister, e altri pazienti, clinici e ricercatori temono che

il nuovo comitato di 15 membri possa ripete quell’errore. 

In

generale, gli esperti medici in una particolare malattia o patologia

dibattono e creano le definizioni di caso e le linee guida. Ma non c’’

una singola specialit’ medica che rivendichi la ME/CFS. I pazienti di

solito vedono i clinici di una gamma di specialit’, incluse le malattie

infettive, l’immunologia, la neurologia, la reumatologia, e la

psichiatria. Il parallelo più vicino ad una tradizionale società medica

’ la International Association for Chronic Fatigue Syndrome/Myalgic

Encephalomyelitis, una organizzazione scientifica e di sostegno di

ricercatori, professionisti della sanit’, e altri.

Perci’ quando

l’Institute of Medicine ha annunciato i membri provvisori del comitato

il mese scorso, molti pazienti erano arrabbiati che più di met’ dei

membri ’ qualunque fossero i loro risultati nei loro campi ’ non

fossero noti per avere alcun expertise professionale nella ME/CFS.

Molti clinici e ricercatori con esperienza nel campo hanno già

sostenuto una serie di criteri diagnostici che dicono dovrebbero essere

usati come punto di partenza per ogni nuova definizione di caso.

 ’Non

riesco a immaginare nessun altro campo in cui potrebbe capitare una

cosa del genere’ dice la Burmeister, che ’ cresciuta nella Gemania

dell’Est, si ’ trasferita negli USA nel 1999, e ’ diventata una

cittadina nel 2012. ’Non chiederesti a un ingegnere missilistico di

metter insieme le linee guida per la chirurgia al cuore. Avere la

maggioranza di non esperti nel comitato ’ naturalmente ’ da matti.’

Un’ampia

o imprecisa definizione della malattia potrebbe portare una reazione a

catena. Pazienti come la Burmeister hanno paura che risultati viziati

minino la ricerca su cause organiche e portino a trattamenti più

appropriati alla depressione e altre condizioni psichiatriche che alla

loro malattia.

Lo scorso autunno, diverse dozzine dei massimi

ricercatori e clinici nel campo della ME/CFS hanno firmato una inusuale

lettera di protesta indirizzata a Kathleen Sebelius, segretaria del

Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, esortando fortemente ad

abbandonare la sua iniziativa dello IOM. Il dottor Daniel Peterson, uno

dei firmatari della lettera e un esperto ben conosciuto che ha trattato

pazienti di ME/CFS a Incline Village, Nevada, per tre decadi, ha fatto

eco alle preoccupazioni della Burmeister riguardo al ruolo di

non-esperti nel comitato dello IOM. 

’Se stessi ridefinendo i

criteri per il diabete, vorrei certamente 25 diabetologi a fornire la

propria opinione’, dice Peterson. ’Non vorrei neurochirurghi e

psichiatri e persone che non hanno mai visto un paziente. Non riesco a

immaginare di essere in un comitato per una qualche malattia di cui non

so in proposito’.

Nella lettera, gli esperti, criticano anche la

decisione del dipartimento di salute di spendere 1 milione di dollari

sul progetto IOM, dato che i National Institutes of Health (gli

Istituti Nazionali di Sanit’) spendono solo 5 milioni di dollari

annualmente nella ricerca sulla malattia, molto meno di quanto

dedichino a molte malattie meno comuni.

’Dal momento che la comunità

medica e scientifica di esperti di ME/CFS ha sviluppato e adottato una

definizione di caso per la ricerca e i propositi clinici, questo lavoro

non ’ necessario e sprecherebbe gli scarsi fondi di chi paga le tasse

che sarebbero molto meglio diretti a finanziare la ricerca su questa

malattia’, hanno scritto gli esperti. ’Peggio, questo sforzo minaccia

di portare’ indietro la scienza coinvolgendo non-esperti nello sviluppo

di una definizione di caso per una malattia complessa di cui non si

intendono’. 

Un firmatario della lettera, Dharam Ablashi, un

preminente ex ricercatore al National Cancer Intitute (Istituto

Nazionale sul Cancro) e attualmente direttore scientifico della

Fondazione HHV-6, ha rimproverato l’agenzia federale. ’Perch’ voler

spendere un milione di dollari per reinventare qualcosa?’ ha detto. ’Il

punto chiave ’ che ci sono dei criteri e stanno funzionando ’ non sono

perfetti, ma possono esser modificati’.

