Segnaliamo  questo articolo del professore emerito Frank Comhaire

del Dipartiumento di Endocrinologia e Malattie Metaboliche

dell’Universit’ di Ghent in Belgio, dal titolo ’Come tratto i miei

pazienti affetti da Encefalomielite Mialgica/Sindrome da Fatica Cronica

(ME/CFS), fibromialgia o ’Long-COVID’ pubblicato sul Journal of

Clinical Images and Medical Case Reports: https://jcimcr.org/pdfs/JCIMCR-v6-3508.pdf

Sotto nell’abstract tradotto ho corretto il nome del Naltrexone che

nell’originale era sbagliato, dopo aver verificato che nell’effettivo

articolo fosse indicato correttamente

Abstract tradotto:

Comune all’encefalomielite mialgica, alla sindrome da fatica cronica e

al cosiddetto Long Covid ’ la panoplia di disturbi, con il malessere

post-sforzo (PEM) come sintomo più tipico. A questi si aggiungono la

sensazione permanente di affaticamento, la diminuzione della capacità

di concentrazione, la cosiddetta nebbia cerebrale, il sonno non

ristoratore, dolore diffuso e, in caso di Long-COVID, difficoltà

respiratorie. Diversi studi recenti hanno confermato la mia ipotesi

originale secondo cui la maggior parte di questi fenomeni ’ dovuta a un

cattivo metabolismo e a una scarsa produzione di energia da parte dei

mitocondri. Ho suggerito che l’inibizione dell’attività della piruvato

deidrogenasi (Pdh) sia la causa principale. L’inibizione della Pdh ’

probabilmente causata da un eccesso di fosfatasi: la piruvato

deidrogenasi chinasi (PDK). Quest’ultima ’ il risultato di un ’Disturbo

Immunitario Sistemico’ (che ho chiamato ’SID’) e dell’infiammazione.

Sulla base di questa ipotesi ho applicato modalità di trattamento per

via orale e infusionale che hanno avuto successo in circa l’80% dei 130

pazienti consecutivi. Le sostanze cardine sono il dicloroacetato di

sodio, che riduce la PDK, il Meldonium, che facilita il metabolismo

intracellulare del glucosio, e il Naltrexone a basso dosaggio, che

ottimizza la funzione della microglia.

La campagna di quest’anno di #MEAction e #MillionsMissing ’ grandemente

incentrata sui tagli alla sanit’ negli USA ed ’ un SOS al Congresso

americano per salvare i loro Sistemi di Supporto. Salvare la Scienza.

Salvare la Societ’.

Save our Support Systems. Save our Science. Save Our Society!

Qui trovate in proposito.

Alcune cose sono specifiche loro e non adatte a tutti, ma a qualcosa

possiamo partecipare anche noi.

1.    Si può mandare una foto con il proprio nome e

qualcosa su di s’ (non più di 40 parole – in inglese), che verrà

utilizzata durante una protesta a Washington, da caricare qui entro il 5 maggio.

2.    Create un segnale di SOS sotto forma di arte. Pu’

essere realizzato con qualsiasi tipo di mezzo e può essere usato di

persona o condiviso sui social media il 12 maggio usando gli hashtag

#DisabilitySOS e #MillionsMissing.

3.    Scattate una foto di voi stessi con un cartello o

un’opera d’arte che illustri il vostro segnale di SOS, oppure

utilizzate uno dei nostri cartelli già pronti, e condividetela il 12

maggio – qui possiamo anche sbizzarrirci e dire che un SOS va anche

dalle nostre istutuzioni.

4.    Il 12 maggio, condividete la vostra storia di 1

minuto sui social media. Utilizzate gli hashtag #DisabilitySOS e

#MillionsMissing, taggate @MEActnet.

Altri hashtag consigliati: #pwME #MECFS #LongCovid

#MyalgicEncephalomyelitis #DisabilityJustice #disability #spoonie

#chronicIllness (loro segnalano anche #SaveMedicaid #ProtectMedicaid,

ma nel nostro caso penso si possano saltare).

