SINTESI DI QUANTO EMERSO DAL CONVEGNO INVEST IN ME 2024
ME Research UK ha partecipato al più recente convegno di Invest in ME,
sempre uno dei punti di riferimento per la nostra patologia. Hanno
fatto una sintesi essenziale di quello che ’ emerso dalle
presentazioni, che trovate qui.
E qui sotto la trovate tradotta in italiano (non abbiamo riportato i
link cliccabili all’interno dell’articolo, per i quali dovete vedere
l’originale):
ME Research UK riferisce sul Convegno di Ricerca Invest in ME 2024
19 luglio 2024
PANORAMICA
ME Research UK ha partecipato al ’16’ convegno Internazionale di
Ricerca sulla ME Invest in ME 2024’, che si ’ tenuto presso il Wellcome
Genome Campus di Hinxton, nel Cambridgeshire, il 28 giugno 2024. Il
convegno ’ stato caratterizzato da una serie di presentazioni e
discussioni incentrate sull’avanzamento della ricerca e degli studi
clinici sulla ME/CFS.
PUNTI SALIENTI
Spinta alla sperimentazione clinica
La dottoressa Vicky Whittemore ha illustrato lo sviluppo della NIH
ME/CFS Research Roadmap (Piano d’azione di Ricerca sulla ME/CFS degli
Istituti Nazionali di Salute), evidenziando i contributi di otto gruppi
di lavoro focalizzati su diverse aree: infezione cronica, sistema
immunitario, sistema nervoso, circolazione, metabolismo, fisiologia,
patologie meno studiate (ad esempio la sindrome da attivazione
mastocitaria; MCAS) e genetica. Le domande chiave affrontate sono
state: ’Cosa sappiamo?’, ’Cosa non sappiamo?’ e ’Cosa dobbiamo sapere
per passare agli studi clinici?’.
La dottoressa Whittemore ha sottolineato l’importanza di:
’ Una ricerca rigorosa che colga e affronti le
differenze tra le persone con ME/CFS (eterogeneit’).
’ Collaborazione tra ricercatori, clinici, persone
con esperienza vissuta di ME/CFS e gruppi di advocacy.
’ Coinvolgimento delle parti interessate (per esempio
agenzie federali, organizzazioni no-profit, persone con esperienze
vissute e aziende farmaceutiche/biotecnologiche).
’ Utilizzo delle reti di sperimentazione clinica
esistenti e riproposizione dei farmaci.
’ Spostare la ricerca oltre il ’solo sangue’: una
priorit’ citata anche dalla dottoressa Amy Proal nel suo intervento
alla conferenza Unite to Fight.
Purtroppo, la dottoressa ha anche ricordato che il bilancio dei NIH ’
stato tagliato quest’anno e che l’anno prossimo sarà significativamente
peggiore.
PREFERENZA DI SFORZO – NON UN GROSSO PROBLEMA?
Il dottor Brian Walitt ha presentato i risultati dello studio
intramurale di fenotipizzazione profonda della ME/CFS. Ha sottolineato
l’importanza del sesso di nascita nella comprensione della ME/CFS
post-infettiva, ma non ha discusso la ’preferenza di sforzo’, un tema
centrale e controverso dell’articolo pubblicato. Quando in seguito un
rappresentante di ME Research UK gli ha chiesto di parlarne, ha
dichiarato che il ’processo decisionale’ gioca solo un piccolo ruolo
nei meccanismi della ME/CFS. Ha indirizzato i partecipanti a un
seminario di 5,5 ore per approfondimenti completi. ME Research UK ha
fornito sia una panoramica di base che una dettagliata del documento.
DANNO MUSCOLARE/CAMBIAMENTI AL DI L’ DEL DECONDIZIONAMENTO
Il dottor Rob W’st ha presentato le sue scoperte sui cambiamenti
muscolari nei soggetti con Long-COVID e ha sottolineato quanto
l’esercizio fisico possa essere controproducente per i soggetti con
Long-COVID e per quelli con ME/CFS, soprattutto oltre la ’soglia di
malessere post-sforzo (PEM)’. La sua ricerca ha rivelato che le fibre
muscolari rosse sono meno numerose nelle persone con Long-COVID e che i
depositi/’coaguli’ contenenti amiloide aumentano dopo l’esercizio.
