ME/CFS: QUASI NESSUNO TORNA AL LAVORO
Un articolo norvegese riporta i dati di un nuovo studio, che trovate
sotto, e titola: ’Quasi nessun paziente con ME/CFS torna al lavoro’, e
come sottotitolo: ’L’aiuto che abbiamo fornito ai pazienti attraverso i
sistemi assistenziali e sanitari ha avuto scarsi effetti
riabilitativi’, afferma un ricercatore’: qui.
Nell’articolo si sottolinea come lo studio non sorprende, ma deve anche
essere interpretato con cautela, perché rappresenta solo il 40% circa
dei pazienti con ME/CFS previsti nei registri sanitari, quindi era
escluso il 60% dei casi stimati. ’Tuttavia, i risultati a breve termine
rimangono affidabili’, afferma Karl Johan Tronstad, professore al
Dipartimento di Biomedicina dell’Universit’ di Bergen e noto esperto di
ME/CFS, infatti i ricercatori hanno condotto un’interpretazione
approfondita e responsabile dei risultati. ’Riconoscono la sfida dei
dati mancanti, discutono i potenziali pregiudizi e giustificano perché
ritengono che le loro conclusioni rimangano valide’, afferma.
E il mondo del lavoro mal si adatta alla specificità della disabilit’
dei pazienti di questa patologia. Trude Schei, vice segretaria generale
dell’Associazione norvegese della ME, dice: ’molte storie di pazienti
mostrano che coloro che cercano di adattarsi al mercato del lavoro
spesso hanno ricadute. La forza lavoro non ’ in gran parte adattata per
le persone con capacità lavorative basse e fluttuanti’; e ’ci sono
giorni o addirittura settimane in cui non riesco a fare nulla. Pochi
datori di lavoro assumono qualcuno che scompare per lunghi periodi a
causa della malattia. Questo rende difficile il ritorno al lavoro,
soprattutto se non si migliora’.
Ecco sotto l’articolo scientifico:
Cosa può dirci l’andamento del salario prima e dopo una diagnosi G93.3
sulla prognosi dell’encefalomielite mialgica?
Anne Kielland, Jing Liu, What can wage development before and after a
G93.3 diagnosis tell us about prognoses for myalgic encephalomyelitis?,
Social Sciences & Humanities Open, Volume 11, 2025, 101206, ISSN
2590-2911, https://doi.org/10.1016/j.ssaho.2024.101206.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2590291124004030
Abstract tradotto:
Le prognosi delle persone affette da encefalomielite mialgica
(ME) sono raramente studiate in modo sistematico. Gli studi esistenti
sono spesso basati su campioni più piccoli, con criteri di inclusione e
di esito soggettivi poco chiari, e pochi esaminano i salari come
indicatori delle traiettorie di malattia. Questo articolo esamina come
la ME influenzi i salari e la dipendenza dai trasferimenti pubblici
delle persone colpite nel corso del tempo, soprattutto nel periodo in
cui le autorit’ assistenziali indagano sull’ammissibilit’ alla pensione
di invalidit’. Abbiamo confrontato i dati del registro della
popolazione norvegese su 8485 persone in et’ lavorativa con diagnosi di
G93.3 (sindrome da affaticamento post-virale) dal 2009 al 2018 con i
dati sui salari e sui trasferimenti e abbiamo confrontato i casi
maschili e femminili con i gruppi di controllo. I salari della
popolazione G93.3 sono diminuiti bruscamente da circa 3 anni prima
della diagnosi a 1 anno dopo e si sono stabilizzati a un livello basso.
I trasferimenti pubblici hanno iniziato ad aumentare diversi anni prima
della diagnosi e si sono stabilizzati a un livello elevato dopo. Pochi
di coloro che avevano un reddito nullo o molto basso al momento della
diagnosi hanno ripreso a guadagnare salari moderati, e solo in casi
eccezionali sono tornati a guadagnare salari corrispondenti a quelli
mediani.

