Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

La

IACFS/ME, ovvero l’Associazione Internazionale per la Sindrome da

Fatica Cronica/Encefalomielite Mialgica, ha allertato la comunità della

CFS/ME rispetto all’intenzione di inserire la malattia all’interno del

DSM-5, che dovrebbe uscire nel 2013, curato da una Task Force della

Associazione Psichiatrica Americana.

IL DSM ’ il manuale di

classificazione delle malattie psichiatriche che contiene l’elenco e i

criteri per le diagnosi. Il manuale di cui ora dovrebbe uscire questa

nuova edizione ’ un punto di riferimento internazionale (per tutti, non

solo per gli americani cio’) per psichiatri (ovvero medici con una

specializzazione in psichiatria), psicologi (ovvero laureati in

psicologia con una abilitazione alla professione) e psicoterapeuti

(ovvero psicologi o medici con una specializzazione quadriennale, poi

abilitati alla professione di psicoterapeuta). Vi ’ da rilevare che

sebbene la pubblicazione abbia una considerazione di prestigio, ci sono

scuole di pensiero psicologico che negano validit’ scientifica a questo

strumento, sulla base di fondate argomentazioni epistemologiche, e ne

criticano l’utilizzo, ritenuto dannoso.

La IACFS/ME ha scritto

una lettera alla Task Force per la realizzazione del DSM-5, che

riportiamo qui tradotta, che spiega perché non ritengono opportuno

inserire la CFS/ME nel DSM-5 (25 marzo 2010). Inoltre spingono con

vigore a inviare i propri commenti contro questa possibilità che, in

modo condivisibile, ritengono disturbante. Le lettere scritte dai

professionisti del settore (ricercatori, clinici, educatori) sono

quelle che avranno la maggiore influenza e devono essere fatte

pervenire entro il 20 aprile.

Fred Friedberg, PhD, Presidente della IASCFS/ME

 

Lettera alla Task Force per il DSM-5:

A

nome del consiglio di amministrazione e dei membri della International

Association for Chronic Fatigue Syndrome ’ Associazione Internazionale

per la Sindrome da Fatica Cronica (IACSF/ME), vorrei esprimere la mia

profonda preoccupazione riguardo alla possibilità di re-classificare la

CFS come disturbo somatoforme nel DSM-5. Sebbene la nuova categoria

proposta di Disturbo dai Sintomi Somatici Complessi (CSSD) appaia

ragionevole, siamo preoccupati che la CFS, una patologia medica

complessa, diventi un sottotipo di CSSD o una distinta a s’ stante

diagnosi psichiatrica. Basiamo la nostra preoccupazione sui commenti

del dottor Simon Wessely (Gruppo di Lavoro DSM-5; Settembre 6-8, 2006)

che ha concluso che ’dobbiamo accettare l’esistenza ’ di

sindromi/sintomi somatici funzionali’ [separati dalla depressione e

dall’ansia] e rispettare l’integrit’ di fibromialgia, sindrome

dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica, e le loro

varianti culturali’. Questo commento suggerisce la possibilità di una

nuova diagnosi somatoforme del DSM-5 che classifica la CFS come una

manifestazione o sottocategoria.

La posizione della IACSF/ME ’ che

posizionare la CFS nella nuova categoria di CSSD non sarebbe

ragionevole sulla base del corpo di prove scientifiche e la corrente

comprensione di questa malattia.

La classificazione della CFS come

disturbo psichiatrico nel DSM-5 ignora le prove biomediche che si

stanno accumulando per porre le fondamenta della CFS nel dominio della

immunologia, la virologia, la genetica e la neuroendocrinologia. Nel

corso degli ultimi 25 anni, sono stati pubblicati 2000 studi sulla CFS

valutati dai colleghi. I dati supportano una patologia multifattoriale

caratterizzata da disturbi nella funzione dell’asse

ipotalamico-pituitario, pathway antivirali sovra-regolati nel sistema

immunitario, e anormalit’ genetiche.  Diversamente da quanto

accade con ansia clinica e depressione, le sostanze psicotrope sono

generalmente inefficaci per la CFS e il consiglio medico standard di

fare esercizio e riposare o riprendere le attività spesso porta a un

peggioramento dei sintomi. In contrasto alla depressione clinica, la

motivazione ’ molto meno colpita nella CFS e il desiderio di rimanere

attivi rimane intatto. Inoltre, nell’espressione dei geni sono state

recentemente trovate ampie differenze fra la CFS e la depressione

endogena (Zhang et al., 2009).

Sebbene la ricerca biomedica per

delucidare i meccanismi della CFS sia in fieri, le incertezze mediche

che circondano la CFS non dovrebbero essere usate come giustificazione

per classificarla come una malattia psichiatrica. Come dichiarato dal

dottor Ricardo Araya: ’L’assenza di una spiegazione medica [per una

malattia] non dovrebbe conferire automaticamente una etichettatura

psichiatrica (Settembre 6-8, 2006; Presentazione Somatica di Disturbi

Mentali; Gruppo di Lavoro per il DSM-5)’.

Con rispetto al DSM-5,

supportiamo il recente editoriale nel British Medical Journal del

dottor Allen Francis (2010), presidente della task force del DSM-IV,

che ha dichiarato che ogni nuova diagnosi del DSM dovrebbe essere

basata su ’una attenta analisi rischi-benefici che include’ una

considerazione di tutte le potenziali conseguenze non volute (p. 492)’.

Le probabili conseguenze non volute di una diagnosi di CFS nel nuovo

DSM sarà la aumentata stigmatizzazione o anche livelli perfino minori

di riconoscimento da parte dei medici che danno le cure primarie e

dalla comunità medica in generale. Come risultato, crediamo che una

tale azione sarebbe controproducente rispetto ai nostri continui sforzi

di educare i medici rispetto alla valutazione e alla cura clinica di

questi pazienti.

La IACFS/ME ’ una organizzazione di più di 500

professionisti biomedici e del comportamento la cui missione ’

promuovere, stimolare e coordinare lo scambio di idee collegate alla

ricerca sulla CFS, alla cura dei pazienti e al trattamento. Supportiamo

gli sforzi di pressione scientifica per maggiori fondi di ricerca.

Supportiamo anche le iniziative di politica di salute pubblica per

aumentare il riconoscimento e ridurre la stigmatizzazione che continua

a piagare questi pazienti debilitati e sottoserviti da un punto di

vista medico.

Grazie per la vostra attenzione.