Qui trovate il Global Toolkit, quindi quello

pensato per tutti in cui sono date queste indicazioni.

Come potete leggere da questo thread

su X qualcuno ha chiesto a ChatGPT di elaborare un piano di trattamento

basato su ’tutte le ricerche confermate e pubblicate che sono state

replicate nella ME, a partire dal 1955 fino ad oggià. Seguono varie

schermate con la risposta, che trovate al link sopra in originale e qui

sotto tradotte. Ci ’ parso un utile riassunto/promemoria.

1.    Terapie di modulazione immunitaria

Approfondimenti della ricerca:

o    1955-1980s: Le prime prove di ME/CFS a insorgenza

post-virale (ad esempio, l’epidemia del Royal Free) suggeriscono

un’attivazione virale persistente.

o    Anni ’90-2000: Gli studi hanno evidenziato la

disregolazione immunitaria, tra cui la scarsa funzionalit’ delle

cellule NK, l’esaurimento delle cellule T e l’aumento delle citochine

pro-infiammatorie.

o    Anni 2010-oggi: Klimas, Scheibenbogen e altri hanno

identificato l’esaurimento immunitario, l’autoimmunit’ e

l’infiammazione cronica, con anomalie delle cellule B e delle cellule T.

Terapie promettenti:

o    Inibitori di JAK-STAT: Sulla base delle scoperte di

Ron Davis, secondo cui l’IFN-alfa guida lo shunt dell’itaconato,

bloccando la produzione di ATP, gli inibitori della JAK-STAT (ad

esempio, ruxolitinib, baricitinib) potrebbero sopprimere la

segnalazione dell’IFN-alfa e potenzialmente ripristinare il metabolismo

energetico.

o    Rituximab (anti-CD20): Inizialmente promettente nel

colpire l’autoimmunit’, ma fallito negli studi di fase 3, forse a causa

di una stratificazione inappropriata dei pazienti.

o    BC007 (terapia con aptameri): Ha come bersaglio gli

autoanticorpi contro i recettori accoppiati a proteine G (GPCR) e si ’

dimostrato promettente nel Long-COVID, che condivide la fisiopatologia

della ME/CFS.

2.    Terapie vascolari e del flusso sanguigno

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’90: La ricerca di Peter Behan ha evidenziato una disfunzione

vascolare e autonomica, con riduzione del flusso sanguigno cerebrale.

o Anni 2010: Gli studi invasivi CPET del Dr. David Systrom hanno

evidenziato shunt periferici, basso precarico e disregolazione

microvascolare.

o Anni 2020: Pretorius e Kell collegano la ME/CFS ai microcoaguli e

all’ipercoagulabilit’, che riducono l’apporto di ossigeno ai tessuti.

Terapie promettenti:

o Ripristino del volume ematico:

o Infusioni di soluzione salina, albumina, fludrocortisone e

desmopressina (DDAVP) per affrontare l’ipovolemia cronica.

o Eritropoietina (EPO) o fattori di crescita ematopoietici per

aumentare la produzione di globuli rossi e l’ossigenazione dei tessuti.

o Anticoagulanti e fibrinolitici:

o Eparina, nattochinasi e lumbrochinasi per ridurre i microcoaguli e

migliorare il flusso sanguigno.

o Vasodilatatori:

Mestinon (piridostigmina) per migliorare il flusso sanguigno attraverso

il potenziamento del segnale dell’acetilcolina.

Donatori di ossido nitrico (NO) o inibitori della PDE5 (ad esempio,

sildenafil) per migliorare la vasodilatazione e la perfusione tissutale.

3.    Terapie mitocondriali e metaboliche

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’80: I primi studi metabolici hanno rivelato un’alterazione

della fosforilazione ossidativa e un accumulo di lattato.

o Anni 2010: La ricerca di Fluge e Mella ha dimostrato l’inibizione

della piruvato deidrogenasi (PDH), che compromette la produzione

mitocondriale di ATP.

o Anni 2020: Wirth, W’st e Scheibenbogen hanno confermato la

disfunzione muscolare e mitocondriale, mostrando una trappola

metabolica post-sforzo e una ridotta produzione di energia.

