COMUNICATO STAMPA
COMUNICATO STAMPA
DEL PROF. TIRELLI
LA SINDROME DA FATICA CRONICA: ANCHE A STANFORD, PALO ALTO, CALIFORNIA,
LA RICONOSCONO COME OGGETTO DI RICERCA E DI CONGRESSI
All’inizio
degli anni novanta descrissi per la prima volta in Italia un numero
consistente di pazienti con Sindrome da Fatica Cronica (CFS) e riportai
205 pazienti sulla rivista scientifica Archives of Internal Medicine
già nel 1993 (Tirelli U et al, Arch Intern Med 1993;153:116-7). Da
allora migliaia di pazienti sono stati diagnosticati ad oggi dal mio
gruppo ad Aviano e alla Clinica MEDE di Sacile, ma anche tra la classe
medica molto scetticismo sulla effettiva natura della malattia ’
persistito fino ad oggi. Ora anche la Stanford University di Palo Alto
in California, la culla della Silicon Valley dove sono nati Google e
Facebook, e una delle università più importanti a livello mondiale, ha
riconosciuto ufficialmente questa malattia che colpisce più di un
milione di persone negli Stati Uniti, e ha organizzato un convegno
sulla CFS a met’ di agosto 2017 per studiare gli aspetti biologici e
terapeutici di questa sindrome. Il convegno ’ stato organizzato dal
prof. Ron Davis, professore di Biochimica e Genetica alla Stanford
University School of Medicine e direttore dello Stanford Genome
Technology Center, ed ’ stato seguito via internet
dalla dr.ssa Giada Da Ros presidente dell’Associazione Italiana per la
Sindrome da Stanchezza Cronica (www.stanchezzacronica.it).
Molto
’ stato fatto in Italia per la diffusione dell’informazione su questa
patologia e senza dubbio oggi molte istituzioni e medici più spesso che
nel passato, sospettano o fanno diagnosi di questa patologia
nell’ambito della loro attività medica. Peraltro, a livello normativo e
a livello ufficiale, la patologia rimane ancora frequentemente un
oggetto sconosciuto e i pazienti hanno ovviamente grandi difficoltà non
solo nel fare riconoscere la propria patologia ma nel farsi curare o
accettare dai medici che vedono. Recentemente, nell’ambito di un
progetto strategico sulla medicina di genere del Ministero della
Salute, l’Age.na.s (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali)
ha presentato delle linee guida sulla CFS
(www.agenas.it/agenas.pdf/Chronic_Fatigue_Syndrome_CFS.pdf), messe a
punto da diversi esperti, tra cui il sottoscritto
(www.umbertotirelli.it).
Alla Stanford University sono stati
riportati un’associazione tra la CFS ed alcuni polimorfismi a livello
genetico, una specifica attivazione delle cellule T, un’alterazione
della produzione di cortisolo più basso al mattino e con livelli più
elevati del normale a mano a mano che passa il tempo, alterazioni del
microbiota intestinale. L’espressione genica ha una forte similarit’
con quella della sindrome infiammatoria sistemica.
Il prof. Jos’
Montoya, professore di Malattie Infettive all’Universit’ di Stanford,
ha riportato i dati sul PNAS (Proceedings of the National Academy of
Sciences) del 31 luglio scorso, una delle riviste di medicina più
autorevoli, che hanno valutato i livelli nel sangue di 561 citochine in
192 pazienti con CFS e di 392 controlli sani con un risultato di un
trend lineare verso l’alto di 17 citochine relative alla correlazione
con la severit’ della CFS. ’ importante sottolineare che le 17
citochine correlate alla severit’ contribuiscono probabilmente a molti
dei sintomi di cui hanno esperienza i pazienti, dimostrando una forte
componente del sistema immunitario nella malattia. Questi dati
confermano che l’eziologia della CFS potrebbe essere una risposta
esagerata del sistema immunitario a virus, batteri e funghi come fa
pensare il fatto che la malattia spesso insorge dopo un’infezione, come
da noi riportato per primi già nel 1994 (Tirelli U et al, Immunological
abnormalities in patients with Chronic Fatigue Syndrome. Scand J
Immunol 40: 601-608, 1994). La CFS colpisce soprattutto i giovani con
un interessamento prevalente a carico del sesso femminile e lascia
spesso per molti anni una situazione così invalidate fisicamente che
impedisce ai pazienti di lavorare o a studiare.
All’Istituto
Nazionale Tumori di Aviano sono stati compiuti una serie di studi, tra
i quali la valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti con
CFS, la valutazione delle alterazioni cerebrali con una sofisticata
metodologia di diagnosi radiologica, la PET, l’eventuale rapporto della
CFS con i tumori maligni. Sono allo studio farmaci, in particolare
immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali
come amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come timopentina.
Purtroppo per ora non vi ’ alcun farmaco in grado di guarire
definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre
dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei,
immunomodulatori, integratori) e da modifiche dello stile di vita,
portando in alcuni casi alla guarigione e in un discreto altro numero a
miglioramenti significativi della sintomatologia. Tra le novit’ della
ricerca va segnalato che sono stati individuati attraverso un test
genetico delle anomalie di geni legati al metabolismo muscolare,
energetico ed immunologico. Tra le novit’ nel trattamento della CFS vi
’ l’ossigeno-ozonoterapia, che sembra essere il trattamento più
efficace. L’ozono ’ un gas instabile che, miscelato all’ossigeno, ha
una potenziale attività benefica come trattamento coadiuvante di ampio
spettro, e in alcune situazioni l’effetto farmacologico ’ mirato ed
altamente energetico. L’ozono ha inoltre un’azione antalgica, un’azione
antinfettiva, un’azione immunostimolante, un’azione con aumento della
resistenza allo sforzo che favorisce l’utilizzo dell’ossigeno corporeo.
Nella Clinica MEDE di Sacile abbiamo trattato 65 pazienti con CFS, 22
pazienti con fibromialgia, 26 pazienti con fatigue correlata ai tumori
e 57 pazienti con altre forme di stanchezza, con risultati complessivi
di miglioramento significativo della sintomatologia nell’80% dei
pazienti, senza significative differenze tra i vari gruppi di pazienti
trattati.
Pertanto il gruppo della Clinica MEDE di Sacile
(tel. 0434 780986) conclude che l’ossigeno-ozonoterapia ’ efficace
nella CFS, nella fibromialgia, nella fatigue correlata ai tumori e in
altre forme di stanchezza.
Nelle sue conclusioni a Stanford, il
prof. Ron Davis ha affermato che ’ chiaro che ci’ che manca sono i
fondi. Ha descritto la CFS come una ’malattia orribilmente
sotto-finanziata’. Il progresso che si ’ fatto comunque ’ già
impressionante nonostante le risorse limitate, ma ’ chiaro che servono
ancora fondi per sbrogliare questo mistero e trovare presto dei
trattamenti e una cura.
www.umbertotirelli.it
www.clinicamede.it

