CONVEGNO ONLINE GRATUITO SU ME/CFS, FIBROMIALGIA E LONG-COVID, IL 15

APRILE

Il 15 aprile prossimo venturo sulla piattaforma Zoom si terr’ un

convegno “NON SOLO FATICA”, sui temi di cui al titolo

Programma

–    Dott.ssa Giulia Cavalli ’ presentazione e

coordinamento

–    Prof. Tirelli Umberto – ’ME/CFS, fibromialgia, e

Long-COVID: similarit’ e differenze’

–    Dott.ssa Giada Da Ros – ’NONSOLOFATICA ’ il libro:

ME/CFS, PEM, no GET s’ pacing’.

–    Prof. Aldo Baritussio – “Prodotti della flora

batterica intestinale e risposta dell’organismo in una coorte di

pazienti affetti da ME/CFS”.

–    TESTIMONIANZA – ’Vita di una paziente con la

ME/CFS’

–    Dott. Michele Tricarico – “La Dimensione della

Condivisione nella CFS/ME – i Gruppi di Sostegno”

–    Prof. Enrico Bernini Carri – “LONG COVID, la piaga

dei prossimi dieci anni’

–   

Prof. Joachim Hermisson (con la traduzione

consecutiva di Maria Giulia Ferrante) ’ ’Advocacy internazionale per la

ME/CFS’. Il professor Hermisson non ha poi potuto partecipare. Al suo

posto ha parlato il paziente esperto e ricercatore indipendente Paolo

Maccallini – “Analisi di una sintesi statistica generata dal database

della banca dati della biobanca del Regno Unito”: qui le slide della su

Il convegno sarà registrato e disponibile anche successivamente. Per

leggere il profilo dei relatori e per registrarsi al convegno cliccare qui.

Per informazioni e problemi con l’iscrizione: psicovideocorsi@gmail.com. Al termine del corso sarà rilasciato

l’attestato di partecipazione.

Qui la pagina del convegno sul portale di

malattierare.gov.it

CAMBIAMENTI DI VOLUME DEL TRONCO ENCEFALICO

Il gruppo di Sonya Marshall-Gradisnik alla Griffith University, nel

Queensland, in Australia, ha rilevato che i pazienti affetti da ME/CFS

e da Long-COVID presentano volumi più grandi del normale in diverse

aree del tronco encefalico e che questi cambiamenti di volume sono

correlati a misure cliniche di dolore e difficoltà respiratorie.

Qui il link allo studio e la traduzione

dell’abstract.

CAMBIAMENTI DI VOLUME DEL TRONCO ENCEFALICO IN PAZIENTI AFFETTI DA

ENCEFALOMIELITE MIALGICA/SINDROME DA FATICA CRONICA E LONG-COVID

(Thapaliya et al, 2023)

I pazienti affetti da encefalomielite mialgica/sindrome da fatica

cronica (ME/CFS) e da Long-COVID presentano sintomi neurologici,

autonomici, di dolore e post-esercizio sovrapponibili. Abbiamo

confrontato i volumi delle regioni del tronco encefalico di 10 soggetti

con ME/CFS (criteri CCC o ICC), 8 con Long-COVID (consenso Delphi

dell’OMS) e 10 soggetti sani di controllo (HC) su immagini di risonanza

magnetica tridimensionale pesate in T1 acquisite con una risoluzione

isotropa submillimetrica e un’intensit’ di campo ultraelevata di 7

Tesla. I confronti di gruppo con gli HC hanno rilevato volumi

significativamente maggiori nella ME/CFS per il ponte (p = 0,004) e

l’intero tronco encefalico (p = 0,01), e nella Long-COVID per il ponte

(p = 0,003), il peduncolo cerebellare superiore (p = 0,009) e l’intero

tronco encefalico (p = 0,005). Non sono state riscontrate differenze

significative tra i volumi della ME/CFS e del Long-COVID. Nella ME/CFS,

abbiamo rilevato correlazioni positive tra i volumi del ponte e del

tronco encefalico intero con il “dolore” e correlazioni negative tra i

volumi del mesencefalo e del tronco encefalico intero con la

“difficoltà respiratoria”. Nei pazienti con Long-COVID ’ stata rilevata

una forte relazione negativa tra il volume del mesencefalo e la

“difficoltà respiratoria”. Il nostro studio ha dimostrato un’anomalia

del volume del tronco encefalico sia nella ME/CFS che nel Long-COVID,

coerente con la sovrapposizione dei sintomi.

