RACCOMANDAZIONI

DI CONSENSO SU TEST E TRATTAMENTI, DELLA COALIZIONE DEI CLINICI ESPERTI

DI CFSME

La

Coalizione dei Clinici esperti di CFS/ME americani ha appena pubblicato

delle raccomandazioni di consenso per i medici che includono

indicazioni sui test e i trattamenti usati nella cura dei pazienti di

ME/CFS.

Al link trovate la lettera di presentazione.

Come

spiegano, le raccomandazioni sui test includono quei test usati per

identificare diagnosi alternative e comorbilit’ insieme ai test per

caratterizzare ulteriormente la ME/CFS e per aiutare a documentare la

disabilit’ e guidare il trattamento. Includono una serie limitata di

test per tutti i pazienti e ulteriori test da ordinare in base alla

particolare presentazione del paziente. Sono da intendersi come guida

generale per un processo diagnostico che può estendersi in diverse

visite ambulatoriali e implicano il rinvio a specialisti. Il medico

dovrà applicare il proprio giudizio clinico nel decidere quali test

ordinare e se fare riferimento a uno specialista.

Le

raccomandazioni per il trattamento della ME/CFS invece includono

trattamenti farmacologici e non farmacologici, suddivisi per vari

aspetti della ME/CFS come l’intolleranza ortostatica, il sonno e il

deterioramento cognitivo, il dolore e il deterioramento immunitario.

All’interno

di questa lettera ci sono i link, sia ai test che ai trattamenti, in

inglese. Sotto “pubblicazioni” trovate la traduzione in italiano dei

documenti.

AGGIORNAMENTO SULLA TRAPPOLA METABOLICA: FUNZIONA IN UNA

CELLULA DI LIEVITO

Il prof. Davis ha fatto un

aggiornamento sull’ipotesi della Trappola Metabolica ipotizzata dal

prof. Phair, e lo trovate qui.

Sotto trovate una sintesi di quello che dice.

Alla

base dell’ipotesi della trappola metabolica c’’ l’idea che c’’ un

importante enzima che ’ intrappolato nella sua funzione. Testarla su

tessuti umani ’ problematico e per ora la stanno testando sul lievito

di birra.   

Hanno preso il lievito e ci hanno

messo il gene IDO1, quello che si ritiene sia coinvolto. ’ un gene che

ha la funzione di trasformare il triptofano (un aminoacido della dieta)

in chinurenina, che ha varie funzioni, fra cui regolare il sistema

immunitario e sopprimere le infiammazioni. Serve anche a produrre NAD

una sostanza chimica essenziale nel metabolismo (’ coinvolta in circa

400 reazioni chimiche), indispensabile per la produzione di energia nei

mitocondri.

Quello che hanno fatto ’ stato mettere la

chinurenina nel lievito e costringerla a produrre NAD, impedendo ogni

altro modo che il lievito avrebbe per produrre NAD (sono stati rimossi

quei geni che permettono di produrlo in altra maniera). Il solo modo in

cui il lievito può produrre NAD ’ avere questo pathway attivo. Se

innescano la trappola metabolica, che interrompe l’attività dell’IDO,

questo non può produrre chinurenina che a sua volta non può produrre

NAD. E in questo modo il lievito non può crescere. 

Un

problema tecnico che hanno avuto ’ che non vogliono che il triptofano

venga utilizzato per altri pathway (per altri scopi). Ci sono infatti

altri geni che usano il triptofano per altri propositi. Hanno guardato

al lievito e conoscono la funzione di ogni gene (perché lo hanno

sequenziato) e hanno rimosso quei geni.

Se il triptofano era

basso, le cellule crescevano bene. Se alzavano la concentrazione di

triptofano, l’alto livello inibiva l’enzima. Questo ’ molto strano: c’’

un enzima che converte il triptofano in chinurenina e si potrebbe

pensare che se si aumentasse il triptofano si produrrebbe semplicemente

più chinurenina, ma non ’ così. Un triptofano elevato inibisce l’enzima

che non può produrre chinurenina. Se non la produce, il lievito non

cresce. Per cui finch’ il triptofano ’ alto, il lievito non riesce a

crescere. Se diminuisci il triptofano, il lievito torna a crescere. Se

lasci il triptofano alto, ma comunque dai della chinurenina, il lievito

riesce a crescere.

Hanno fatto questo esperimento per testare

la trappola metabolica, per capire se funzionerebbe in una cellula, e

s’, questo dimostra che l’ipotesi della trappola funziona in una

cellula. Certo ’ lievito, ma funziona in una cellula!

Hanno

fatto questo esperimento per un’altra ragione: hanno ora un modello in

cui possono inibire l’IDO1 nella trappola metabolica e il solo modo in

cui la cellula può crescere ’ liberandosi del triptofano.

Per’

nelle cellule umane non ’ proprio la stessa cosa perché il punto

critico non ’ la crescita, ’ la produzione di chinurenina. Se questo

fosse vero nelle cellule umane, l’unico modo per fare la chinurenina

sarebbe quello di sbarazzarsi del triptofano. L’unico modo per

sbarazzarsi del triptofano ’ convertirlo in chinurenina. ’ per questo

che si chiama trappola, ci entri dentro e non puoi uscirne.

Tuttavia,

se trovano una sostanza che “blocca il blocco” – l’inibizione che il

triptofano ha sull’enzima, allora si riattiver’ IDO1, quindi l’IDO1

consumer’ il triptofano e le cellule produrranno chinurenina. Con il

lievito sono a questo punto e con quello ’ abbastanza semplice da fare.