Distinti saluti,

Fred Friedberg, PhD

Presidente

IACFS/ME

www.iacfsme.org

Partecipazione

 della CFS Associazione Italiana di Aviano  alla

presentazione del IX Rapporto nazionale sulle politiche della cronicit’

“Malattie croniche e diritti:

zona ad accesso limitato”, del Coordinamento nazionale delle

Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva (Sala

Capitolare del Senato della Repubblica ’ Roma) – Resoconto del

IX Rapporto CnAMC  

LA DOTTORESSA VERNON RAGIONA SUI RISULTATI PUBBLICATI DA

’RETROVIROLOGY’.

DI Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Recentemente

la rivista ’Retrovirology’ ha pubblicato un articolo che non trova

alcun collegamento fra il retrovirus XMRV e la CFS/ME. ’ il secondo

studio che arriva a questa conclusione, e mentre preparavamo la

traduzione ne ’ arrivato anche un terzo pubblicato sul British Medical

Journal e relativo a pazienti dei Paesi Bassi .

La dottoressa

Suzanne D. Vernon, PhD, che ha ottenuto il dottorato in virologia dalla

University of Wisconsin a Madison, ha lavorato del campo della ricerca

sulla salute pubblica rispetto alle malattie infettive ai CDC di

Atalnta ed ’ dal 2007 direttore scientifico della CFIDS Association of

America, ha buttato già alcune riflessioni che trovate sotto tradotte.

Nell’originale trovate anche i riferimenti bibliografici.

Secondo Studio Negativo Sull’XMRV: Ancnra in Cerca di uno Studio di

Replicazione Corretto e Robusto.

 

Un

secondo studio che ha cercato l’XMRV nella CFS ne ’ uscito a mani

vuote. Il 15 Febbraio, 2010, autori del Regno Unito (UK), hanno

pubblicato un articolo sulla rivista specializzata ad accesso libero

Retrovirology intitolato ’Assenza del virus xenotropico murino

imparentato al virus della leucemia nei pazienti del Regno Unito con la

sindrome da fatica cronica’. Questi investigatori hanno usato metodi

quantitativi e sensibili per cercare l’XMRV nei campioni di sangue

raccolti dai pazienti con la CFS, donatori di sangue sani e pazienti

clinici con altre patologie. Hanno anche cercato anticorpi che

potrebbero bloccare l’XMRV dall’infettare le cellule nella porzione

liquida del sangue (siero e plasma) della CFS e dei controlli.

Prima

di arrivare ai dettagli dell’articolo, guardiamo al gruppo che ha dato

notizia di questi risultati. L’investigatore leader, il dottor Harriett

CT Groom, e tre altri autori sono del dipartimento di virologia del

Medical Research Council National Institute for Medical Research,

l’equivalente dell’Istituto Superiore di Sanit’ per gli Stati Uniti.

Uno di questi investigatori, il dottor Jonathan Stoye, ’ stato il

co-autore dell’editoriale in Science che accompagnava la notizia di

Lombardi e gli altri che per la prima volta ha stabilito

un’associazione fra XMRV e CFS. Il dottor Stoye ’ un retrovirologo noto

in tutto il mondo. Quattro autori sono del gruppo della CFS alla St.

George’s University di Londra, compreso il dottor Jonathan Kerr, meglio

conosciuto per la sua ricerca che descrive gli aspetti genomici e

infettivi della CFS. Il dottor Kerr ’ anche co-investigatore grazie

alla borsa di ricerca del Whittemore Peterson Institute finanziata

dell’Istituto Superiore di Sanit’ (Americano). Due autori, incluso il

dottor John Gow, sono della Caledonia University di Glasgow, in Scozia.

Il dottor Gow ha un lunga documentata serie di pubblicazioni nella

ricerca sulla CFS. Due altri autori vengono dal Barts e dal London

National Health Service Trust e dal University College di Londra.

Ciascuno dei loro contributi a questo studio ’ descritto alla fine

dell’articolo.

ABC sul sangue:

Globuli rossi (eritrociti): Contengono emoglobina e aiutano a

distribuire ossigeno alle cellule

Globuli bianchi (leucociti): svolgono le funzioni del sistema

immunitario.

Piastrine (trombociti): Svolgono funzione di coagulazione e impediscono

ai batteri di entrare nelle cellule.

Plasma:

Rappresenta circa il 55% del fluido del sangue ed ’ composto da acqua,

piastrine e globuli. Se estrai le proteine coagulanti dal plasma,

questo viene chiamato siero.

Ci sono molti differenti metodi

usati per raccogliere, conservare e trattare i campioni di sangue. I

componenti del sangue possono essere testati per cose differenti, e

test per differenti componenti del sangue possono produrre risultati

differenti quando testati per la stessa cosa.  Tutti questi

fattori devono essere presi in considerazione  nello

standardizzare i test del sangue nel tempo, dallo stesso laboratorio e

attraverso diversi  setting di laboratorio. Nella ricerca, ’

pratica comune usare campioni raccolti e conservati nel tempo;

tuttavia, variazioni nel protocollo della conservazione del trasporto e

del trattamento devono essere considerati nella analisi dei dati e

nelle conclusioni.

Questo studio includeva tre diversi gruppi:

1.

St. George’s University di Londra (SGUL): Questo gruppo era formato da

142 pazienti adulti con la CFS e 157 donatori di sangue sani dal Gruppo

CFS della Divisione di Medicina Cellulare e Molecolare. Questi soggetti

avevano dai 18 ai 65 anni. I campioni di sangue, che contenevano sia

frazioni di cellule che di liquido, erano stati raccolti fra 1,5 e 4

anni dalla diagnosi. 

2. Barts e il London National Health

Service Trust (BLT): Questo gruppo era costituito da 226 campioni di

siero presi nel 2008 e nel 2009. Cinquantasette sono stati ottenuti da

pazienti nella clinica prenatale; 58 sono stati presi da pazienti con

patologie del sangue; 55 venivano da pazienti con problemi al fegato;

55 venivano da pazienti con problemi al fegato dalla clinica per

problemi ai reni. Tutti questi campioni sono stati usati come campioni

di controllo.

3. Glasgow Caledonian University (GC): Questo gruppo

era costituito da 28 pazienti con la CFS (20 campioni di siero e 3 di

plasma) e 12 controlli (8 campioni di siero e 4 di plasma). I pazienti

con la CFS avevano fra 28 e 79 anni e i campioni sono stati raccolti

fra il 1995 e il 2003.