RITMI CIRCADIANI DELLA TEMPERATURA CUTANEA E DISAUTONOMIA NELLA ME/CFS:

IL RUOLO DELL’ENDOTELINA-1 NELLA DISREGOLAZIONE DEL TONO VASCOLARE

L’articolo

“Ritmi circadiani della temperatura cutanea e disautonomia

nell’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica: Il ruolo

dell’Endotelina-1 nella disregolazione del tono vascolare” si trova qui.

Abstract tradotto:

Si stanno accumulando prove di disfunzione autonomica

nell’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS);

tuttavia, si sa poco della sua associazione con i ritmi circadiani e la

disfunzione endoteliale. Questo studio si proponeva di esplorare le

risposte autonomiche attraverso un test ortostatico e l’analisi delle

variazioni della temperatura cutanea periferica e dello stato

dell’endotelio vascolare nei pazienti affetti da ME/CFS. Sono stati

arruolati 67 pazienti adulti di sesso femminile affetti da ME/CFS e 48

controlli sani. Le caratteristiche demografiche e cliniche sono state

valutate utilizzando misure di risultato auto-riportate e validate.

Durante il test ortostatico sono stati registrati i cambiamenti

posturali della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e della

temperatura del polso. L’actigrafia ’ stata utilizzata per una

settimana per determinare il profilo 24 ore su 24 della temperatura e

dell’attività periferica. Sono stati misurati i biomarcatori

endoteliali circolanti come indicatori del funzionamento endoteliale. I

risultati hanno mostrato che i pazienti affetti da ME/CFS presentavano

valori più elevati di pressione arteriosa e frequenza cardiaca rispetto

ai controlli sani in posizione supina e in piedi (p < 0,05 per

entrambi), e anche una maggiore ampiezza del ritmo di attività (p <

0,01). I livelli circolanti di endotelina-1 (ET-1) e di molecola di

adesione delle cellule vascolari-1 (VCAM-1) erano significativamente

più alti nella ME/CFS (p < 0,05). Nella ME/CFS, i livelli di ET-1

erano associati alla stabilit’ del ritmo della temperatura (p <

0,01) e anche ai questionari auto-riportati (p < 0,001). Ci’

suggerisce che i pazienti affetti da ME/CFS presentano modifiche del

ritmo circadiano e delle misure emodinamiche, che sono associate ai

biomarcatori endoteliali (ET-1 e VCAM-1). Sono necessarie future

indagini in quest’area per valutare la disautonomia e le anomalie del

tono vascolare, che potrebbero fornire potenziali bersagli terapeutici

per la ME/CFS.

Segnaliamo questo articolo:

il Conners Continuous Performance Test CPT3’: ’ un marcatore affidabile

per predire la disfunzione neurocognitiva nell’encefalomielite

mialgica/sindrome da fatica cronica?

Introduzione: L’obiettivo principale ’ delimitare la disfunzione

cognitiva associata all’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica

cronica (ME/CFS) in pazienti adulti applicando il Continuous

Performance Test (CPT3’). Inoltre, fornire prove empiriche sull’utilit’

di questo test neuropsicologico computerizzato per valutare la ME/CFS.

Metodo: Il campione finale (n = 225; 158 pazienti/67 controlli sani) ’

stato reclutato in un’unit’ specializzata in sindromi da

sensibilizzazione centrale (CSS) di un ospedale terziario. A tutti i

partecipanti ’ stato somministrato questo test neuropsicologico.

