STUDIO INGLESE NON TROVA COLLEGAMENTO FRA XMRV E CFS/ME
Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana, di Aviano
(PN)
Il
6 gennaio PLoS ONE, una rivista inglese online per la comunicazione
sulla ricerca scientifica e medica passata al vaglio dei colleghi ma
aperta a tutti, ha pubblicato una ricerca dal titolo ’Fallimento nell’individuare il nuovo retrovirus XMRV
nella Sindrome da Fatica Cronica’ condotta da Myra McClure,
professore di retrovirologia all’Imperial College di Londra.
Rispetto
alla metodologia, il gruppo di pazienti scelto, con un’et’ fra i 10 e i
70 anni, con un’et’ mediana di 40 anni, rispondeva ai criteri di
diagnosi dei CDC e ha ricevuto uno screening medico in modo da appurare
che non ci fossero altre malattie organiche. ’Il DNA estratto dai
campioni di sangue di 186 pazienti ’ stato esaminato per il provirus
dell’XMRV e per il virus murino della leucemia che ’ strettamente
imparentato attraverso PCR nidificato usando specifici inneschi
oligonucloidi. Per controllare l’integrit’ del DNA, il gene cellulare
della beta-globina ’ stato amplificato. I controlli negativi (acqua) e
i controlli positivi (DNA molecolare clonato infetto di XMRV) sono
stati inclusi. Sebbene il gene della beta-globina sia stato amplificato
in tutti i 186 campioni, n’ l’XMRV n’ le sequenze MLV sono state
individuate.’ La conclusione ’ stata che sebbene non si sia trovato un
collegamento fra la CFS/ME e l’XMRV questo potrebbe essere il risultato
di differenze fra la popolazione del Nord America e quella dell’Europa
riguardo all’infezione da XMRV.
Il team dell’Imperial College
di Londra, che ha condotto la ricerca, intervistato dalla BBC, che come
molte altre fonti di informazione ha subito raccolto la notizia, ha
sottolineato che sono sicuri che, almeno in Inghilterra non ci sia un
collegamento fra XMRV e CFS e che a questo punto non ’ il caso di
utilizzare i potenti farmaci anti-retrovivirali che conosciamo perché
non ci sono prove sufficienti che siano necessari o utili. Anzi,
potrebbero essere addirittura dannosi.
Su Science, in un
articolo intitolato ’La Sindrome da Fatica Cronica attaccata di nuovo’,
il giornalista Sam Kean commenta: ’Ecco che si ricomincia’, osservando
come questo sviluppo potrebbe ri-precipitare il campo degli studi sulla
CFS nella stessa confusione e acrimonia che lo ha caratterizzato per
anni. ’Questo risultato nullo porta la domanda di che cosa ’ se
qualcosa ’ era sbagliato con l’articolo originario. Nel loro articolo,
gli autori di PLoS ONE sembrano suggerire che la causa sia stata una
contaminazione, dichiarando che sono stati molto attenti a lavorare in
laboratori che non hanno mai trattato con XMRV e in macchine per la PCR
che non analizza nessun tessuto topino. Ma la McClure dice che il suo
gruppo voleva semplicemente rendere questo esplicito, non accusare
nessuno.’ A Science dichiara: ’Non proviamo alcun piacere nel
trovare i colleghi in errore o nel distruggere le speranze dei
pazienti.’
Il dottor John Coffin, un microbiologo della Tuft
University a Medford, nel Massachussets, ritiene che entrambi gli studi
possano aver ragione e afferma che l’articolo di PLoS ONE ’ troppo
’preliminare’ per chiudere il dibattito. Sostiene anche che la
CFS potrebbe avere molte cause alle spalle. Pensare che per tutti
coloro che hanno la CFS ci sia la stessa eziologia potrebbe essere
ingenuo.

