#MEAction invita i singoli a firmare questa petizione, che noi abbiamo firmato come

Associazione.

Si tratta di una lettera urgente al nuovo direttore dei National

Institutes of Health (NIH), il dottor Jay Bhattacharya, chiedendo che i

NIH stanzino 50 milioni di dollari per finanziare la Roadmap di ricerca

sulla ME/CFS.

#MEAction aveva inviato una lettera simile alla fine dello scorso anno

all’ex direttrice dell’NIH, la dottoressa Monica Bertagnolli, che nel

frattempo si ’ dimessa. E l’avevamo firmata. Quella lettera, spiega

#MEAction, ha raccolto 7.000 firme e i direttori dei principali

istituti NIH hanno risposto che ora la lettera deve essere consegnata

al Dr. Jay Bhattacharya.  Quindi c’’ bisogno di un numero ancora

maggiore di firme. E anche se gli Istituti sono americani, va bene se

le firme sono da tutto il mondo.

Si chiedono solo nome (First name) e cognome (Last name), mail e Paese

di appartenenza.

Questa sera   il professor Tirelli e la dottoressa Giada Da Ros

sono stati al CinemaZero di Pordenone dove proiettavano un film

documentaristico biografico su Mauro Corona e lo hanno incontrato prima

della proiezione. Gli hanno lasciato un paio di copie di NONSOLOFATICA,

il depliant sulla nostra patologia della World ME Alliance e una

facciata sulla nostra giornata mondiale. Potete vede qualche foto sulle

nostra pagine FB qui o su Instagram.

In vista della Giornata Mondiale della ME/CFS del 12 maggio, la World

ME Alliance e i suoi membri –  quindi anche noi che ne facciamo

parte – hanno deciso di fare una campagna di sensibilizzazione per far

luce su sei miti molto comuni che si sentono spesso sulla ME/CFS e di

sostituirli con i fatti, che mettono in discussione queste idee fasulle.

Sono stati preparati dei ’poster’ che trovate distribuiti sui social in

italiano con il logo della nostra associazione.

Al link potete leggere l’articolo completo (dove li

trovate tutti in più lingue).

La WMEA ha pubblicato anche un poster maker

per realizzarne di personalizzati e chiediamo a persone di tutto il

mondo di scattarsi una foto e di  sostenere uno dei fatti che

abbiamo raccolto.

Segnaliamo questo abstract di un articolo con fra gli autori anche Lilly Chu, che sull’argomento ’ una delle maggiori esperte:

https://scholarlycommons.pacific.edu/rcs/2025/events/84/

Qui sotto ’ tradotto I sintomi post-sforzo sono simili nei pazienti maschi e femmine con Encefalomielite Mialgica/Sindrome da Fatica Cronica BACKGROUND: La ME/CFS ’ una malattia che viene diagnosticata esclusivamente attraverso i sintomi riferiti. La maggior parte delle persone affette da encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) non viene diagnosticata. Una caratteristica distintiva della ME/CFS ’ il malessere post-sforzo (PEM), ovvero il peggioramento dei sintomi dopo uno sforzo. Non ’ noto se la PEM si presenti in modo diverso a seconda del sesso.

SCOPO: Confrontare i sintomi della PEM riferiti da maschi e femmine con ME/CFS dopo il test da sforzo cardiopolmonare (CPET).

METODI: maschi e femmine hanno descritto i sintomi utilizzando un questionario a risposta aperta durante e dopo due giorni di sforzo. Lo sforzo ’ stato standardizzato utilizzando criteri oggettivi per lo sforzo massimo. I sintomi sono stati poi classificati in 20 categorie.

Il test esatto di Fisher ’ stato utilizzato per confrontare le percentuali di uomini e donne che hanno approvato ogni categoria di sintomi per ogni punto temporale, mentre il test U di Mann-Whitney’ stato utilizzato per confrontare il numero medio di categorie di sintomi riferiti e il tempo necessario per recuperare dalle CPET. Un valore p<0,05 ’ stato considerato significativo.