L’Ufficio sulla Salute

delle Donne al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, che sta

co-sponsorizzando il progetto IOM, ha risposto alle domande riferendosi

a dichiarazioni del dipartimento precedentemente emanate che notano che

l’istituto ’ un luogo inappropriato per risolvere tali spinose

questioni e che il suo imprimatur assicurerebbe la massima accettazione

e credibilit’ dei risultati.

’Lo IOM ha una reputazione unica nel

fornire raccomandazioni biomediche su questioni difficili, complesse e

controverse in medicina’, si  legge sulle FAQ del dipartimento

riguardo al progetto. ’Il procedimento dello IOM di sviluppare

raccomandazioni di consenso ’ ampiamente accettata dalle società

professionali e altre istituzioni mediche che disseminano le linee

guida cliniche’.

Non tutti i pazienti e gli esperti si oppongono

all’iniziativa IOM, e la questione se sia possibile cooperare con il

comitato e non esserne cooptati ’ stata vigorosamente dibattuta sui

social media. La CFIDS Association of America, una grande

organizzazione sulla ME/CFS che ’ stata spesso in contrasto con i

sostenitori di base dei pazienti, ha di nuovo provocato lamentele in

alcuni ambienti per il suo supporto all’accordo IOM del dipartimento di

salute. Alcuni firmatari della lettera degli esperti sono pure stati

invitati a unirsi al comitato dello IOM, e hanno accettato. Inoltre, il

comitato sembra contenere più esperti riconosciuti di ME/CFS di quanto

non ci si aspettasse ’ sette su 15 membri, se i resoconti iniziali sono

accurati. 

Carol Head, presidente e amministratore delegato

della CFIDS Association of America, ha detto che capiva le

preoccupazioni di chi si opponeva al coinvolgimento dello IOM ma ha

notato che nessuna specialit’ medica possedeva la malattia. ’Manca di

una accertata società medica come esiste per altre malattie, per cui ha

senso per noi che lo IOM sia un luogo in cui cominciare con questo’, ha

detto.

Ci sia aspetta che il comitato consegni il proprio rapporto

in un anno, e le sue linee guida ’ probabile che siano ampiamente

disseminate e accettate dai medici, per cui la posta in gioco per i

pazienti ’ alta. Con ogni malattia, accurate definizioni di caso sono

essenziali per sia la ricerca che per la cura clinica. Una definizione

di caso che ’ disegnata in modo troppo lasso, e pertanto include troppe

persone che non hanno la malattia in questione, devia le scoperte della

ricerca e conduce a raccomandazioni di trattamento ingiustificate e

potenzialmente dannose. E le definizioni di caso che sono troppo

strette finiscono per lasciar fuori dallo screening persone con la

malattia che hanno bisogno dei trattamenti ma potrebbero non venire

identificate per la presentazione atipica della malattia.

Per

malattie con test attendibili per i biomarcatori che indicano la

presenza di un’infezione o un altro fenomeno fisiologico anormale, un

risultato positivo potrebbe essere tutto ci’ di cui c’’ bisogno per

un’accurata definizione di caso. Per le condizioni identificate

attraverso i sintomi, come la malattia della Guerra del Golfo e la

ME/CFS, creare una definizione di caso che includa quelli con la

malattia escludendo quelli senza ’ molto più difficile, specialmente se

alcuni dei sintomi sono non-specifici e soggettivi.

In

particolare, la ME/CFS e la depressione possono assomigliarsi; una

lassa definizione di caso potrebbe finire per includere persone la cui

lamentela primaria ’ la depressione, non la ME/CFS. Per cui ’

importante ma arduo determinare se la depressione ha causato la fatica

e gli altri sintomi o se il paziente ’ depresso perché quel paziente ’

in effetti molto malato.

Leonard Jason, un professore di

psicologia alla DePaul University a Chicago e un ricercatore sulla

ME/CFS ampiamente rispettato, ha detto che una buona strategia per

distinguere fra la malattia e la depressione ’ chieder ai pazienti che

cosa farebbero se guarissero improvvisamente. Quelli che soffrono di un

disordine depressivo maggiore, ha detto, ’ probabile che dicano che non

saprebbero. ’Ma qualcuno con la ME/CFS probabilmente comincerebbe a

fare liste di tutte le cose che vorrebbe fare’, dice.