Terapie promettenti:

o Supporto mitocondriale:

o D-ribosio, CoQ10, NAD+ e L-carnitina per sostenere la funzione

mitocondriale.

o Suramina: uso sperimentale per ridurre la disfunzione metabolica e

ripristinare la produzione di ATP.

o Riprogrammazione metabolica:

o DCA (dicloroacetato) per stimolare l’attività della PDH e

ripristinare il ciclo di Krebs.

o Inibitori della via dell’Itaconato per bloccare il meccanismo di

blocco dell’ATP proposto da Ron Davis.

4.    Neuroinfiammazione e terapie per il SNC

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’90: Le prime immagini cerebrali hanno rivelato ipoperfusione e

neuroinfiammazione.

o Anni 2000: Baraniuk e altri hanno evidenziato alterazioni della

sostanza bianca e marcatori neuroinfiammatori.

o Anni 2020: Younger, Natelson e Van Elzakker hanno identificato

un’attivazione gliale cronica, suggerendo una disregolazione

immunitaria del SNC.

Terapie promettenti:

o Naltrexone a basso dosaggio (LDN): Modula l’attivazione microgliale e

riduce la neuroinfiammazione.

o Minociclina: Antibiotico con effetti neuroprotettivi e

antinfiammatori.

o Cannabinoidi (CBD/THC): Propriet’ antinfiammatorie e neuroprotettive,

riducono l’attivazione dei mastociti e la neuroinfiammazione.

o Combinazioni antivirali + neuroprotettive:

Valganciclovir + celecoxib: La terapia antivirale combinata con agenti

antinfiammatori ha mostrato benefici nella ME/CFS a insorgenza virale.

5.    Terapie ormonali e ipofisarie

Approfondimenti della ricerca:

o Anni ’80-2000: Gli studi hanno evidenziato una disfunzione ipofisaria

e surrenalica, con un basso livello di cortisolo e una regolazione

anomala dell’asse HPA.

o Anni 2010: Evidenza di una disfunzione ipotalamica e di una ridotta

risposta dell’ACTH allo stress.

o Anni 2020: I modelli di Klimas indicano la disregolazione endocrina

come parte della patogenesi della ME/CFS.

Terapie promettenti:

o Idrocortisone a basso dosaggio: migliora l’insufficienza surrenalica,

ma deve essere dosato con attenzione per evitare la soppressione

immunitaria.

o Supporto dell’ormone tiroideo: Alcuni pazienti affetti da ME/CFS

presentano una sindrome da bassa T3, che beneficia della terapia con T3

o NDT (tiroide naturale essiccata).

o Terapia di stimolazione con ACTH: Per migliorare la reattività

surrenalica.

6.    Terapie antimicrobiche e antivirali

Approfondimenti sulla ricerca:

o Anni ’50-’80: Le cause infettive (EBV, Coxsackievirus, ecc.) sono

stati implicati nell’insorgenza della ME/CFS.

o Anni 2000-2010: Gli studi di Montoya con il valganciclovir per

l’EBV/HHV-6 hanno mostrato una certa efficacia.

o Anni 2020: Una lunga ricerca COVID ha identificato serbatoi virali

persistenti con sovrapposizioni nella ME/CFS.

Terapie promettenti:

o Antivirali:

o Valganciclovir (HHV-6, EBV).

o Famciclovir (HSV, VZV).

o Antimicrobici:

o Doxiciclina o azitromicina in caso di infezioni batteriche croniche

(es. Bartonella, Mycoplasma)

Gli approcci combinati sono fondamentali

Poich’ la ME/CFS ’ causata da molteplici patologie che interagiscono

tra loro, ’ probabile che nessun singolo trattamento sia in grado di

curarla.

Gli approcci più promettenti prevedono la combinazione di terapie che

affrontano la disregolazione immunitaria, i problemi vascolari, la

disfunzione mitocondriale e la neuroinfiammazione.