RISULTATI: durante e dopo le CPET, il 25,6% in più di donne ha riportato disturbi gastrointestinali rispetto agli uomini (34,3% vs. 8,7%, p=0,02). Al contrario, 24 ore dopo la prima CPET, il 15,7% in più di uomini ha riferito giramenti di testa (21,7% vs. 6,0%, p=0,04). Per il resto, uomini e donne hanno raccontato sintomi simili.

Immediatamente e 24 ore dopo la seconda CPET, le donne hanno indicato un numero leggermente maggiore di categorie di sintomi rispetto agli uomini (3,5’1,8 vs. 2,6’1,5 e 3,7’2,1 vs. 2,8’1,7, rispettivamente, entrambi p=0,04). Il 52% delle donne e il 45% degli uomini hanno impiegato più di una settimana per recuperare (p=0,56). I restanti partecipanti hanno impiegato 4,9 ’ 2,1 giorni e 4,8 ’ 1,8 giorni, rispettivamente, per tornare ai valori di base (p=0,58).

CONCLUSIONI: Tranne che per i sintomi intestinali e la sensazione di testa leggera, uomini e donne con ME/CFS hanno sperimentato sintomi simili durante la PEM. Non ci sono state differenze nei tempi di recupero. I medici dovrebbero chiedere di questi due sintomi quando cercano di identificare la PEM.

Vi aggiorno su quanto EMEC (European ME Coalition) ha condiviso con un

post su X (qui) e BlueSky (qui)

Eccolo tradotto:

1) Buone notizie: il bando europeo sulle patologie ad alto carico e

poco studiate sarà probabilmente rinnovato nel programma di lavoro 2025

di Horizon Europe. La #MECFS ’ citata come esempio.

2) Questo bando potrebbe fornire una nuova opportunit’ di finanziamento

per i ricercatori sulla ME/CFS. Il budget totale ’ di 30 milioni di

euro. Il bando mira a finanziare 5 progetti con un budget target di 6

milioni di euro ciascuno.

3) L’ambito di applicazione del bando ’ costituito da malattie con un

elevato carico di malattia che rimangono poco studiate. La descrizione

’ ancora piuttosto ampia (abbiamo sostenuto che dovrebbe essere più

specifica). Tuttavia, la ME/CFS ’ citata come primo esempio.

4) Il bando precedente aveva un budget di 25 milioni di euro e ha

finanziato solo 4 progetti, quindi sembra che ci sia stato un (piccolo)

aumento del budget per finanziare un ulteriore consorzio. I risultati

dell’ultimo bando sono disponibili qui.

5) Il bando prevede ora una sola fase di presentazione delle domande

(il precedente prevedeva due fasi), che si spera renda più semplice e

meno onerosa la presentazione delle proposte.

6) Tutte queste informazioni provengono da una bozza pubblicata dalla

Commissione europea che non ’ ancora stata formalmente approvata.

Alcune modifiche sono ancora possibili. La versione definitiva sarà

pubblicata nel maggio 2025. (link)

7) Ci auguriamo che i ricercatori sulla ME/CFS (e i loro partner

internazionali) si preparino a presentare candidature solide per questo

bando. I prossimi convegni rappresentano un’opportunit’ ideale per

creare una rete di contatti ed esplorare collaborazioni.

8) Il 10 maggio si terr’ un simposio scientifico intitolato

’Demistificare la PEM’ presso l’Universit’ di Vienna.

’ organizzato da WE&ME e dal Centro di riferimento nazionale per le

sindromi post-virali. (link)

9) La ME/CFS Research Foundation sta organizzando una conferenza

internazionale sulla ME/CFS a Berlino il 12-13 maggio (link).

10) Invest in ME Research sta organizzando una 5-giorni di conferenze e

incontri nel Regno Unito per i ricercatori sulla ME/CFS dal 26 al 30

maggio 2025 (link).

11) Ci auguriamo che queste conferenze gettino le basi per una

collaborazione a livello europeo dei ricercatori sulla ME/CFS e per una

forte candidatura al bando europeo.