 La

diffidenza e il conflitto fra i pazienti di sindrome da fatica cronica

e gli ufficiali sanitari federali ha una lunga storia, come documentato

nel 1996 in Osler’s Web: Inside the Labyrinth of the Chronic Fatigue

Syndrome Epidemic, di Hillary Johnson, una prodigiosa impresa di

giornalismo investigativo. Quando diverse epidemie di una persistente

malattia simile all’influenza capitarono in giro per gli USA nella met’

degli anni ’80, molti sospettarono l’Epstein-Barr virus come colpevole.

I Centers for Disease Control hanno investigato, non hanno identificato

alcun agente causale, e alla fine hanno appioppato alla malattia un

nome sfortunato e condiscendente ’ anche se la malattia essenzialmente

identica conosciuta come encefalomielite mialgica benigna (o

semplicemente encefalomielite mialgica) era stata identificata molti

anni prima.

Nei tardi anni ’90, si ’ scoperto che i CDC hanno

dirottato milioni di dollari intesi per la ricerca sulla CFS a

programmi di altre malattie, e poi hanno mentito a riguardo al

Congresso. Negli anni 2000, l’agenzia ha ulteriormente fatto arrabbiare

i pazienti quando a rifiutato di supportare un movimento per cambiare

il nome in encefalomielite mialgica e invece ha speso milioni su una

campagna di sensibilizzazione che promuoveva il nome ’sindrome da

fatica cronica’. I pazienti si sono anche a lungo lamentati che

l’agenzia si ’ focalizzata più sulle questioni psicologiche che su

possibili cause organiche. Nel 2010, per esempio, i CDC hanno

pubblicato uno studio che ha caratterizzato le persone con questa

malattia come persone che soffrono in modo sproporzionato di

’caratteristiche di personalit’ maladattive’ ’ comparate a un gruppo di

controllo, i soggetti malati avevano più elevati ’punteggi di

nevroticismo’ e un tasso più elevato di ’disturbi di personalit’

paranoica, schizoide, evitante, ossessivo-compulsiva e depressiva’.

Nei

fatti, due terzi dei pazienti riportano che la loro scivolata verso il

basso ’ cominciata con una acuta malattia, come la mononucleosi o

l’influenza, che sembra non essersi mai risolta. E gli esperti e i

pazienti concordano che la parola ’fatica’ causa una gran quantità di

incomprensioni fra quelli che non hanno familiarit’ con la malattia. Un

sintomo cardinale, dicono, non ’ solo la fatica in s’, ma quello che

viene chiamato malessere post-sforzo o ricaduta post-sforzo ’

l’inabilit’ del corpo di recuperare rapidamente da perfino piccole

spese di energia. La ricerca in questi anni ha confermato la presenza

di questo sintomo inusuale fra le persone con la ME/CFS. Inoltre, lo

sfinimento di cui riferiscono ’ molto più severo della banale

stanchezza implicita in ’fatica’.

I pazienti detestano il nome,

dice Michael Allen, uno psicologo che si ’ ammalato nei primi anni ’90.

’Quando sento quella parola, mi fa arrabbiare, come sventolare una

bandiera rossa di fronte a un toro’, dice Allen, che vive a San

Francisco. ’La fatica normale ’ quando hai appena corso cinque miglia e

sei stanco e ti fai un pisolino e la fatica ’ andata. Ma ho giorni in

cui sto steso sul divano per ore e letteralmente non riesco a muovermi,

come se se avessi subito una seria operazione. Come se i mitocondri

nelle cellule dei miei muscoli e del mio cervello avessero smesso di

produrre energia’.

Nel post di un blog questo mese, alla Oxford

University Press, Leonard Jason, il professore di psicologia della

DePaul, ha descritto alcuni possibili impatti del nome malamente

scelto.