Potenziale strategia di cura:

o Inibitore di JAK-STAT (es. ruxolitinib) → modulazione immunitaria e

metabolica.

o Fibrinolitici + anticoagulanti – migliorano la perfusione tissutale.

o Supporto mitocondriale (es. D-ribosio, NAD+)

→ ripristinare la produzione di ATP.

o Agenti antinfiammatori del SNC (ad es. LDN) → riducono la

neuroinfiammazione.

o Supporto ormonale → correggere la disfunzione HPA e ipofisaria.

In conclusione:

La combinazione di terapie immuno-modulanti, vascolari e mitocondriali

sembra la più probabile per ottenere una cura o una remissione

significativa, sulla base delle ricerche accumulate. Volete maggiori

dettagli su una terapia specifica o un elenco degli studi in corso?

Per ora ’ un pre-print e non peer-reviewed, ma ’ uscito ieri un

articolo del ’nostro’ Paolo Maccallini: ’Verso un modulo di malattia

per la ME/CFS: una prioritizzazione dei geni network-based’

Maccallini P., Toward a Disease Module for ME/CFS: A Network-Based Gene

Prioritization, medRxiv 2025.04.13.25325733; doi: https://doi.org/10.1101/2025.04.13.25325733

Traduzione dell’abstract:

Premessa: L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica

(ME/CFS) ’ una patologia debilitante con un’eziologia non chiara e

nessun trattamento approvato dalla FDA. Studi recenti suggeriscono un

possibile contributo genetico alla sua patogenesi.

Obiettivo: Questo studio mira a identificare i geni candidati per la

ME/CFS utilizzando sia l’evidenza empirica di studi di che prendono in

considerazione tutto il genoma e sequenziamento di prossima generazione

su casi monogenici, sia l’espansione computazionale basata sui network

di interazione proteina-proteina.

Metodi: dalla letteratura rilevante sono stati identificati ventidue

geni associati alla ME/CFS, includendo sia varianti comuni che rare.

Questi geni sono stati utilizzati come semi nel database STRING per

recuperare geni interagenti ad alta confidenza. Un algoritmo Random

Walk with Restart (RWR) ha classificato 1063 geni candidati in base

alla loro somiglianza con i semi. I primi 250 geni classificati sono

stati selezionati per definire un modulo di malattia denominato modulo

ME/CFS. Questo modulo ’ stato analizzato per verificare l’arricchimento

nelle vie metaboliche e le associazioni con la malattia.

Risultati: L’analisi dell’arricchimento ha identificato sovrapposizioni

significative con il metabolismo e la segnalazione degli sfingolipidi e

con le vie legate all’energia. Anche la degradazione dell’eme, i geni

metabolici regolati da TP53 e la termogenesi sono stati identificati

come possibili fattori che contribuiscono alla patogenesi della ME/CFS.

Sono state osservate sovrapposizioni con malattie metaboliche e

neurodegenerative.

Conclusioni: Il modulo ME/CFS coglie i meccanismi biologicamente

plausibili alla base della ME/CFS, con particolare attenzione al

metabolismo lipidico ed energetico. Fornisce inoltre uno strumento per

filtrare i dati dell’esoma e del genoma per lo studio dei casi

mendeliani di ME/CFS.

Un articolo norvegese riporta i dati di un nuovo studio, che trovate

sotto, e titola: ’Quasi nessun paziente con ME/CFS torna al lavoro’, e

come sottotitolo: ’L’aiuto che abbiamo fornito ai pazienti attraverso i

sistemi assistenziali e sanitari ha avuto scarsi effetti

riabilitativi’, afferma un ricercatore’: qui

Nell’articolo si sottolinea come lo studio non sorprende, ma deve anche

essere interpretato con cautela, perché rappresenta solo il 40% circa

dei pazienti con ME/CFS previsti nei registri sanitari, quindi era

escluso il 60% dei casi stimati. ’Tuttavia, i risultati a breve termine

rimangono affidabili’, afferma Karl Johan Tronstad, professore al

Dipartimento di Biomedicina dell’Universit’ di Bergen e noto esperto di

ME/CFS, infatti i ricercatori hanno condotto un’interpretazione

approfondita e responsabile dei risultati. ’Riconoscono la sfida dei

dati mancanti, discutono i potenziali pregiudizi e giustificano perché

ritengono che le loro conclusioni rimangano valide’, afferma.