Gli autori riportano che tutti I pazienti

con la CFS incontravano I criteri di definizione della CFS (Fukuda), ma

non c’erano altre dichiarazioni sulle caratteristiche di quei pazienti

in termini di gravità della malattia di altri marker clinici. Il gruppo

di pazienti, essendo costituito da pazienti da diversi centri non ’

specifico di questo studio; i campioni dai pazienti con la CFS usati

nello studio pubblicato su Science sono stati raccolti dagli ambulatori

di diversi medici in varie regioni, secondo le informazioni che si

trovano sul sito web del Whittemore Peterson Institute.

Gli

investigatori guidati dal dottor Groom hanno reso noti diversi tipi di

esperimenti nell’articolo di Retrovirology. Hanno usato metodi della

reazione della catena della polimerasi  (PCR) identici a quelli di

cui hanno riportato Lombardi e gli altri nell’articolo di Science,

eppure non sono stati in grado di individuare l’XMRV nei campioni dai

campioni dell’ SGUL. Hanno poi sviluppato un test quantitativo PCR

differente, ma molto sensibile, che potesse individuare addirittura

solo 16 copie di DNA dell’XMRV. Eppure di nuovo non c’era prova di

acidi nucleici dell’XMRV nei campioni dell’SGUL. Hanno usato una

tecnica apposita chiamata ’spiking’ (pungolamento) per mostrare che nei

campioni non c’era nulla che impedisse che l’XMRV si amplificasse.

 

Gli

anticorpi neutralizzanti impediscono che i virus entrino nella cellula,

’neutralizzando’ perci’ l’infezione. Groom e gli altri hanno cercato

prova di anticorpi neutralizzanti nel siero o nel plasma preso dai

pazienti e dai controlli sani. Hanno trovato che 26 (4.6%) dei 565

campioni di siero potevano neutralizzare l’XMRV, impedendogli di

entrare nelle cellule. Tuttavia, solo uno dei 26 era siero ottenuto da

un paziente con la CFS. La maggior parte di questi erano pure in grado

di neutralizzare la risposta a virus simili, cosa che indica una

significativa reattività incrociata nelle risposte sierologiche. 

Lo

studio di Retrovirology ha trovato prova di XMRV  individuando

anticorpi specifici nei campioni presi dai soggetti di studio, cosa che

dimostra che l’XMRV non ha contagiato le persone. Ma come l’altro

studio condotto nel Regno Unito di cui si parlava in PLoS ONE, questo

studio non ha individuato un più alto livello di XMRV nelle persone con

la CFS. Perch’? La tecnica di PCR usata nell’articolo era identica a

quella nell’articolo di Science  e altri metodi che hanno usato

potevano essere considerati migliori e più sensibili. Gli anticorpi

usati dai due laboratori erano differenti, tuttavia. Questi

investigatori non hanno testato altrettanti campioni di sangue di

controlli sani (157 nel gruppo SGUL) rispetto a quando hanno fatto

quelli dell’articolo di Science (218 controlli sani), che ha trovato

XMRV nel 3,7% dei controlli sani. (La fonte dei campioni dei controlli

sani non era descritta nell’articolo di Science).  Forse la cosa

più importante ’ che questo studio di Retrovirology ha fatto il test

per l’XMRV a donatori di sangue sani; i donatori di sangue vengono

sottoposti a visita medica per molte cose ed ’ probabile che siano un

gruppo molto più sano dei controlli ottenuti dalla popolazione

generale.  L’inclusione del gruppo di comparazione BLT di

individui con altre condizioni ’ nuovo di questo studio.

Perch’

non ’ stato trovato DNA dell’XMRV nei campioni con la CFS? Una

differenza fra i pazienti con la CFS selezionati per il gruppo SGUL e

quelli testati nello studio di Science potrebbe essere la severit’ e la

durata della malattia. I campioni di sangue del gruppo CFS dello SGUL

sono stati presi in tempi relativamente recenti nel corso della 

CFS (1-4 anni).  I pazienti con la CFS nello studio di Science

erano severamente malati oltre ad avere disfunzioni immunitarie,

sebbene le specifiche caratteristiche non siano state rese note.

Potrebbe semplicemente essere che i pazienti con la CFS nel gruppo SGUL

non fossero comparabili (ad esempio, malati così a lungo) a quelli

studiati nell’articolo di Science. Tuttavia, la reputazione del dottor

Kerr e la sua esperienza nella ricerca sulla CFS/ME, insieme alla sua

recente collaborazione con il the Whittemore Peterson Institute,

suggerisce che si sarebbe preso cura di usare criteri di selezione

similari nel suo progetto di studio. (E’ messo in nota nei

riconoscimenti che ’JK’  ’ Jonathan Kerr ’ era uno dei tre autori

che hanno progettato lo studio).

 

Ma se l’XMRV ’ in grado

di contagiare le persone ’ come mostrato da questo articolo,

nell’articolo di Science e negli articoli sul cancro alla prostata ’

non dovrebbero gli esperti essere in grado di individuare o trovare

anticorpi nel sangue? Non necessariamente. I virus hanno bisogno di

sopravvivere. Il modo migliore per loro di farlo ’ adattarsi all’ospite

in modo tale da potersi preservare. Rimanere a livelli molto bassi ’ un

modo di evitare di venire individuati dal sistema immunitario in modo

da sopravvivere. Sebbene il dottor Groom e i suoi colleghi abbiano

sviluppato un test PCR sensibile e quantitativo, l’XMRV potrebbe essere

in grado di nascondersi a meno di 16 copie (il limite di sensibilità in

questo studio), o potrebbe non essere presente nelle cellule del sangue

dei pazienti con la CFS che stanno male da meno tempo. Un altro trucco

che i virus usano ’ sabotare la risposta immunitaria. In un elegante

studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences

nel febbraio 2010, investigatori francesi hanno mostrato che i

retrovirus, incluso l’XMRV, contengono un dominio immunosoppressore

(ISD) nelle proteine dell’envelope. L’envelope ’ la porzione esteriore

del virus cio’ quella porzione che si suppone che la risposta

immunitaria riconosca. Questo ISD permette al virus di infettare le

cellule ma in qualche modo ’ e questo meccanismo non si capisce ’

impedisce al corpo di montare una risposta immunitaria e di sviluppare

anticorpi nautralizzanti contro il virus. Questo ’trucco’ dei virus

appena scoperto potrebbe spiegare perché così pochi campioni di siero

avevano anticorpi neutralizzanti dell’XMRV negli esperimenti descritti

nello studio di Retrovirology. L’elevata gamma di anticorpi dell’XMRV

descritti nell’articolo di Science potrebbe spiegare la reattività

sierologia incrociata. Ci sono casi noti in cui il sistema immunitario

viene in contatto con un agente complesso come un virus e stimola

reazioni multiple a parti del virus e ad altre molecole. 