12) Tuttavia, dobbiamo ricordare che questi bandi sono altamente

competitivi e hanno un basso tasso di successo. L’ultima volta ci sono

state più di 100 domande, di cui solo 4 hanno ricevuto un finanziamento.

Ieri su “Salute”, inserto de La Stampa e La Repubblica, ’ stato

pubblicato un articolo con la testimonianza di Penelope Mirotti. Qui sulla nostra pagina FB lo trovate

scannerizzato.

’ uscito un nuovo pre-print dal titolo ’Il solriamfetol migliora i

sintomi della fatica quotidiana negli adulti con encefalomielite

mialgica/sindrome da fatica cronica dopo otto settimane di trattamento’

Joel Young, Richard Powell, Anna Powell, Lisa Welling, Lauren Granata,

and Jamie Saal, Solriamfetol improves daily fatigue symptoms in adults

with myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome after eight

weeks of treatment, https://osf.io/preprints/psyarxiv/j6v5t_v1

Premessa: L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica

(ME/CFS) ’ una malattia a lungo termine senza opzioni terapeutiche che

affrontino direttamente la malattia. Il solriamfetol ’ un doppio

inibitore selettivo della ricaptazione di noradrenalina e dopamina che

promuove la veglia nell’apnea ostruttiva del sonno e nella narcolessia.

Obiettivi: questo studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza del

solriamfetol per i sintomi della fatica in adulti con ME/CFS con 8

settimane di trattamento.

Metodi: Si tratta di uno studio di fase 4, in doppio cieco,

randomizzato, controllato con placebo, sul solriamfetol in adulti con

ME/CFS. I partecipanti idonei sono stati assegnati in modo casuale a

ricevere 75 mg (titolati a 150 mg secondo necessità) di solriamfetol o

placebo. I partecipanti hanno completato una batteria di valutazioni

durante le visite settimanali. L’esito primario ’ stato il punteggio

del Fatigue Symptom Inventory (FSI) e l’esito secondario ’ stato il

Behavioral Rating Inventory of Executive Function for Adults (BRIEF-A),

alle settimane 6 e 8. I test T hanno valutato le differenze tra i

punteggi medi e quelli medi del BRIEF. I test T hanno valutato le

differenze nella variazione media dal basale tra solriamfetol e

placebo. Gli eventi avversi sono stati monitorati per tutta la durata

dello studio.

Risultati: Alla settimana 8 (p = .039), ma non alla settimana 6 (p =

.270), il solriamfetol ha migliorato la gravità della FSI rispetto al

placebo. Sul composito esecutivo globale BRIEF-A, il solriamfetol ha

migliorato più del placebo alla settimana 8 (p = .012), grazie al

miglioramento dell’indice di metacognizione (p = .004), ma non

dell’indice di regolazione comportamentale (p = .574). Il solriamfetol

’ stato ben tollerato e gli effetti collaterali più comuni sono stati

la perdita di sonno e il mal di testa.

Conclusioni: Il solriamfetol ha dimostrato una buona sicurezza ed

efficacia nel migliorare la fatica e il funzionamento esecutivo nei

pazienti con ME/CFS. Come doppio inibitore della ricaptazione della

noradrenalina e della dopamina e come promotore della veglia, il

solriamfetol ha il potenziale per migliorare i sintomi della fatica

nella ME/CFS.

Segnaliamo  questo articolo del professore emerito Frank Comhaire

del Dipartiumento di Endocrinologia e Malattie Metaboliche

dell’Universit’ di Ghent in Belgio, dal titolo ’Come tratto i miei

pazienti affetti da Encefalomielite Mialgica/Sindrome da Fatica Cronica

(ME/CFS), fibromialgia o ’Long-COVID’ pubblicato sul Journal of

Clinical Images and Medical Case Reports: https://jcimcr.org/pdfs/JCIMCR-v6-3508.pdf

Sotto nell’abstract tradotto ho corretto il nome del Naltrexone che

nell’originale era sbagliato, dopo aver verificato che nell’effettivo

articolo fosse indicato correttamente

Abstract tradotto:

Comune all’encefalomielite mialgica, alla sindrome da fatica cronica e

al cosiddetto Long Covid ’ la panoplia di disturbi, con il malessere

post-sforzo (PEM) come sintomo più tipico. A questi si aggiungono la

sensazione permanente di affaticamento, la diminuzione della capacità

di concentrazione, la cosiddetta nebbia cerebrale, il sonno non

ristoratore, dolore diffuso e, in caso di Long-COVID, difficoltà

respiratorie. Diversi studi recenti hanno confermato la mia ipotesi

originale secondo cui la maggior parte di questi fenomeni ’ dovuta a un

cattivo metabolismo e a una scarsa produzione di energia da parte dei

mitocondri. Ho suggerito che l’inibizione dell’attività della piruvato

deidrogenasi (Pdh) sia la causa principale. L’inibizione della Pdh ’

probabilmente causata da un eccesso di fosfatasi: la piruvato

deidrogenasi chinasi (PDK). Quest’ultima ’ il risultato di un ’Disturbo

Immunitario Sistemico’ (che ho chiamato ’SID’) e dell’infiammazione.

Sulla base di questa ipotesi ho applicato modalità di trattamento per

via orale e infusionale che hanno avuto successo in circa l’80% dei 130

pazienti consecutivi. Le sostanze cardine sono il dicloroacetato di

sodio, che riduce la PDK, il Meldonium, che facilita il metabolismo

intracellulare del glucosio, e il Naltrexone a basso dosaggio, che

ottimizza la funzione della microglia.

La campagna di quest’anno di #MEAction e #MillionsMissing ’ grandemente

incentrata sui tagli alla sanit’ negli USA ed ’ un SOS al Congresso

americano per salvare i loro Sistemi di Supporto. Salvare la Scienza.

Salvare la Societ’.

Save our Support Systems. Save our Science. Save Our Society!

Qui trovate in proposito.

Alcune cose sono specifiche loro e non adatte a tutti, ma a qualcosa

possiamo partecipare anche noi.

1.    Si può mandare una foto con il proprio nome e

qualcosa su di s’ (non più di 40 parole – in inglese), che verrà

utilizzata durante una protesta a Washington, da caricare qui entro il 5 maggio.

2.    Create un segnale di SOS sotto forma di arte. Pu’

essere realizzato con qualsiasi tipo di mezzo e può essere usato di

persona o condiviso sui social media il 12 maggio usando gli hashtag

#DisabilitySOS e #MillionsMissing.

3.    Scattate una foto di voi stessi con un cartello o

un’opera d’arte che illustri il vostro segnale di SOS, oppure

utilizzate uno dei nostri cartelli già pronti, e condividetela il 12

maggio – qui possiamo anche sbizzarrirci e dire che un SOS va anche

dalle nostre istutuzioni.

4.    Il 12 maggio, condividete la vostra storia di 1

minuto sui social media. Utilizzate gli hashtag #DisabilitySOS e

#MillionsMissing, taggate @MEActnet.

Altri hashtag consigliati: #pwME #MECFS #LongCovid

#MyalgicEncephalomyelitis #DisabilityJustice #disability #spoonie

#chronicIllness (loro segnalano anche #SaveMedicaid #ProtectMedicaid,

ma nel nostro caso penso si possano saltare).

Qui trovate il Global Toolkit, quindi quello

pensato per tutti in cui sono date queste indicazioni.

Come potete leggere da questo thread

su X qualcuno ha chiesto a ChatGPT di elaborare un piano di trattamento

basato su ’tutte le ricerche confermate e pubblicate che sono state

replicate nella ME, a partire dal 1955 fino ad oggià. Seguono varie

schermate con la risposta, che trovate al link sopra in originale e qui

sotto tradotte. Ci ’ parso un utile riassunto/promemoria.