’La sindrome da fatica cronica ’ una malattia tanto

debilitante quanto il diabete mellito di tipo II, l’insufficienza

cardiaca congenita, la sclerosi multipla, e la malattia renale allo

stadio finale’, ha scritto Jason. ’Eppure il 95% degli individui che

cercano un trattamento medico per la CFS  hanno riportato

sentimenti di allontanamento; l’85% dei clinici vedono la CFS come

totalmente o parzialmente un disturbo psichiatrico: e centinaia di

migliaia di pazienti non riescono a trovare un singolo medico esperto e

comprensivo che si prenda cura di loro. I pazienti credono che il nome

CFS abbia contribuito all’atteggiamento negativo del personale

sanitario e del pubblico generale verso di loro’.

La Burmeister

concorda su questo punto con tutto il cuore, citando una recente visita

al pronto soccorso dopo un tamponamento con la sua auto. ’Sono stata

molto attenta a non menzionare la CFS o la ME durante il check-in,

perché si sa che i pazienti sono soggetti ad abusi con quella diagnosi

in cartella’. Sa di essere fortunata ad avere un marito che la supporta

che non ha mai messo in dubbio la realtà della sua malattia. ’Non ha

mai dubitato di me, e questo ’ raro ’ molti pazienti passano attraverso

il divorzio’, dice. 

Ci’ nonostante, vivono separati, anche

se non perché lo vogliano. Solo una manciata di medici in giro per il

Paese ’ disposta a sottomettersi agli ingombranti requisiti del

protocollo per amministrare l’Ampligen; uno di loro ’ Peterson ad

Incline Village, che ’ sul Lago Tahoe. Viaggiare avanti e indietro due

volte alla settimana per ricevere le sue infusioni sembrava troppo

sfiancante, così per il prevedibile futuro vive a Incline Village per

la maggior parte del tempo; suo marito Ed, pure un avvocato in un

grande studio legale, e la loro figlia di 3 anni e mezzo, Aimee, vivono

a Menlo Park, a sud di San Francisco. La Burmeister sente che il regime

farmacologico le permette di funzionare a un livello modesto, sebbene

debba ancora stare in guardia a non sforzarsi eccessivamente. 

Poter

vedere Aimee solo una volta ogni due settimane le spezza il cuore.

’Vorrei poter essere una vera madre, portarla a giocare dagli amichetti

e al parco’, dice con malinconia. ’Parliamo su Skype e al telefono, ma

non ’ la stessa cosa che stare con lei. ’ decisamente più attaccata a

mio marito, cosa che ’ dura per ogni madre. Lo gestisco per la maggior

parte compartimentalizzando, altrimenti sarebbe una cosa troppo

dolorosa a cui pensare’.

Un recente round di attività riguardo alle

definizioni di caso ’ cominciata nell’autunno del 2012, quando il

Comitato di Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica ’ un corpo

creato sotto gli auspici del Dipartimento della Salute e dei Servizi

Umani per fornire guida sull’argomento ’ ha raccomandato che l’agenzia

convocasse un workshop per fissare con precisione definizioni di caso

definitive sia per la cura clinica che per la ricerca.

Negli anni, i

ricercatori e i clinici in giro per il mondo hanno creato almeno una

mezza dozzina di differenti definizioni di caso per la ME/CFS,

basandosi sulla loro comprensione in quel momento. Nel 1994, i Centers

for Disease Control hanno sviluppato quelli che sono diventati i

criteri più ampiamente utilizzati. Richiedono la presenza di sei mesi

di fatica inspiegata. Pi’ qualunque quattro di otto sintomi: problemi

cognitivi, mal di gola, linfonodi sensibili, dolori articolari, mal di

testa, disturbi del sonno e malessere post-sforzo.

Nel 2003, i

ricercatori e i clinici hanno sviluppato una definizione di caso più

rigorosa, ampiamente conosciuta come Criteri di Consenso Canadesi.

Oltre alla fatica, questa definizione richiede la presenza di tutti i

sintomi che gli esperti riconoscono come segni caratteristici della

malattia: malessere post-sforzo, disturbi del sonno, dolori articolari

e muscolari, e evidenza di problemi neurologici e cognitivi. I Criteri

di Consenso Canadesi sono perci’ da molti considerati la definizione di

caso più accurata e sono ora spesso usati dai clinici per la diagnosi ’

sebbene ci sia un consenso generale che avrebbero bisogno di essere

aggiornati e rifiniti.