E il mondo del lavoro mal si adatta alla specificità della disabilit’

dei pazienti di questa patologia. Trude Schei, vice segretaria generale

dell’Associazione norvegese della ME, dice: ’molte storie di pazienti

mostrano che coloro che cercano di adattarsi al mercato del lavoro

spesso hanno ricadute. La forza lavoro non ’ in gran parte adattata per

le persone con capacità lavorative basse e fluttuanti’; e ’ci sono

giorni o addirittura settimane in cui non riesco a fare nulla. Pochi

datori di lavoro assumono qualcuno che scompare per lunghi periodi a

causa della malattia. Questo rende difficile il ritorno al lavoro,

soprattutto se non si migliora’.

Ecco sotto l’articolo scientifico:

Cosa può dirci l’andamento del salario prima e dopo una diagnosi G93.3

sulla prognosi dell’encefalomielite mialgica?

Anne Kielland, Jing Liu, What can wage development before and after a

G93.3 diagnosis tell us about prognoses for myalgic encephalomyelitis?,

Social Sciences & Humanities Open, Volume 11, 2025, 101206, ISSN

2590-2911, https://doi.org/10.1016/j.ssaho.2024.101206.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2590291124004030

Abstract tradotto:

 Le prognosi delle persone affette da encefalomielite mialgica

(ME) sono raramente studiate in modo sistematico. Gli studi esistenti

sono spesso basati su campioni più piccoli, con criteri di inclusione e

di esito soggettivi poco chiari, e pochi esaminano i salari come

indicatori delle traiettorie di malattia. Questo articolo esamina come

la ME influenzi i salari e la dipendenza dai trasferimenti pubblici

delle persone colpite nel corso del tempo, soprattutto nel periodo in

cui le autorit’ assistenziali indagano sull’ammissibilit’ alla pensione

di invalidit’. Abbiamo confrontato i dati del registro della

popolazione norvegese su 8485 persone in et’ lavorativa con diagnosi di

G93.3 (sindrome da affaticamento post-virale) dal 2009 al 2018 con i

dati sui salari e sui trasferimenti e abbiamo confrontato i casi

maschili e femminili con i gruppi di controllo. I salari della

popolazione G93.3 sono diminuiti bruscamente da circa 3 anni prima

della diagnosi a 1 anno dopo e si sono stabilizzati a un livello basso.

I trasferimenti pubblici hanno iniziato ad aumentare diversi anni prima

della diagnosi e si sono stabilizzati a un livello elevato dopo. Pochi

di coloro che avevano un reddito nullo o molto basso al momento della

diagnosi hanno ripreso a guadagnare salari moderati, e solo in casi

eccezionali sono tornati a guadagnare salari corrispondenti a quelli

mediani.

’ uscito un nuovo studio

targato OMF, del gruppo di Bergquist, che utilizza una nuova

metodologia che riesce a separare e quantificare i metaboliti del

triptofano nel plasma umano in modo molto rapido (10 minuti) e il

motivo per cui ’ utile ’ che questi ultimi potrebbero avere un ruolo

nei disturbi del sonno e nella brainfog, nella ME/CFS

 Si tratta di ’Analisi mirata di sette metaboliti selezionati di

triptofano-melatonina: quantificazione simultanea di analiti plasmatici

mediante UHPLC-MS/MS veloce e sensibile’, di cui sotto trovate link e

traduzione dell’abstract.

Michal Kaleta, Bhagya S. Kolitha, Ondřej Nov’k, Farshid Mashayekhy Rad,

Jonas Bergquist, S.J. Kumari A. Ubhayasekera, Targeted analysis of

seven selected tryptophan-melatonin metabolites: Simultaneous

quantification of plasma analytes using fast and sensitive UHPLC’MS/MS,

Journal of Chromatography B, Volume 1256, 2025, 124520, ISSN 1570-0232,

https://doi.org/10.1016/j.jchromb.2025.124520.