1.    Terapie di modulazione immunitaria

Approfondimenti della ricerca:

o    1955-1980s: Le prime prove di ME/CFS a insorgenza

post-virale (ad esempio, l’epidemia del Royal Free) suggeriscono

un’attivazione virale persistente.

o    Anni ’90-2000: Gli studi hanno evidenziato la

disregolazione immunitaria, tra cui la scarsa funzionalit’ delle

cellule NK, l’esaurimento delle cellule T e l’aumento delle citochine

pro-infiammatorie.

o    Anni 2010-oggi: Klimas, Scheibenbogen e altri hanno

identificato l’esaurimento immunitario, l’autoimmunit’ e

l’infiammazione cronica, con anomalie delle cellule B e delle cellule T.

Terapie promettenti:

o    Inibitori di JAK-STAT: Sulla base delle scoperte di

Ron Davis, secondo cui l’IFN-alfa guida lo shunt dell’itaconato,

bloccando la produzione di ATP, gli inibitori della JAK-STAT (ad

esempio, ruxolitinib, baricitinib) potrebbero sopprimere la

segnalazione dell’IFN-alfa e potenzialmente ripristinare il metabolismo

energetico.

o    Rituximab (anti-CD20): Inizialmente promettente nel

colpire l’autoimmunit’, ma fallito negli studi di fase 3, forse a causa

di una stratificazione inappropriata dei pazienti.

o    BC007 (terapia con aptameri): Ha come bersaglio gli

autoanticorpi contro i recettori accoppiati a proteine G (GPCR) e si ’

dimostrato promettente nel Long-COVID, che condivide la fisiopatologia

della ME/CFS.

2.    Terapie vascolari e del flusso sanguigno

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’90: La ricerca di Peter Behan ha evidenziato una disfunzione

vascolare e autonomica, con riduzione del flusso sanguigno cerebrale.

o Anni 2010: Gli studi invasivi CPET del Dr. David Systrom hanno

evidenziato shunt periferici, basso precarico e disregolazione

microvascolare.

o Anni 2020: Pretorius e Kell collegano la ME/CFS ai microcoaguli e

all’ipercoagulabilit’, che riducono l’apporto di ossigeno ai tessuti.

Terapie promettenti:

o Ripristino del volume ematico:

o Infusioni di soluzione salina, albumina, fludrocortisone e

desmopressina (DDAVP) per affrontare l’ipovolemia cronica.

o Eritropoietina (EPO) o fattori di crescita ematopoietici per

aumentare la produzione di globuli rossi e l’ossigenazione dei tessuti.

o Anticoagulanti e fibrinolitici:

o Eparina, nattochinasi e lumbrochinasi per ridurre i microcoaguli e

migliorare il flusso sanguigno.

o Vasodilatatori:

Mestinon (piridostigmina) per migliorare il flusso sanguigno attraverso

il potenziamento del segnale dell’acetilcolina.

Donatori di ossido nitrico (NO) o inibitori della PDE5 (ad esempio,

sildenafil) per migliorare la vasodilatazione e la perfusione tissutale.

3.    Terapie mitocondriali e metaboliche

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’80: I primi studi metabolici hanno rivelato un’alterazione

della fosforilazione ossidativa e un accumulo di lattato.

o Anni 2010: La ricerca di Fluge e Mella ha dimostrato l’inibizione

della piruvato deidrogenasi (PDH), che compromette la produzione

mitocondriale di ATP.

o Anni 2020: Wirth, W’st e Scheibenbogen hanno confermato la

disfunzione muscolare e mitocondriale, mostrando una trappola

metabolica post-sforzo e una ridotta produzione di energia.

Terapie promettenti:

o Supporto mitocondriale:

o D-ribosio, CoQ10, NAD+ e L-carnitina per sostenere la funzione

mitocondriale.

o Suramina: uso sperimentale per ridurre la disfunzione metabolica e

ripristinare la produzione di ATP.

o Riprogrammazione metabolica:

o DCA (dicloroacetato) per stimolare l’attività della PDH e

ripristinare il ciclo di Krebs.

o Inibitori della via dell’Itaconato per bloccare il meccanismo di

blocco dell’ATP proposto da Ron Davis.