Allora, che cosa ci vuole per avere un corretto e robusto studio di

replicazione?

Intensa

attenzione al dettaglio. Poich’ la selezione dei pazienti ’ stata un

potenziale fattore di confusione nei due studi negativi, la comunità

scientifica deve capire le caratteristiche cliniche dei pazienti con la

CFS che erano positivi all’XMRV nell’articolo di Science. La CFS ’ una

malattia cronica eterogenea con molti possibili sottotipi, ciascuno

reso ancor più complesso da co-malattie comuni come la Sindrome

dell’Intestino Irritabile, la fibromialgia e la depressione. La

mancanza di sottotipi universali e di criteri di organizzazione sulla

severit’ e sulla durata della malattia, rendono le comparazioni una

sfida. Molti pazienti con la CFS vengono sottoposti a una varietà di

trattamenti in modo da ricevere sollievo da questa debilitante

malattia. I trattamenti, specialmente quelli che direttamente agiscono

sul sistema immunitario, possono anche avere effetto sul ciclo di vita

dell’XMRV e sulla individuazione del virus.

La standardizzazione

dei metodi di analisi pure deve progredire. Come abbiamo riportato in

gennaio, il Gruppo di Lavoro sulla Ricerca Scientifica dell’XMRV nel

Sangue del Dipartimento americano di Salute e Scienze Umane sta

sviluppando pannelli analitici che permetteranno a laboratori multipli

di standardizzare i metodi per ottimizzare l’individuazione sensibile

del DNA provirale dell’XMRV e dell’RNA virale. Una volta che i metodi

sono standardizzati, questi stessi laboratori hanno intenzione di

testare gruppi codificati di campioni di sangue ottenuti primariamente

da donatori sani e da pazienti con la CFS che sono stati indicati come

positivi dall’XMRV.

Finch’ i metodi non sono standardizzati e alla

comunità scientifica non viene fornita informazione rispetto alle

specifiche caratteristiche dei soggetti con la CFS (e dei controlli)

che sono risultati positivi nello studio di Science, siate preparati a

leggere di altri studi negativi. Si spera che gli investigatori di

Science rendano disponibili queste informazioni prima che l’interesse

nell’XMRV associato alla CFS si affievolisca e diventi un altro ancora

dei tentativi frustrati di risolvere la CFS. Raggiungere il consenso

scientifico nel ruolo dell’XMRV nella CFS richiede più ricerca e

maggiore collaborazione, così come ’ necessario quando vengono fatte

molte altre importanti scoperte.

1

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

La

CFIDS Association on America nel marzo 2008 ha messo a disposizione una

serie di fondi in modo tale che potessero venire dedicati alla ricerca

sulla CFS. Gli obiettivi principali posti sono stati trovare: un marker

biologico; delle diagnosi obiettive; dei trattamenti. Nel novembre

dello stesso anno sono stati annunciati sei progetti di ricerca, scelti

fra una serie, dopo che questi sono stati vagliati attraverso un

processo che si chiama di peer-review cio’ dopo una valutazione da

parte dei pari, ovvero dei colleghi. Quattro di questi sei studi sono

partiti nel marzo del 2009, gli altri due nel giugno del 2009. ’

passato quasi un anno dall’inizio dei primi studi perci’ e il direttore

scientifico dell’Associazione, la dottoressa Suzanne D. Vernon, PhD, ha

voluto fare un po’ il punto della situazione, spiegando chi sta facendo

ricerca su che cosa, in un articolo che trovate qui in originale e

sotto tradotto per la parte relativa alle ricerche in corso. 

Dr. Kathy Light

I

dottori Kathy e Alan Light e il loro team di ricerca della Universit’

dello Utah stanno cercando dei marker diagnostici oggettivi per la CFS.

All’inizio di quest’estate il team Light ha pubblicato nuove scoperte

sul Journal of Pain descrivendo maker basati sul sangue che sembrano

collegati ai sintomi di fatica e di dolore nella CFS. Stanno

individuando recettori specifici dei metaboliti creati dai muscoli

durante una prova di esercizio moderato. Quello che ’ notevole ’ che i

marker non sono presenti nei soggetti con la CFS quando sono a riposo.

Tuttavia, dopo un moderato esercizio su una cyclette, l’espressione di

questi marker nei globuli del sangue aumenta in modo drammatico nei

soggetti con la CFS, ma non nei controlli sani o nei pazienti con la

sclerosi multipla (un’altra condizione con sostanziale dolore e fatica)

che fanno esercizio allo stesso modo.  Questo significa che ’

fin’ora ’ questo marker sembra individuare la fatica dopo-sforzo che ’

la il marchio della CFS. Un diagramma  che illustra la differenza

nei marker ’ apparso sulla copertina nel numero dell’ ottobre 2009 del

Journal of Pain. Il team Light sta facendo test su altri soggetti con

la CFS e altri gruppi di controllo con altre malattie per determinare

proprio quanto specifici della CFS siano questi marker. Se ha successo,

questo potrebbe essere il primo test diagnostico del sangue obiettivo

per il sintomo chiave nella fatica post-sforzo nella CFS.

Dr. Dikoma Shungu

Il

dottor Dikoma Shungu al Weill Cornell Medical College e i suoi

collaboratori continuano a esaminare il metabolismo del cervello nella

CFS. Nel 2009, Shungu e il suo team hanno pubblicato un articolo in una

prestigiosa rivista di tomografia, NMR in Biomedicine, che descrive

aumentati livelli di lattato nel fluido cerebrospinale del

cervello  nei pazienti con la CFS. ’ notevole il fatto che questo

non ’ stato trovato nei gruppi di confronto testati di controlli sani e

nei controlli malati (disordine ansiogeno generalizzato). Con l’attuale

premio che hanno ricevuto dalla CFIDS Assosiation,  Shangu ha

esteso lo studio per includere altri pazienti con la CFS e un gruppo di

controllo con la malattia del disordine da depressione maggiore. Un

eccitante aspetto di questo studio ’ che questi soggetti parteciperanno

anche allo studio del dottor Marvin Medow che esamina il flusso del

sangue (vedete sotto). Questa coppia di team investigativi ha

sviluppato un modello che ’ basato sull’infezione che causa

infiammazione e stress ossidativo che altera il flusso sanguigno e

aumenta il lattato nel sangue. Lattato elevato può essere individuato

attraverso l’MRS (Spettroscopia di Risonanza Magnetica), un test

tomografico non invasivo. Questo potrebbe essere un importante

approccio per individuare la CFS presto nel corso della malattia, cosa

importante dato che prima la CFS viene individuata e diagnosticata,

maggiore ’ la possibilità di un intervento efficace.