La raccomandazione del 2012 del Comitato di

Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica al Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani includeva due elementi chiave: che il

workshop per sviluppare la ricerca e le definizioni di caso clinico

dovessero essere per coloro che hanno un interesse nel campo della

ME/CFS, specificatamente i medici, i ricercatori e i pazienti, e che

dovessero adottare i criteri canadesi come punto di partenza per fare

degli aggiustamenti.

Dai membri della commissione di consulenza

che hanno supportato la raccomandazione, la decisione di ingaggiare lo

IOM ’ stata invece percepita come uno schiaffo in faccia. E piuttosto

che designare i criteri canadesi come base per le modifiche, il

dipartimento di salute ha dato come compito al comitato di valutare

l’intera gamma di definizioni di caso esistenti. (Il Dipartimento della

Salute e dei Servizi Umani ha anche deciso di seguire un processo

completamente separato per sviluppare una seconda definizione di caso

appropriata per la ricerca e di esaminare altri argomenti relativi alla

ricerca). 

Mary Anna Fletcher, un membro del Comitato di

Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica che ha fortemente

supportato le raccomandazioni per una commissione di esperti, ha detto

di essere totalmente sconcertata dalle azioni del dipartimento di

salute. ’Questa non era nemmeno la nostra raccomandazione, per cui non

riesco veramente a spiegarmi perché ci abbiamo portati l’, dice la

Fletcher, una professoressa alla Nova Southeastern University a Fort

Lauderdale e una leader nella ricerca immunologica relativa alla

ME/CFS. 

La lettera di protesta dei massimi esperti al

Segretaio Sebelius, oltre a registrare le obiezioni complessive

all’operato dello IOM, ha anche identificato i criteri Canadesi come la

base più appropriata per ulteriori rifiniture. Nella sua risposta alla

lettera degli esperti la Sebelius ha scritto che l’approccio dello IOM

’si ’ ritenuto fosse la risposta più appropriata’ alla raccomandazione

del Comitato di Consulenza sulla Sindrome da Fatica Cronica. Ha anche

notato che i criteri canadesi sarebbero stati considerati, insieme ad

altri.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha

indirizzato delle domande sulla selezione e composizione del comitato

allo IOM. In una email, una portavoce per l’istituto ha dichiarato che

per assicurare la selezione di membri del comitato disinteressati ha

seguito la stessa strategia che ha sempre usato per le sue

investigazioni.

Ma molte persone con la ME/CFS sono

particolarmente preoccupate a causa di un rapporto dello IOM prodotto

lo scorso anno sotto contratto con l’Amministrazione dei Veterani sul

trattamento della Malattia della Guerra del Golfo ’ ora ri-nominata

’malattia cronica multi-sintomo’. Focalizzandosi estesamente sui

fattori correlati allo stress e raccomandando terapia cognitivo

comportamentale e antidepressivi come forma chiave di trattamento, il

rapporto ha causato controversie e ha attratto lamentele dai

veterani.  

In base al Freedom of Information Act (la

Legge di Libert’ d’Informazione), la Burmeister ha richiesto i

documenti relativi al progetto dello IOM e il contratto dell’istituto

con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, sperando che

potesse far luce sulle decisioni e intenzioni dell’agenzia federale.

Fin’ora non li ha ricevuti, cosa che non ’ inusuale; le agenzie

federali spesso ci mettono anni prima di produrre effettivi documenti

in risposta a simili richieste. Irriducibile, la Burmeister questo mese

ha fatto causa al dipartimento accusandolo di violare il Freedom of

Information Act.

Qualunque cosa il comitato dello IOM decida

quando consegna il suo rapporto, la Burmeister crede che sia

improbabile per lei guarire completamente. Le manca la sua vecchia

vita; faceva esercizio cinque giorni a settimana in palestra e le

piaceva uscire a ballare. Se stesse meglio, ha detto, potrebbe aprire

uno studio legale con suo marito per proteggere i diritti delle persone

con invalidit’ ’ una causa che ha finito per abbracciare. 

Per

come sono le cose ora, progetta di lottare per le persone con la ME/CFS

per quanto la sua salute consente. ’Cos’ tanti amici con questa

malattia sono più malati di quanto non sia io e non possono fare quello

che sto facendo io’, ha detto. ’Perci’ questo ’ qualcosa che mi sta a

cuore, che mi ha dato di nuovo un proposito’.

Gennaio 28, 2014/da CFS-ME
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