SUMMIT DEI CLINICI AL BATEMAN HORNE CENTER (2-3 MARZO, 2018)
In
occasione del convegno tenutosi lo scorso agosto a Stanford, Ron Davis
ha lanciato una sfida e ha invitato i clinici a fare un incontro fra
loro per guidarli su che cosa ’ necessario studiare e ricercare. Perch’
molti degli scienziati non hanno familiarit’ con la presentazione
clinica. Il Bateman Horne Center ha raccolto questa sfida e si ’ tenuto
un incontro di tredici clinici con esperienza nella ME/CFS lo scorso
2-3 marzo per creare delle strategie utili. ’ stata una tavola rotonda
fra pari. I partecipanti sono stati: Lucinda Bateman, Nancy Klimas,
Anthony Komaroff, Susan Levine, Jose Montoya (malato, non era presente
fisicamente), Benjamin Natelson, Dan Peterson, David Kaufman, Alison
Bested, John Chia, Theresa Dowell, Richard Podell, Chuck Lapp. Come
osservatori: Ron Davis e Suzanne Vernon, Miriam Tucker (una giornalista
che si occupa di medicina), Lily Chu e Maria Herman (che scrivono di
medicina) e altri (clinici del Bateman Horne Center, la presidente
della OPen Medicine Foundation…).
Gli obiettivi dell’incontro sono stati:
Primo:
proporre la collaborazione clinica, per ridefinire la conoscenza
clinica ed espandere il numero di clinici esperti in ME/CFS.
Secondo : fare un sunto dei metodi diagnostici e terapeutici efficaci,
indicando gli studi scientifici che li supportano
Terzo:
distillare in modo rigoroso le conoscenze e intuizioni cliniche che
possano guidare, indirizzare, spingere avanti la ricerca (esigenza nata
dal simposio di Stanford tenutosi lo scorso agosto)
Si ’ partiti
dall’osservazione della presenza di una situazione di crisi: i pazienti
di ME/CFS non hanno accesso alla medicina moderna (un bisogno
drammatico indicato dal rapporto dello IOM). Ci sono due esigenze
critiche che si attorcigliano: la necessità di progresso scientifico
(biomarcatori, diagnosi e trattamento) e l’accesso a medici interessati
e preparati. L’attuale maggior barriera ’ l’atteggiamento nei confronti
della patologia (dubbi, stereotipi, false credenze, che fare una
diagnosi non aiuti i pazienti, il nome che fa credere che la malattia
sia meno grave di quello che ’) e l’informazione e la disseminazione
scientifica possono essere molto utili per superare questo problema.
Sono stati tutti d’accordo su:
–
usare la doppia dicitura ME/CFS, aiutare i medici a familiarizzare con
’encefalomielite mialgica’ ed evitare di usare ’sindrome da fatica
cronica’ da sola (questo anche per la codifica fatta
dall’Organizzazione Mondiale della Sanit’: se si usa solo CFS si ricade
nella generica fatica cronica, se si usa CFS/ME si va al codice
corretto).
– Rigettare le raccomandazioni dei trial PACE, la GET e la CBT. Non
sono utili, e possono essere dannosi.
E questo ’ stato solo l’inizio.
Qui il video
in proposito.