Dr. Marvin Medow

Il

dottor Marvin Medow e il suo team al New York Medical College studiano

la Sindrome da Tacchicardia Posturale (POTS), una forma cronica di

intolleranza ortostatica associata con segni e sintomi di vertigini,

perdita della visione, mal di testa, fatica, e deficit neurocognitivi.

Molte persone giovani con la CFS hanno la POTS, e almeno met’ degli

adulti con la CFS hanno la POTS. Medow studia se questi sintomi della

POTS sono dovuti a un minor afflusso di sangue al cervello. Lui e il

suo team hanno pubblicato un articolo su The American Journal of

Physiology ’ Heart and Circulatory Physiology nell’agosto del 2009

descrivendo il diminuito afflusso di sangue e l’alterata regolazione

del flusso di sangue da parte del cervello nei pazienti con la POTS.

Medow e il suo team continuano a studiare perché il flusso di sangue ’

alterato nella CFS e stanno esaminando le sostanze chimiche nel corpo

che causano lo stress ossidativo e le molecole che hanno effetto sulla

funzione dei vasi sanguigni. I soggetti che partecipano allo studio

Medow partecipano anche allo studio Shungu descritto sopra. Questo

permetter’ che le scoperte di Medow sui meccanismi del flusso del

sangue nel corpo siano relazionate alle alterazioni metaboliche e del

flusso del sangue che Shungu sta trovando nel sangue dei pazienti.

Questo tipo di studio integrato delle alterazioni del flusso sanguigno

ha la potenzialit’ di migliorare il trattamento della CFS.

Dr. Gordon Broderick

Il

dottor Gordon Broderick della University of Alberta sta lavorando con i

colleghi della Northwestern University e della University of

Illinois-Chicago per capire come l’Epstein-Barr virus (EBV) può

innescare la CFS a seguito di una moonucleosi infettiva  (anche

consciuta come mono e ’la malattia del bacio’). Broderick ’ un biologo

dei sistemi che usa sofisticati approcci medici e potenti computer per

costruire modelli di CFS basati su effettivi dati clinici e di

laboratorio. Ha pubblicato diversi articoli nel corso degli ultimi anni

che danno un modello di come il cervello, il sistema endocrino e il

sistema immunitario sono alterati nelle persone con la CFS. Una figura

da uno dei suoi articoli del 2009 ’ finita sulla copertina della

rivista scientifica Genomics. Quando non ’ nel suo laboratorio,

Broderick insegna biologia informatica agli studenti di medicina e usa

esempi di CFS in molte delle sue lezioni. Broderick ha reclutato cinque

studenti in medicina per condurre ricerca in questo gruppo con

l’obiettivo di sensibilizzare sulla CFS e sulla ricerca sulla CFS i

clinici di domani. Oltre a ottenere pubblicit’ sui media, gli studenti

di medicina pubblicano il loro lavoro sulla letteratura valutata da

colleghi.

Dr. Sanjay Shukla

Dr. Sanjay Shukla della

Marshfield Clinic Research Foundation studier’ i microbi dell’intestino

nella CFS. Sappiamo ora che gli esseri umani abbisognano del giusto

tipo e del giusto bilanciamento di microbi nei nostri intestini per

rimanere in salute. Shukla ipotizza che le persone con la CFS non

abbiamo il giusto tipo e bilanciamento di microbi e che lo sforzo causi

i microbi a fuoriuscire attraverso l’intestino causando infiammazioni e

disturbi metabolici. Ha assemblato un team di esperti in medicina

interna, fisiologia dell’esercizio e filogenia batterica per assisterlo

in questo studio innovativo. Il team ha cominciato a iscrivere pazienti

e controlli a luglio. Raccoglieranno campioni di sangue e di feci prima

e dopo una prova di esercizio fisico per studiare come lo sforzo ha

influenza sulla funzione e l’ecologia dell’intestino. Rimanete

sintonizzati su quelli che sicuramente saranno interessanti e

importanti risultati che potranno avere impatto sulla diagnosi e il

trattamento della CFS.

Dr. Bud Mishra

Il professor Bud

Mishra e il suo team di bioinformatici alla New York University

useranno il software di computer che hanno sviluppato per identificare

sottotipi e possibili cause della CFS. Mishra e il suo team stanno

compilando dei resoconti medici da centinaia di pazienti con la CFS ben

caratterizzati per raggiungere questo obiettivo. Una volta che I

resoconti medici sono stati convertiti in forma elettronica e poi

’letti’ e interpretati dal computer, un team di esperti umani valuter’

quanto bene il computer ha interpretato le informazioni. Suona

futuristico? Forse ma la realtà ’ che usare il computer per esaminare

registri ampi e cercare dei pattern ’ un’applicazione brillante di

’intelligenza artificiale’. Molte persone con la CFS hanno enormi

raccoglitori con il schedario medico. Il team di Mishrasta

essenzialmente cercando all’interno di schedari medici da centinaia di

pazienti con la CFS per identificare sottotipi e cause della CFS.

Pensate a questo progetto come a applicazione altamente specifica di

una tecnologia simile a Google che identificher’ nuove informazioni e

le tradurr’ per gli scenari clinici.

7 frebbraio 2010

Incontro CFSAC: Intervento del dottor Coffin. Di

Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di

Aviano (PN)

(leggi)

Prima

Associazione nata in Italia, ora la CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN) ’ la prima anche su Facebook. Se ci siete anche voi, diventate

fan.

UNA

MAPPA DELLA CFS/ME

DI Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italia di Aviano (PN)

Un

sito inglese, Chronic Fatigue Sindrome and Fibromialgia World Map, sta

cercando di creare una mappa virtuale di tutti coloro che soffondo di

CFS/ME e fibromialgia e invita tutti a registrarsi. Farlo ’ semplice:

basta indicare il proprio codice di avviamento postale (quello che si

aveva nel momento in cui ci si ’ ammalati, se nel frattempo ci si ’

trasferiti), scegliere di che cosa si soffre, specificare se si ’

maschi o femmine e fornire il proprio indirizzo mail, poi premere invio.