Risultati: Sono state riscontrate differenze significative tra la

ME/CFS e i controlli sani in tutte le misure principali del CPT3’.

Principalmente, i pazienti avevano un indicatore peggiore di

disattenzione, attenzione sostenuta, vigilanza, impulsivit’, tempi di

reazione lenti e punteggi T più atipici, il che ’ associato alla

probabilità di avere un disturbo caratterizzato da deficit di

attenzione, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività

(ADHD). Inoltre, sono state ottenute correlazioni rilevanti tra le

variabili CPT3’ nel gruppo dei pazienti. Gli indicatori più

discriminanti per i pazienti affetti da ME/CFS sono stati la

Variabilit’ e il Hit Reaction Time, entrambe misure della velocit’ di

risposta.

Conclusioni: Il CPT3’ ’ uno strumento utile per discriminare i disturbi

neurocognitivi dall’attenzione e dalla velocit’ di risposta nei

pazienti affetti da ME/CFS e potrebbe essere utilizzato come marcatore

della gravità della ME/CFS per la diagnosi o il monitoraggio di questa

malattia.

I pazienti di CFS/ME devono molto a Maurizio Costanzo, recentemente

scomparso. ’ stato fra i primi a darci spazio e molti sono arrivati ad

una diagnosi proprio per averne sentito parlare l’ dal professor

Tirelli che qui ne lascia un

ricordo personale 

1’ marzo 2023

ME/CFS E “NONSOLOFATICA” SU MILANOW

Il 20 febbario scorso il

professor Umberto Tirelli e la dottoressa Giada Da Ros hanno parlato di

Encefalomielite Mialgica / Sindrome da Fatica Cronica (ME/CFS) e del

libro “NONSOLOFATICA” con la giornalista Graziella Matarrese di

Milannow. Qui il link per vedere l’intervista di circa 45

minuti.

LA CURCUMINA PU’ AIUTARE IL DOLORE A LA FATICA CRONICI?

Jarred Younger, uno dei maggiori esperti di ME/CFS, ha fatto

recentemente un video sulla curcumina con il tiolo di cui sopra: https://youtu.be/HpyhKSQxH6w

Sotto trovate una sintesi di quello che si dice in quel video:

Dal

momento in cui si trova una nuova molecola e si sviluppa un farmaco,

quando va tutto bene e non ci si arresta prima, ci vogliono circa 15

anni. Sono tempi troppo lunghi per i pazienti che soffrono. Voleva

testare sostanze che si potessero usare nel frattempo, mentre si

sviluppa un trattamento.

I candidati sono state sostanze

(supplementi ed estratti vegetali) che rispondessero ai seguenti

criteri: 1. Devono avere effetto anti-infiammatorio (perché ’ convinto

che ci sia infiammazione); 2. Devono poter attraversare la barriera

emato-encefalica (perché l’infiammazione non ’ necessariamente nel

corpo, ma nel cervello); 3. Devono avere una storia lunga e sicura. Ce

n’’ più di qualcuna di queste sostanze.

’ partito dalla

curcumina, e perci’ dalla curcuma, da cui deriva, che come spezia ’

usata da tantissimo tempo ai fini alimentari e medicinali.

Fa

effetto sul dolore, ma non ’ un analgesico per cui ti basta prenderne

una pillola e dopo 30-40 minuti il dolore passa, serve più a cambiare

il corso di una situazione cronica. E non attacca il dolore, ma

l’infiammazione cronica, per cui se il dolore ’ dovuto a quello, può

aiutare. ’ stata usata per l’artrite. Anche con la ME/CFS potrebbe

aiutare. Pi’ diffuso ’ il dolore, maggiore ’ la possibilità che possa

aiutare.

Per la fatica della ME/CFS o altre patologie ’ più

dubbioso, perché ci sono meno studi, per’ sappiamo che aiuta nella

fatica da esercizio. Per’ se la fatica ’ legata a infiammazione, la sua

ipotesi ’ che la curcumina, presa quotidianamente, possa aiutare anche

con la fatica da ME/CFS e/o fibromialgia. Quindi non ne ha le prove,

perché non ha fatto trial clinici in proposito, ma ritiene che possa

aiutare.

