ATTIVAZIONE DEL DMN ANTERIORE COME POSSIBILE BIOMARCATORE DI PEM NELLA
ME/CFS
Recentemente
’ stato pubblicato lo studio ’L’esercizio submassimale provoca una
maggiore attivazione del Default Mode Network anteriore durante lo
stato di riposo come un biomarcatore di malessere post-sforzo
nell’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica’. (Rahyan et al, 2021). Qui trovate il link.
Cort Johnson in un suo post parla di questo studio e sotto trovate una
specie di sintesi – ’mezza traduzione’ di quello che lui spiega.
Usando
un test di esercizio in due giorni, i ricercatori Rayhan e Baraniuk,
della Georgetown University, hanno scoperto che una parte del cervello
che nelle persone sane si spegne dopo l’esercizio, si accende invece
nelle persone con ME/CFS. Si tratta di una scoperta notevole perché si
’ visto proprio l’opposto di quanto accade normalmente.
Gli
autori hanno guardato al Default Mode Network. Che così’? Chiamato in
italiano anche “sistema della condizione di default” ’ una grande rete
di zone del cervello che hanno una forte attività fra di loro, distinta
da altre. Questa rete cerebrale ’ attiva quando una persona ’ a “riposo
vigile” e non ’ concentrata sul mondo esterno, ma la mente fa una sorta
di ruminazione, pensa a cosa sta succedendo, pensa agli altri, pensa a
s’ stesso, ma non pensa a qualcosa di specifico. La ruminazione ’
l’antitesi dell’azione. E la meditazione ’ l’opposto della ruminazione,
spegne il DMN.
I ricercatori hanno visto che il DMN, che non era
attivo pre-esercizio, si ’ attivato nel periodo post-esercizio nella
ME/CFS ’ e lo propongono come possibile biomarcatore di PEM nella
patologia. In particolare si ’ attivata la corteccia prefrontale
mediale.
L’esercizio consisteva nell’andare in bicicletta per 25
minuti. E uno stato di sforzo “submassimale” ’ raggiunto quando un
partecipante raggiunge una frequenza cardiaca calcolata al 70% della
sua frequenza cardiaca massima e poi raggiunge l’85% della frequenza
cardiaca massima necessaria per raggiungere la soglia anaerobica. Come
ben sappiamo la soglia anaerobica ’ raggiunta prima dai pazienti
rispetto ai controlli sani.
La misurazione dell’attivazione del
DMN ’ stata fatta con delle risonanze magnetiche legate all’ossigeno,
BOLD MRI, dove BOLD sta per blood oxygenation level-dependent
(dipendente dal livello di ossigenazione del sangue). Le regioni del
cervello che si sono attivate (più ossigenate) o inattivate (meno
ossigenate) sono state identificate come nodi. Il danno a uno di questi
nodi può compromettere il funzionamento dell’intera rete e l’idea ’ di
cercare nodi specifici che potrebbero essere danneggiati nella ME/CFS.
Poich’
il DMN deve essere spento affinché l’azione abbia luogo, la sua
attivazione nella ME/CFS ha reso i compiti più difficili da completare.
Gli autori hanno chiamato il processo “task-related deactivation”
(disattivazione collegata al compito).
Lo studio non ha misurato
la ruminazione, quindi non si sa se si stava verificando, ma se avete
pensieri di grande impeto o avete difficoltà a far calmare la vostra
mente, come se non riusciste a trovare l’interruttore per spegnere il
cervello, potreste star ruminando.
Potrebbero giocare un ruolo
altri aspetti indicati dai risultati dello studio, come la riduzione
dei flussi di sangue in generale, e in particolare alle regioni del
cervello coinvolte con la regolazione del sistema nervoso autonomo,
l’intercettazione, la percezione del dolore, il sonno e il movimento.
Anche
se gli autori non l’hanno detto, l’esaurimento delle riserve
energetiche e il malessere post-sforzo sembrano verificarsi come una
forma di protezione, per cui l’evitamento dei compiti,
l’interiorizzazione e l’isolamento avrebbero proprio il senso di
proteggere il paziente.
Risultati similari si sono trovati nella
malattia della guerra del Golfo, ’ possibile che l’attivazione DMN
post-esercizio sia una caratteristica di tutte le malattie che
presentano fatica e intolleranza allo sforzo.