Lo

scopo ’ quello di creare un’immagine globale delle comunità della

CFS/ME e della Fibromialgia nel mondo, anche per capire se ci sono dei

’punti caldi’. La mappa ’ aggiornata quotidianamente, il sito ’ fornito

di un servizio di traduzione incorporato per cui, per essendo in

inglese, ’ agile da navigare per chiunque. E sulla piantina si possono

anche lasciare dei messaggi da leggere per gli altri. Nei primi due

giorni dal lancio si sono contate 4000 registrazioni.  ’La

Encefalomielite Mialgica (ME); la Sindrome da Fatica Cronica (CFS); e

la Fibromialgia (FM) sono malattie debilitanti che non hanno cura e

lasciano in rovina la vita chi vi soffre. Anche quelli con le migliori

capacità di adattarsi e di lottare spesso soffrono per l’abuso di altre

persone ben intenzionate che pensano che la persona malata magari si

sia voluta queste malattie o che queste malattie non esistano

veramente.’ Anche attraverso questa iniziativa, possibile grazie a

Google Map, si vuole far capire che non ’ così e sensibilizzare la

gente. 

Partecipate, diffondete la notizia e se avete un

sito web potete anche incorporare la mappa interattiva sulla vostra

webpage contattando il responsabile, fratello di una ragazza che soffre

di CFS/ME da 16 anni, all’indirizzo cfsmap@xmrv.me.uk.

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana, di Aviano

(PN)

Il

6 gennaio PLoS ONE, una rivista inglese online per la comunicazione

sulla ricerca scientifica e medica passata al vaglio dei colleghi ma

aperta a tutti, ha pubblicato una ricerca dal titolo ’Fallimento nell’individuare il nuovo retrovirus XMRV

nella Sindrome da Fatica Cronica’ condotta da Myra McClure,

professore di retrovirologia all’Imperial College di Londra.

Rispetto

alla metodologia, il gruppo di pazienti scelto, con un’et’ fra i 10 e i

70 anni, con un’et’ mediana di 40 anni, rispondeva ai criteri di

diagnosi dei CDC e ha ricevuto uno screening medico in modo da appurare

che non ci fossero altre malattie organiche. ’Il DNA estratto dai

campioni di sangue di 186 pazienti ’ stato esaminato per il provirus

dell’XMRV e per il virus murino della leucemia che ’ strettamente

imparentato attraverso PCR nidificato usando specifici inneschi

oligonucloidi. Per controllare l’integrit’ del DNA, il gene cellulare

della beta-globina ’ stato amplificato. I controlli negativi (acqua) e

i controlli positivi (DNA molecolare clonato infetto di XMRV) sono

stati inclusi. Sebbene il gene della beta-globina sia stato amplificato

in tutti i 186 campioni, n’ l’XMRV n’ le sequenze MLV sono state

individuate.’ La conclusione ’ stata che sebbene non si sia trovato un

collegamento fra la CFS/ME e l’XMRV questo potrebbe essere il risultato

di differenze fra la popolazione del Nord America e quella dell’Europa

riguardo all’infezione da XMRV.

Il team dell’Imperial College

di Londra, che ha condotto la ricerca, intervistato dalla BBC, che come

molte altre fonti di informazione ha subito raccolto la notizia, ha

sottolineato che sono sicuri che, almeno in Inghilterra non ci sia un

collegamento fra XMRV e CFS e che a questo punto non ’ il caso di

utilizzare i potenti farmaci anti-retrovivirali che conosciamo perché

non ci sono prove sufficienti che siano necessari o utili. Anzi,

potrebbero essere addirittura dannosi.

Su Science, in un

articolo intitolato ’La Sindrome da Fatica Cronica attaccata di nuovo’,

il giornalista Sam Kean commenta: ’Ecco che si ricomincia’, osservando

come questo sviluppo potrebbe ri-precipitare il campo degli studi sulla

CFS nella stessa confusione e acrimonia che lo ha caratterizzato per

anni. ’Questo risultato nullo porta la domanda di che cosa ’ se

qualcosa ’ era sbagliato con l’articolo originario. Nel loro articolo,

gli autori di PLoS ONE sembrano suggerire che la causa sia stata una

contaminazione, dichiarando che sono stati molto attenti a lavorare in

laboratori che non hanno mai trattato con XMRV e in macchine per la PCR

che non analizza nessun tessuto topino. Ma la McClure dice che il suo

gruppo voleva semplicemente rendere questo esplicito, non accusare

nessuno.’ A  Science dichiara: ’Non proviamo alcun piacere nel

trovare i colleghi in errore o nel distruggere le speranze dei

pazienti.’

Il dottor John Coffin, un microbiologo della Tuft

University a Medford, nel Massachussets, ritiene che entrambi gli studi

possano aver ragione e afferma che l’articolo di PLoS ONE ’ troppo

’preliminare’ per chiudere il dibattito.  Sostiene anche che la

CFS potrebbe avere molte cause alle spalle. Pensare che per tutti

coloro che hanno la CFS ci sia la stessa eziologia potrebbe essere

ingenuo. 

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Di

seguito riportiamo tradotto il comunicato stampa che il Whittemore

Peterson Institute ha diffuso in seguito alla pubblicazione su PLoS ONE

di uno studio inglese che ’ stato incapace di trovare l’XMRV nei

pazienti con la CFS/ME da loro esaminati.

PER DIFFUSIONE IMMADIATA

Frankie Vigil

R&R Partners for

Whittemore Peterson Institute

775-336-4555

frankie.vigil@rrpartners.com

Dichiarazione Ufficiale del Whittemore Peterson Institute Riguardo allo

Studio Inglese

Il

Whittemore Peterson Institute (WPI) ha esaminato l’articolo intitolato

’Fallimento nell’individuare il nuovo retrovirus XMRV nella Sindrome da

Fatica Cronica’. Questo studio non ha duplicato le rigorose tecniche

scientifiche usate dal WPI, dal National Cancer Institute e dalla

Cleveland Clinic, perci’ non può essere considerato uno studio di

riproduzione n’ i risultati possono dichiarare di essere altro che un

fallimento non solo a individuare l’XMRV, ma anche un fallimento nel

far pensare a risultati che abbiano un significato.

I metodi

scientifici usati dal WPI sono molto precisi e richiedono tecniche

specifiche per assicurare accuratezza. Le differenze impiegate da

Erlwein e gli altri non solo spiegano il loro fallimento nel replicare

lo studio del WPI, ma rendono anche le conclusioni prive di

significato. Queste differenze includono, ma non sono limitate alle

seguenti:

1)    Volume e trattamento dei campioni di sangue.

2)    Differenze sui criteri/la popolazione dei pazienti;

3)    Numero e tipo di test fatti per assicurare

risultati accurati, inclusa la coltura dei globuli bianchi;

4)    Uso di un controllo di plasmide molecolare in

acqua contro un campione di sangue positivo; e

5)   

Differenti sequenze di innesco e protocollo di amplificazione usato per

trovare il virus, che non sono stati validati da un contro clinico.