Perch’ si vedano degli effetti sono necessari almeno

due mesi. Con gli estratti vegetali bisogna dar loro tempo. Se dopo tre

settimane non si vedono risultati, a meno di non avere effetti

collaterali, non si deve smettere. La curcumina non blocca un singolo

recettore, ma ha effetto su una catena di processi.

Dosaggio:

da 500 a 1000 mg. ’ una di quelle situazioni un cui di più non

significa meglio. Sconsiglierebbe di andare oltre i 2000 mg. Lo stanno

comunque testando, ma non lo suggerisce perché a quelle dosi si

comincino a vedere effetti collaterali.

Effetti collaterali:

non sono seri. Sono gastrointestinali: diarrea e nausea, mal di testa

(in quei casi, diminuire la dose), feci gialle. Qualunque cosa si

prenda può provocare per’ reazioni allergiche per cui se vedete

eruzioni cutanee, avete difficoltà respiratorie, avete confusione, vi

aumenta il battito cardiaco, in quel caso ’ bene andare al pronto

soccorso, ma vale per tutto quello che si assume, anche nuovi cibi, non

c’’ niente di specifico nella curcumina che possa causare una reazione

allergica. Lui non se la aspetterebbe, ma siccome si può avere per

qualunque cosa, ’ bene sapere che quel tipo di reazione ’ appunto di

tipo allergico.

La sconsiglia a chi ha problemi di

coagulazione del sangue o se si prendono farmaci per la fluidit’ del

sangue, come il Coumadin, perché la curcumina lo fluidifica. Lo stesso

vale se prendete già tanti anti-infiammatori. Il medico curante può

consigliare.  Probabilmente bisognerebbe esser cauti se si hanno

problemi al fegato.

Dove procurarsela? Lui non può segnalare

nessun prodotto specifico perché non si può affiliare ad aziende. Pu’

per’ indicare quello che usa nelle sue ricerche, perché sono dati che

pubblica. Lui utilizza Pure Encapsulation.

Quello che aiuta molto rispetto alla biodisponibilit’ ’ prenderlo

insieme a pepe nero

.

Perch’

non prendere direttamente la curcuma, per assumere curcumina? Perch’ la

curcuma ’ curcumina solo per il 2%, per cui si dovrebbero consumar 50

grammi di curcuma al giorno per avere un adeguato apporto di curcumina.

Ha segnalato questo articolo

scientifico in proposito.

Lui

farà altri trial, con un numero maggiore di persone. Di nuovo, non può

dire al 100% che può aiutare per il dolore e la fatica, deve fare più

trial, ma può valere la pena provare. Non fate l’errore di credere che

non abbia un effetto farmacologico, perché la curcumina non si trova da

sola in natura, quindi comunque sono necessarie cautela e

consapevolezza.

LA METABOLOMICA DELLE URINE RIVELA UN RECUPERO ANOMALO DOPO LO SFORZO MASSIMALE NELLE DONNE AFFETTE DA ME/CFS

Maureen Hanson in questo tweet

dice che il loro studio pilota sulle urine si ’ rilevato molto più

interessante del previsto, nonostante le ridotte dimensioni del

campione: i soggetti con ME/CFS non presentano un gran numero di

cambiamenti significativi nel metaboloma in risposta all’esercizio

fisico, che si verificano invece nei controlli.

’ appunto uno studio piccolo, con sole donne e va replicato, ma la

differenza fra pazienti e controllo ’ significativa.