Inoltre, il team ha condotto uno studio in cui 60 persone sane sono
state sottoposte a 60 giorni di riposo a letto per indurre il
decondizionamento. I risultati suggeriscono che i cambiamenti muscolari
osservati nei partecipanti sani con decondizionamento indotto non sono
gli stessi osservati negli studi sulle persone affette da ME/CFS –
indicando che il decondizionamento da solo non spiega i sintomi della
ME/CFS.
Durante la sessione di domande e risposte, un membro del pubblico ha
lodato la sua ricerca come ’uno dei contributi più significativi degli
ultimi 12 mesi’. Finanziati da ME Research UK, il dottor W’st e i suoi
colleghi stanno estendendo la loro ricerca alle persone affette da
ME/CFS.
CARENZA DI SELENIO E DI IODIO
Il professor Lutz Schomburg ha discusso il potenziale legame tra la
carenza di selenio (Se) e di iodio e l’autoimmunit’ nella ME/CFS,
evidenziando il ruolo della selenoproteina P (SELENOP).
SELENOP ’ una proteina contenente selenio nella parte liquida del
sangue (plasma) che svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo del
selenio; una diminuzione di SELENOP causa varie disfunzioni legate alla
carenza di Se, i cui sintomi includono debolezza muscolare,
affaticamento, nebbia mentale, indebolimento del sistema immunitario e
aumento dello stress ossidativo, che ’ stato osservato anche nelle
persone affette da ME/CFS.
Il professor Schomberg ha osservato che lo iodio e il selenio sono
entrambi essenziali per un sano funzionamento della ghiandola tiroidea
e per la produzione di ormoni tiroidei. Gli ormoni tiroidei, come il
’T3’, sono responsabili dell’attivazione del processo di produzione di
energia nei mitocondri.
Uno studio citato ha riscontrato una ’maggiore prevalenza di sindrome
da bassa T3’ nelle persone affette da ’sindrome da fatica cronica’
(CFS). Gli effetti della ’sindrome da bassa T3’ comprendono un aumento
dei livelli di infiammazione e una riduzione del metabolismo per
risparmiare energia. Vale la pena di notare due limitazioni
fondamentali di questo studio:
’ Lo studio era trasversale, il che significa che non
’ possibile stabilire la direzione dell’effetto dai risultati, cio’ se
la ’CFS’ porta a bassi livelli di T3 o se ’ la bassa T3 a portare alla
’CFS’.
’ I partecipanti allo studio hanno ricevuto la
diagnosi di ’CFS’ utilizzando le linee guida basate sui criteri Fukuda,
che non richiedono la presenza di PEM per la diagnosi.
ESAURIMENTO IMMUNITARIO NELLA ME/CFS
La dott.ssa Maureen Hanson ha approfondito un argomento che ha generato
un’attenzione crescente nella ricerca sulla ME/CFS: l’esaurimento
immunitario, uno stato in cui le cellule immunitarie, in particolare i
linfociti T, perdono la loro capacità di rispondere efficacemente ad
antigeni/infezioni estranee. L’analisi genetica ha mostrato che i
marcatori di esaurimento erano elevati nelle cellule T della ME/CFS
rispetto ai controlli. La dottoressa Hanson ha anche notato che
punteggi di affaticamento più elevati erano correlati a un aumento dei
monociti malati (un altro tipo di cellula immunitaria).
INTUIZIONI DAL LONG-COVID
La professoressa Nancy Klimas ha discusso le intuizioni della ricerca
sul Long-COVID, ponendo la domanda: cosa abbiamo imparato sul
Long-COVID che potrebbe aiutare le persone con ME/CFS? Un lavoro
evidenziato durante l’intervento ha suggerito che la ’nebbia
cerebrale’, cio’ il deterioramento cognitivo, nel Long-COVID ’
associata all’interruzione della barriera emato-encefalica (BBB) e
all’infiammazione sistemica.