Lo

studio del WPI ’ stato pubblicato dopo 6 mesi di rigoroso esame e tre

conferme di laboratori indipendenti, cosa che prova che non ’ avvenuta

contaminazione e che l’XMRV infettivo era presente nel 67% dei pazienti

con la CFS diagnosticati secondo i criteri Canadesi e i criteri Fukuda.

Al contrario, questo ultimo studio ’ stato pubblicato online dopo solo

tre giorni di esame. Rimangono significative e critiche domande

rispetto allo status dei campioni dei pazienti usati nello studio

inglese dal momento che possono essere stati confusi con pazienti

psichiatrici affaticati, dal momento che il Regno Unito ha relegato i

pazienti con la ’CFS’ alla cura psichiatrica e non alle tradizionali

pratiche mediche. ’Si sa poco riguardo alla diffusione dell’XMRV nel

mondo, molto meno sulla incidenza dell’XMRV nella CFS/ME o nel cancro

alla prostata’ enfatizza la dottoressa Judy Mikovits. ’Il WPI e i suoi

collaboratori all’NCI sono attivamente impegnati con team di ricerca

internazionali per investigare queste importanti questioni.’

Il

WPI non raccomanda l’uso di farmaci anti-retrovirali che si deve ancora

provare che siano efficaci nel trattare le infezioni da XMRV. Tuttavia,

diverse grandi compagnie farmaceutiche hanno espresso interesse nello

sviluppare farmaci anti-retrovirali e immuno-modulatori che tratteranno

in modo efficace le malattie associate all’XMRV.

Il WPI ’

impaziente di avere i risultati di altri gruppi scientifici in giro per

il mondo, che siano seri rispetto al replicare i suoi risultati

scientifici, usando le stesse tecniche del WPI e dei suoi

collaboratori. Il fatto che l’XMRV ’ stato individuato nel 67% dei

campioni con la CFS  nello studio degli Stati Uniti ha determinato

una significativa associazione fra l’XMRV e la CFS, cosa che esige

un’indagine molto più seria da parte delle agenzie della salute

responsabili nel mondo sulle cause di questa debilitante malattia.

#########

Whittemore Peterson Institute

Il

Whittemore Peterson Institute per le Malattie Neuro-Immunitarie esiste

per portare scoperta, conoscenza e trattamenti efficaci ai pazienti con

malattie che sono causate da una acquisita cattiva regolazione del

sistema immunitario e del sistema nervoso, che spesso risulta in una

malattia e una disabilit’ che dura tutta la vita. Il WPI ’ il primo

istituto al mondo dedicato alle malattie neuro-immunitarie associate

all’X (XAND) e altre malattie associate all’X, integrando il

trattamento dei pazienti, la ricerca di base e clinica e l’educazione

medica.

PENSATE CHE LA CFS/ME SIA UNA VERA MALATTIA? IL DAILY MAIL RITIRA LA

DOMANDA E SI SCUSA.

Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Alcuni

giorni fa, il quotidiano britannico The Daily Mail ha pubblicato un

insultante sondaggio in cui si chiedeva ’Pensate che la ME sia una vera

malattia’? Quelli che rispondevano di s’ erano la maggioranza, ma la

frustrazione di sentirsi porre la domanda  ha rattristato e fatto

arrabbiare molti. Andrea Pring, una lettrice che ha anche un suo blog

dedicato alla CFS/ME dal titolo ’Dancing With The Sandman’,

adeguatamente, ha scritto per protestare contro la presenza di quel

sondaggio e il Mail si ’ subito scusato ritirando dal sito il

sondaggio.

Di seguito trovate tradotta la lettera di protesta e

subito dopo le scuse del giornale. Brava la lettrice a protestare ’

siamo talmente abituati a non venire presi in considerazione che a

tanti di noi non sarebbe nemmeno venuto in mente ’ e bravi i

giornalisti nell’ammettere il proprio torto, con un comportamento

professionale e umano apprezzabile.

Ecco la lettera di protesta:

Gentili Redattori,

Scrivo

per protestare per l’odioso sondaggio intitolato ’Pensate che la ME sia

una vera malattia?’ e l’articolo che lo accompagnava intitolato

’Esperti britannici dicono che il virus della ME ’ un mito’.

Chiunque

avesse dato una scorsa al titolo si sarebbe ingannato nel credere che

ora la ME ’ stata classificata come un mito e siamo molto onesti qui,

questo ’ esattamente quello che si intendeva. Vergognatevi per aver

cercato deliberatamente di fuorviare il pubblico e di aver

volontariamente accresciuto il dolore e la sofferenza di individui già

fisicamente fragili, e spesso maltrattati.

La ME ’ classificata

dalla Organizzazione Mondiale della Sanit’ come una malattia NEUROLOGIA

e nonostante questo, a causa di un gruppo di psichiatri corrotti che si

guadagnano da vivere vendendo la malattia come disturbo psichiatrico, a

quelli che soffrono nel Regno Unito non viene dato alcun trattamento

medico e affrontano la loro malattia da soli; in isolamento e paura.

Frequentemente si maligna su di loro e vengono ridicolizzati. Le stesse

persone a cui si rivolgono per aiuto ridono loro in faccia e dicono

loro che ’’ tutto nella loro testa’. Bambini vengono portati via dai

genitori semplicemente perché i genitori, che vogliono che i loro figli

vengano curati, cercano aiuto medico. Adulti vengono sanzionati perché

rifiutano gli interventi degli psichiatri. Immaginate se questo

accadesse per la Sclerosi Multipla o il Parkinson? Immaginate le

proteste pubbliche? Queste due malattie condividono molti degli stessi

sintomi della ME eppure a queste viene data appropriata cura medica

mentre la ME ’ denigrata e spinta da parte ’ evitata come la malattia

di qualcuno che finge di star male. Gli scienziati ricercatori che

hanno trattato i pazienti con l’AIDS hanno comparato i sintomi di cui

fanno esperienza quelli che soffrono di ME a quelli con l’AIDS

all’ultimo stadio. Ci sono persone che sono confinate su una sedia a

rotelle, paralizzate e nutrite da un tubo. Ci sono alcuni che sono

morti. Suona come qualcosa che dovrebbe venire derisa o messa in

discussione? 