Questo

’ lo studio con sotto la traduzione dell’abstract:

L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) ’ una

malattia debilitante di cui non si conoscono n’ l’eziologia n’ i

trattamenti efficaci. Il malessere post-sforzo (PEM) ’ un sintomo

chiave che distingue i pazienti affetti da ME/CFS. L’analisi dei

cambiamenti nel metaboloma delle urine tra pazienti affetti da ME/CFS e

soggetti sani in seguito a uno sforzo può aiutarci a comprendere la

PEM. Lo scopo di questo studio pilota ’ stato quello di caratterizzare

in modo completo il metaboloma delle urine di otto soggetti sani di

controllo sedentari e di dieci pazienti con ME/CFS in risposta a un

test da sforzo cardiopolmonare massimale (CPET). Ogni soggetto ha

fornito campioni di urina al basale e 24 ore dopo l’esercizio. Un

totale di 1403 metaboliti sono stati rilevati tramite LC-MS/MS da

Metabolon’, compresi aminoacidi, carboidrati, lipidi, nucleotidi,

cofattori e vitamine, xenobiotici e composti sconosciuti. Utilizzando

un modello lineare a effetti misti, l’analisi dell’arricchimento dei

pathway, l’analisi topologica e le correlazioni tra i livelli dei

metaboliti urinari e plasmatici, sono state scoperte differenze

significative tra i controlli e i pazienti affetti da ME/CFS in molti

sottopercorsi lipidici (steroidi, acil-carnitine e acil-glicine) e

aminoacidici (cisteina, metionina, SAM e taurina; leucina, isoleucina e

valina; poliamina; triptofano; ciclo dell’urea, arginina e prolina). La

scoperta più inattesa ’ l’assenza di cambiamenti nel metaboloma delle

urine dei pazienti con ME/CFS durante il recupero, mentre cambiamenti

significativi sono indotti nei controlli dopo il CPET, dimostrando

potenzialmente la mancanza di adattamento a un grave stress nei

pazienti con ME/CFS.

Qui

l’articolo in proposito, sotto l’abstract tradotto:

Obiettivo: Alcuni studi precedenti hanno rilevato un’alterazione della

funzione endoteliale nei pazienti affetti da encefalomielite

mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS). Il presente studio ha

analizzato la funzione endoteliale dei grandi e piccoli vasi nei

pazienti con ME/CFS.

Progetto dello studio: Lo studio ’ stato un sottostudio dello studio

RituxME, uno studio nazionale, multicentrico, randomizzato, in doppio

cieco, controllato con placebo, di fase III sull’effetto del rituximab

rispetto al placebo in pazienti con ME/CFS in Norvegia. La dilatazione

flusso-mediata (FMD) e l’iperemia reattiva post-occlusiva (PORH) sono

state misurate al basale e dopo 18 mesi di trattamento in 39 pazienti e

confrontate con controlli sani. Altre misure di esito sono state la

gravità dei sintomi e varie misure di funzionalit’ fisica.

Risultati: I pazienti affetti da ME/CFS presentavano una FMD

marcatamente ridotta rispetto ai controlli sani al basale (5,1% vs.

8,2%, p<0,0001, aggiustato per il diametro arterioso e il sesso), e

una regolazione microvascolare significativamente inferiore misurata

dalla PORH rispetto ai controlli sani (1354 PU vs. 2208 PU, p = 0,002).

Non ci sono state differenze tra il gruppo di trattamento e quello

placebo nei cambiamenti dei sintomi o nelle misure vascolari. Come

gruppo, i pazienti affetti da ME/CSF hanno registrato un lieve ma

significativo miglioramento dei sintomi clinici dopo 18 mesi. La PORH,

ma non la FMD, ’ migliorata in modo analogo (da 1360 a 1834 PU, p =

0,028). Non ’ stata riscontrata una correlazione significativa tra FMD

e PORH. Sono state riscontrate tendenze non significative ad

associazioni tra gravità dei sintomi/misure di funzionalit’ fisica e

FMD e PORH inferiori, e una correlazione significativa tra PORH e passi

per 24 ore al basale.

Conclusioni: I pazienti affetti da ME/CFS presentano una ridotta

funzione endoteliale macro e microvascolare, indicando che l’omeostasi

vascolare può svolgere un ruolo nella presentazione clinica di questa

malattia.