Abstract tradotto:

I metaboliti derivati dal triptofano, un gruppo di neurotrasmettitori

essenziali per varie funzioni cerebrali, svolgono ruoli chiave nella

regolazione dell’umore, del movimento, del sonno e della cognizione.

Tuttavia, la caratterizzazione completa dei metaboliti della via

triptofano-melatonina ’ difficile a causa di fattori quali la diversit’

strutturale, la complessit’ chimica, le basse concentrazioni e

l’instabilit’ di questi metaboliti. In questo studio abbiamo sviluppato

e validato una metodologia di cromatografia liquida ad altissime

prestazioni e spettrometria di massa in tandem (UHPLC-MS/MS) con

ionizzazione electrospray per la separazione e la quantificazione

simultanea dei metaboliti del triptofano nel plasma umano. Gli

intervalli di calibrazione analitica nel plasma erano 0,50-200 ng/mL

per la serotonina, 0,01-5 ng/mL per la N-acetilserotonina, 0,01-20

ng/mL per la triptamina, 0,01-20 ng/mL per la 6-solfatossimelatonina,

0. 01-20 ng/mL per la 6-acetilserotonina. 01-20 ng/mL per la

6-idrossimelatonina, 0,01-100 ng/mL per la melatonina e 0,10-20 ng/mL

per la N-acetiltriptamina, con coefficienti di correlazione compresi

tra 0,954 per la N-acetiltriptamina e 0,997 per la triptamina. La

precisione nello stesso giorno (intraday) e fra un giorno e l’altro

(interday) ’ rimasta costantemente al di sotto del 15% per tutti gli

analiti. La maggior parte degli analiti ha soddisfatto i criteri di

accuratezza, ad eccezione della N-acetiltriptamina al livello di

controllo di qualità più basso (0,2 ng/mL), dove l’accuratezza intraday

e interday ’ stata rispettivamente del 22,4% e del 17,4%. In

conclusione, questo nuovo metodo consente di identificare rapidamente

gli intermedi della via triptofano-melatonina in meno di dieci minuti,

inclusi sette distinti analiti correlati alla melatonina. Ci’

suggerisce che il metodo potrebbe trovare impiego nelle attività

cliniche e scientifiche di tutti i giorni.

1’ aprile 2025

RIVISITAZIONE DELL’ETICA PROFESSIONALE IN PSICOTERAPIA: SUPPORTO ALLA

ME/CFS

Segnaliamo questo articolo

sul Journal of Medical Ethics, che pare interessante. Anche se include

la ME/CFS nelle MUS, e tutti noi contestiamo questa inclusione, ci pare

approcci bene l’argomento, anche tenendo conto proprio del modello

(bio)psicosociale passato e di quello biomedico verso cui ci si orienta

ora.

Hunt J, Blease CRe-visiting professional ethics in psychotherapy:

reflections on the use of talking therapies as a supportive adjunct for

myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue syndrome and ’medically

unexplained symptoms’, Journal of Medical Ethics Published Online

First: 31 December 2024. doi: 10.1136/jme-2023-109627

Rivisitazione dell’etica professionale in psicoterapia: riflessioni

sull’uso delle terapie di dialogo come supporto per l’encefalomielite

mialgica/sindrome da fatica cronica e i ’sintomi inspiegabili dal punto

di vista medico’.

