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USCITI I RISULTATI DELL’ATTESO STUDIO DEI NIH (WALITT ET AL., 2024)

USCITI I RISULTATI DELL’ATTESO STUDIO DEI NIH (WALITT ET AL., 2024)

Sono usciti i risultati dell’atteso studio intramurario, guidato dal

dottor Nath, degli Istituti Nazionali di Sanit’ americani (NIH) sulla

MECFS, pubblicati su Nature Communications. Il progetto, altamente

collaborativo, ha coinvolto 75 ricercatori di 15 istituti e centri del

NIH Intramural Research Program e di istituzioni nazionali e

internazionali.

Qui trovate il comunicato stampa, sotto in parte

tradotto:

Lo studio era piccolo (17 pazienti malati da meno di 5 anni e 21

controlli), e riguardava persone affette da encefalomielite mialgica

/sindrome da fatica cronica post-infettiva (PI-ME/CFS). Dai risultati

delle scansioni cerebrali con risonanza magnetica funzionale (fMRI) ’

emerso che le persone affette da ME/CFS hanno una minore attività in

una regione cerebrale chiamata giunzione temporo-parietale (TPJ), che

può causare stanchezza alterando il modo in cui il cervello decide come

esercitare lo sforzo.

Hanno anche analizzato il liquido spinale raccolto dai partecipanti e

hanno trovato livelli anormalmente bassi di catecolamine e altre

molecole che aiutano a regolare il sistema nervoso nelle persone con

ME/CFS rispetto ai controlli sani. Livelli ridotti di alcune

catecolamine erano associati a peggiori prestazioni motorie,

comportamenti legati allo sforzo e sintomi cognitivi. Questi risultati,

per la prima volta, suggeriscono un legame tra specifiche anomalie o

squilibri nel cervello e la ME/CFS.

“Pensiamo che l’attivazione immunitaria influisca sul cervello in vari

modi, causando cambiamenti biochimici ed effetti a valle come

disfunzioni motorie, autonomiche e cardiorespiratorie”, ha dichiarato

Avindra Nath, MD, direttore clinico del NINDS e autore senior dello

studio.

I test immunitari hanno rivelato che il gruppo ME/CFS aveva livelli più

alti di cellule B ingenue e livelli più bassi di cellule B di memoria

commutate, cellule che aiutano il sistema immunitario a combattere gli

agenti patogeni, rispetto ai controlli sani. Le cellule B ingenue sono

sempre presenti nell’organismo e si attivano quando incontrano un

determinato antigene, una sostanza estranea che scatena il sistema

immunitario. Le cellule B di memoria rispondono a un antigene specifico

e contribuiscono a mantenere l’immunit’ adattativa o acquisita. Sono

necessari ulteriori studi per determinare il rapporto tra questi

marcatori immunitari e la disfunzione cerebrale e la fatica nella

ME/CFS.

Per studiare la fatica, il dottor Nath e il suo team hanno chiesto ai

partecipanti di prendere decisioni basate sul rischio di esercitare uno

sforzo fisico. Questo ha permesso di valutare gli aspetti cognitivi

della fatica, ovvero come un individuo decide quanto sforzo esercitare

quando gli viene data una scelta. Le persone affette da ME/CFS avevano

difficoltà nel compito di scelta dello sforzo e nel sostenere lo

sforzo. Anche la corteccia motoria, una regione del cervello incaricata

di dire al corpo di muoversi, rimaneva anormalmente attiva durante i

compiti di fatica. Non c’erano segni di affaticamento muscolare. Ci’

suggerisce che la fatica nella ME/CFS potrebbe essere causata da una

disfunzione delle regioni cerebrali che guidano la corteccia motoria,

come la TPJ.

“Potremmo aver identificato un punto focale fisiologico per

l’affaticamento in questa popolazione”, ha dichiarato Brian Walitt, MD,

M.P.H., medico ricercatore associato del NINDS e primo autore dello

studio. “Piuttosto che da un esaurimento fisico o da una mancanza di

motivazione, la fatica può derivare da uno squilibrio tra ci’ che una

persona pensa di poter ottenere e ci’ che il suo corpo riesce a fare”.

Analisi più approfondite hanno rivelato differenze tra uomini e donne

nei modelli di espressione genica, nelle popolazioni di cellule

immunitarie e nei marcatori metabolici. I maschi presentavano

un’attivazione alterata delle cellule T e dei marcatori dell’immunit’

innata, mentre le femmine avevano modelli di crescita anomala delle

cellule B e dei globuli bianchi. Uomini e donne presentavano anche

marcatori di infiammazione diversi.

Il dottor Nath e i suoi colleghi hanno in programma di pubblicare

ulteriori risultati dei dati raccolti durante questo studio.

Questo ’ lo studio:

Walitt, B., et al. ’Deep phenotyping of Post-infectious Myalgic

Encephalomyelitis/Chronic Fatigue Syndrome.’ Nature Communications.

February 21, 2024. DOI: 10.1038/s41467-024-45107-3.

La stampa mainstream anglofona ha già preso al balzo la notizia

Il Guardian:

https://www.theguardian.com/society/2024/feb/21/scientists-find-link-between-brain-imbalance-and-chronic-fatigue-syndrome

Il New York Times: https://www.nytimes.com/2024/02/21/health/chronic-fatigue-syndrome-long-covid.html

Stat News:

NIH study of ME/CFS points to immune dysfunction and brain abnormalities at core of long-dismissed disease

Scientific American: https://www.scientificamerican.com/article/people-with-myalgic-encephalomyelitis-chronic-fatigue-syndrome-may-have-an-exhausted-immune-system

Le Scienze:

https://www.lescienze.it/news/2024/02/28/news/encefalomielite_mialgica_sindrome_stanchezza_cronica-15246908

Gli esperti hanno le proprie valutazioni. Qui, quella del Bateman Horne Center, a cui ci

associamo, che riassume anche le principali critiche.

Febbraio 21, 2024/da CFS-ME
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