ALTERAZIONI DEL MICROBIOMA POSSONO ESSERE UNA FIRMA PER LA ME/CFS: COMUNICATO STAMPA DEI NIH

Traduciamo sotto il comunicato stampa dei NIH, gli Istituti Superiori

di Sanit’ americani che si trova in originale qui.

STUDI SCOPRONO CHE ALTERAZIONI DEL MICROBIOMA POSSONO ESSERE UNA FIRMA

PER LA ME/CFS

Studi finanziati dal NIH collegano le alterazioni del microbioma

intestinale alla malattia cronica debilitante.

I ricercatori hanno riscontrato differenze nel microbioma intestinale

delle persone affette da encefalomielite mialgica/sindrome da fatica

cronica (ME/CFS) rispetto ai controlli sani. I risultati di due studi,

pubblicati su Cell Host & Microbe e finanziati dai National

Institutes of Health, si aggiungono alle crescenti prove che collegano

le alterazioni del microbioma intestinale, l’insieme di batteri, virus

e funghi che vivono nel nostro sistema gastrointestinale, alla ME/CFS.

“Il microbioma ’ emerso come potenziale responsabile della ME/CFS.

Questi risultati forniscono un’idea unica del ruolo che il microbioma

svolge nella malattia e suggeriscono che alcune differenze nei microbi

intestinali potrebbero fungere da biomarcatori per la ME/CFS”, ha

dichiarato Vicky Whittemore, Ph.D., direttrice del programma presso

l’Istituto Nazionale dei Disturbi Neurologici e dell’Ictus (NINDS) del

NIH.

La ME/CFS ’ una malattia grave, cronica e debilitante caratterizzata da

una serie di sintomi, tra cui affaticamento, malessere post-sforzo,

disturbi del sonno, difficoltà cognitive, dolore e problemi

gastrointestinali. Le cause della malattia sono sconosciute e non

esistono trattamenti.

In uno studio, l’autore senior Brent L. Williams, Ph.D., professore

assistente, W. Ian Lipkin, M.D., John Snow Professor di Epidemiologia e

direttore del Centro per le Infezioni e l’Immunit’ presso la Columbia

University Mailman School of Public Health, a New York City, e i loro

collaboratori hanno analizzato la composizione genetica dei batteri

intestinali in campioni fecali raccolti da una coorte geograficamente

diversa di 106 persone con ME/CFS e 91 controlli sani. I risultati

hanno rivelato differenze chiave nella diversit’ del microbioma, nella

quantità, nelle vie metaboliche e nelle interazioni tra le specie di

batteri intestinali.

Il dottor Williams e i suoi colleghi hanno scoperto che le persone con

ME/CFS avevano livelli anormalmente bassi di diverse specie batteriche

rispetto ai controlli sani, tra cui Faecalibacterium prausnitzii (F.

prausnitzii) e Eubacterium rectale. Questi batteri salutari producono

un acido grasso a catena corta chiamato butirrato, un metabolita

batterico, o sottoprodotto, che svolge un ruolo importante nel

mantenimento della salute intestinale. Anche un batterio che produce

acetato ’ stato ridotto in campioni ottenuti da persone affette da

ME/CFS.

Analisi metabolomiche più dettagliate hanno confermato che la riduzione

di questi batteri ’ associata a una minore produzione di butirrato

nella ME/CFS. Il butirrato ’ la fonte di energia primaria per le

cellule che rivestono l’intestino, fornendo fino al 70% del loro

fabbisogno energetico, sostenendo il sistema immunitario intestinale e

proteggendo dalle malattie del tratto digestivo. Il butirrato, il

triptofano e altri metaboliti rilevati nel sangue sono importanti per

la regolazione delle funzioni immunitarie, metaboliche ed endocrine.

Mentre le specie di batteri produttori di butirrato sono diminuite,

nella ME/CFS sono aumentati i livelli di altre nove specie, tra cui

Enterocloster bolteae e Ruminococcus gnavus, associati,

rispettivamente, a malattie autoimmuni e a malattie infiammatorie

intestinali.

