LA IACFS/ME: NO ALL’INSERIMENTO DELLA CFS/ME NEL DSM-5
Di Giada Da Ros, presidente della CFS Associazione Italiana di Aviano
(PN)
La
IACFS/ME, ovvero l’Associazione Internazionale per la Sindrome da
Fatica Cronica/Encefalomielite Mialgica, ha allertato la comunità della
CFS/ME rispetto all’intenzione di inserire la malattia all’interno del
DSM-5, che dovrebbe uscire nel 2013, curato da una Task Force della
Associazione Psichiatrica Americana.
IL DSM ’ il manuale di
classificazione delle malattie psichiatriche che contiene l’elenco e i
criteri per le diagnosi. Il manuale di cui ora dovrebbe uscire questa
nuova edizione ’ un punto di riferimento internazionale (per tutti, non
solo per gli americani cio’) per psichiatri (ovvero medici con una
specializzazione in psichiatria), psicologi (ovvero laureati in
psicologia con una abilitazione alla professione) e psicoterapeuti
(ovvero psicologi o medici con una specializzazione quadriennale, poi
abilitati alla professione di psicoterapeuta). Vi ’ da rilevare che
sebbene la pubblicazione abbia una considerazione di prestigio, ci sono
scuole di pensiero psicologico che negano validit’ scientifica a questo
strumento, sulla base di fondate argomentazioni epistemologiche, e ne
criticano l’utilizzo, ritenuto dannoso.
La IACFS/ME ha scritto
una lettera alla Task Force per la realizzazione del DSM-5, che
riportiamo qui tradotta, che spiega perché non ritengono opportuno
inserire la CFS/ME nel DSM-5 (25 marzo 2010). Inoltre spingono con
vigore a inviare i propri commenti contro questa possibilità che, in
modo condivisibile, ritengono disturbante. Le lettere scritte dai
professionisti del settore (ricercatori, clinici, educatori) sono
quelle che avranno la maggiore influenza e devono essere fatte
pervenire entro il 20 aprile.
Fred Friedberg, PhD, Presidente della IASCFS/ME
Lettera alla Task Force per il DSM-5:
A
nome del consiglio di amministrazione e dei membri della International
Association for Chronic Fatigue Syndrome ’ Associazione Internazionale
per la Sindrome da Fatica Cronica (IACSF/ME), vorrei esprimere la mia
profonda preoccupazione riguardo alla possibilità di re-classificare la
CFS come disturbo somatoforme nel DSM-5. Sebbene la nuova categoria
proposta di Disturbo dai Sintomi Somatici Complessi (CSSD) appaia
ragionevole, siamo preoccupati che la CFS, una patologia medica
complessa, diventi un sottotipo di CSSD o una distinta a s’ stante
diagnosi psichiatrica. Basiamo la nostra preoccupazione sui commenti
del dottor Simon Wessely (Gruppo di Lavoro DSM-5; Settembre 6-8, 2006)
che ha concluso che ’dobbiamo accettare l’esistenza ’ di
sindromi/sintomi somatici funzionali’ [separati dalla depressione e
dall’ansia] e rispettare l’integrit’ di fibromialgia, sindrome
dell’intestino irritabile, sindrome da fatica cronica, e le loro
varianti culturali’. Questo commento suggerisce la possibilità di una
nuova diagnosi somatoforme del DSM-5 che classifica la CFS come una
manifestazione o sottocategoria.
La posizione della IACSF/ME ’ che
posizionare la CFS nella nuova categoria di CSSD non sarebbe
ragionevole sulla base del corpo di prove scientifiche e la corrente
comprensione di questa malattia.
La classificazione della CFS come
disturbo psichiatrico nel DSM-5 ignora le prove biomediche che si
stanno accumulando per porre le fondamenta della CFS nel dominio della
immunologia, la virologia, la genetica e la neuroendocrinologia. Nel
corso degli ultimi 25 anni, sono stati pubblicati 2000 studi sulla CFS
valutati dai colleghi. I dati supportano una patologia multifattoriale
caratterizzata da disturbi nella funzione dell’asse
ipotalamico-pituitario, pathway antivirali sovra-regolati nel sistema
immunitario, e anormalit’ genetiche. Diversamente da quanto
accade con ansia clinica e depressione, le sostanze psicotrope sono
generalmente inefficaci per la CFS e il consiglio medico standard di
fare esercizio e riposare o riprendere le attività spesso porta a un
peggioramento dei sintomi. In contrasto alla depressione clinica, la
motivazione ’ molto meno colpita nella CFS e il desiderio di rimanere
attivi rimane intatto. Inoltre, nell’espressione dei geni sono state
recentemente trovate ampie differenze fra la CFS e la depressione
endogena (Zhang et al., 2009).
Sebbene la ricerca biomedica per
delucidare i meccanismi della CFS sia in fieri, le incertezze mediche
che circondano la CFS non dovrebbero essere usate come giustificazione
per classificarla come una malattia psichiatrica. Come dichiarato dal
dottor Ricardo Araya: ’L’assenza di una spiegazione medica [per una
malattia] non dovrebbe conferire automaticamente una etichettatura
psichiatrica (Settembre 6-8, 2006; Presentazione Somatica di Disturbi
Mentali; Gruppo di Lavoro per il DSM-5)’.
Con rispetto al DSM-5,
supportiamo il recente editoriale nel British Medical Journal del
dottor Allen Francis (2010), presidente della task force del DSM-IV,
che ha dichiarato che ogni nuova diagnosi del DSM dovrebbe essere
basata su ’una attenta analisi rischi-benefici che include’ una
considerazione di tutte le potenziali conseguenze non volute (p. 492)’.
Le probabili conseguenze non volute di una diagnosi di CFS nel nuovo
DSM sarà la aumentata stigmatizzazione o anche livelli perfino minori
di riconoscimento da parte dei medici che danno le cure primarie e
dalla comunità medica in generale. Come risultato, crediamo che una
tale azione sarebbe controproducente rispetto ai nostri continui sforzi
di educare i medici rispetto alla valutazione e alla cura clinica di
questi pazienti.
La IACFS/ME ’ una organizzazione di più di 500
professionisti biomedici e del comportamento la cui missione ’
promuovere, stimolare e coordinare lo scambio di idee collegate alla
ricerca sulla CFS, alla cura dei pazienti e al trattamento. Supportiamo
gli sforzi di pressione scientifica per maggiori fondi di ricerca.
Supportiamo anche le iniziative di politica di salute pubblica per
aumentare il riconoscimento e ridurre la stigmatizzazione che continua
a piagare questi pazienti debilitati e sottoserviti da un punto di
vista medico.
Grazie per la vostra attenzione.
Distinti saluti,
Fred Friedberg, PhD
Presidente
IACFS/ME
www.iacfsme.org