Dopo anni di dibattiti sull’efficacia della terapia

cognitivo-comportamentale per l’encefalomielite mialgica/sindrome da

fatica cronica (ME/CFS), gli organismi di salute pubblica nel Regno

Unito e oltre hanno stabilito che nessuna psicoterapia ’ clinicamente

provata per questo gruppo di pazienti. Nel campo della ME/CFS e della

più ampia arena dei ’sintomi medicalmente inspiegabili’ (MUS), i dati

delle indagini sui pazienti e la ricerca qualitativa che cattura le

esperienze dei pazienti e gli atteggiamenti degli psicoterapeuti

suggeriscono che la pratica terapeutica può talvolta essere al di sotto

degli standard etici richiesti. Ci’ solleva interrogativi su come gli

psicoterapeuti possano sostenere in modo sicuro, anzich’ curare, le

persone affette da queste condizioni debilitanti. Prendiamo in

considerazione quattro principi etici presenti nei codici di condotta

degli psicoterapeuti, quelli del rispetto, della competenza, della

responsabilit’ e dell’integrit’, e discutiamo esempi di buone e cattive

pratiche in questo campo, come emerge dalla recente letteratura

empirica. Di seguito, offriamo una serie di suggerimenti per

contribuire a rafforzare la pratica psicoterapeutica etica con i

pazienti affetti da ME/CFS e da altre MUS. In termini di formazione

degli operatori, raccomandiamo una maggiore enfasi sull’umilt’, la

riflessivit’ e le pratiche di affermazione della disabilit’,

l’esplorazione dell’etica personale e professionale e l’integrazione

dell’esperienza del paziente, accompagnata dalle ultime evidenze, nella

formazione di base e continua. In termini di pratica continua,

suggeriamo di prendere in considerazione sistemi formalizzati di

feedback incentrati sul paziente e una maggiore trasparenza rispetto

all’accesso del paziente alle note cliniche. Infine, sottolineiamo

l’importanza di elevare i pazienti da semplici soggetti a co-produttori

della ricerca in psicoterapia.

Un vasto programma di ricerca sulla ME/CFS, ’ stato costretto a

chiudere a causa dei tagli di 400 milioni di dollari apportati

dall’amministrazione Trump all’inizio di questo mese ai finanziamenti

della Columbia University. Il Center for Solutions for ME/CFS, guidato

da Ian Lipkin, stava lavorando attivamente su diversi progetti di

ricerca per comprenderla meglio (studio longitudinale di monitoraggio

della gravità dei sintomi, infezioni pregresse e loro ruolo nella

ME/CFS, differenze genetiche nei pazienti affetti) e per identificare

terapie o approcci non farmacologici. Questo fa seguito a un taglio del

57% al CDMRP (Congressionally Directed Medical Research Programs), che

sostiene anche la ricerca sulla ME/CFS.

La notizia era inizialmente stata pubblicata qui (anche se c’’ solo l’inizio dell’articolo per

chi non ’ abbonato)

Qui quello che riporta #MEAction.

’ uscito  un nuovo studio del gruppo di Maureen Hanson:

Un’esplorazione approfondita del profilo immunitario degli

autoanticorpi nella ME/CFS utilizzando nuove tecniche di profilazione

degli antigeni

Germain, A.; Jaycox, J.R.; Emig, C.J.; Ring, A.M.; Hanson, M.R. An

In-Depth Exploration of the Autoantibody Immune Profile in ME/CFS Using

Novel Antigen Profiling Techniques. Int. J. Mol. Sci. 2025, 26, 2799. https://doi.org/10.3390/ijms26062799

Traduzione dell’abstract:

L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) ’ una

malattia debilitante caratterizzata da gravi disturbi fisici e

cognitivi. Recenti ricerche sottolineano il ruolo della disfunzione

immunitaria, compreso quello degli autoanticorpi, nella patofisiologia

della ME/CFS. Ampliando gli studi precedenti, abbiamo analizzato 7542

interazioni anticorpo-antigene in pazienti affetti da ME/CFS

utilizzando due piattaforme avanzate: un pannello di 1134 autoanticorpi

Luminex di Oncimmune e Augmenta Bioworks, insieme al Rapid

Extracellular Antigen Profiling (REAP), un metodo validato ad alto

rendimento che misura la reattività degli autoanticorpi contro 6183

proteine umane extracellulari e 225 proteine di patogeni virali umani.