Il gruppo del dottor Williams ha anche riferito che l’abbondanza di F.

prausnitzii era inversamente associata alla gravità della fatica nella

ME/CFS, suggerendo un possibile legame tra i batteri intestinali e i

sintomi della malattia. Sono necessarie ulteriori ricerche per

determinare se le differenze nel microbioma intestinale siano una

conseguenza o una causa dei sintomi.

I risultati indicano che gli squilibri di queste 12 specie di batteri

potrebbero essere utilizzati come biomarcatori per la classificazione

della ME/CFS, fornendo potenzialmente obiettivi coerenti e misurabili

per migliorare la diagnosi.

Il microbioma intestinale ’ un ecosistema con interazioni complesse tra

i batteri, dove i microbi possono scambiare o competere per nutrienti,

metaboliti o altri segnali molecolari. I ricercatori hanno riscontrato

notevoli differenze nella rete di interazioni tra le specie nelle

persone affette da ME/CFS, tra cui interazioni uniche tra F.

prausnitzii e altre specie. Ci’ indica che nella ME/CFS vi ’ un esteso

ricablaggio delle reti batteriche.

“Oltre alle differenze nelle singole specie nella ME/CFS, focalizzare

l’attenzione sulle dinamiche di interazione della comunità può

aggiungere maggiore specificità all’ampia definizione di disbiosi,

distinguendo tra le altre malattie in cui il microbioma intestinale

diventa squilibrato”, ha detto il dottor Williams. “Questo ’ importante

anche per generare nuove ipotesi testabili sui meccanismi e i mediatori

alla base della disbiosi nella ME/CFS e può eventualmente informare le

strategie per correggere questi squilibri”.

Un microbioma equilibrato ’ anche essenziale per una serie di sistemi

neurali, in particolare per la regolazione immunitaria e

l’accoppiamento tra il metabolismo energetico e l’apporto di sangue nel

cervello, nonché per la funzione dei nervi che riforniscono l’intestino.

In un altro studio condotto presso il Jackson Laboratory di Farmington,

Connecticut, Julia Oh, Ph.D., professoressa associatoa, e al dottor

Derya Unutmaz, professore, hanno collaborato con altri esperti di

ME/CFS per studiare le anomalie del microbioma in diverse fasi della

ME/CFS. Il team della dottoressa Oh ha raccolto e analizzato i dati

clinici, i campioni fecali e i campioni di sangue di 149 persone con

ME/CFS che avevano avuto una diagnosi nei quattro anni precedenti (74 a

breve termine) o che avevano avuto una diagnosi più di 10 anni fa (75 a

lungo termine) e di 79 controlli sani.

I risultati hanno mostrato che il gruppo a breve termine aveva una

minore diversit’ microbica, mentre il gruppo a lungo termine ha

stabilito un microbioma intestinale stabile ma personalizzato, simile a

quello dei controlli sani. La dott.ssa Oh e i suoi colleghi hanno

riscontrato livelli più bassi di diverse specie produttrici di

butirrato, tra cui F. prausnitzii, soprattutto nei partecipanti a breve

termine. In tutti i partecipanti con la ME/CFS ’ stata riscontrata una

riduzione delle specie associate al metabolismo del triptofano rispetto

ai controlli.

Il gruppo della dottoressa Oh ha anche raccolto dati clinici e di stile

di vita dettagliati dai partecipanti. Combinando questi dati con quelli

genetici e del metaboloma, il team ha sviluppato un modo per

classificare e differenziare accuratamente la ME/CFS dai controlli

sani. Utilizzando questo approccio, hanno scoperto che gli individui

con ME/CFS a lungo termine avevano un microbioma più equilibrato, ma

mostravano sintomi clinici più gravi e irregolarit’ metaboliche

progressive rispetto agli altri gruppi.

Entrambi gli studi identificano potenziali biomarcatori per la ME/CFS,

che possono informare i test diagnostici e la classificazione della

malattia. La comprensione del legame tra i disturbi del microbioma

intestinale e la ME/CFS può anche guidare lo sviluppo di nuove terapie.