Non era tanto tempo fa che gli psichiatri

consideravano il tremore associato al Parkinson (che ’ pure una

caratteristica della ME) di essere causato dal desiderio subconscio di

masturbarsi di coloro che ne soffrivano. La Sclerosi Multipla un tempo

’ stata vista come una forma di isteria. Solo perché la lobby

psichiatrica dice che una cosa ’ tale, non significa necessariamente

che sia la verit’. La storia ha provato che molti di loro sono

incredibilmente arroganti e stupidi. 

Penserei che siete

in una posizione migliore per educare il pubblico anzich’ alimentare le

menzogne che circondano questa malattia. Fate un po’ di ricerca.

Imparate riguardo alla storia della malattia e degli interpreti chiave;

quelli che son destinati a perdere molti soldi se una causa biologica

viene trovata. L’esistenza dell’XMRV nella ME significherebbe la fine

dei pagamenti su larga scala che certi psichiatri ricevono dal governo

e dalle organizzazioni assicurative. Fate del lavoro investigativo

tanto per cambiare invece di rigurgitare le solite vecchie cose senza

senso. O siete legati dal Scientific Media Centre, che ’ ’a portata di

mano’, costituito dal New Labour per tutti i giornalisti per

raccogliere le loro storie invece di fare ricerca voi stessi? Potreste

non essere consapevoli del fatto che lo stesso Simon Wessly ’ nel

Comitato di Consulenza Scientifica del centro, cosa che non riempie

esattamente di fiducia una persona. Se non riuscite a trovare un

giornalista decente allora chiedete a me; sono disposta a lavorare da

accanto il mio letto a met’ del prezzo.

Andrea Pring

11 gennaio, 2010

Risposta di scuse da parte del Daily Mail.

Le mie scuse da parte di The Mail.

Grazie per la sua e-mail.

Prima di tutto, mi permetta di scusarmi sinceramente per ogni offesa

che possa essere stata causata.

Il

sondaggio a cui lei si riferisce ’ stato pubblicato da un membro

giovane dello staff di Mail Online in risposta a una storia che metteva

in dubbio ancora una volta le cause della ME.

Come sono sicuro

sappia, c’’ ancora molto da imparare riguardo a ci’ che sta dietro a

questa patologia. Tuttavia, accetto interamente il fatto che questo ’

completamente differente dal suggerire che la patologia in se stessa

non ’ reale, indipendentemente dalla causa.

Sono contento di

riferire che una volta che la natura maldestra del sondaggio ’ stata

portata all’attenzione dello staff più anziano ’ stato immediatamente

rimosso dal sito web. 

Il Mail ’ sia il giornale che online ’

’ orgoglioso per il modo in cui tratta le questioni mediche e ha

dedicato molte risorse negli anni nel trattare la ricerca delle cause e

di una cura per la ME. Sia sicura che continueremo a farlo e che coloro

che ne soffrono continueranno ad ricevere la nostra comprensione e il

nostro supporto.

Apprezziamo davvero tutti i commenti ’ sia

positivi che negativi – e le sono particolarmente grato per essersi

presa il tempo e il disturbo di portare questa cosa alla nostra

attenzione.

Con distinti saluti,

Charles A Garside

Assistente Redattore

30 dicempre 2009

SMEA: UNA LUMACHINA CON LA CFS/ME

DI Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano

(PN)

Nel

1999, in Danimarca ’ stato pubblicato un libro per bambini dal titolo

’La vita a ritmo di lumaca di SMEA’, la storia di una piccola lumaca di

nome SMEA a cui viene diagnosticata la CFS/ME. Non ha un’et’

conosciuta, si sa solo che ’ nata il 12 maggio (giornata mondiale della

CFS). Ora ’ nato una sorta di seguito di quella storia, con il libro da

colorare ’Visit ME!’, scaricabile online gratuitamente in versione PDF

in inglese e danese. A realizzarlo sono state l’autrice Vivian

Hvenegaard e la sua figlia maggiore Frederikke, una designer in campo

di abbigliamento, ed ’ dedicato ai bambini con l’Encefalomielite

Mialgica/Sindrome da Fatica Post Virale/Sindrome da Fatica Cronica e a

tutti quei bambini che conoscono qualcuno che ne soffre. Inizialmente

doveva essere un seguito per il libro originario, ma il peggiorare dei

sintomi dell’autrice hanno fatto accantonare a lungo il progetto,

finche non ha deciso di coinvolgere Frederikke appunto, che oltre ad

essere un’artista conosceva a fondo il problema avendo entrambi i

genitori e la sorella affetti da CFS/ME.

Il libro da colorare

’Visit ME!’ parla della vita quotidiana di SMEA una lumachina affetta a

CFS/ME e delle difficoltà che incontra nella vita quotidiana. Una buona

parte della storia si svolge durante le feste di Natale. SMEA

costruisce un pupazzo di neve con il suo pap’, ma poi si ritrova a

dover trascorrere molto tempo a letto per recuperare. La sera della

vigilia si reca alla funzione religiosa con la sedia a rotelle, ma con

l’accordo che dovranno tornare via prima se sarà troppo stanca. E’

contenta per’, perche può aprire i regali insieme ai suoi familiari e

amici. Un amico di SMEA, DEKS, non può fare lo stesso. Sta così male

che non può alzarsi dal letto quasi mai. D’estate per’ riescono ad

andare a mangiarsi insieme un gelato. Le vicende della lumachina sono

allegre e lei invita i bambini cercare nelle immagini alcuni oggetti o

animaletti, magari un ragno, e a osservare le scene, magari le

decorazioni natalizie di alcuni topolini. Allo stesso tempo per’ spiega

e illustra in modo simpatico che cosa significhi vivere con una

malattia tanto debilitante.

La lumachina, simbolo

dell’associazione danese della CFS/ME, ’ stata chiamata SMEA per le

iniziali delle 4 più piccole pazienti di quell’associazione alla fine

degli anni ’90. E DEKS, un personaggio che non c’era nel primo libro,

deve il nome DEKS alle iniziali dei quattro bambini più giovani che

c’erano invece nell’associazione nel 2007, tutti maschi in quel caso.

L’idea di utilizzare questo animale, dicono, ’ nata quando la figlia di

Vivian, Susanne, che pure soffre di CFS/ME, e un’amica con lo stesso

problema di salute si sono lanciate in una sfida: una gara di lumache.

Cercando di farle andare nella giusta direzione si erano divertite un

mondo e avevano affascinato gli spettatori, fra cui il dottor David

Bell e Jill Moss, fondatrice in Inghilterra di AYME (L’Associazione

Persone Giovani con la CFS), entrambi chiamati a parlare a un seminario

sulla CFS/ME che si svolgeva in Danimarca.