4.    Neuroinfiammazione e terapie per il SNC

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’90: Le prime immagini cerebrali hanno rivelato ipoperfusione e

neuroinfiammazione.

o Anni 2000: Baraniuk e altri hanno evidenziato alterazioni della

sostanza bianca e marcatori neuroinfiammatori.

o Anni 2020: Younger, Natelson e Van Elzakker hanno identificato

un’attivazione gliale cronica, suggerendo una disregolazione

immunitaria del SNC.

Terapie promettenti:

o Naltrexone a basso dosaggio (LDN): Modula l’attivazione microgliale e

riduce la neuroinfiammazione.

o Minociclina: Antibiotico con effetti neuroprotettivi e

antinfiammatori.

o Cannabinoidi (CBD/THC): Propriet’ antinfiammatorie e neuroprotettive,

riducono l’attivazione dei mastociti e la neuroinfiammazione.

o Combinazioni antivirali + neuroprotettive:

Valganciclovir + celecoxib: La terapia antivirale combinata con agenti

antinfiammatori ha mostrato benefici nella ME/CFS a insorgenza virale.

5.    Terapie ormonali e ipofisarie

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’80-2000: Gli studi hanno evidenziato una disfunzione ipofisaria

e surrenalica, con un basso livello di cortisolo e una regolazione

anomala dell’asse HPA.

o Anni 2010: Evidenza di una disfunzione ipotalamica e di una ridotta

risposta dell’ACTH allo stress.

o Anni 2020: I modelli di Klimas indicano la disregolazione endocrina

come parte della patogenesi della ME/CFS.

Terapie promettenti:

o Idrocortisone a basso dosaggio: migliora l’insufficienza surrenalica,

ma deve essere dosato con attenzione per evitare la soppressione

immunitaria.

o Supporto dell’ormone tiroideo: Alcuni pazienti affetti da ME/CFS

presentano una sindrome da bassa T3, che beneficia della terapia con T3

o NDT (tiroide naturale essiccata).

o Terapia di stimolazione con ACTH: Per migliorare la reattività

surrenalica.

6.    Terapie antimicrobiche e antivirali

Approfondimenti sulla ricerca:

o Anni ’50-’80: Le cause infettive (EBV, Coxsackievirus, ecc.) sono

stati implicati nell’insorgenza della ME/CFS.

o Anni 2000-2010: Gli studi di Montoya con il valganciclovir per

l’EBV/HHV-6 hanno mostrato una certa efficacia.

o Anni 2020: Una lunga ricerca COVID ha identificato serbatoi virali

persistenti con sovrapposizioni nella ME/CFS.

Terapie promettenti:

o Antivirali:

o Valganciclovir (HHV-6, EBV).

o Famciclovir (HSV, VZV).

o Antimicrobici:

o Doxiciclina o azitromicina in caso di infezioni batteriche croniche

(es. Bartonella, Mycoplasma)

Gli approcci combinati sono fondamentali

Poich’ la ME/CFS ’ causata da molteplici patologie che interagiscono

tra loro, ’ probabile che nessun singolo trattamento sia in grado di

curarla.

Gli approcci più promettenti prevedono la combinazione di terapie che

affrontano la disregolazione immunitaria, i problemi vascolari, la

disfunzione mitocondriale e la neuroinfiammazione.

Potenziale strategia di cura:

o Inibitore di JAK-STAT (es. ruxolitinib) → modulazione immunitaria e

metabolica.

o Fibrinolitici + anticoagulanti – migliorano la perfusione tissutale.

o Supporto mitocondriale (es. D-ribosio, NAD+)

→ ripristinare la produzione di ATP.

o Agenti antinfiammatori del SNC (ad es. LDN) → riducono la

neuroinfiammazione.

o Supporto ormonale → correggere la disfunzione HPA e ipofisaria.

In conclusione:

La combinazione di terapie immuno-modulanti, vascolari e mitocondriali

sembra la più probabile per ottenere una cura o una remissione

significativa, sulla base delle ricerche accumulate. Volete maggiori

dettagli su una terapia specifica o un elenco degli studi in corso?