Sono necessarie ulteriori ricerche per approfondire le implicazioni

fisiopatologiche della carenza di butirrato e di altri metaboliti nella

ME/CFS. Gli studi futuri determineranno come i disturbi del microbioma

intestinale contribuiscano ai sintomi, compresi i cambiamenti durante

la progressione della malattia.

Gli studi sono stati finanziati in parte dalla Rete di ricerca

collaborativa sulla ME/CFS dei NIH, un consorzio sostenuto da più

istituti e centri dei NIH, composto da tre centri di ricerca

collaborativi e da un centro di coordinamento per la gestione dei dati.

La rete di ricerca ’ stata istituita nel 2017 per contribuire al

progresso della ricerca sulla ME/CFS. La ricerca ’ stata sostenuta

dalla sovvenzione U54NS105539 del NINDS, dalle sovvenzioni U54AI138370

e R56AI120724 del National Institute of Allergy and Infectious Diseases

e da donatori anonimi attraverso il Crowdfunding Microbe Discovery

Project.

I due articoli in questione sono questi:

Guo, et al. Deficient butyrate-producing capacity in the gut microbiome

is associated with bacterial network disturbances and fatigue symptoms

in ME/CFS. Cell Host & Microbe, February 8, 2023. DOI: 10.1016/j.chom.2023.01.004.

Xiong, et al. Multi-’omics of host-microbiome interactions in short-

and long-term Myalgic Encephalomyelitis/Chronic Fatigue Syndrome

(ME/CFS). Cell Host & Microbe, February 8, 2023. DOI: 10.1016/j.chom.2023.01.001

MicroRNA DISTINGUONO ME/CFS

DA FIBROMIALGIA

L’articolo “LE FIRME DI ESPRESSIONE DEI microRNA CIRCOLANTI

DISCRIMINANO ACCURATAMENTE L’ENCEFALOMIELITE MIALGICA DALLA

FIBROMIALGIA E DALLE PATOLOGIE COMORBIDE” (Nepotchatykh et al, 2023) si

può trovare qui.

Abstract tradotto:

L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) e la

fibromialgia (FM) sono due malattie croniche complesse con sintomi

sovrapposti che colpiscono più sistemi e organi nel tempo. A causa

dell’assenza di biomarcatori validati e della somiglianza dei sintomi,

entrambi i disturbi vengono diagnosticati in modo errato e la loro

comorbilit’ ’ spesso misconosciuta. Il nostro studio si proponeva di

analizzare i profili di espressione di 11 miRNA circolanti

precedentemente associati alla patogenesi della ME/CFS in pazienti

affetti da FM e in individui con una diagnosi comorbile di FM associata

a ME/CFS (ME/CFS + FM), nonché in controlli sani sedentari abbinati. ’

stato inoltre esaminato se l’espressione di questi 11 miRNA circolanti

possa differenziare i due disturbi. I nostri risultati evidenziano

firme di espressione dei miRNA circolanti diverse tra ME/CFS, FM e

ME/CFS + FM, che sono anche correlate alla gravità dei sintomi tra i

gruppi ME/CFS e ME/CFS + FM. Abbiamo fornito un modello di previsione,

utilizzando un approccio di apprendimento automatico basato sui livelli

di 11 miRNA circolanti, che può essere utilizzato per discriminare tra

i pazienti affetti da ME/CFS, FM e ME/CFS + FM. Questi 11 miRNA sono

proposti come potenziali biomarcatori per discriminare la ME/CFS dalla

FM. I risultati di questo studio dimostrano che la ME/CFS e la FM sono

due malattie distinte ed evidenziano la comorbilit’ tra le due

condizioni. Una diagnosi corretta dei pazienti affetti da ME/CFS, FM o

ME/CFS + FM ’ fondamentale per chiarire la fisiopatologia di entrambe

le malattie, determinare misure preventive e stabilire trattamenti più

efficaci.