Mettono alto triptofano e poi aggiungono farmaci a diverse

concentrazioni e cercano la crescita. Hanno dei robot che lo fanno (ne

hanno 3 che ne fanno 96 alla volta) anche se vecchi e bisognosi di

riparazioni. Hanno tutti i farmaci approvati dalla FDA nel loro

congelatore. Li hanno controllati tutti e conoscono l’effetto sul

lievito e conoscono la concentrazione che ha qualche effetto.

Davis

’ elettrizzato: non ha idea di quale sia la probabilità ma ’ ottimista.

Ci sono molte sostanze da provare a diverse concentrazioni. Se i

farmaci approvati dalla FDA non funzionano, comincer’ a esaminare gli

estratti di erbe. ’ in contatto con persone in Cina e India dove ne

hanno di molti tipi. Questo perché vuole qualcosa che i pazienti

possano prendere, un nuovo composto richiederebbe un’approvazione della

FDA e ci vorrebbero anni per averla, e non vuole questo.

In

questo modo, se la trappola metabolica ’ reale, allora abbiamo qualcosa

con cui trattarla. La tappa successiva ’ provarla sulle cellule umane.

Trovate

di seguito una serie di documenti che possono aiutare di pazienti a

prendere la migliore decisione rispetto alla vaccinazione contro il

COVID-19, nel caso in cui soffrano di CFSME.

–  La guida al vaccino contro il COVID-19 della

dottoressa Lucinda Bateman del Bateman Horne Center.

–  Le considerazioni e i consigli della dottoressa

Nancy Klimas dell’Istituto per la Medicina Neuro-immunitaria

–  Le indicazioni del dottor Charles Shepherd e

della Me Association

–  I risultati del sondaggio sugli effetti collaterali

del vaccino, dal post di Cort Johnson di Health Rising

AN EXISTENCE PROJECT: UN CORTO SULLA CFS/ME

An Existence Project ’ un corto di animazione in stop-motion su cosa significhi vivere CFSME lieve o moderata: qui.

La

pubblicazione delle linee guida NICE, prevista ad aprile dopo che era

stata posticipata causa COVID, ’ stata ulteriormente posticipata al 18

agosto.

Su “People” la battaglia di Ron Davis per metere fine ala CFS/ME: qui

L’associazione

norvegese di MECFS ha da poco pubblicato un importante rapporto su un

sondaggio su quasi 6000 pazienti sul decorso della patologia. La

sintesi di questo rapporto, in inglese, la trovate qui in traduzione italiana.

Nell’intro si legge: 

’Il

decorso tipico spesso ipotizzato – un graduale miglioramento nel tempo

– caratterizza solo il 12% degli intervistati. Grandi fluttuazioni o

fluttuazioni con graduale deterioramento graduale, sono i due corsi più

tipici della malattia. La regolazione dell’attività (pacing) ’ di gran

lunga il fattore positivo più importante per il miglioramento, mentre

un livello troppo alto di attività ’ il fattore negativo segnalato più

frequentemente. Il servizio sanitario ’ menzionato il 56% più

frequentemente come fattore negativo che come fattore positivo per il

decorso della malattia. L’approccio adottato da alcune parti del

servizio sanitario, dall’amministrazione sociale e dal sistema

educativo contribuisce al peggioramento della malattia per molti

pazienti. Sebbene ci sia un bisogno di maggiori conoscenze, ancora più

importante ’ utilizzare le conoscenze che già abbiamo per offrire un

supporto e un’assistenza che si adattino ai bisogni dei pazienti e che

si basino su una comprensione del corso della malattia e dei fattori

che la influenzano’.

Il

Bateman Horne Center, che  ha diverse attività (conferenze, gruppi

di supporto…) per i pazienti, ha recentemente ripubblicato su suo

canale, con miglioramenti all’audio, un video postato a dicembre con

una lezione di Yoga isometrico supino studiato appositamente per

pazienti di MECFS.

’ necessario sapere l’inglese per capirlo a

dovere, ma ’ veramente ben calibrato. Consiste fondamentalmente nel

tentativo di capire i propri bisogni energetici con contrazioni

isometriche che mirino a riattivare le proprie energie invece di

consumarle. Il concetto etico di fondo ’ quello dell’ahimsa (non

violenza) e si tiene conto della possibilità di chi segue di riposare e

non necessariamente seguire l’esercizio.

Suggeriamo

eventualmente di guardarsi prima il video senza fare gli esercizi, in

modo in seguito da poterli eseguire senza dover guardare lo

schermo. 

Questo ’ il

link alla lezione.

Sul

canale verranno poi pubblicati altre video di Yoga pensati per i

pazienti e mirati al calmare il sistema nervoso parasimpatico.

I CDC di Atlanta (USA) hanno realizzato un nuovo kit per i pazienti. Lo

trovate qui.

Molti

pazienti, dopo il COVID, finiscono per sviluppare quello che viene

chiamato COVID-lungo. Per una parte di questi pazienti la forma che la

patologia assume ’ quella della CFSME. Per questa ragione ’ nata la Long

COVID Alliance, lanciata dalla Solve Mecfs Initiative e con una

cinquantina di aderenti,  una rete di attivisti e pazienti,

scienziati, esperti di malattie e salute pubblica e sviluppatori di

farmaci che vogliono sfruttare le conoscenze e risorse collettive per

educare i responsabili politici e accelerare la ricerca sulla

comprensione delle malattie post-infettive.

Per saperne di più visita www.LongCOVIDAlliance.org.