APPROCCI DI GESTIONE CLINICA
Dei clinici – la dott.ssa Irina Rozenfield, la dott.ssa Violetta
Renesca e il dott. Jesper Mehlsen – hanno discusso il loro approccio ai
pazienti con ME/CFS e se ci sono differenze nella gestione negli Stati
Uniti rispetto all’Europa. Negli Stati Uniti viene utilizzato un
approccio personalizzato, che riconosce che la ME/CFS ’ differente tra
le persone affette dalla patologia. ’ stato inoltre osservato che una
carenza di qualsiasi nutriente può portare le cellule a un
malfunzionamento, quindi i piani di gestione della malattia includono
l’alimentazione insieme a cambiamenti dello stile di vita, la gestione
dello stress e il lavoro per migliorare il sonno, in particolare il
sonno profondo, e la funzione immunitaria.
In Europa si ’ parlato anche di un approccio personalizzato, ad esempio
quando si considera l’uso di naltrexone a basso dosaggio nelle persone
affette da ME/CFS ’’ necessario trovare la dose giusta per il
paziente’. Almeno nei Paesi nordici, non ci sono abbastanza
medici in grado di trattare e diagnosticare la ME/CFS, ma il dottor
Mehlsen sta sviluppando uno strumento che spera possa essere usato
nella pratica clinica quotidiana per aiutare a diagnosticare e trattare
la ME/CFS.
’ stata inoltre sottolineata la necessità di riconoscere che le
attività della vita quotidiana (Activities of Daily Living, ADL)
possono essere considerate un esercizio fisico per molti malati di
ME/CFS e l’importanza di gestire le comorbidit’ come la disautonomia.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA RICERCA SULLA ME/CFS
Il dottor Dezs’ Modos ha parlato dell’uso dell’intelligenza artificiale
e della mappatura delle reti biologiche per scoprire percorsi nascosti
in malattie complesse, come la malattia infiammatoria intestinale, e
del potenziale di applicazione di queste tecniche per comprendere
meglio la ME/CFS.
SPERIMENTAZIONI CLINICHE PER LA PIRIDOSTIGMINA E IL NALTREXONE A BASSO
DOSAGGIO (LDN)
Il dottor David Systrom ha riepilogato gran parte di quanto presentato
alla ’1a Conferenza internazionale sui progressi clinici e scientifici
nella ME/CFS e nel Long-COVID’, tenutasi a Lisbona all’inizio di
quest’anno. Inoltre, ha parlato degli studi clinici di riproposizione
dei farmaci relativi alla piridostigmina (Mestinon) – un farmaco
solitamente utilizzato per migliorare la debolezza muscolare nelle
persone affette da miastenia grave – e al naltrexone a basso dosaggio
(LDN) – un farmaco che ha come bersaglio specifici recettori nel
cervello e può ridurre gli agenti pro-infiammatori. Esistono prove che
indicano un ’notevole miglioramento’ della captazione di ossigeno nei
partecipanti con ME/CFS che hanno assunto piridostigmina e che l’LDN
può ripristinare la funzione delle cellule natural killer (cellule
immunitarie) e ridurre l’infiammazione. Il dottor Systrom ha parlato
del proposto studio LIFT – uno studio clinico che prevede l’uso di
piridostigmina, LDN e placebo – e che include esclusivamente individui
con una diagnosi di ME/CFS precedente alla pandemia di COVID.
L’IPOTESI BH4
Il professor Ron Davis ha presentato l’ipotesi che una molecola nota
come BH4 possa essere coinvolta nella patogenesi della ME/CFS. La BH4 ’
importante nelle reazioni metaboliche dell’organismo, ma ’ difficile da
studiare a causa delle sue dimensioni particolarmente ridotte e del
fatto che si perde rapidamente dai campioni di sangue. Tuttavia,
il professor Davis ha iniziato a reclutare partecipanti per analizzare
il BH4 – probabilmente ’ la prima volta che viene fatto.
CONCLUSIONE
Il 16’ Convegno di Ricerca Invest in ME ha fornito approfondimenti e
aggiornamenti significativi sulla ricerca sulla ME/CFS, evidenziando
l’importanza della collaborazione, di metodi di ricerca innovativi e
degli studi clinici per migliorare la comprensione e il trattamento di
questa complessa patologia.