A differenza di quanto riportato in precedenza, la nostra analisi di

172 partecipanti non ha rivelato differenze significative nella

reattività autoanticorpale tra i pazienti con ME/CFS e i controlli,

anche nei confronti di GPCR come i recettori β-adrenergici. Tuttavia,

le sottili tendenze nei rapporti di autoanticorpi tra sottogruppi

maschili e femminili di ME/CFS, insieme ai modelli di riattivazione

degli herpesvirus, suggeriscono la necessità di un’esplorazione più

ampia e dettagliata.

Segnaliamo un podacast in cui ’ stata intervistata la ben nota

dottoressa Nancy Klimas (’ stata anche in un convegno da noi ad Aviano,

a suo tempo) che parla sulla remissione da forme gravi di long-COVID in

seguito a infusioni di anticorpi monoclonali.

Era stato pubblicato un articolo in proposito nel gennaio del 2024.

Ora fanno un trial per un trattamento con un cocktail

casirivimab/imdevimab che sembra molto promettente. Nel podcast, di cui

c’’ la trascrizione, che ’ del dicembre del 2024, racconta del trial

che era previsto cominciasse all’inizio di quest’anno: qui.

LIQUIDO CEREBROSPINALE, LIPIDOMICA E DISFUNZIONE DELLA VIA DELLA SERINA

NELLA ME/CFS

’ uscito ieri un nuovo articolo di Baraniuk intitolato ’Metabolismo del

liquido cerebrospinale, lipidomica e disfunzione della via della serina

nell’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS)’

Baraniuk, J.N. Cerebrospinal fluid metabolomics, lipidomics and serine

pathway dysfunction in myalgic encephalomyelitis/chronic fatigue

syndroome (ME/CFS). Sci Rep 15, 7381 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-91324-1

Traduzione dell’abstract:

Abbiamo proposto che il liquido cerebrospinale fornisca prove oggettive

di un metabolismo cerebrale alterato nell’encefalomielite

mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS). Il concetto di malessere

post-sforzo (PEM) con esacerbazione dei sintomi disabilitanti dopo uno

sforzo limitato che non risponde al riposo ’ un criterio diagnostico

per la ME/CFS. Abbiamo proposto che l’esercizio fisico submassimale

provochi ulteriori perturbazioni metaboliche. I costituenti

metabolomici e lipidomici del liquido cerebrospinale di coorti separate

di soggetti ME/CFS e di soggetti di controllo sedentari, non sottoposti

a esercizio fisico e dopo l’esercizio, sono stati confrontati

utilizzando la spettrometria di massa mirata (Biocrates) e l’analisi

frequentista di regressione lineare generale multivariata con diagnosi,

esercizio fisico, sesso, et’ e indice di massa corporea come variabili

indipendenti. La diagnosi di ME/CFS ’ stata associata a un aumento

della serina ma a una riduzione del 5-metiltetraidrofolato (5MTHF). Le

vie del carbonio sono state interrotte. La metilazione della glicina ha

portato a un’elevata sarcosina, ma l’ulteriore metilazione a

dimetilglicina e colina ’ diminuita. La creatina e gli intermedi

purinici erano elevati. Il transaconitato del ciclo degli acidi

tricarbossilici ’ risultato elevato nella ME/CFS insieme agli

aminoacidi aromatici essenziali, alla lisina, alla purina, alla

pirimidina e ai metaboliti del microbioma. La serina ’ un precursore

dei fosfolipidi e delle sfingomieline, anch’essi elevati nella ME/CFS.

L’esercizio fisico ha portato al consumo di lipidi nella ME/CFS e nei

controlli, mentre i metaboliti sono stati consumati nella ME/CFS ma

generati nei controlli. Questi risultati differiscono dai precedenti

risultati ipometabolici nel plasma della ME/CFS. I nuovi risultati

generano nuove ipotesi sul metabolismo della serina-folato-glicina a un

carbonio e della serina-fosfolipide, sull’aumento dei prodotti finali

delle vie cataboliche, sugli spostamenti di folato, tiamina e altre

vitamine con l’esercizio fisico e sui cambiamenti nelle sfingomieline

che possono indicare la disfunzione della mielina e della materia

bianca nella ME/CFS.